Sono io,
sempre dalle macc hinette del caffè,
sono io,
seduto prono
nella poltrona,
mentre la gente passa
trafelata
e
indifferente;
sono io,
che osservo e guardo,
e capisco tante cose,
anche quello che la gente,
non crede;
chi mi vede bene,
chi male,
chi mi saluta,
chi mi disprezza;
male e bene,
negativo e positivo,
cose giuste
altre meno;
il mondo è così,
alcuni non ti vedranno mai,
altri sono amici.
dolci e sottili,
per lei voglio rime leggere come la brezza
che sfiora il mare con tanta finezza,
rime sonanti come le sue urla
e rime scherzose come ogni sua burla,
rime taglienti come lame affilate,
rispecchianti la sua rabbia in certe grigie giornate,
rime pazze come le sue improvvise sfuriate,
rime allegre come i momenti passati insieme,
per lei che è saldamente forte
come una pianta che cresce robusta dal suo seme,
rime calde come le sere d'estate,
felici e spensierate.
a starmene in disparte dalla gente
lontana mille miglia con la mente
per inseguirne i voli sopra un foglio.
Mi sembra di poter attraversare
con uno sguardo il cielo, l'universo,
planando sulla stella in cui mi pare
di ritrovarmi in ciò che sembra perso.
Stupori di bambina, una carezza
paterna la Poesia del melograno,
le spighe acerbe, l'alba, la dolcezza
di un sogno che mi lascia i sogni in mano.
Di certo sbaglio, ma è così che voglio
andare svicolando il malaffare
del mondo, immaginando che il suo meglio
è una Poesia che non si può afferrare.
Brumoso e liquido il mattino
si rispecchia piangente
sulla terra e sull'acqua del fiume
che scorre lentamente.
Il mio cuore s'offusca
ed è pesante il peso del dolore
che deve trascinare
e nulla di te riesce ad intravedere.
Un altro giorno d'attesa,
di speranza
mentre tutto non torna alla mente
del rigoglio di vita vissuta,
della gioia avvolgente del nostro cammino
che ha smarrito quel sentiero di luce.
Ora nuvole incombono sul mio petto
dedalo d'assenza da cancellare
ma è difficile la via giusta da imboccare.
Ovunque ti cerco
mia alba che risplendi di luce
e m'infiori con i colori dell'aurora,
ma non t'intravedo
nei passi stanchi della sera.
Col timore che le ortiche lascino il segno, faccio
due passi avanti per vedere meglio la capra, è nera
eppure mi fa ricordare certe sfumature del lago,
tanto che alle caviglie sembra salire la presa
di una placida onda.
Mi vede meglio colei che si nutriva di fieni tra il verde e il giallo,
e scappa rotolando con le vicine biglie accanto
verso l'altura con la staccionata, lasciandomi a pensare
a tutte le bellezze che si voltano con strazio.
Annienta...
Quel dolore
muto, sordo.
Urla, punge
combatte.
Quel dolore
insopportabile.
Divenne padrone di un
corpo sconosciuto.
La forza si è arenata
in fondo al mare.
Hanno buttato l'ancora
per far affondare.
Il dolore
muto e sordo.
Quel corpo sconosciuto
urla naviga.
fra gherigli di vuote stagioni:
muto è l’accento dell’inverno,
afone le clessidre del tempo.
Rovisto orizzonti d’anima
fra scampoli di nebbia trebbiati
e fazzoletti di luce scuciti nei campi.
Inondati da stelle di cartapesta
son quei rami di profumata ginestra,
zafferano di luna calante
respira pozzanghere di nuvole bianche.
Rugiada d’immenso
dipinge d’aurora le piccole case,
l’orologio della notte sfiorisce,
minestra d’aria schiude il silenzio:
è matita d’ambra argentata dal vento.
Sì. Dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passar del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e che cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, non sufficientemente pura, forse addirittura immorale.
(Anton Pavlovič Čechov)
Ci dimenticheranno.
