Quattro assi e due sassi, sessi opposti

avamposti di tutto, dell’amore nato

di quello appassito nel gelo dell’inverno

del corno d’ottone suonato in ginocchio

e dello spicchio di luna prima del giorno

delle nozze. L’abito da sposa ora riposa

in fondo al baule in cantina, eri una rosa

ora sei il finale di una canzone, il forno

del panificio senza farina, anche l’occhio

che non vede ciò che succede intorno

solo per scelta, l’ultimo giro del fato

nella città deserta all’ora dei costi.

 

E l’eco dei pentimenti, tangenti e bisettrici

a delimitare lo spazio dei sogni delusi

collusi col talento dell’infanzia, prisma

che è stato luce solo per un momento

per poi volgere in nera stele del canto.

E’ stato Dio- quante volte l’hai detto-

a girare il cuore dalla parte del tetto

e le fondamenta inabissate nel pianto

a prendersi il fiato, giglio e tormento

in corsa per il premio al miglior fantasma

del decennio. I fianchi stanchi, i pollici fusi

l’indice a indicare la luna delle cornici.

 

 
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Profilo Autore: mybackpages  

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In quest'alba
di rosa vestita,
sto sull'orlo
d'un azzurro mare.
Come l'onde,
dal ritmo 
della risacca,
mi lascio cullare.
Mentre un sole
ancora acerbo
timidamente germoglia
sull'orizzonte. 
E stormi d'uccelli
lontani, sembrano
impollinare di luce
il pallido mattino.
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Profilo Autore: Loris Marcato  

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Damasco, sorgi burbera città  
Sulle tue strade ci sono tracce
Flebili, il tuo popolo vorrà
Delle stelle, delle luci le facce;
Tra le tenebre il sole se ne andrà
Tra gioie, degli uomini le bisacce
Che si rincorrono come bambini
Nell'azzurro di nimbi adamantini
 
Damasco, sveglia l'abramica preda
Che ha investito il tuo torace ritto.
Ritorna alla sorgente che defeda
Lo scafo truce del tuo relitto
Nella notte che l'Amore depreda
Nel fievole giorno del sole invitto.
Vai mostrami il tuo grande mistero
Dammi di bere il tuo antico siero
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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

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Vorrei sognare
un'altra strada
che mi porti
dal signor coraggio 
che porti via
la signora paura.
Vorrei non sentire
più il dolore.
Vorrei vedere
la luce illuminare la notte.
Vorrei
non sentirmi in gabbia,
ed uscire
a correre per i campi verdi
con i piedi scalzi
fra le margherite.
Vorrei incontrare
i tuoi occhi
per guardarti e dirti
buon compleanno mamma... 
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Completamente liberi
senza dover chiedere
abbandonarsi all'istinto
fare quello che ti va

Completamente liberi
senza dover cedere
alle opportunistiche lusinghe
di chi tira i fili

Completamenti liberi
cucendosi il vestito
quando a righe quando a fiori
anche fuori simmetria

Completamente liberi
arredandosi la vita
stile vintage quando asiatico
anche fuori mercato

Completamente liberi
senza un target
e manette alla fantasia
un bagaglio di sogni da sfare e rifare

Completamente liberi
abbracciando i sensi e le passioni
nel portafogli spiccioli
e tante emozioni... da vivere
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Profilo Autore: simone corrieri  

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Paese ca te spiecchie dint'â ll'acqua. 
Te fliette dint'â natura supirchiosa. 
Te rimmire 'mbambulato ncopp'ô lago,
mustranne rame e ffoglie rigugliose.


'Nu forte addore d'aria 'mbalzammata,
mme fa scennere brivide p'ê rine. 
Se 'mprufumma d'ammore tutt''o cuorpo, 
mme pogne 'o naso pe n'addore 'e pino.

Casarelle janche 'ncoppa 'a vetta,
parene castelle 'e fate e fante.
'Nsilenzio s'aiza n'inno 'ncielo, 
saglienne và 'ncantanne angele e sante.

'Na nuvola spirciosa cu 'nu velo,
appanna appena appena 'na chiesiella. 
'Ntanto 'o parrucchiano 'ntona e sona, 
'o rramme 'e 'na vecchia campanella.

Vestuta 'e rose e ciure 'na figliola, 
regnennese 'e pagliuzze d'oro 'e ttrezze:
suspira penzanne a 'nnu muruso, 
ca passannele vicino ll'accarezza.

