Icaro non ha le ali e vola nel cielo stellato

ha una macchia rossa sul cuore

morirà ascoltando la musica del creato

mentre sulla terra si danzerà nudi

e ci si spoglierà dal grigiore.

L’amore ha scelto, calore e colore

jazz è improvvisazione, i nodi

sono slegati e il collage è riuscito.

L’odalisca ha appena fatto l’amore

è a seno scoperto e l’amante è fuggito.



E’ blu il corpo di donna e senza vestiti

solo linee accennate e curve addolcite

il furore è altrove, fuori dall’uscio

le maschere osservano ma nulla dicono

del senso del tempo. Ci sono alghe bianche

alberi marini sul fondale, le ciocche

di capelli corvini sono nella mano

di un vecchio poeta. Il vento è un fruscio

tra colori pastello, ci saranno altre vite

in nuovi quadranti e visi indistinti.


Risultati immagini per icaro matisse


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Profilo Autore: mybackpages  

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Pensando a te,

il tempo passa,

volano i giorni come aquiloni,

presi dal maestrale;

dove sarai,

che farai,

ti penso,

ti penso.

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Profilo Autore: stefano medel  

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Parole atroci
i loquaci silenzi
spalmati sul monte delle croci.
L’uomo riservato e buono,
devoto nascondeva in petto
il suo grande dolore
e con rispetto recitava
il mea culpa
ed il peccato gli squarciava il cuore.
Taceva il cattivo corrucciato,
forse tremava ravveduto
dell’atroce misfatto consumato
o spaventato a morte
meditava in sua futura sorte.
Intanto squarciava
il tuono fuso con il lampo
il drappo del tempio.
e l’empio intorno annottava.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Nello stato di me,
quello più scontento
del malessere più inopportuno;
   quando mi pareva che il cuore mi scordasse
nei moti di un disgusto primordiale,
per la stanca solitudine.
Quando mi pareva che il cuore si svuotasse,
nel salire forte delle viscere
fino all’amarezza,
  e la nausea improvvisa,
senza mai riuscire a tenerla fuori 
come fosse lebbra antica
che ne dilata l’anima…
…fu ancora la poesia, 
roccia e cellula
sul marmo della vita e il suo pendìo:
  incanto minimale e nuovo esordio. 
 Magico desìo!


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Profilo Autore: Hera  

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Morire è solo un passaggio
oltre quella nuvola,
oltre il blu, oltre!

Morire è come volare.
Cosa dici...hai paura di volare?
Ma ci sono gli angeli a sostenerti
in questo viaggio non temere!

Io continuerò a parlare di te,
continuerò a pensarti ,
a sognarti, magari a sentirti.

Mancherai ...oh si mancherai cosi tanto.

Ma tu continua a sorridere
con quell'ingenua freschezza
di bimba dai capelli bianchi
senza ombra e tristezza.

Non cambierà niente
il nostro legame sarà una continuità
che non si spezza.
Tu sei li
io qui
a due passi dal cuore.

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Ali di vento,

grano di nuvola

imbastito del silenzio,

anima di cera

cena alla porta socchiusa

d’un petalo di luna:

questo tramonto

è scacchiera di baci

su ali di vento arruffati. 
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Profilo Autore: rosa dei venti  

Questo autore ha pubblicato 1078 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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La sua voce nel vento
ha il profumo del pesco fiorito
seduce di luce rosata
dell'alba già nata.

Ha effluvi di terse giornate,
d'azzurro cielo lambito da cirri,
irradia come astro lucente,
accarezza e dolcezza mi dà.

E' quieta luce d'un fuoco avvolgente,
 respiro d'afflati suadenti
rifulge l'anima di sogni alati...
m'attrae nel mio cammino
lambendo la pelle ambrata,
allietando la mia giornata...

E' umano cuore,
fantasia di luce e bagliore,
scioglie la bocca in un caldo sorriso:
-armonia di seta e velluto-
di un desiderio smisurato
che confine non ha.