L’alba fugge brontolando al buio
il silenzioso strascico di luce
ha tra le sue ombre speranze e sogni
illusioni dipinte su animi sonnolenti
inconsci digiuni d’affamate coscienze
dolorosi fiordi affioranti sul fondo dei segni
nell’intimo racchiuso al significato celato
sgorgante oblio d’elemosina
o follia di vivo amato.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Tutto sembra vero fin quando si crede che sia
persino quando non lo si creda
purché sia risveglio di dolore il fondo;
il condono che ha il suo seme nell’uomo.
Dilania l’anima, dilata i limiti
strazia, stravolge l’essere
l’attesa al fine, l’algia alla vertigine, il salto nell’irrisolto;
la vita tranciata tra flutti d’empatia al pianto.
E’ là che l’agire s’amputa d’angoscia
l’involuto alleva inquietudini vive
feconda l’intenzione purché sia
pace al sonno, quiete al pensiero
cieco percorso ansimante sé stesso
ritorto su sé stesso, arenato in quel che è stato,
disarmato dal suo rimpianto,
placido flesso di cielo proteso al cosmo.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Esile ricordo sarà il dono
noi , con le nostre trasparenze vedove
orizzonti persi in miraggi inconsistenti,
chiaro scuri inquietanti di specchi
caduchi teatri d’involo nell’io sono
rime dimentiche d’espressione, transizione.
Io sono, io penso, io sento, io, io, io…
un continuo re iterato io…
ma nell’oltre è tutto così precario,
fragile d’altro il nostro dio!
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Tracce di evanescenza
fuori dagli occhi
nuvole
di un'altra via
di un'altra vita
ricordi svolati
che riempiono
la gradazione dei respiri
-il tuo firmamento addormentato-
un colore continuo
da vita sparsa
muove le aurore,
una bellezza rappresa
di neve e sabbia
di sudore e ossigeno
Quel dì che sempre altrove pensai,
Se pur ogn'ora temuto, è alle soglie.
Ahi, a me che non son uomo
Quali doglie, e mentre il tempo si consuma
Quel che mai stimai solo mi leve:
Le nuvole sparse
E il mormorio de le foglie
e poi mi perdo dentro i miei pensieri,
un'invenzione, il seme di un ricordo,
un sogno o qualche favola di ieri.
Ed è difficoltoso camminare
al passo dei tuoi passi, col tuo tempo
nel tempo, sprofondando nel mio mare
mentre restringi il mondo nel tuo campo.
Raggiungo l'orizzonte con lo sguardo
e poi non mi ricordo più di cosa
mi stai parlando...sto come sospesa
tra un volo di gabbiano e la mia resa.
Notte inquieta,
m'addentro nel tunnel dei pensieri
che corrono sbrigliati e veloci
risvegliando l'anima ancora innamorata
in stupidi mulinelli del cuore.
Guardo fuori e pare che il mondo
più non m'appartenga...
mi sento isolata
in una torre d'avorio confinata
che svetta al cielo nero
nell'aria che da grosse nubi
è disseminata.
Elettrici mulinelli
che il cuore mettono in subbuglio
al lievitar dei ricordi
come pioggia che scroscia
e non rinverdisce appassiti rigogli.
Quegli occhi tanto belli
che miravano ai miei
si mutarono in opaco vetro
perdendo la luce che l'anima irradiava,
prendendo una maschera
che il vero io celava.
Noia e traguardi di vita dimenticati,
nel tempo
scavarono fra noi dolorosi baratri
che divisero le nostre anime
un tempo in simbiosi.
come cocci di vetro,
ciondoli di sale,
matite di nuvole,
ali di farfalle colorate.
Neve di marzo
e bugia di primavera,
cappuccino d’orizzonte,
fiaba di dolce notte,
vela di naufraga barca,
pagliuzza d’arena di scoglio,
fragili scorze d’alba e tramonto.
Giorni,
come fiori di ghiaccio,
orchestre d’amache e parole,
pergamene di cuore,
rondini libere nel vento.












