Me sa che voi giocà co lo scopo
de fare tu er gatto ed io er topo.
Ma io non so ‘n sorcetto sprovveduto
so granne, grosso ed anche ‘n po’ canuto.
Ce lo so bene come evità
la trappola der gatto che me vo magnà.
An vedi quanto sei pischellina,
te pensi che te creda poverina !
Mò non mi ami, non m’hai mai amato
solo ‘n amico m’hai considerato.
Ma io te sento a me morto vicina,
quanno ce sei s’accenne a lampadina,
me parli ar core come sa far chi
sa che l’amore abita ormai li.
Lo voi negà pure a te stessa ?
Sei cotta, amò, e nun sortanto lessa.
Che poi tu ce abbia l’affari tua
e voglia apparir come ‘n ingenua,
nun toje che me possa amare
senza per questo volerlo ostentare.
Giochi co te, co a tua serenità
e nun capisco io che ce sto a fa.
Ma er topo no ! Tra le tue grinfie io
farei dell’altro, perdoni er Buon Dio,
che farmi prennere pe li fondelli
da gatti in carenza di cervelli !
de fare tu er gatto ed io er topo.
Ma io non so ‘n sorcetto sprovveduto
so granne, grosso ed anche ‘n po’ canuto.
Ce lo so bene come evità
la trappola der gatto che me vo magnà.
An vedi quanto sei pischellina,
te pensi che te creda poverina !
Mò non mi ami, non m’hai mai amato
solo ‘n amico m’hai considerato.
Ma io te sento a me morto vicina,
quanno ce sei s’accenne a lampadina,
me parli ar core come sa far chi
sa che l’amore abita ormai li.
Lo voi negà pure a te stessa ?
Sei cotta, amò, e nun sortanto lessa.
Che poi tu ce abbia l’affari tua
e voglia apparir come ‘n ingenua,
nun toje che me possa amare
senza per questo volerlo ostentare.
Giochi co te, co a tua serenità
e nun capisco io che ce sto a fa.
Ma er topo no ! Tra le tue grinfie io
farei dell’altro, perdoni er Buon Dio,
che farmi prennere pe li fondelli
da gatti in carenza di cervelli !
4 commenti
Ho sognato il tuo sorriso
e conosco ogni sua piega
sulla pelle, delle labbra,
che si stendono o si
uniscono in un bacio,
interpreto il segreto,
delle pieghe di velluto
sulle guance seguo il
cammino fino agli occhi
bagnati di gioia, delle ciglia
osservo il libero volo,
dell'iride ardente i cangianti
colori dell'alba e del
tramonto lontano, dei capelli,
in rivoli sciolti, ascolto
la corrente, delle mani
osservo il ballo incantato,
per i tuoi piedi gelati ho
parole calde di consolazione,
e tutto in te danza sotto le
vesti, c'è vita in ogni luogo,
dall'acqua liscia che
scorre sulle tue gambe,
fin sulle spiagge e ancora
altrove, sulle montagne, fin
al cielo notturno dei tuoi occhi,
dove mi fermo, poiché
è il luogo che più m'incanta,
e lì osserviamo assieme le stelle
e la timida luna.
e conosco ogni sua piega
sulla pelle, delle labbra,
che si stendono o si
uniscono in un bacio,
interpreto il segreto,
delle pieghe di velluto
sulle guance seguo il
cammino fino agli occhi
bagnati di gioia, delle ciglia
osservo il libero volo,
dell'iride ardente i cangianti
colori dell'alba e del
tramonto lontano, dei capelli,
in rivoli sciolti, ascolto
la corrente, delle mani
osservo il ballo incantato,
per i tuoi piedi gelati ho
parole calde di consolazione,
e tutto in te danza sotto le
vesti, c'è vita in ogni luogo,
dall'acqua liscia che
scorre sulle tue gambe,
fin sulle spiagge e ancora
altrove, sulle montagne, fin
al cielo notturno dei tuoi occhi,
dove mi fermo, poiché
è il luogo che più m'incanta,
e lì osserviamo assieme le stelle
e la timida luna.
