Autostrade d’anima
verniciano faraglioni di cielo.
Scalzo è il mio sguardo terso,
silenzioso s’imbionda di ruderi e stelle
ed una pronominale vertebra di marea
allatta d’inchiostro i miei neri capelli.
Tachicardiche galassie d’avena
son brina ricamata sulla nuda pelle,
una camicia di pallido sole
aggroviglia il bacio solitario
d’una passeggiata d’ombre pensierose.
Autostrade d’anima
verniciano faraglioni di cielo
profumando, d’infinito sogno, la sera.
verniciano faraglioni di cielo.
Scalzo è il mio sguardo terso,
silenzioso s’imbionda di ruderi e stelle
ed una pronominale vertebra di marea
allatta d’inchiostro i miei neri capelli.
Tachicardiche galassie d’avena
son brina ricamata sulla nuda pelle,
una camicia di pallido sole
aggroviglia il bacio solitario
d’una passeggiata d’ombre pensierose.
Autostrade d’anima
verniciano faraglioni di cielo
profumando, d’infinito sogno, la sera.
6 commenti
Il mercurio color cielo ti circonda.
E sotto, dal basso, betulle che ho preferito alle ragazze
agitano a tratti le foglie,
salutano la notte.
E sopra, dall'alto, ma ancora lontanissima la neve
E sopra, dall'alto, ma ancora lontanissima la neve
già si posa di primi silenzi.
Ci si innalza grigi come vecchi camosci
a un rosa pallido di stelle fresche.

Passerelle sospese
fanno da ponte.
I ciotoli dei viottoli
luccicano.
La pioggerellina
sottile e fastidiosa,
costringe ad aprire gli ombrelli,
il vetro soffiato
illumina le vetrine.
Il ponte dei sospiri
fa da cornice
agli innamorati.
Persino l'odore dei canali
diventa profumo.
Come non amarla ?
A volte
il destino si mette contro.
Da romantica
si trasforma in prigione.
Una prigione
senza chiavi
per aprire i lucchetti.
Sofferenza...
Attesa...
Solitudine...
Ed è cosi
che dall'amore,
si passa alla tristezza.
fanno da ponte.
I ciotoli dei viottoli
luccicano.
La pioggerellina
sottile e fastidiosa,
costringe ad aprire gli ombrelli,
il vetro soffiato
illumina le vetrine.
Il ponte dei sospiri
fa da cornice
agli innamorati.
Persino l'odore dei canali
diventa profumo.
Come non amarla ?
A volte
il destino si mette contro.
Da romantica
si trasforma in prigione.
Una prigione
senza chiavi
per aprire i lucchetti.
Sofferenza...
Attesa...
Solitudine...
Ed è cosi
che dall'amore,
si passa alla tristezza.
Nasce lieto il giorno fra chiacchiericci di note
e conversazioni di esuberanti uccelli.
Ovunque odo, narrazioni d'acqua, sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli, arpeggi di fontane
ed echi montanari che intonano canti alpini.
Mentre madre natura accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io, in quel gaio e armonico spettegolìo di suoni.
e conversazioni di esuberanti uccelli.
Ovunque odo, narrazioni d'acqua, sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli, arpeggi di fontane
ed echi montanari che intonano canti alpini.
Mentre madre natura accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io, in quel gaio e armonico spettegolìo di suoni.
Più morbo batte, urta e distrugge,
più le stagioni si rincorrono
disperdono gelo e vento
albe dorate e tramonti infuocati,
mari trasparenti da onde galoppanti
primavere traboccanti di svariati olezzi,
più con la mente torno
nel gaio percorso insieme vissuto
tra alunni da comprendere e da amare,
cultura da trasmettere
e le calde risate che la nostra vita intrecciavano.
Più desidero farti presente della recente sventura
che luce in tenebra mi ha trasformato,
più nel tuo cuore sofferenza trova dolce dimora.
Di te il Signore si serve, amica e collega adorata,
per realizzare i Suoi piani ti ha prescelta.
Noi miseri comprendere il destino non si può
il tuo Angelo vive di te e con te
armonia spande ove buio annulla,
mentre tua madre per sè serba il dolore,
gli altri consola con occhi di fede e di gioia.
