Quando la vidi un giorno di settembre
Chiusi la bocca per imprigionare
L'urlo, il mio atavico inno d'amore.
Pianti di gigli, di miele, di pietra
Più dolci del ridere di un bambino
Gemiti d'incendi, di fiumi sacri
Tristi come la notte di Cibele.
Nel volto ossuto di Disperazione
Io, trovai conforto
Nel verde loculo errante lanciai
La mia supplica di marinaio
Nell'alcova di abeti dello zefiro
Covai la mia speranza, la brezza
Covai la mia speranza, la brezza
Fui eterna madre del nuovo fiore
Generai un nuovo inaspettato figlio
L'incessante Natura fece il corso
Lasciai che le spumose onde arrivassero
Per dissetare, rumoroso sidro,
La mia sofferta voglia di te
Son morti i poeti e con loro le poesie!
Dov’è finita quell’ode struggente,
che, tra le lacrime, scrivevi....
Emozioni forti, piene di sentimento
e, nel pianto, trascinavano chi le leggeva.
Dove vi siete nascosti,
dietro la ricerca delle parole forbite,
per la bramosia di fama e successo?
Orsù la fantasia non vi manca,
se poeti vi ritenete,
qualcosa di audace
e di nuovo scrivete.
E se qualcosa di nuovo creerete,
sicuramente molta gente coinvolgerete,
ma, prima, deve essere una lode che sia
scritta con le lacrime del vostro cuore,
che trasuda d’amore.
Dov’è finita quell’ode struggente,
che, tra le lacrime, scrivevi....
Emozioni forti, piene di sentimento
e, nel pianto, trascinavano chi le leggeva.
Dove vi siete nascosti,
dietro la ricerca delle parole forbite,
per la bramosia di fama e successo?
Orsù la fantasia non vi manca,
se poeti vi ritenete,
qualcosa di audace
e di nuovo scrivete.
E se qualcosa di nuovo creerete,
sicuramente molta gente coinvolgerete,
ma, prima, deve essere una lode che sia
scritta con le lacrime del vostro cuore,
che trasuda d’amore.

Sento in me il tempo del fraseggio
e la vita nota proclamata al vento,
si spegne questo inesorabile senso
del bisogno, del dire, del respirare.
Quella notte respirava ancora la carezza,
e non è vero lasciai le parole sospese,
inanimata era la strada e dal balcone
caddero petali di rose.
Sei diventata laguna del mio tempo
hai rivestito la luna di carezze, la tempesta
tuonò senza motivo, nel proferir ritorni
legai dolcemente ogni mio sogno.
Tu mi hai dato dolcemente la tua fonte
e lentamente ho attraversato guado,
la verità sul tuo petto ho ricercato come
fonte ardente che mi bagna.
Tornare? A casa, anzi fuggire verso casa
a risentire i profumi e le cascate di sole
i venti caldi, le stelle antiche sul cruscotto
del cielo. E poi… guardo la tua foto e capisco tutto
è qui la mia casa, al numero civico del tuo cuore
gli occhi come fondamenta e come tetto
il respiro, poi gli alberi delle tue parole
i fiori dei versi e le gemme dei baci da matti.
E il sorriso come scudo, noi per anfratti
magari in cantine buie ad assaggiare fragole
e more e berci ogni sospiro, te l’ho già detto
che ora m’assomiglio e che il tuo afrore
lo sento dappertutto. Mi abiti e ti abito, è un fatto
siamo pareti mobili e anche se piovesse a dirotto
troveremmo il nostro riparo. Ci faremmo porto, canale
foce ed estuario, persino travi di ogni goccia sospesa.
I palmi della tua assenza in me
pervadono ogni senso ed ozio
Io
ingenua ninfa di linfa verace
Lasciami il tuo volto ora che cade la luna
e le tue unghie appese alle mie pareti
non sanno nascondere profumi d'oleandro in fiore
Tu
che digiti speme come dita su tastiera
offrimi il tuo calice in giglio
pervadono ogni senso ed ozio
Io
ingenua ninfa di linfa verace
Lasciami il tuo volto ora che cade la luna
e le tue unghie appese alle mie pareti
non sanno nascondere profumi d'oleandro in fiore
Tu
che digiti speme come dita su tastiera
offrimi il tuo calice in giglio
Semplicità ,vetustà di una sciocca qualità
arcaicità ormai abbandonata,
la gente adesso cerca la celebrità
che sia un esempio il suo atteggiamento
oppure solo becero comportamento
adesso è un continuo ancheggiamento.
