Raggrinzo le lacrime del tempo
per fiorir sulle tue labbra
come un merletto di stelle
trafitto d’origami d’autunno.
S’accendono apostrofi di cielo,
lentiggine di mimosa
allatta quei cocci d’oscura marea
ed io mi perdo fra compleanni d’aurora,
in quel tuo sguardo che è vendemmia d’agosto.
Raccolgo fiammiferi di luna spenta,
zucchero filato è l’orchestra del vento,
bramo l’orbita sensoriale del tuo cuore
per fiorir sulle tue labbra come un piccolo dolore.
per fiorir sulle tue labbra
come un merletto di stelle
trafitto d’origami d’autunno.
S’accendono apostrofi di cielo,
lentiggine di mimosa
allatta quei cocci d’oscura marea
ed io mi perdo fra compleanni d’aurora,
in quel tuo sguardo che è vendemmia d’agosto.
Raccolgo fiammiferi di luna spenta,
zucchero filato è l’orchestra del vento,
bramo l’orbita sensoriale del tuo cuore
per fiorir sulle tue labbra come un piccolo dolore.
4 commenti
Era solo ieri ch’ai passeri ridevi
e tremulo di brezza all’aure
andavi mormorando,
e alle ceruli soglie.
Fanciullo ancor, non pensavi a quel dì,
Eppur divelto d’avverso fato
Su di un verde prato
Oggi posano le tue spoglie.
Oh, mio giovane pioppo,
guardo le tue radici, le morte foglie
e mentre il cuor tuo tace
d’intorno frascosi sussurri e queruli accenti
rompono la pace.
Senti… s’avanza il giorno, e pure il sole,
e il tuo riposo, pur mesto,
forse così è men greve;
io non so se
e quanto sia più lieve,
ma così vorrei quando il cuor mio soccomba,
che non nella fredda terra
e nella solitudine della tomba.
e tremulo di brezza all’aure
andavi mormorando,
e alle ceruli soglie.
Fanciullo ancor, non pensavi a quel dì,
Eppur divelto d’avverso fato
Su di un verde prato
Oggi posano le tue spoglie.
Oh, mio giovane pioppo,
guardo le tue radici, le morte foglie
e mentre il cuor tuo tace
d’intorno frascosi sussurri e queruli accenti
rompono la pace.
Senti… s’avanza il giorno, e pure il sole,
e il tuo riposo, pur mesto,
forse così è men greve;
io non so se
e quanto sia più lieve,
ma così vorrei quando il cuor mio soccomba,
che non nella fredda terra
e nella solitudine della tomba.
In questa notte serena
rivolgo a te,Vergine madre
reconditi pensieri.
Una manina ti ha bussato
per nove mesi nel grembo;
un dolce sussulto;
la promessa di un nuovo Regno;
io ti prometto,dolce madre celeste:
tratterò i figli poveri
come membri di un reame;
manderò i ricchi a casa
senza un pezzo di pane.
Il dono della profezia
avrai,come estremo segno
di Grazia.
Straordinarie apparizioni
a popoli di ogni razza.
A Lourdes:circondata
da una corona di stelle;
a Fatima:da un regale manto bianco
vestita;
a Le Salette:una tenaglia e una croce
penderanno dal collo.
Fiero ammonimento e ricordo
del mio Calvario.
Sogno, o Madre,ciò che per l'ateo
è utopia.
Sogno un luminoso avvenire,
sorgente su ciascun uomo
che saprà restare piccolo.
rivolgo a te,Vergine madre
reconditi pensieri.
Una manina ti ha bussato
per nove mesi nel grembo;
un dolce sussulto;
la promessa di un nuovo Regno;
io ti prometto,dolce madre celeste:
tratterò i figli poveri
come membri di un reame;
manderò i ricchi a casa
senza un pezzo di pane.
Il dono della profezia
avrai,come estremo segno
di Grazia.
Straordinarie apparizioni
a popoli di ogni razza.
A Lourdes:circondata
da una corona di stelle;
a Fatima:da un regale manto bianco
vestita;
a Le Salette:una tenaglia e una croce
penderanno dal collo.
Fiero ammonimento e ricordo
del mio Calvario.
Sogno, o Madre,ciò che per l'ateo
è utopia.