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Profilo Autore: Grace D  

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Sono il giallo
della foglia che muore,
e tu il blu del tizzone di brace
che vorrei poterlo toccare
ma non si può.
E il pallido
azzurro
del
cielo
è uno
specchio
che non si lascia
guardare attraverso.
E il grigio nero dell'anima
sono ricordi in decomposizione.
Tutti i colori parlano ancora di noi,
di questo squarcio di vita assieme
che per un po' era arcobaleno
ma che oggi è ferita aperta.
Se solo potessi
guardarci
dentro,
troveresti
la vita al di là
della morte
e l'amore
al di là
del
tempo
perduto.
Ho scovato
l'eternità
in
un
addio,
la speranza
nel solo mio sogno,
e i colori più belli nel buio:
nella pece del nero invisibile,
nel vuoto totale dell'assoluto.

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Profilo Autore: Charlie  

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Profilo Autore: sasha  

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Profumo di magnolia nell'aria
s'insinuano pensieri torvi
nel chiarore del mattino
ed evaporano come neve al sole di febbraio.
sulle mani un tremolio
lascia spazio al prostrato animo
che come un fiore reclino cerca amore.
tenue colorito infiamma le gote
come rosa rosata dell'Iran
da quei petali socchiusi
le labbra di stupore s'impregnano
ma il tuo sole dentro non brilla più.
vasi rotti e cocci sparsi tra le dita
tagliano come coltelli
purpuree gocce lasciano strisce
su marmi bianchi.
mistiche chiese a corona del cuore
sono le preghiere che dal tuo labbro