Mostro vituperato
deriso e sputacchiato.
Fenomeno da baraccone
esposto
in una giostra di periferia.
Grossa testa e doppio mento.
Fonte di spettacolo esilarante.
Sono l'uomo elefante
e marcisco nel fango.
Indegno di ricevere amore:
non sono alto,bello ,prestante.
Il deserto è luogo congeniale:
passeggiare per chilometri e chilometri
irrorato da sole cocente.
Piedi scalzi,
torturati da miliardi di granelli.
E a sera mi sdraio sulle aride uadi.
A te, Dio rivolgo
gloria e riconoscenza.
Hai mostrato al mondo
un volto corroso dai limiti,
ma vero
e che si beffa
della boria degli ipocriti
deriso e sputacchiato.
Fenomeno da baraccone
esposto
in una giostra di periferia.
Grossa testa e doppio mento.
Fonte di spettacolo esilarante.
Sono l'uomo elefante
e marcisco nel fango.
Indegno di ricevere amore:
non sono alto,bello ,prestante.
Il deserto è luogo congeniale:
passeggiare per chilometri e chilometri
irrorato da sole cocente.
Piedi scalzi,
torturati da miliardi di granelli.
E a sera mi sdraio sulle aride uadi.
A te, Dio rivolgo
gloria e riconoscenza.
Hai mostrato al mondo
un volto corroso dai limiti,
ma vero
e che si beffa
della boria degli ipocriti
E' il poeta … (mnemosyne),
grande occhio d' amore
eroe e semidio…
Rammemorazione!
Rammemorazione!
Vino,
che fà dimenticare (l’ente)
che fà dimenticare (l’ente)
e nel contempo mantenerlo;
(ap-prensione)
verso l’originaria idea
del disvelar se stesso
in quel suo sentir (mancanza),
nell'eterno lutto, (costruente attesa)
a salvaguardar gli dèi fuggiti.
Il suo rioncorrerli, il ricondurli,
tradurne i sacri cenni, il lor dettato,
tradurne i sacri cenni, il lor dettato,
a preparar nuovo ritorno,nizio, altro tempo d’amore!
altro i
Allora?
Trionfi pure la poesia
su grandi padiglioni colorati!
su grandi padiglioni colorati!
…Ben vegano cento scritte
illuminate ad intermittenza;
illuminate ad intermittenza;
ci cadano pure addoso!
Ci ridiano Honderlin,
ci ridiano (l’esser-ci)
e nuovamente,
più originariamente, sia:
quel calice odoroso…L’Ereignis!


Ti sudava l'orlino della camicetta stinta,
tu seduta col ventaglio sulla pietra antica
che ascoltò il fiume e non le lacrime
delle lavandaie.
Vorrei dirti (oso, non oso?) di provare a trasformarti,
che sono quasi sfinito.
Fa' di quel nulla che provi per me, fra le magiche
parole che conosci, una Cetonia Dorata nell'afa.
Qualcosa ho visto o così credo
nel labirinto dei pensieri traditi
nelle gemme in svendita
al mercato dei ricordi confusi
nello scrigno delle emozioni in blu.
Eppure eri ancora tu a guidarmi
nelle vie di una città senza dolore
nei solchi del destino a puntate
nel vento che scuote foglie appassite.
Qualcosa hai visto e non ci credi ancora.
una grotta col cartello "affittasi a ore"
e la fila delle anime al settimo piano
del paradiso dei mendicanti d'amore.
Un film in cui la morte e la sua compagna
si baciano e non c'è nessuno da condurre
ai confini della foresta pietrificata.
Sono i sogni confusi di una notte tra tante
veri come un gioco d'ombre
in una sera senza luna, né stelle
o come un danzatore di flamenco
nella terra dei draghi e dei ghiacci.
Eppure restano impressi, scavano trincee
nel pozzo più profondo dell'anima.
