È specchio magico aperto al colore
al giallo violento del sole d’estate
al verde speranza di un’altra vita
al rosso sangue di una guerra infinita.
Poi gli elmi e le vesti fiorite
dei cavalieri, le giostre alate
su destrieri slanciati e l’amore.
Ferraù e Orlando poi Agramante
Cloridano e Medoro i saraceni
Angelica, Doralice e Bradamante
una vetrata di luce e un diamante.
Il medioevo è tornato ma gli indovini
non l’hanno azzeccato alla fonte.
È un tourbillon di spezie e sapori
d’oltremare, contaminazione
di fuochi e preghiere, l’odio
è ritornato, ma lo stadio
già fischia, la folle ribellione
finirà se brilleranno i colori.
C’ê un ponte di dodici barche
tra le nostre due rive opposte
la strada che si forma è a due sensi
ma chi sbarca non riscuote consensi.
Il taglio degli alberi delle foreste
è sospeso, le mani sono sporche.
Siamo destinati a conoscerci
e a scambiarci le anime
tra l’abisso e il cielo,
cattedrali avvolte in un velo
da sposa. Ci saranno lacrime
e ci toccherà raccogliere i cocci.
Non ci sono più linee diritte
ma curve addolcite da un vezzo
uno sbuffo di colore, una gioia
non trattenuta, della noia
non c’è traccia tra le foglie
di questo piano terreno. Il lezzo
del mondo è fuori dalle pareti dipinte.
al giallo violento del sole d’estate
al verde speranza di un’altra vita
al rosso sangue di una guerra infinita.
Poi gli elmi e le vesti fiorite
dei cavalieri, le giostre alate
su destrieri slanciati e l’amore.
Ferraù e Orlando poi Agramante
Cloridano e Medoro i saraceni
Angelica, Doralice e Bradamante
una vetrata di luce e un diamante.
Il medioevo è tornato ma gli indovini
non l’hanno azzeccato alla fonte.
È un tourbillon di spezie e sapori
d’oltremare, contaminazione
di fuochi e preghiere, l’odio
è ritornato, ma lo stadio
già fischia, la folle ribellione
finirà se brilleranno i colori.
C’ê un ponte di dodici barche
tra le nostre due rive opposte
la strada che si forma è a due sensi
ma chi sbarca non riscuote consensi.
Il taglio degli alberi delle foreste
è sospeso, le mani sono sporche.
Siamo destinati a conoscerci
e a scambiarci le anime
tra l’abisso e il cielo,
cattedrali avvolte in un velo
da sposa. Ci saranno lacrime
e ci toccherà raccogliere i cocci.
Non ci sono più linee diritte
ma curve addolcite da un vezzo
uno sbuffo di colore, una gioia
non trattenuta, della noia
non c’è traccia tra le foglie
di questo piano terreno. Il lezzo
del mondo è fuori dalle pareti dipinte.
5 commenti
Fiumi d'inchiostro e scogli d'alabastro,
la strada stretta, il chiostro sotto l'astro,
chi porta in un canestro i sogni al nastro,
ed io ho soltanto l'estro, il mio disastro.
Incastro, prostro, addestro le parole,
stropiccio, straccio, intreccio il mio dolore,
quando mi sento triste abbraccio il sole
con gli occhi, nascondendo il male al cuore.
Il dritto, il suo rovescio, il manco, il destro,
distrattamente astratto il mio maldestro
delirio di giocare col pensiero
quando vorrei il suo peso più leggero.
la strada stretta, il chiostro sotto l'astro,
chi porta in un canestro i sogni al nastro,
ed io ho soltanto l'estro, il mio disastro.
Incastro, prostro, addestro le parole,
stropiccio, straccio, intreccio il mio dolore,
quando mi sento triste abbraccio il sole
con gli occhi, nascondendo il male al cuore.
Il dritto, il suo rovescio, il manco, il destro,
distrattamente astratto il mio maldestro
delirio di giocare col pensiero
quando vorrei il suo peso più leggero.
Nasce rugiada di luce
come fiore d’inverno,
neve dolce come roccia,
respiro d’alveare di cielo.
Foglie zuccherate dal gelo
scintillano come scorze d’infinito,
son veli scuciti d’aquiloni colorati,
intrecci di nuvole dal tempo sfibrati.
Mi specchio in un brivido di sole,
bracco petali d’aria fra i pini d’ottobre,
come fiore d’inverno,
parafraso comete d’una stagione di cuore.
come fiore d’inverno,
neve dolce come roccia,
respiro d’alveare di cielo.