Frasi buttate al vento senza sentimento
tutti sul piedistallo
credendo di essere davvero uno sballo.
Semplicità l’è morta
e anche sepolta
oggi la vanità è sempre assolta
IO sono IO
è questo che ormai conta.
Semplicità,modestia e sobrietà
ormai soltanto un sostantivo ciò che ne resterà
che per vergogna mai nessuno più userà
arcaicità ormai abbandonata,
la gente adesso cerca la celebrità
che sia un esempio il suo atteggiamento
oppure solo becero comportamento
adesso è un continuo ancheggiamento.
Frasi buttate al vento senza sentimento
tutti sul piedistallo
credendo di essere davvero uno sballo.
Semplicità l’è morta
e anche sepolta
oggi la vanità è sempre assolta
IO sono IO
è questo che ormai conta.
Semplicità,modestia e sobrietà
ormai soltanto un sostantivo ciò che ne resterà
che per vergogna mai nessuno più userà

Ti amo di un amore segreto
tenuto nascosto
come le cose preziose.
Frugo i tuoi occhi di un cielo
che dipinge l’ardesia
a seconda dei tuoi momenti
di gaio tripudio
o di corrucciate riflessioni.
Ristagna in me
il vivere di una crisalide
che attende la stagione
del suo mutamento
ad accendere il soffio di una luce
tra le fessure di questo vivere immoto
che non avvia al chiaro
dell’azzurro cielo
atto ad espandere fili solari
smerigliati
di un’aria trasparente
disvelata
dal prodigioso passare del tempo
in cui i nostri sguardi
s’incontreranno attratti
in un canto soave e condiviso
di quell’attimo eterno.
C’è come una pioggia nelle scarpe
e fuori un lungo incendio
fino alla costola spezzata
-quale fragore fa l’indiscrezione della voce -
e poi s’è spento:
conosce, quella mano santa
quanto sia io poco resistente
(al mal de Vivre)
C’è come un ombrello sulla testa
orientato dove non mi volto
tu continui a crescere
soffiato con il vento, fai parte della ressa
-le nubi spinte alle perturbazioni
Per le strade vado, senza calze
le unghie smaltate di allegria
specchio nelle pozze la faccia che vorrei
al riparo dalla frattura insana
non ho pensato a recintare il cuore
sbadato muscolo: se ne va in giro
morso dal cane che non l'ha minacciato
Stretto cappio sono per te
e soffoco il tuo respiro.
Nera come la notte, e pesante
come il più pesante dei ricordi
sono per te.
A rendermi leggera provo
davvero
per liberarti il cuore
e ogni pensiero.
Allento la mia presa
mi allontano
lasciandoti profumi e risa.
Ciò che di buono avevo.
e soffoco il tuo respiro.
Nera come la notte, e pesante
come il più pesante dei ricordi
sono per te.
A rendermi leggera provo
davvero
per liberarti il cuore
e ogni pensiero.
Allento la mia presa
mi allontano
lasciandoti profumi e risa.
Ciò che di buono avevo.
Scosto i manici della borsa d'ombra inzuppata
per cercare non so cosa che non c'è
La cera la domenica
impregna i capelli tesi ad inricciolire
mentre il ripetersi della quotidiana centrifuga
lascia al suono mantra e sbadiglio
Caduca la mente nel capo altalenante
virgola cenci di pensiero
a tempo del ciondolar di gambe
che ruba il tocco della lancetta lunga
Può essere siano, di vita, suoni .
Freme il pensiero
fruga la mente
ricercatamente
e maldestramente
frena nel mentre
si miete il fieno
pian piano
per non raggiungere
la meta con troppa fretta
e raggiante restare
indubbiamente
sempre e comunque mite.
Metà presto fatta
muta pare rimasta
... esterrefatta
per una lista spesa
oramai spaesata
senza più spada
a difesa de lo spiedo
che riprende il volo
contento e leggero
pare più sereno
sicuro ...
senza pensiero.
fruga la mente
ricercatamente
e maldestramente
frena nel mentre
si miete il fieno
pian piano
per non raggiungere
la meta con troppa fretta
e raggiante restare
indubbiamente
sempre e comunque mite.
Metà presto fatta
muta pare rimasta
... esterrefatta
per una lista spesa
oramai spaesata
senza più spada
a difesa de lo spiedo
che riprende il volo
contento e leggero
pare più sereno
sicuro ...
senza pensiero.








