nei sensi di colpa, nei se e nei ma.
L’amaro non si scioglie, resta,
nella bocca che è muta di ogni parola
come il cuore che non sa dire più d’amore.
Forse l’ha dimenticato perché il cammino
era fragile, le orme incerte
su una spiaggia umida di sale.
L’onda è funesta e cieca, si sa,
non osa riguardo e la pazzia
è funambola, gioca forte…
… E noi, funamboli, fummo pazzi,
tu lo fosti, ignorasti stanchezza e vuoti
e tutto si sparse nel vento.
… Mi riprendo le parole del cuore
ed un battito quasi nuovo,
in un soffio caldo e sincero,
che porta il nome “serenità”.
E non è fragile, come il cristallo,
ma forte come l’amore stesso
che lo alimenta.
…Ora, faccio pace con me,
non mi ammalo di solitudine,
solo di qualche ricordo….

Mi coglie estensione e desiderio
del tempo andato
portandomi a ritroso
dove tutto ritorna musicale
a rivivere momenti
di grandi incantamenti
in una festa di esseri intrecciati,
di sorrisi rischiarati dalla luce azzurrina
colma di quei riflessi fatati
riflettenti scintille interiori
e rossori sulla pelle
in tourbillon d'emozioni esaltanti il cuore
nei passi ininterrotti dell'amore.
Ora riappare il dolore immutato
di quel giorno immobile
scevro di tempo e di respiro
in cui fu tagliata la radice
in una disarmonia senza riposo
avviante a quel sentiero
privo di limpido cielo.
Oggi dal mare corrono nubi
Vorrei una vita
SPERICOLATA
nella fede
rischiando
l’inciampo
tra persone
indifferenti,
gelide,
disumane,
crudeli,
egoiste.
Vorrei una vita
SPERICOLATA
che dall’animo
sgorghi
un amare
vero,
puro,
intenso,
incessante…
che porti il giulivo
dov’è ignoto.
… E in una stretta di mano
tutto il mutato contegno
d’ogni uomo,
d’ogni colore,
d’ogni ceto.
Tutti fratelli
in un connubio di cuori
per espander l’ardore,
il corretto,
il cordiale,
il benevolo.
Vorrei una vita
SPERICOLATA
nel bene… SOLTANTO.
Per una striscia di terra, un muro in erezione
una guerra dichiarata dal cielo, angeli morti
corti i respiri e le gambe tranciate dai chiodi
dell’animale che siamo, delle fosse comuni
dei gas tossici, la chimica di stato, se è serra
è nello sfondo di stelle spente da millenni
i decenni che ci restano saranno in accenni
di silenzio, il nucleo del pianeta zavorra
per ribaltare il moto diretto dei suoni
abbiamo occhi chiusi e nel tempo degli odi
l’amore è blasfemo, un giorno da risorti
capiremo l’errore e servirà da lezione.
Vibrazioni lente come brividi estesi
solleticano la pelle nuda
la mano passa
e dona carezze e calore.
dona cantici incolori
fatti di mere paure.
reclama passando sussulti fino al viso
quel leggero tocco che languido porta amore
per lasciarsi andare
senza remore e incertezze.
rossa rosa la bocca cerca baci
da mangiare e lenta la notte
si colora di intenso ardore
negli abbracci mai troppo a lungo dati.
tramonto d"amore ...
ma solo per stanotte.
l'amore era un soffio di vita, quando nell’anima
delle mie azioni nei tuoi gesti si perderanno.
nella valle dei sogni, quando la tua pelle
mi sfiora all’alba e le foglie cadono stanche.
tue braccia.
e opinioni contrastanti,
sicuri di afferrare i vitali istanti.
d'ombreggiature metalliche,
dentro la sua ombra
rinfacciando candore
Tonalità che sappiano d'essenziale.
smodatamente agghindato,
appare
il tuo sapere,
annichilisce al suo cospetto il piccolo intelletto,
e farfuglia
povero incompetente, frasi confuse.
Sconosciute risuonano le tue parole,
sei il sole che arde il piccolo aerolite,
la tua dottrina ne sbriciola il talento,
annaspa e affonda
e allunga la sua mano,
in cerca di un appiglio
che so’, magari un concetto
una nozione
che lo avvicini a te,
ma e’ un astrazione,
e incauto sprofonda
inghiottito nel tuo universo dotto
amico di sempre,
gusteremo insieme
quattro costine
cotte alla brace
di rami di noce
e parleremo
dei nostri vent'anno
passati da un pezzo
tra gioie, illusioni
e più di una croce.
Vivremo il tepore
di una sera d'estate
ricordando le sere
di estati passate,
consumate a cantare
fra le dune e il mare.
Canteremo alla vita
anche se è già passata
la stagione dei sogni
dalle esaltanti emozioni.
Berremo un bicchiere
di vino rosato
delle nostre campagne
e guarderemo,
senza tanti rimpianti
verso il sole al tramonto.
La saliva saliva agli occhi
Siamo tutti chiamati a sentirci vivi …
L’ultimo vagone del treno è stato sganciato
quello dei poeti stralunati dei Carpazi
ora può acquistare velocità nella discesa
verso il mare e raggiungere quello dei filosofi
del Coraggio cieco che lo ha appena preceduto
o gli altri di prima. Come i vagoni dei pittori
dell’Olocausto dei musicisti stanchi del solfeggio
e degli scrittori di cianfrusaglie assortite.
Tra poco saranno tutti annegati nelle matite
nei pennelli nelle chiavi di violino. Peggio
per loro scrive il blog dei pappagalli dei liquori
non si sono adeguati alla nuova era l’acuto
non è previsto siamo intelligenze uguali gufi
del diverso nel web delle cicogne non c’è contesa
solo unanimità di giudizio col capo dei dazi
per chi fa resistenza c’è la morte o l’anonimato.
O entrambi perché morire nel silenzio di tutti
è il peggio che possa capitare a un’artista
l’apripista il primo che è passato a miglior vita
è stato un attore famoso che ha tentato di fare
proseliti sul web in nome della libertà d’espressione
del genio. Non ha diritto alcuno genio è il disadattato
il migrante del pensiero il funambolo della parola
il drogato dei colori accesi l’assassino dei suoni
incolori il cieco dell’alba del mondo che a tentoni
cerca una via d’uscita dall’uguale e dalla costola
di Eva. Adamo ha preso la scorciatoia è tornato
alle parate militari alla fedeltà verso la canzone
del capo della tribù degli indovini delle Giare.
La nuova legge sul blog dei pappagalli è scritta
col sangue degli Indovini chi gusta aragosta
sarà torturato dall’inquisizione dei Dotti Sfatti.