Foglie zuccherate dal gelo
scintillano come scorze d’infinito,
son veli scuciti d’aquiloni colorati,
intrecci di nuvole dal tempo sfibrati.
Mi specchio in un brivido di sole,
bracco petali d’aria fra i pini d’ottobre,
come fiore d’inverno,
parafraso comete d’una stagione di cuore.
Quattro passi stanchi
per la palude stagnante.
Aria acre lacrima gli occhi
e brucia la gola.
Bronchi chiusi
in angusta stanza,
tossiscono secchi
come ritmica danza.
Rettili arcigni
scendono silenziosi
sulle sabbie roventi.
Fissi occhi,simili al vetro,
mirano a una preda
dal vestito tetro
Alligatori affamati,
cingono in cerchio
l'animale isolato
veloci felini
ballano aspramente
contendendosi l'atroce pasto.
Aridità smisurata
annienta i rettili
senza dignità e onore
per la palude stagnante.
Aria acre lacrima gli occhi
e brucia la gola.
Bronchi chiusi
in angusta stanza,
tossiscono secchi
come ritmica danza.
Rettili arcigni
scendono silenziosi
sulle sabbie roventi.
Fissi occhi,simili al vetro,
mirano a una preda
dal vestito tetro
Alligatori affamati,
cingono in cerchio
l'animale isolato
veloci felini
ballano aspramente
contendendosi l'atroce pasto.
Aridità smisurata
annienta i rettili
senza dignità e onore
Tra le mille voci di questo mondo
che urla ogni giorno la sua ira, la sua vendetta,
ascolto la mia voce nel silenzio dell'anima.
Cerco, con molta fatica, di distinguerla dalle altre
per non perdere il mio senso di libertà, di vita, di faternità.
E, nel mentre il mondo continua a urlare,
rimango con gli occhi di un fanciullo a osservare il cielo grigio,
sperando che la smetta di piovere sangue.
Ma le speranze sono come sogni,
sogni che rimangono tali, poiché il mondo lo sentirem sempre urlare
e il cielo lo vedrem sempre grigio.
Nel frattempo continuo ad ascoltar la mia voce nel silenzio dell'anima.
che urla ogni giorno la sua ira, la sua vendetta,
ascolto la mia voce nel silenzio dell'anima.
Cerco, con molta fatica, di distinguerla dalle altre
per non perdere il mio senso di libertà, di vita, di faternità.
E, nel mentre il mondo continua a urlare,
rimango con gli occhi di un fanciullo a osservare il cielo grigio,
sperando che la smetta di piovere sangue.
Ma le speranze sono come sogni,
sogni che rimangono tali, poiché il mondo lo sentirem sempre urlare
e il cielo lo vedrem sempre grigio.
Nel frattempo continuo ad ascoltar la mia voce nel silenzio dell'anima.
Non mi senti più
mentre ululo al cielo
la mia appucundria:
del tempo fuggito,
dello spazio,
del mare.
Non
vuoi
più guardare
mani che tremano
e occhi che lacrimano;
non puoi più sostenere
i miei sogni infantili,
perché oramai li
hai scambiati
per incubi.
Però io
lo sento tutto
il tuo disprezzo,
e non ce la faccio
a non guardarti
mentre smetti,
poco a poco,
di amarmi.
Un altro mondo è raggiungibile.
Prima del Titanic le navi
erano più sicure, ora potresti
andarci in astronave pagando
il biglietto a un magnate del petrolio.
L’innocenza è nei colori a olio
le ragazze con le ghirlande sullo sfondo
hanno la pelle ambrata. Vorresti
tornare a casa, forse ieri potevi
oggi non hai le forze. E’ credibile.
In Bretagna la vita era semplice
non come a Parigi, i colori erano smorti
e tu avevi bisogno di più luce.
Cristo era giallo, ma in croce
nei tuoi pensieri non c’era il vento.
La passione una sola, ma il conto
da saldare era salato, ah se una voce
ti avesse detto che in un giorno di pace
alla Bastiglia, persino i galeotti
avrebbero avuto una tua tela nella cornice!
Li chiamano selvaggi ma sono uomini
in cerca di semplicità, la civiltà
ci ha corrotti, le malattie hanno nomi
diversi, più spaventosi, ma è il cuore
dell’uomo a essere finito nel burrone.
L’arte è estrema, è questa convinzione
a muoverci, sangue, ispirazione e furore
poi catarsi. L’età delle rivolte e dei lumi
ha spazzato via il vecchio, la verità
è rimasta nell’ombra, l’arte non è dei sani.
Prima del Titanic le navi
erano più sicure, ora potresti
andarci in astronave pagando
il biglietto a un magnate del petrolio.