Sogno un luminoso avvenire,
sorgente su ciascun uomo
che saprà restare piccolo.
Gira la ruota del destino
calpesta chianche di speranze avulse,
ornando vedute di specchiate realtà
mentre scivola lentamente sui sentieri della vita
tra i raggi a filmare segmenti di serenità.
Sbircia da lontano casupole silenziose
il cielo accarezza i tetti sussurrando,
un campanile lì all’ammiro, è posto omertoso
con campane pronte a risuonare al mondo.
Dita vezzeggiano l’aria
pennellano linee a marcare il fato
d’una infanzia imbastita da ricercati ricordi,
cigola ancora quel vecchio carro in solitaria
macina concerti rivestiti di memoria
al pensiero a venire di presto mattino.
Miraggi di tempo tra le montagne riflessi,
vogliosi occhi a spiare l’abbagliante sole,
l’anima filtra nei vuoti d’una sottile voce,
la voce d’un cuore che parla
alla ruota del destino
nel cantico infinito d’un amor trovato.
Mentre l'alba nasce,
vorrei spegnermi.
Immagini fra passato
e presente.
La domanda arriva
come un fulmine.
Che senso ha ?
Mi divide in due
quel fulmine.
Vorrei
tornare indietro.
Vorrei averti
vorrei non pensare.
Ma la luce arriva forte
e prepotente.
Ad illuminare la realtà
che vorrei bruciare...
vorrei spegnermi.
Immagini fra passato
e presente.
La domanda arriva
come un fulmine.
Che senso ha ?
Mi divide in due
quel fulmine.
Vorrei
tornare indietro.
Vorrei averti
vorrei non pensare.
Ma la luce arriva forte
e prepotente.
Ad illuminare la realtà
che vorrei bruciare...
Ho sempre avuto un rapporto tumultuoso con il mare, bello, bellissimo direi, pieno di pesci coloratissimi e terre sommerse ove regna vita; a volte ti sembra di nuotare nel cielo e se ci si ferma un attimo si ode il canto dei flutti che sornioni accarezzano i ciottoli.Purtroppo il mare non possiede anima, ma milioni sono le anime che vagano in esso.Adoro il mare, ma lo temo più di ogni altra cosa, la sua struggente bellezza m'abbraccia, ma le sue sfarzose acque insidiano gli animi di chi le attraversa;inimicatasi la paura che attanaglia il cuore impavido dei nostri. Forse l'unica speranza rimane a coloro la cui dolcezza di Atena non li ha ancora abbandonati.
E meno male che te ho ringraziato !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘na specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘na specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Da quann’è luglio
te stai su quello scojo,
a prenne er sole e nun te balena
d’essere donna più che ‘na sirena !
E se Ulisse passasse de qua,
i marinai farebbe accecà
piuttosto che tappà le orecchie
pe due o tre canzoni che so vecchie.
Se te distendi fai uno sbajo
se spiaggia puro ‘n grosso capodojo.
Se toji er reggiseno pe abbronzà
du spalle che dovremmo incornicià,
s’arza a marea e s’arza ogni cosa
natura mai non fu così maestosa.
Du gambe lunghe, più der normale
da fa dimenticà pinna caudale !
Te porti dietro pure a nipotina
così a te nessuno s’avvicina,
nemmeno io me posso fare sotto,
quanno che è luglio è proprio un gran casotto.
Ma so aspettà seduto in riva al mare
perché l’estate deve terminare
e ormai priva delle tue conchiglie,
c’a pelle liscia e senza quelle scaglie,
me dici, annusandomi, che m’ami
che sei sicura che…nun ce stanno ami !
te stai su quello scojo,
a prenne er sole e nun te balena
d’essere donna più che ‘na sirena !
E se Ulisse passasse de qua,
i marinai farebbe accecà
piuttosto che tappà le orecchie
pe due o tre canzoni che so vecchie.
Se te distendi fai uno sbajo
se spiaggia puro ‘n grosso capodojo.
Se toji er reggiseno pe abbronzà
du spalle che dovremmo incornicià,
s’arza a marea e s’arza ogni cosa
natura mai non fu così maestosa.
Du gambe lunghe, più der normale
da fa dimenticà pinna caudale !