Non hai capito nulla, anch'io mi chiedo
cosa c'è da sapere di più
se non che siamo stati un freddo inverno,
un arcobaleno che filtra tra la nebbia
una luce spettrale, un suono sordo
un temporale senza lampi
una preghiera recitata a metà.
nel labirinto dei pensieri traditi
nelle gemme in svendita
al mercato dei ricordi confusi
nello scrigno delle emozioni in blu.
Eppure eri ancora tu a guidarmi
nelle vie di una città senza dolore
nei solchi del destino a puntate
nel vento che scuote foglie appassite.
Qualcosa hai visto e non ci credi ancora.
una grotta col cartello "affittasi a ore"
e la fila delle anime al settimo piano
del paradiso dei mendicanti d'amore.
Un film in cui la morte e la sua compagna
si baciano e non c'è nessuno da condurre
ai confini della foresta pietrificata.
Sono i sogni confusi di una notte tra tante
veri come un gioco d'ombre
in una sera senza luna, né stelle
o come un danzatore di flamenco
nella terra dei draghi e dei ghiacci.
Eppure restano impressi, scavano trincee
nel pozzo più profondo dell'anima.
Non hai capito nulla, anch'io mi chiedo
cosa c'è da sapere di più
se non che siamo stati un freddo inverno,
un arcobaleno che filtra tra la nebbia
una luce spettrale, un suono sordo
un temporale senza lampi
una preghiera recitata a metà.
Solitario, rivedo quel campo
ove adolescenti passi un dì solcarono
e ancora fioriscon papaveri.
Più non ondeggia il biondo grano
ma d’alberi in fila stormiscon le fronde.
Stride il campicello,
da grigie lingue ora cinto,
perché da solo osteggia il tempo.
Eppur dei perduti giorni l’eco
nel grembo porta seco
e la gioia che da quelli derivò.
M’arride ancora quel campo,
arride al corpo mio ch’è stanco
perché, col sole che bacia il mio volto,
in esso vuol esser sepolto.
ove adolescenti passi un dì solcarono
e ancora fioriscon papaveri.
Più non ondeggia il biondo grano
ma d’alberi in fila stormiscon le fronde.
Stride il campicello,
da grigie lingue ora cinto,
perché da solo osteggia il tempo.
Eppur dei perduti giorni l’eco
nel grembo porta seco
e la gioia che da quelli derivò.
M’arride ancora quel campo,
arride al corpo mio ch’è stanco
perché, col sole che bacia il mio volto,
in esso vuol esser sepolto.
Contenta è l'aria degli immobili
abbracci del cedro, ella in cambio
dona agli irti rami la parola,
sicché il cedro fa cantare le
sue foglie, il pino pure suona,
e il platano altro strumento ancora,
la foglia, secca, caduta, danza
al ritmo, segue il ghiaiato sentiero,
il passero libra le ali, si posa,
ascolta, libra le ali, ancora,
vola, riposa, e ascolta,
lui pure a un tratto canta,
riposa, ascolta, il rumore
di una bicicletta, lontana,
chissà dove...Ferrara.
Altro canto si aggiunge allora,
la fontana, ancor più lontana,
spruzzi d'acqua fredda, leggera,
contro il sole della sera, e l'aria
la muove con l'aiuto del vento, la muove
contro un volto allegro, bambino,
altro suono ancora, il suo sorriso,
trasportato dall'aria fino alla magnolia
lì appresso, così si gonfia anch'ella e si
desta, le grandi foglie scosta in segno di
festa, poi si allenta, s'assopisce,
si ridesta, mentre un rondinino un
ramoscello al suolo calpesta,
altro suono allora, altro strumento,
che si unisce all'orchestra...
Ferrara sei di poesia, e di musica
la maestra. Il tuo parco respira, suona,
vibra costante, e tu non lo senti?
Sei forse troppo occupata?