L’innocenza è nei colori a olio
le ragazze con le ghirlande sullo sfondo
hanno la pelle ambrata. Vorresti
tornare a casa, forse ieri potevi
oggi non hai le forze. E’ credibile.
In Bretagna la vita era semplice
non come a Parigi, i colori erano smorti
e tu avevi bisogno di più luce.
Cristo era giallo, ma in croce
nei tuoi pensieri non c’era il vento.
La passione una sola, ma il conto
da saldare era salato, ah se una voce
ti avesse detto che in un giorno di pace
alla Bastiglia, persino i galeotti
avrebbero avuto una tua tela nella cornice!
Li chiamano selvaggi ma sono uomini
in cerca di semplicità, la civiltà
ci ha corrotti, le malattie hanno nomi
diversi, più spaventosi, ma è il cuore
dell’uomo a essere finito nel burrone.
L’arte è estrema, è questa convinzione
a muoverci, sangue, ispirazione e furore
poi catarsi. L’età delle rivolte e dei lumi
ha spazzato via il vecchio, la verità
è rimasta nell’ombra, l’arte non è dei sani.
Non sembra, o è, esorbitante
della zia Ellen alta e bionda
l'indiano sole in bocca del viso
in cui cado riacceso -
e si fa esotico fiore
d'una propria gioventù il mio pensiero di poc'anzi
e prendo coraggio e le sorrido
mentre uscita dai bicchieri d'oro di Lucrezio lei
scalza delle sue spiagge e delle sue corniole
geniale parla a un bimbo di uova sode.
La posta è stata altissima ed ho messo
sul piatto della sorte la mia vita
puntando contro il sole e il suo riflesso
sui muri di una strada senza uscita.
Decisi di vedere, di toccare
con mano l'altra mano di un disegno
diabolico, tra il buio ed il bagliore
di un sogno indegno all'ombra delle aurore.
La posta è stata altissima e ho rischiato
il fiato barattando con la sorte
il tempo ed ho battuto chi ha barato
giocando sporco insieme alla mia morte.
sul piatto della sorte la mia vita
puntando contro il sole e il suo riflesso
sui muri di una strada senza uscita.
Decisi di vedere, di toccare
con mano l'altra mano di un disegno
diabolico, tra il buio ed il bagliore
di un sogno indegno all'ombra delle aurore.
La posta è stata altissima e ho rischiato
il fiato barattando con la sorte
il tempo ed ho battuto chi ha barato
giocando sporco insieme alla mia morte.
Dispensatore
di fantasiose promesse mai mantenute.
Un marinaio ha lasciato la sua barca
per confinarsi
sulla ostile terra,
scura e stretta.
Una divisa bianca
manca di candore immacolato.
patetica parata di avventuriero consumato.
La pelle non tirata a lucido
svela un involucro ricoperto di telo,
incancrenito da salsedine.
Tanti porti han tollerato
la sua superbia;
ascoltato mirabili gesta
di omerico eroe.
Un marinaio in ginocchio
incontra l'agonia della terraferma;
ha dimenticato di saper nuotare;
non distingue
la divina stella
protettrice del suo orientamento.
La sua ciurma più fedele
nega oradi averlo conosciuto
di fantasiose promesse mai mantenute.
Un marinaio ha lasciato la sua barca
per confinarsi
sulla ostile terra,
scura e stretta.
Una divisa bianca
manca di candore immacolato.
patetica parata di avventuriero consumato.
La pelle non tirata a lucido
svela un involucro ricoperto di telo,
incancrenito da salsedine.
Tanti porti han tollerato
la sua superbia;
ascoltato mirabili gesta
di omerico eroe.
Un marinaio in ginocchio
incontra l'agonia della terraferma;
ha dimenticato di saper nuotare;
non distingue
la divina stella
protettrice del suo orientamento.
La sua ciurma più fedele
nega oradi averlo conosciuto
Scalzi pianeti in equilibrio
fra lucciole di stelle argentate
colorano i ciottoli in riva al mare
ed io son grafite d’orizzonte,
arpa di fragili foglie arrossite,
marzapane lunare fra piume di giunchi.
Le nuvole son faro d’appiglio di cuore
ed io ricordo spremute di petali autunnali,
baci di brina fra spoglie vestaglie di sole,
scalzi pianeti in equilibrio
son zagare d’ambra e luce passionale
fra sagitte di ghiaccio e polvere equatoriale.
fra lucciole di stelle argentate
colorano i ciottoli in riva al mare
ed io son grafite d’orizzonte,
arpa di fragili foglie arrossite,
marzapane lunare fra piume di giunchi.