Ll'arrusto 'e cacciagione arrusulea, 
scrocchia ncopp'ô spiedo d'ê ppacchiane.
Se regnene 'e schiocche rosse 'e ffacce, 
mentre 'a luntano sonene 'e ccampane.

Ll'uocchie mje addeventene tupazie. 
Sotto 'o tetto 'na palomma è prena e sazia. 
So' sensazione ca 'nun vonno parole.
Mentre ce penso, comme me sbatte 'o core!

Traduzione
Paese di montagna

Paese che ti specchi nell'acqua,
ti fletti nella natura superba.
Ti rimiri imbambolato sul lago,
mostrando rami e foglie rigogliose.

Un forte odore di aria imbalsamata,
mi fa scendere brividi lungo la schiena.
Si profuma d'amore tutto il corpo,
mi punge il naso per un odore di pino.

Casette bianche sulla cima,
sembrano castelli di fate e fanti.
In silenzio si alza un inno in cielo,
salendo va ad incantare angeli e santi.

Una nuvola umida simile ad un un velo,
appanna appena appena una chiesetta.
Intanto un parrocchiano intona e suona,
il rame di una vecchia campanella.

Vestita di rose e fiori una fanciulla,
riempendo di pagliuzze d'oro le sue trecce,
sospira pensando al suo moroso,
che passandole vicino l'accarezza.

L'arrosto di cacciagione si rosola,
scrocchia sugli spiedi delle contadine.
Si riempiono di colore rosso i volti,
mentre da lontano suonano le campane.

Gli occhi miei diventano topazi,
sotto al tetto una colomba è gravida e sazia.
Sono sensazioni che non vogliono parole.
Mentre ci penso, quanto mi batte il cuore.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Come l'onda dolce che si culla
prima di morire nel ventre del mare
la sua danza era leggera
Una corsa lieve a piedi scalzi
sulla linea  disegnata dalla battigia
un piccolo sogno baciato dal sole
Da bambini ci si sente immortali
si può giocare con il cielo
inventarsi ali le cui piume
hanno la piega di un sorriso
ci si può spingere oltre ogni orizzonte,
non si crede alla crudeltà
La sua danza era leggera
così eterea da immaginarla eterna
ma di fronte ai miei occhi atterriti
annegò nell'oceano del nulla
e ora piango quel precoce tramonto
Impotenti siamo noi uomini
di fronte  agli eventi, alle sentenze
emanate dalla sorte

ma siamo poi davvero innocenti?






A tutti i bambini sacrificati nelle guerre.

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Profilo Autore: Sabyr  

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Corri svuotato lungo il sentiero:
è un timone rotto nelle mani;
amor per la sete il tarlo nero,
petali urlanti spagliano gli sciamani!
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Da padre vidi ch’era bella: mi darà un nipote,
sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
DVD compiva cinqu’anni quand’ecco inveire lui:
<Son stufo, me ne vado, non la sopporto più>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<Figlio che fai, c’è il bimbo, esiste un giuramento,
Sacramento di Dio, te ne pentirai, pensaci su!>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
del genitor che fu s’era scordato.
Restai come ubriaco, cieco, tramortito.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato,
la grande mia passione;
occhi color cielo e mare azzurro, volto miniato,
venuto a lenir la delusione
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che ha spazzato via la mia stagione.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Pensavo al surrealismo mentre salivo le scale
Come  scultura l’intrecciarsi dei rami
Passeri insomma tra le mani del vento
poi fu una distesa di nuvole a risvegliarmi
inconsistente sotto i piedi e fulmini per gradini 

 
A tu per tu con una rossa infine
entusiasmo in una valigia a forma di sorriso
cifre debordanti da un computer 
persino l’albume dei titoli di stato che colava da una parete
e dietro: il tuorlo a germinare in una stanza di fremiti e schiocchi sospetti
e facce e cera e presenze e vuoti inutili da elencare
tutte per dar credito a quanto pensavo 
davanti all’edicola di una con le tette brocche:

 
che si giustifica facilmente l’affaire dell’Eden
e che nessun Dio vuole rettili a pranzo con sé

 
Tutto ciò confabulavo seduto sull’ ecopelle 
ai piani sottostanti il primaverile in ogni vetrina che accostavo
intreccio di fondi d’ investimento e mercati azionari in fresco lino
e sugli enormi manichini…  forse solo spettri, sì spettri per corso Cavour
fu lì, in quel finto dopo paradiso che misi una certa distanza 
tra me e le molte iguane che s’agitavano sulla comoda poltrona

