Su fogli sporchi
solchi di grafite hanno lasciato solo macerie,
magari io trovassi le rovine
figlie di un tempo mio.
Sotto quel grigio nulla,
della persona non risuona
l'eco di chi ero.
Ci provarono un tempo
a ridosso di declivi naturali,
a formare le persone dietro a quelle maschere
per insegnarci chi essere.
Senza il mio passato
gettata oggi nella polvere
su di un palco spento di cui non si ha memoria
sono soltanto quello,
l'individuo nudo di domani.
solchi di grafite hanno lasciato solo macerie,
magari io trovassi le rovine
figlie di un tempo mio.
Sotto quel grigio nulla,
della persona non risuona
l'eco di chi ero.
Ci provarono un tempo
a ridosso di declivi naturali,
a formare le persone dietro a quelle maschere
per insegnarci chi essere.
Senza il mio passato
gettata oggi nella polvere
su di un palco spento di cui non si ha memoria
sono soltanto quello,
l'individuo nudo di domani.
5 commenti

Indosserò il mantello della notte,
per essere al sicuro,
nel buio...
Al riparo dalla luce,
dove neanche il luccichio della luna
o il brillar delle stelle possa trovarmi...
Mi fido di te, notte!
Sei sincera, sempre,
arrivi puntuale
quando il giorno va via
e mi fai compagnia.
Improvvisa
appare,
come un epifania,
isola sperduta e incontaminata,
luce abbagliante
bianca pagina vuota,
la mia vita
nuova.
E sono qui carica di ricordi
zavorre pesanti,
polverose coltri,
da abbandonare
prima di approdare.
Limpide e inviolate sponde
attendono i miei passi,
impronte mai lasciate ,
parole,
mai pronunciate ,
forse spavalde ,o chissà
sfacciate,
ma questa vita nuova
mi scuote e nasce ,
per essere vissuta.
appare,
come un epifania,
isola sperduta e incontaminata,
luce abbagliante
bianca pagina vuota,
la mia vita
nuova.
E sono qui carica di ricordi
zavorre pesanti,
polverose coltri,
da abbandonare
prima di approdare.
Limpide e inviolate sponde
attendono i miei passi,
impronte mai lasciate ,
parole,
mai pronunciate ,
forse spavalde ,o chissà
sfacciate,
ma questa vita nuova
mi scuote e nasce ,
per essere vissuta.
Adagiata sugli scogli roventi,
affamata di sole,irrompeva in te
una calma disarmante.
Le acque d'ineffabile bellezza
balsamo erano per le arse membra.
Cullata,ammiravi l'immensita' celestiale
che talora,candide nuvole vaganti baciava.
Al crepuscolo vermiglio,
rapita dalla musica gitana,
il corpo,
in balia della danza travolgente,
fremeva di sussulti amorosi.
Vestita di bianca seta
nella luce soffusa,
i complimenti dei giovani galanti
inebriavano il cuor tuo adolescente.
La notte ballerina s'acquietava
e ascoltando il mare bisbigliare,
un canto innalzavi.
Un veliero..verso mete sconosciute
e tu,memore e felice dei frammenti vissuti,
sullo scoglio amico ti avviavi
Nel cielo piccole stelle
illuminavano la tua eta'
ed il vento,scompigliando i lunghi capelli,
custodiva sogni di teneri amori nascenti.
Nelle cose semplici
mi ritrovo
mi ritrovo
scrivo parole per questo cielo
che grinza e increspa
i miei giorni e le mie notti
i miei giorni e le mie notti
come una furia irrompe
mi cade addosso .
Mi avvolgo
e tratteggio le nuvole
in spirali sinuosi e riempimenti sfumati
fino a porsi al mio fianco intinti d'indaco
tra una tazza di caffè
e un silenzio di pensieri .
Serena mi ritrovo.

Arpeggio di cielo,
squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato
come grano di stella rovente,
come cocci di sole stanco,
come un respiro di cristallo.
Ed anche il mare pianse,
graffiò vesti di farfalle,
spezzò il suo filo coi pianeti,
cadde in questa zuppa di cuore
come fiore inciampato nella notte.
Arpeggio di cielo,
squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato.
squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato
come grano di stella rovente,
come cocci di sole stanco,
come un respiro di cristallo.