non sai più proferire.
canna spezzata dal vento giaci
ormai
su un mare d'amore perso e violento.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Oggi, mio figlio, consultando un mio vecchio libro di anatomia, tra le pagine, ha trovato una pensèe ormai rinsecchita e stava per buttarla via non pensando cosa potesse rappresentare quel fiore per me. Una situazione molto simile a quella che veniva fuori da una vecchia canzone. Esso rappresentava per me un ricordo e la sua storia era delle più tenere che ci possa essere, mai più venuto a galla, né, tantomeno, riesumato da alcuno perché apparteneva ormai solo a me. L’epilogo infelice e i tanti anni trascorsi non possono, in alcun modo, deturparne la bellezza.  Avevo da un anno iniziato i miei studi universitari, circa tremilacinquecento anni fa, e poiché provenivo da una famiglia benestante ebbi la fortuna di alloggiare in una stanza tutta per me, in un palazzo che aveva visto anni migliori ma che tuttavia non era di edilizia popolare come quelli che si trovavano di fronte a me e da cui eravamo separati da una strada alberata, bella in primavera-estate triste d’inverno. La mia giornata si svolgeva all’insegna dello studio ed uscivo solo per andare a lezione. Ero ancora uno studente provincialotto e osservante che non si concedeva distrazioni anche se il budget che aveva a disposizione gliene avrebbe permesse più di una. Eppure sentivo che c’era qualcosa in me che…”prudeva” e sapeva di insoddisfazione. Pensavo queste cose una sera d’inverno in cui avrei dovuto ripetere ad alta voce il sistema nervoso ed invece mi ritrovavo a stringermi nella mia giacca da camera con la stufetta al massimo sotto il tavolino. Il freddo appannava i vetri della finestra che dava sulla strada ed io mi ostinavo a pulirli per osservare il transito di qualche passante infreddolito. Tra poco avrebbe cominciato a nevicare. Poi una luce al corrispettivo piano, l’ultimo, del palazzo di fronte un volto, quel volto entrò nella mia vita come il raggio di sole che squarcia l’oscurità. Una ragazza, di cui non riuscivo a distinguere esattamente le fattezze per la distanza diede un po’ di vitalità alla mia solitudine. Però, con molto senso del dovere, mi alzai e, passeggiando per la stanza ripresi a ripetere tutto il baillame di fibre che salgono e che scendono nel nostro sistema nervoso. Quasi rincuorato. Rincuorato non solo dal fatto di non sentirmi un disperso nella città ma, principalmente, perché sentivo che lei mi osservava e questo mi faceva piacere. Ogni tanto davo una sbirciata dalla finestra e la vedevo la, sicuramente seduta, che di tanto in tanto sollevava la testa per guardare verso di me. Da allora in poi, ogni sera, quello fu il nostro appuntamento. Finchè non mi bastò più. Allora decisi di osservare quando, se e come usciva. Non avevo ancora deciso di fermarla per strada. Per la mia educazione quello abbisognava di un’accelerata ma soprattutto di mettere a dormire il mio senso dell’educazione. Tuttavia lei mi tolse l’imbarazzo perché, una sera, prima di andar via e spegnere la luce, mi fece un segno di saluto con la mano. Colsi al volo l’invito, perché per me, povero imbranato, suonò così quel saluto. L’indomani mattina comprai un mazzetto di pensee e mi piazzai davanti il portone di casa sua. Quando uscì, la osservai come lei osservò me e il mio sorriso stereotipato stampato in viso. Era bianca, candida, forse più del dovuto in un corpo decisamente esile ma che trasmetteva la carica di coccolarla. Non cercavo di più in quel momento. Il desiderio di non sentirmi solo e la tenerezza che sentivo per lei mi facevano star meglio. E lei non si negò. Venne verso me e mi chiese di smettere quel sorriso d’occasione per essere me stesso. L’accompagnai per la spesa giornaliera. Non spese tanto, solo poca roba,quanto bastava a lei per il suo più che modesto pasto giornaliero. Le dissi che avrei dovuto invitarla da me per un vero pasto.La sua risposta fu un inaspettato “Quando ?”. La invitai per l’indomani e mi affrettai a tornare al mercato per provvedere ad una spesa” sostanziosa “. Durante il pasto venne la mia prima gaffe infatti le dissi che le persone col suo colorito di solito sono malate e lei mi disse che in effetti soffriva di una forma d’anemia. Le confessai che un metodo infallibile per guarirne era mangiare, lo avevo sperimentato a mio carico con successo, erano i due salsicciotti che le misi nel piatto, ma che lei, puntualmente, non mangiò. Che c’era di meglio per me ? Nel senso che avevo trovato una donna simpatica, tenera e che non consumava niente ! Fu allora che cominciai a prendere peso perché mangiavo per due davanti ai suoi occhi felici. I nostri incontri si successero e divennero più frequenti. Naturalmente tra un salsicciotto ed una fiorentina nacque qualcosa di più fra noi ed ormai stavamo sempre insieme, giorno e notte, ognuno di noi a raccontare tutto di se stesso..mentre io cercavo anche di digerire. Era un amore bello e puro, casto anzichenò. Si, casto. Anche durante le notti passate a letto, l’uno nelle braccia dell’altro. Glielo impediva quella stanchezza che la lasciava senza fiato ogni qualvolta le mie carezze diventavano più audaci. Ogni volta tentavo di verificare il suo stato di salute accampava qualche scusa per evitarlo. Ma a me bastava così, ormai ero preso di lei, di un amore grande. L’ultima sera in cui pranzammo assieme diedi fondo alle mie capacità di Gran Gourmet e preparai una bella serie di piatti, dal “Caciucco” alla livornese, al “Morzellu” alla catanzarese, dopo gli inevitabili “scilatelli” col sugo della ‘nduja !