 
Dopotutto ero ben sveglio e non avevo da temere per condanne pregresse
chi aveva commesso quelle colpe?
Tutti quei peccati in una rampa di scale ed io mi ci trovavo in mezzo
alla fine  sono un piccolo barese forse addirittura piccolo borghese
Stipendiuccio e attesa di pensione convocato dalla mia compagnia

 
Ah che potere hanno gli assicuratori!
Pensavo a questo potere come una spia sull’universo, l’ esistenza perlomeno
Ma non era contemplato tra le categorie di Aristotele
Con tutta l’importanza sullo spazio tempo con tutta l’influenza sulle quantità
Niente nemmeno Kant mi viene incontro con quest’angoscia

 
Perché angustiarsi dunque?
Forse sì, scatta la classe come la ghigliottina
E la rossa….la rossa è la modella di Courbet, 
gli occhi reali di ogni realismo
E questa che ho visto alzarsi come la spada dell’angelo
la solita minaccia alla mia vita, esagerata, ingiustificata 
di certo vera.
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Profilo Autore: fintipa2  

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Giovane guerriero
                                                                    che nutri macabri pensieri;

                                                                    fragili vite appena sbocciate
                                                                    disperse!

                                                                   Nell'assenza di tracce
                                                                    di benevola coscienza,

                                                                    travolto da false ideologie
                                                                   l'odio pervade

                                                                   e della vita
                                                                   il supremo dono detesti.

                                                                  Il cuore che un tempo esultava
                                                                  oltre confine
                                                                  in un abbraccio..

                                                                 ora spietato,
                                                                  tesse piani funesti.

                                                                 Sui corpi innocenti
                                                                 il sangue versato
                                                                 Pace ha impresso.

                                                                 Giovane combattente,
                                                                 burattino nel bellicoso teatro,

                                                                 accantonato il ruolo di comparsa,

                                                                 protagonista diverrai
                                                                dell'Autentica " battaglia".
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Deserto di piume

e anelli

al tramonto

Morte del vivere

La mano che si fa scudo

e la mano che s’apre in palmo

Debole solco

d’un palpito rosa

che trova rifugio al cobalto

Di lingerie

in pizzo

Copro gli zigomi

di mani e sospiri

mentre ritraggo lo sguardo

e mi lascio

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Profilo Autore: Aita Carla  

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Nel silenzio della sera
raccolgo le emozioni
vissute...
Ed è solo un giorno, 
di un freddo inverno. 
È solo ciò che sento
al calar della sera.
Quella voglia selvatica
di graffiare la carta,
d'imprimere un segno
per ogni attimo, 
ogni istante...
vissuto, sofferto, pensato
o anche solo sognato.
E impugno la gelida arma!
Rulla la sfera, rulla
e asfalta i miei pensieri
sul foglio bianco, come neve. 
E chissà se fuori nevicherà,
nel silenzio di questa sera!
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Profilo Autore: Loris Marcato  

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E se volessi l’ombra per amarti

quella di un’ancora di guerra, nera

ch'è fianco a steli di cannoni arresi

dove c’è pace per i solchi

esplosi come archivi

di luce amara.

Tu morbida t’affacci lì dal chiostro

quando ti spettina l’aurora e un soffio

dagli occhi di rugiada a me è un intorno.

Dell’antro poi io saturo ogni poro

ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore

e limo con le mani sino al sangue

queste pareti ruvide, scintille

rimbalzino

dalle pupille in fiamme.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Sono come il tempo passato
e il futuro che deve venire.
Scrivo memorie di antichi ricordi o futuri presagi, ...
che lascio di me, pensieri che voi leggerete.
Vivo dimenticato nella mia solitudine
dove solo fioche luci di candele,
vincono l’oscurità che mi circonda,
mia unica compagnia.
Quante cose leggo e ascolto nel silenzio che mi circonda,
raccontate dagli spettri che mi sono diventati amici
in questo esilio che sto vivendo.
Solo l’essenziale mi basta,
fogli di carta e l’inchiostro per scrivere,
odori che saziano la mia anima,
perché solo così posso darle libero sfogo, “ scrivendo”.
Questo è diventato il cibo che nutre il mio corpo
che non ha più tempo.
Gli anni non li ho più contati,
li ho dimenticati.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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