Te porti dietro pure a nipotina
così a te nessuno s’avvicina,
nemmeno io me posso fare sotto,
quanno che è luglio è proprio un gran casotto.
Ma so aspettà seduto in riva al mare
perché l’estate deve terminare
e ormai priva delle tue conchiglie,
c’a pelle liscia e senza quelle scaglie,
me dici, annusandomi, che m’ami
che sei sicura che…nun ce stanno ami !
Blu effetto notte, il borgo
sulla collina è in ascolto
le rose rosse avvolgono
gli sposi commossi dal suono
di una chitarra. Il cono
di luce della luna è ruffiano
uno spicchio trasparente, un alito
di poesia, un valzer, non un tango.
C’è l’abbraccio nel cielo stellato
e la capra che suona il violino
il blu è lo stesso, è la purezza
del colore a stordire i sensi.
Puoi dirlo forse in versi
o provare con una carezza
se esiste un tocco divino
è in questo spazio incantato.
I giocolieri del circo in azione
e il volo degli amanti sulla città
lui la tiene sempre per mano
lei si libera dalla gravità
forse è questo l’amore, la rarità
di una fluttuazione, l’alieno
come stile diverso di libertà
e il tempo dispari di una canzone.
sulla collina è in ascolto
le rose rosse avvolgono
gli sposi commossi dal suono
di una chitarra. Il cono
di luce della luna è ruffiano
uno spicchio trasparente, un alito
di poesia, un valzer, non un tango.
C’è l’abbraccio nel cielo stellato
e la capra che suona il violino
il blu è lo stesso, è la purezza
del colore a stordire i sensi.
Puoi dirlo forse in versi
o provare con una carezza
se esiste un tocco divino
è in questo spazio incantato.
I giocolieri del circo in azione
e il volo degli amanti sulla città
lui la tiene sempre per mano
lei si libera dalla gravità
forse è questo l’amore, la rarità
di una fluttuazione, l’alieno
come stile diverso di libertà
e il tempo dispari di una canzone.
Un po' eta, un po' beta e più grata
alla sorte che strinse la mano
pargoletta nei campi di grano
saraceno di un oro zecchino.
Era ieri, era sera e la cera
liquefatta sul piatto smaltato
s'induriva per farsi più nera
della notte piombata sul prato.
Era l'alito di una fiammella
a far luce sui libri sfuggiti
al controllo, un barlume di stella
che sapeva i miei sogni carpiti.
E strappava l'ordito del cielo
mentre l'ombre tremavano i muri,
raccogliendo le briciole al volo
sorrideva ai miei passi insicuri.
Era sera, e non c'era il domani,
né la voglia di vivere il giorno...
D'ora in ora passavano i treni,
manessuno lasciava l'inferno.
Era un passo di storia ed un peso
troppo grande nel fondo degli occhi
che piegava i ginocchi, che poso
dentro i versi con limpidi trucchi.
alla sorte che strinse la mano
pargoletta nei campi di grano
saraceno di un oro zecchino.
Era ieri, era sera e la cera
liquefatta sul piatto smaltato
s'induriva per farsi più nera
della notte piombata sul prato.
Era l'alito di una fiammella
a far luce sui libri sfuggiti
al controllo, un barlume di stella
che sapeva i miei sogni carpiti.
E strappava l'ordito del cielo
mentre l'ombre tremavano i muri,
raccogliendo le briciole al volo
sorrideva ai miei passi insicuri.
Era sera, e non c'era il domani,
né la voglia di vivere il giorno...
D'ora in ora passavano i treni,
manessuno lasciava l'inferno.
Era un passo di storia ed un peso
troppo grande nel fondo degli occhi
che piegava i ginocchi, che poso
dentro i versi con limpidi trucchi.
Voglio essere ciò che sono. Vorrei
Permesso non chiedo. Permesso!
Vivo cammino tra la morta natura
vivo.
Torno all'estate. Essa rimembra
coriandoli pensieri
parole opere
spiaggia e tramontana
ed io per lei
respingo assalti di altre labbra
respingo altri baci
altri letti
eppure non l'avrei fatto
in tempi passati
ora si.
Voglio non essere ciò che non sono.
Permesso non chiedo. Permesso!
Vivo cammino tra la morta natura
vivo.