Le nuvole son faro d’appiglio di cuore
ed io ricordo spremute di petali autunnali,
baci di brina fra spoglie vestaglie di sole,
scalzi pianeti in equilibrio
son zagare d’ambra e luce passionale
fra sagitte di ghiaccio e polvere equatoriale.
Tra nuove rovine, ed eterni ruderi
ogni giorno amo la mia terra,
la sua dura corteccia e le
sue braccia materne.
Le radici di pace dell’ulivo,
forti, nel segreto della terra
e l'esiliato mare.
Vie, fatte di legno e di carbone
vasi rotti e pianti infranti.
Echi remoti, e impervia pace...
Ahi! L’eterna decisione dell’andare!
Che se non fosse per il suo colore,
che verde ardente emana,
e le mille farfalle appese al sole,
il suo profumo d’abbandono,
terra di gioia e di miseria...
...se non fosse!
Se non fosse...
...se non fosse!
Se non fosse...
...Morente, incantevole prodigio che ci assale
per scioglierne le lacrime.


Erano le estati dell'infanzia
ricca di illusioni a venire
in cui non c'era un perchè
le domande erano ombre nel futuro
arrivava il sole
ed il funereo rito scolastico
veniva abbattuto da urla selvagge
e corse a perdifiato
dove crescevano i pini
luno la sabbia di Lignano
mentre il mare benediceva
un piccolo barbaro biondo
invasore di una pineta
che si affacciava
a quelle estati dell'adolescenza
dove i sogni prendevano fuoco
con la voce degli angeli caduti di Seattle
e nuove speranze di luce
venivano immolate e bruciate
nel gran buco nero italiano
sepolte sotto un'autostrada che andava verso il nulla
mentere un'altra andava a sentire
l'odore dei pini di montagna
o il caldo ormonale della sabbia di Maremma
a guardare gli occhi azzurri del Tirreno
che riflettevano visioni
delle figlie celesti di Venere
danzanti sulle onde
costante presenza negli onirici pensieri
di un ragazzo
che guardava
alle estati dell'età adulta
dove i pini sfumano lentamente
nel riflesso del caldo
ed il loro odore svanisce
nell'aria afosa e viziata
di un deserto estivo
nel quale l'eterno presente
mastica l'orizzonte
e le immagini incerte
dei giorni a venire
come miraggi illudono
la vista di un uomo
disilluso.
ricca di illusioni a venire
in cui non c'era un perchè
le domande erano ombre nel futuro
arrivava il sole
ed il funereo rito scolastico
veniva abbattuto da urla selvagge
e corse a perdifiato
dove crescevano i pini
luno la sabbia di Lignano
mentre il mare benediceva
un piccolo barbaro biondo
invasore di una pineta
che si affacciava
a quelle estati dell'adolescenza
dove i sogni prendevano fuoco
con la voce degli angeli caduti di Seattle
e nuove speranze di luce
venivano immolate e bruciate
nel gran buco nero italiano
sepolte sotto un'autostrada che andava verso il nulla
mentere un'altra andava a sentire
l'odore dei pini di montagna
o il caldo ormonale della sabbia di Maremma
a guardare gli occhi azzurri del Tirreno
che riflettevano visioni
delle figlie celesti di Venere
danzanti sulle onde
costante presenza negli onirici pensieri
di un ragazzo
che guardava
alle estati dell'età adulta
dove i pini sfumano lentamente
nel riflesso del caldo
ed il loro odore svanisce
nell'aria afosa e viziata
di un deserto estivo
nel quale l'eterno presente
mastica l'orizzonte
e le immagini incerte
dei giorni a venire
come miraggi illudono
la vista di un uomo
disilluso.
Baciata dal sole, carezzata dal vento,
coccolata dalla luna, sono seme nel terreno,
mentre la pioggia mi disseta e nutre.
Punto i piedi e nasco come il giorno dopo la notte.
Assaggio l’erba fresca
e fra ortiche, rovi, rose e fiori profumati vivo...
Sussurro alle fate e bacio aliti di vento,
poi ebbra di luce, mi spengo in mare,
per rinascere in cielo come luminosa stella.
coccolata dalla luna, sono seme nel terreno,
mentre la pioggia mi disseta e nutre.
Punto i piedi e nasco come il giorno dopo la notte.
Assaggio l’erba fresca
e fra ortiche, rovi, rose e fiori profumati vivo...
Sussurro alle fate e bacio aliti di vento,
poi ebbra di luce, mi spengo in mare,
per rinascere in cielo come luminosa stella.