Marcella, missione d'altruismo e d'amore,
il tuo risveglio immediato,
dopo lunghi anni, dal nostro buon Dio imploriamo!
più le stagioni si rincorrono
disperdono gelo e vento
albe dorate e tramonti infuocati,
mari trasparenti da onde galoppanti
primavere traboccanti di svariati olezzi,
più con la mente torno
nel gaio percorso insieme vissuto
tra alunni da comprendere e da amare,
cultura da trasmettere
e le calde risate che la nostra vita intrecciavano.
Più desidero farti presente della recente sventura
che luce in tenebra mi ha trasformato,
più nel tuo cuore sofferenza trova dolce dimora.
Di te il Signore si serve, amica e collega adorata,
per realizzare i Suoi piani ti ha prescelta.
Noi miseri comprendere il destino non si può
il tuo Angelo vive di te e con te
armonia spande ove buio annulla,
mentre tua madre per sè serba il dolore,
gli altri consola con occhi di fede e di gioia.
Marcella, missione d'altruismo e d'amore,
il tuo risveglio immediato,
dopo lunghi anni, dal nostro buon Dio imploriamo!
Suonavi per me
immemori melodie
che io recepivo
assorbendone ogni sua nota
che mi regalava albe meravigliose
e giorni inghirlandati
riscaldati dal tuo fulgente sole
riflesso e richiamo del tuo amore.
Era il tempo dei nidi e dei pigolii incrociati
complicità di sentimenti
carezze alate nelle notti innamorate
che profumavano di te.
Poi foglie marce e nubi io vidi,
dell'ombra l'anima fu disseminata
e il cuore poggiò su spigoli appuntiti,
non ci furono più nuovr fioriture
a rinverdire le stagioni a venire.
C’è un dio che l’ha ordinato
uno dei tanti che arma la mano
di assassini spietati?
Siamo stati creati
o siamo solo in movimento
tra galassie e buchi neri
filamenti di tempo e cemento
embrioni di eternità
solo intravista, veri
testimoni del male
che percorre l’universo?
Non c’è soccorso
o concorso di colpa
se sono queste le radici
se il peccato originale
è nell’assenza di senso
di questo vagare informale
tra deserti, nebbie e alveari
sulle sponde di flussi stellari.
La risposta non è il vento
a soffiarla, non c’è, punto.
C’è questo abbozzo di tragedia
un finale che è inizio
il moto circolare del pensiero
in mare aperto e l’indizio
lo squarcio inatteso che è speranza.
Gli spari, poi, un’altra mattanza.
uno dei tanti che arma la mano
di assassini spietati?
Siamo stati creati
o siamo solo in movimento
tra galassie e buchi neri
filamenti di tempo e cemento
embrioni di eternità
solo intravista, veri
testimoni del male
che percorre l’universo?
Non c’è soccorso
o concorso di colpa
se sono queste le radici
se il peccato originale
è nell’assenza di senso
di questo vagare informale
tra deserti, nebbie e alveari
sulle sponde di flussi stellari.
La risposta non è il vento
a soffiarla, non c’è, punto.
C’è questo abbozzo di tragedia
un finale che è inizio
il moto circolare del pensiero
in mare aperto e l’indizio
lo squarcio inatteso che è speranza.
Gli spari, poi, un’altra mattanza.
Rimando a te, o Musa, le memorie
di ardori felici. Attendiamo insieme
il tempo perduto, così sono le lacrime
forti, sulle tenere guance assopite.
Una piccola gioia, placida e fresca,
nell'ultimo sguardo maturo. Sei in piedi,
sulle scalinate bianche,
che occhi sono i tuoi, i più belli
e più tristi, Musa, quando il tuo
cuore è distante dal mio ti amo,
ti desidero follemente, sei così
fragile e pallida, e le tue spalle
sono contro il muro, non vuoi farmi
notare che tremi, ma non c'è
nascondiglio per i tuoi occhi. C'è tanta
terra nel tuo cuore, verdi distese di
pascoli a est, che incontrano ampie
plaghe azzurrine, nelle spume d'onde
sulla calme ripe di freschi fiumi,
dai caldi monsoni debolmente scossi.
Vorrei abitare nelle terre del tuo giovane
cuore, costruire una casa graziosa,
poco ingombrante, coltivare sogni,
illuminare la sera di accesi falò, e
giocare con le stelle del tuo cielo.