E, fin qui, questo è il resoconto di un amore, simile a quello descritto nella canzone, con contorni di dolcezza e tenerezza, che, d’un tratto prese i colori della tragedia. Successe l’indomani dell’ ultimo rendez-vous, cui lei aveva partecipato condividendo la mia felicità. L’indomani  mi recai a casa sua per vedere come stava e a proporgli il menu giornaliero ma non mi rispose. Tornai più volte durante la giornata :niente ! Sembrava essersi volatilizzata. Come si sa, tra innamorati non ci sono situazioni anomale che non richiedono un approfondimento ed io non ero esente dal desiderare un chiarimento. Tornai a casa sua e bussai, con vigore, alla sua porta. Con tanto vigore e tanta rabbia da suscitare l’interesse di una vicina che fece capolino e mi guardò stranita. E mi diede la notizia. La mia innamorata non c’era più, definitivamente, morta ! Alcune sere prima si era sentita male, un indigestione si era pensato, che aveva concorso ad aggravare la precaria situazione dettata da un’anemia affatto semplice per come lei diceva, ma una delle peggiori in assoluto, l’anemia falciforme che la debilitava notevolmente. E’ dire poco che rimasi senza parole. Tra l’altro mi sentivo, mi sento in colpa per via di quei pranzetti che le preparavo credendo di far bene.

Ritorno alla realtà e mio figlio, ancora la. Osserva la mia espressione pensierosa ma, per fortuna, non si accorge della lacrimuccia  che ruota ad un angolo del mio occhio. Mi riprendo e lo invito a seguirmi a tavola. Oggi mia moglie ha cucinato la trippa alla catanzarese, piatto della mia zona di nascita. Non la mangio da anni, ovviamente non per paura di un’indigestione !
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Profilo Autore: Bronson  

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Non c’è che spazio in questo cielo sfinge
cratere e varco e dondolo di stasi
se del notturno è l’acqua e ti sospinge
stremata maglia d’alghe in fiotti evasi.


D’etereo non finire l’alveo stringe
si addensa poi dilaga in vene e vasi
scompone il derma, in permanenza tinge
si unisce al sogno di contatto e crasi.


La non sopita scia, petali e dita
lunga cascata carsica d’altrove
aprono ante al cuore in una china


lucente squarcio annulla ore di brina
irradia dal silenzio, lo rimuove
palpita agli occhi e batte ancora vita.




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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Quante stragi d’innocenti

Per mano di delinquenti,

Manovrati da perdigiorno

Che si guardano intorno

E dall’alto degli scranni,

Mugugnano sui danni

Senza cercare soluzioni

Per tante ovvie ragioni.

Per atrocità e per fame.

In questo modo infame,

La gente intanto muore

Senza dignità né onore.

Il dio denaro assassino

Decide l’altrui destino

E schiaccia come vermi
Gli esseri umani inermi.

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Profilo Autore: M.G.Fiori  

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aspetto
questo mio dovere
di morire
ma non arriva

è in ritardo
come questa vita
come questo ambulare
in terra frigida

mi vesto in cenere
proroga un'altra volta
mio polmone riarso
con l'occhio dischiuso
annusando la rivolta
che cresce dalle ventre
fuoriesce dalla bocca

son stanca di paura
ho paura di stanchezza

frivolezza...

la morte si concede
questa appariscente
sciocchezza

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Profilo Autore: daniela marculet  

Questo autore ha pubblicato 19 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

E intanto il tempo passa
sotto l'ombra rumorosa
del nostro glicine
e fra i passi
ancora visibili
che hai lasciato
su quest'erba
che cresce,
ovunque,
quasi
senza
pietà.
E lo so
soltanto io
che il tuo seno
è il mio cuscino
e le tue labbra
un ricordo
lontano.
Forse
per sempre
è per sempre,
lo avevi detto tu,
ma a guardar bene,
oggi che non sei qui,
non sono solo
ad aspettare:
tutta la natura
piange con me.
E non sono semi
questi che volano
come fiocchi di neve,
sono i nostri mille
dolci ricordi.
Li ho dati
al vento
perché
ti possano
piano piano
raggiungere.
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Profilo Autore: Charlie  

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