Torno all'estate. Essa rimembra
coriandoli pensieri
parole opere
spiaggia e tramontana
ed io per lei
respingo assalti di altre labbra
respingo altri baci
altri letti
eppure non l'avrei fatto
in tempi passati
ora si.
Voglio non essere ciò che non sono.
L'aver sentito chiedere stamattina una brioscina vuota,
una signora sconosciuta, quale delle due era vestita
di ovatta e di grembiule
Senza problemi potrei lagnarmi stanotte
di una margherita appassita,
che il tempo ne contiene a bizzeffe

che il tempo ne contiene a bizzeffe
Ruggine d’arancia
e farina di stelle,
tela di primavera
è il battito della sera.
Narcisi e costellazioni,
chiostri germinati d’aprile,
son cristalli di neve danzanti,
alabastro di luna nei campi.
Muschio di cielo amaranto
borotalco di luce arroventa,
grandina lo scialle del vento
è rossetto di seta e silenzio.
e farina di stelle,
tela di primavera
è il battito della sera.
Narcisi e costellazioni,
chiostri germinati d’aprile,
son cristalli di neve danzanti,
alabastro di luna nei campi.
Muschio di cielo amaranto
borotalco di luce arroventa,
grandina lo scialle del vento
è rossetto di seta e silenzio.
V’erano ancora azioni da compiere nel mondo:
conquiste da perseguire, sogni da svelare,
destini da salvare, enigmi da tentare.
Lui… dall’imprevedibile incontro,
figura di leggende, a interrogar misteri;
d’ispirazione fulminea, acuta,
aveva trovato la ragione eroica del vivere!
Così il suo naviglio d’oro
urtò nello scoglio a me vicino;
urtò nello scoglio a me vicino;
lo colsi nell’opera grande, e d’allegria forte……
Un sogno confuso,certo!
Ma, fù vero l’incontro.
Ma, fù vero l’incontro.
Il suono metallico del giorno,
attraversò la trasparenza del silenzio.
attraversò la trasparenza del silenzio.
Si spostarono le palpebre,
e fù di bontà dolce l'approdo,
nella più estrema comprensione.
Si smarrirono i luoghi,
la misura del tempo cambiò.
Fù, come l’ispirazione fulminea
che fa nascere poi, l’opera eterna.
La voce ferma e calda del suo lume interiore,
fù bisogno segreto di presentarsi
e confidare della sua fine giovinezza.
La sua entrata, bella e preziosa:
… si chinò ,a raccogliere le rose
che mie erano cadute!


L'inferno è un particolare stato dell'anima
costretta a girare su se stessa.
Alla disperata ricerca
di una pace inafferrabile.
Madida di sudore,
implora una stilla d'acqua
al suo persecutore.
Quel diavoletto urla e bestemmia,
tra le gole infuocate.
Fornisce all'anima acqua e sale,
per arrecarle sommo dispetto.
E la punzecchia agli arti
con un forcone ben affilato.
Escoriazioni e ferite
si aprono a perdifiato.
Il despota sanguinario
è incatenato come uno schiavo.
Costretto a servire
i capricci di Lucifero.
Mai perfetti e ben accetti
sono quei servigi;
bisogna ripeterli all'infinito.
Senza lode e premio di tesoro,
l'anima del potente
geme in sinistro coro.
perdutamente ossessionato
dal rifiuto dell'amore di Cristo.
costretta a girare su se stessa.
Alla disperata ricerca
di una pace inafferrabile.
Madida di sudore,
implora una stilla d'acqua
al suo persecutore.
Quel diavoletto urla e bestemmia,
tra le gole infuocate.
Fornisce all'anima acqua e sale,
per arrecarle sommo dispetto.
E la punzecchia agli arti
con un forcone ben affilato.
Escoriazioni e ferite
si aprono a perdifiato.
Il despota sanguinario
è incatenato come uno schiavo.
Costretto a servire
i capricci di Lucifero.
Mai perfetti e ben accetti
sono quei servigi;
bisogna ripeterli all'infinito.
Senza lode e premio di tesoro,
l'anima del potente
geme in sinistro coro.
perdutamente ossessionato
dal rifiuto dell'amore di Cristo.