Ma non posso. Non posso!
Ci incontreremo un giorno, un giorno
ci rivedremo, ci salutermo.
E anche allora non potrò, non potrò
che sorridere felice della tua vita compiuta.
di ardori felici. Attendiamo insieme
il tempo perduto, così sono le lacrime
forti, sulle tenere guance assopite.
Una piccola gioia, placida e fresca,
nell'ultimo sguardo maturo. Sei in piedi,
sulle scalinate bianche,
che occhi sono i tuoi, i più belli
e più tristi, Musa, quando il tuo
cuore è distante dal mio ti amo,
ti desidero follemente, sei così
fragile e pallida, e le tue spalle
sono contro il muro, non vuoi farmi
notare che tremi, ma non c'è
nascondiglio per i tuoi occhi. C'è tanta
terra nel tuo cuore, verdi distese di
pascoli a est, che incontrano ampie
plaghe azzurrine, nelle spume d'onde
sulla calme ripe di freschi fiumi,
dai caldi monsoni debolmente scossi.
Vorrei abitare nelle terre del tuo giovane
cuore, costruire una casa graziosa,
poco ingombrante, coltivare sogni,
illuminare la sera di accesi falò, e
giocare con le stelle del tuo cielo.
Ma non posso. Non posso!
Ci incontreremo un giorno, un giorno
ci rivedremo, ci salutermo.
E anche allora non potrò, non potrò
che sorridere felice della tua vita compiuta.
Il mormorio degli angeli
disegna cateti di sogni incantevoli
fra cicatrici d’asteroide di nuvola,
dardi di rondine e zucchero d’ombre.
Le coniugazioni del tramonto
son piume d’una confettura di sera
mentre prati d’amache sorseggiano
scapestrati riccioli di stelle cadenti
come nettare di crepe d’anima
fra lenzuola di passi e baci d’azzurro.
Il mormorio degli angeli
strattona frattaglie di luna cristallo,
stoviglie d’un vello d’ottobre
carezzano origami di vesti ed albori,
mentre galassie di vento fecondano
il rivolo d’un cullar di spighe di nebbia.
disegna cateti di sogni incantevoli
fra cicatrici d’asteroide di nuvola,
dardi di rondine e zucchero d’ombre.
Le coniugazioni del tramonto
son piume d’una confettura di sera
mentre prati d’amache sorseggiano
scapestrati riccioli di stelle cadenti
come nettare di crepe d’anima
fra lenzuola di passi e baci d’azzurro.
Il mormorio degli angeli
strattona frattaglie di luna cristallo,
stoviglie d’un vello d’ottobre
carezzano origami di vesti ed albori,
mentre galassie di vento fecondano
il rivolo d’un cullar di spighe di nebbia.
La mia base è in quella palafitta
sul lungomare ad est della città
c’è più successo nel fallimento
dice chi non arriva a stento
a fine mese. Non chiedi la carità
all’angolo della chiesa sfitta
però suoni brani degli Intillimani
per chi vuole tornare indietro al domani.
Il lupo cattivo ha la gonna
della nonna, se la nipote
lo scambia per un travestito
è perché ne ha visto la foto in un sito
di scambisti. E’ la preda, l’ospite
da sfoggiare al concerto di Madonna
la nonna ha la faccia molto tirata
l’ultimo ritocco è stato una cazzata.
C’è un vento che spazza via l’amore
e la pioggia ha i colori della notte
il fuorilegge guarda l’orizzonte lontano
non ha più casa e famiglia e il grano
dei campi è il letto, il tetto è nelle grotte
nello scantinato del cielo senza colore.
Una giornata da disoccupato, le banche stanno
da qualche parte, ma in pochi ormai ci vanno.
Ti ho perso e non c’è sempre un motivo
nello specchio c’è una foto di prima
di quando le auto partivano a spinta
e tu non avevi una casa dipinta
con macchie di muffa e la trama
dei libri non era semplificata, lascivo
era il sogno, fragile il tempo in cui vivo.
sul lungomare ad est della città
c’è più successo nel fallimento
dice chi non arriva a stento
a fine mese. Non chiedi la carità
all’angolo della chiesa sfitta
però suoni brani degli Intillimani
per chi vuole tornare indietro al domani.