Ed anche il mare pianse,
graffiò vesti di farfalle,
spezzò il suo filo coi pianeti,
cadde in questa zuppa di cuore
come fiore inciampato nella notte.
Arpeggio di cielo,
squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato.
Non e’ l’Italia mia
quella delle sottane
E’ quella di mani intorpidite d’acqua
di giovani operaie
che fra le loro dita
non s’avvinghiava filo
ma erba incattivita che minacciava il riso
L’Italia
mia
e’ di terra:
di contadini e cibo,
di mandrie e cuori in paglia
Dell’abbracciare l’arma
per vivere di vita
Morire poi di neve
per perdere battaglia
L’Italia mia e’ quella
della persona onesta
che ancora coglie fiori
ai lati della strada
Che si commuove al piangere
d’un miagolio di bimbo
e ne accarezza il capo
felino
e sfoglia un fiore
quella delle sottane
E’ quella di mani intorpidite d’acqua
di giovani operaie
che fra le loro dita
non s’avvinghiava filo
ma erba incattivita che minacciava il riso
L’Italia
mia
e’ di terra:
di contadini e cibo,
di mandrie e cuori in paglia
Dell’abbracciare l’arma
per vivere di vita
Morire poi di neve
per perdere battaglia
L’Italia mia e’ quella
della persona onesta
che ancora coglie fiori
ai lati della strada
Che si commuove al piangere
d’un miagolio di bimbo
e ne accarezza il capo
felino
e sfoglia un fiore
Giocava con la palla una fanciulla
nel suo giardino adorno di bei fiori.
Rimbalzò la palla contro un tronco
d'un albero vetusto presso al viale
e dal viale in un'aiuola poi finì,
spezzando in due un'esile cannuccia,
che d'un fiore reggeva il debol stelo.
Del fatto si dolse tosto la fanciulla
ed indi prese tra le mani il bastoncino,
che subito emanò un dolce effluvio.
Stupita la fanciulla domandò:
" Tu sei una cannuccia e non un fiore,
come mai effondi sì gradito odore? ".
Il bastoncino rispose immantinente:
" Io sono un'esile cannuccia,
ma son vissuto sempre nelle aiuole,
dei fiori sostengo i loro steli
ed essi,grati,m'impregnano di aromi ".
O fanciulletta dai capelli d'oro,
se della fiaba cogli la morale
e della stessa poi ne farai tesoro,
ogni giorno avrà un'essenza floreale.
Col tempo la giovane testa speranzosa
Trovò compagni nel silenzio della notte:
L'antico ululato (o il latrare?) di cuccioli
Una stella che brilla, sola, tra i lampioni
Tristi barboni vittime di compassione
Sospiri, canti, urla,
Nulla, nel grembo della notte purtroppo c'è
Solamente la corvina luce del Nulla
Solamente la corvina luce del Nulla
Con i demoni, le fate delle favole,
La fievole mano del sonno, oscura e fosca,
Sulle palpebre di bambini, cadaveri
(con l'aspro simulacro del sonno:la morte),
Papaveri, pietre, gigli, miele, ricordi,
Strade assopite, urbane vicissitudini,
Calore, odore, speranza di coiti astrali,
Poi lente, placide, tranquille ritorsioni
Poi lente, placide, tranquille ritorsioni
Nei ricordi nascosti
Di visi, dei tuoi abbracci
Di nubi, di sorrisi,
Di te
Corrono pensieri confusi,
contrastanti.
Nell'inverosimile
realtà.
Perle regalate
un grande dono della vita.
Attendo l'oceano
che spazzi via tutto.
Ed esploda
il tripudio di colori.
Che assaliranno...
accarezzeranno...
Lasciando
un'impronta indimenticabile.
Ed attendo albe e tramonti
che attraversano il mondo.
Fu la natura feroce.
L'umanità crudele
predica violenza,
la impone perchè
niente è più aggressivo
della fedeltà abusata.
Proseguimmo lo stesso,
i cani alle spalle,
gli uomini distanti
tutti colpevoli e tutti padroni,
nessuno escluso.
Tranne loro.
Loro ci fecero passare.
L'umanità crudele
predica violenza,
la impone perchè
niente è più aggressivo
della fedeltà abusata.