Il lupo cattivo ha la gonna
della nonna, se la nipote
lo scambia per un travestito
è perché ne ha visto la foto in un sito
di scambisti. E’ la preda, l’ospite
da sfoggiare al concerto di Madonna
la nonna ha la faccia molto tirata
l’ultimo ritocco è stato una cazzata.
C’è un vento che spazza via l’amore
e la pioggia ha i colori della notte
il fuorilegge guarda l’orizzonte lontano
non ha più casa e famiglia e il grano
dei campi è il letto, il tetto è nelle grotte
nello scantinato del cielo senza colore.
Una giornata da disoccupato, le banche stanno
da qualche parte, ma in pochi ormai ci vanno.
Ti ho perso e non c’è sempre un motivo
nello specchio c’è una foto di prima
di quando le auto partivano a spinta
e tu non avevi una casa dipinta
con macchie di muffa e la trama
dei libri non era semplificata, lascivo
era il sogno, fragile il tempo in cui vivo.
Risplende di luce il
sole che la notte l'occhio
fanciullo abbaglia.
Risplende di ribellione l'immortale
pianto dolce e amaro che
irrigidisce in iroso rovello
al solletico di vita che
infuria e sorridi nel gran
pianto sul petto della madre
che impetuoso batte il
malinconico tormento. Lasci
piangere e disperi, anima
vagabonda notturna, i perduti
valori, i primogeniti amori,
le nuove visioni.
Compredimi, anima
buona, che solo da marinaio
avanzo in mari inesplorati di
eventi e traccio la mappa nuda.
La vecchia bussola che mi
hai donato l'ho gettata lontano,
non esiste importante
scoperta senza naufragio.
Questa è l'epoca del naufragio,
della stagione più bella, armato
di vigore ardente, salpo solitario.
Canto i passi maledetti, canto
la consapevolezza nuova, canto il
viaggio, mentre affoga
strozzato il tuo gran cuore.
sole che la notte l'occhio
fanciullo abbaglia.
Risplende di ribellione l'immortale
pianto dolce e amaro che
irrigidisce in iroso rovello
al solletico di vita che
infuria e sorridi nel gran
pianto sul petto della madre
che impetuoso batte il
malinconico tormento. Lasci
piangere e disperi, anima
vagabonda notturna, i perduti
valori, i primogeniti amori,
le nuove visioni.
Compredimi, anima
buona, che solo da marinaio
avanzo in mari inesplorati di
eventi e traccio la mappa nuda.
La vecchia bussola che mi
hai donato l'ho gettata lontano,
non esiste importante
scoperta senza naufragio.
Questa è l'epoca del naufragio,
della stagione più bella, armato
di vigore ardente, salpo solitario.
Canto i passi maledetti, canto
la consapevolezza nuova, canto il
viaggio, mentre affoga
strozzato il tuo gran cuore.
C'ero riuscito in gran segreto.
Lo avevano intuito soltanto
i mendicanti ai lati.
Ebbi la presunzione
di immortalare una smorfia
nel flusso indefinito degli eventi.
Aveva vinto anche la donna scalza,
la quale tratteneva il respiro
per poi sbuffare un uragano.
E il frantumarsi dei cristalli,
mi era vietato un attimo d'oblio.
Fra la canala e la parabola
un gatto guardava lontano,
urtando l'unico vaso di gerani del palazzo.
La sirena scarsa di un capriccio femminile:
ero tentato dal pietrificare Eco,
ma preferii continuare a sorridere in avanti.
Lo avevano intuito soltanto
i mendicanti ai lati.
Ebbi la presunzione
di immortalare una smorfia
nel flusso indefinito degli eventi.
Aveva vinto anche la donna scalza,
la quale tratteneva il respiro
per poi sbuffare un uragano.
E il frantumarsi dei cristalli,
mi era vietato un attimo d'oblio.
Fra la canala e la parabola
un gatto guardava lontano,
urtando l'unico vaso di gerani del palazzo.
La sirena scarsa di un capriccio femminile:
ero tentato dal pietrificare Eco,
ma preferii continuare a sorridere in avanti.
Il tuo braccio di cenere ha conservato
una postura strana e vuota
in bilico nel tempo statico
che sfuma
tra le tende della dimenticanza.
Zanzare in caccia
mi seguono fastidiose
certi pensieri hanno luci spente
Da una sigaretta
espiro fumo, lieve che le disorienta
la punta infuocata ha bruciato a lungo
esala scie di tenue corposità
assumendo forme circolari...
una postura strana e vuota
in bilico nel tempo statico
che sfuma
tra le tende della dimenticanza.
Zanzare in caccia
mi seguono fastidiose
certi pensieri hanno luci spente
Da una sigaretta
espiro fumo, lieve che le disorienta
la punta infuocata ha bruciato a lungo
esala scie di tenue corposità
assumendo forme circolari...
Questa dei piedi addormentati è una costante
quando scrivo, e anche ora,
mentre ricordo di stamattina
la sensazione frusciante
di avere una bicicletta alle calcagna.
Ma non c'è nulla, no,
e nessuno.
Girato lo sguardo
il cancello è chiuso, e sono quasi sicuro
che si muovevano solo delle camomille
la testa fuori dai nascondigli gialli.
Da Sant'Elena* in poi il mare
indicava l'orizzonte
per poi confondersi con esso
grande, limpido
una continua armoiosa sinfonia
interrotta da interludi di isole
nuvole smorzavano i raggi del sole
fluttuante nel suo azzurro infinito
mentre la sua luce rischiarava
la piccola Armenia** dove i mechitaristi
raccolgon rose coltivando speranze
sotto l'ombra protettiva del khatchkar***
ed io seduto su una panchina
la birra che invadeva l'anima
mi facevo trasportare
dall'odore del salso
dal suono dell'acqua
verso le montagne nello sfondo
e barche galleggiavano
verso lidi lontani oltre
le colonne d'Ercole degli occhi
così prendeva forma il viaggio senza meta
il viaggio senza fine
dove non c'è arrivo
ma solo partenza verso il non conosciuto
l'essere un eterno Ulisse senza un'Itaca
a cui approdare
senza Proci da scannare
quando l'aria leggera
come una rondine planava
sulla superficie dell'acqua
cha veniva cavalcata dalla bianca spuma
per poi finire la sua corsa
di cavallo imbizzarrito contro la riva
non era la baia di Frisco****
e le cose non dovevano cambiare
dovevano solo iniziare
da me dal mio foglio di carta
dalla lattina di birra distesa
al sole su una panchina.
*Isola di Sant'Elena quartiere della città di Venezia.
**Isola degli Armeni sede del monastero dell'ordine dei Mekhitaristi
dove viene prodotta una marmellata di petali di rose dagli stessi monaci.
***Croce di pietra armena.
****Omaggio alla canzone di Otis Redding
(Sittin'on) the dock of the bay.
indicava l'orizzonte
per poi confondersi con esso
grande, limpido
una continua armoiosa sinfonia
interrotta da interludi di isole
nuvole smorzavano i raggi del sole
fluttuante nel suo azzurro infinito
mentre la sua luce rischiarava
la piccola Armenia** dove i mechitaristi
raccolgon rose coltivando speranze
sotto l'ombra protettiva del khatchkar***
ed io seduto su una panchina
la birra che invadeva l'anima
mi facevo trasportare
dall'odore del salso
dal suono dell'acqua
verso le montagne nello sfondo
e barche galleggiavano
verso lidi lontani oltre
le colonne d'Ercole degli occhi
così prendeva forma il viaggio senza meta
il viaggio senza fine
dove non c'è arrivo
ma solo partenza verso il non conosciuto
l'essere un eterno Ulisse senza un'Itaca
a cui approdare
senza Proci da scannare
quando l'aria leggera
come una rondine planava
sulla superficie dell'acqua
cha veniva cavalcata dalla bianca spuma
per poi finire la sua corsa
di cavallo imbizzarrito contro la riva
non era la baia di Frisco****
e le cose non dovevano cambiare
dovevano solo iniziare
da me dal mio foglio di carta
dalla lattina di birra distesa
al sole su una panchina.
*Isola di Sant'Elena quartiere della città di Venezia.
**Isola degli Armeni sede del monastero dell'ordine dei Mekhitaristi
dove viene prodotta una marmellata di petali di rose dagli stessi monaci.
***Croce di pietra armena.
****Omaggio alla canzone di Otis Redding
(Sittin'on) the dock of the bay.