Proseguimmo lo stesso,
i cani alle spalle,
gli uomini distanti
tutti colpevoli e tutti padroni,
nessuno escluso.
Tranne loro.
Loro ci fecero passare.
Di lustrini, riempi la tua vita
e le tue parole le scegli, con cura,
tra i vocaboli più forbiti,
per attirare l’attenzione su di te.
Le trucchi come fai con il tuo viso,
mostrando una maschera,
dove il tuo smisurato ego
lo nascondi sotto una falsa modestia.
Riempi la vita altrui, tutti i giorni,
di inutili parole, che proponi
come fossero incise su di un disco rotto
e, graffianti, le perpetui come un eco
gridato al vento.
Internauta, moderno burattino,
mosso da entità che, con fili invisibili,
controllano la tua mente.
Hai perso il senso della realtà della vita quotidiana,
ora la vivi davanti ad uno schermo,
in cerca di una gratificazione,
da persone perse come te.
e le tue parole le scegli, con cura,
tra i vocaboli più forbiti,
per attirare l’attenzione su di te.
Le trucchi come fai con il tuo viso,
mostrando una maschera,
dove il tuo smisurato ego
lo nascondi sotto una falsa modestia.
Riempi la vita altrui, tutti i giorni,
di inutili parole, che proponi
come fossero incise su di un disco rotto
e, graffianti, le perpetui come un eco
gridato al vento.
Internauta, moderno burattino,
mosso da entità che, con fili invisibili,
controllano la tua mente.
Hai perso il senso della realtà della vita quotidiana,
ora la vivi davanti ad uno schermo,
in cerca di una gratificazione,
da persone perse come te.

Non vedi l’ombra a grandi passi
come s’avvicina
in questo tempo d’aporia,
di non intesa nelle inferenze
e questo malinconico vibrare
di sinestesie?
Non v’è più armonia
nel cammino condiviso
e questa paura che non si distende
fa che sia rivoltata
in un cerchio scevro di cenere.
Fa che sia acqua del mare
limpida e scorrevole
e non intasi la sentina.
Che ogni goccia sia memoria
di tutto quanto cade e non risale.
Io so che siamo ombre convergenti
che si riflettono in ogni muro
e salvi da noi stessi
andando incontro alla speranza
dovremmo navigare sul sicuro.
Cade la pioggia
e inonda di musica
d’amore
le creature,
tira su le piante
e le accresce,
più della pazienza
dell’ agricoltore.
I peccati del mondo
non lava,
ma insegna
agli impazienti
d’attendere
prima
di agire.
La pioggia che cade
-ascolta-
è la voce di presenze
passate
che ritornano,
è l’acqua
che tornerà di nuovo
a scorrere
nel ciclo continuo
del mondo,
che nessuno
comprende
e prevede.
Non si può fermare
-la pioggia-
ricca di elementi
continuerà
a cadere,
finché
l’ultima goccia
non sia finita
o il moto delle nubi
non sia concluso,
finché l’ultima fibra
del creato non sia
stata nutrita,
e la siccità
dei popoli divisi
non sia stata
contenuta.
Ascolta
il rumore della pioggia,
sentirai
tutte le lacrime
degli uomini
-insieme-
riversarsi
in un unico
pianto.
e inonda di musica
d’amore
le creature,
tira su le piante
e le accresce,
più della pazienza
dell’ agricoltore.
I peccati del mondo
non lava,
ma insegna
agli impazienti
d’attendere
prima
di agire.
La pioggia che cade
-ascolta-
è la voce di presenze
passate
che ritornano,
è l’acqua
che tornerà di nuovo
a scorrere
nel ciclo continuo
del mondo,
che nessuno
comprende
e prevede.
Non si può fermare
-la pioggia-
ricca di elementi
continuerà
a cadere,
finché
l’ultima goccia
non sia finita
o il moto delle nubi
non sia concluso,
finché l’ultima fibra
del creato non sia
stata nutrita,
e la siccità
dei popoli divisi
non sia stata
contenuta.
Ascolta
il rumore della pioggia,
sentirai
tutte le lacrime
degli uomini
-insieme-
riversarsi
in un unico
pianto.