Serve l'aiuto di nuovo poeta.
abbracci del cedro, ella in cambio
dona agli irti rami la parola,
sicché il cedro fa cantare le
sue foglie, il pino pure suona,
e il platano altro strumento ancora,
la foglia, secca, caduta, danza
al ritmo, segue il ghiaiato sentiero,
il passero libra le ali, si posa,
ascolta, libra le ali, ancora,
vola, riposa, e ascolta,
lui pure a un tratto canta,
riposa, ascolta, il rumore
di una bicicletta, lontana,
chissà dove...Ferrara.
Altro canto si aggiunge allora,
la fontana, ancor più lontana,
spruzzi d'acqua fredda, leggera,
contro il sole della sera, e l'aria
la muove con l'aiuto del vento, la muove
contro un volto allegro, bambino,
altro suono ancora, il suo sorriso,
trasportato dall'aria fino alla magnolia
lì appresso, così si gonfia anch'ella e si
desta, le grandi foglie scosta in segno di
festa, poi si allenta, s'assopisce,
si ridesta, mentre un rondinino un
ramoscello al suolo calpesta,
altro suono allora, altro strumento,
che si unisce all'orchestra...
Ferrara sei di poesia, e di musica
la maestra. Il tuo parco respira, suona,
vibra costante, e tu non lo senti?
Sei forse troppo occupata?
Serve l'aiuto di nuovo poeta.
non so cosa siamo
con la sabbia tra i piedi
e un alcolico in mano.
Io che ti ammiro e insisto a bere,
tu che ne ridi e mi vuoi solo bene.
Ora è il mare che accoglie il mio respiro,
la salsedine tra i capelli e ancora son vivo,
ti amerò di nuovo domani alla luce del mattino,
ti amerò di nuovo domani tra bicchieri di vino.
con la sabbia tra i piedi
e un alcolico in mano.
Io che ti ammiro e insisto a bere,
tu che ne ridi e mi vuoi solo bene.
Ora è il mare che accoglie il mio respiro,
la salsedine tra i capelli e ancora son vivo,
ti amerò di nuovo domani alla luce del mattino,
ti amerò di nuovo domani tra bicchieri di vino.
Il pensiero del peccato
ti aggredisce
contro la volontà.
Puoi accarezzarlo,
di lodi tesserlo,
o consegnarti con esso
nella fossa del demonio.
L'angelo delmale,
il serpente traditore,
assorbe l'anima in errore.
Il peccato è la tua ombra:
segue passo,passo,
un corpo solitario,
per poi la sera
adagiarsi con lui
sul guanciale;
e della tua debolezza sghignazzare;
il peccato
abbatte il ponte
che conduce
l'anima a Dio.
Costringe lo spirito
asostare sulla riva,
in attesa
dell'empio traghettator di genti.
ti aggredisce
contro la volontà.
Puoi accarezzarlo,
di lodi tesserlo,
o consegnarti con esso
nella fossa del demonio.
L'angelo delmale,
il serpente traditore,
assorbe l'anima in errore.
Il peccato è la tua ombra:
segue passo,passo,
un corpo solitario,
per poi la sera
adagiarsi con lui
sul guanciale;
e della tua debolezza sghignazzare;
il peccato
abbatte il ponte
che conduce
l'anima a Dio.
Costringe lo spirito
asostare sulla riva,
in attesa
dell'empio traghettator di genti.
Momenti difficili,
mi mancano le attenzioni
a cui ero abituata.
Mi mancano le carezze
che quel vento freddo ha
portato via.
Esternamente si scorge felicità,
oltre il sorriso
si cela il dolore.
Forse ho solo bisogno
che rinasca il sole
e torni a risplendere su di me.
Forse ho solo il bisogno
che qualcuno mi guardi
con la stessa emozione
del primo giorno.
Con gli stessi occhi
che mi coinvolgono
e mi sconvolgono.
mi mancano le attenzioni
a cui ero abituata.
Mi mancano le carezze
che quel vento freddo ha
portato via.
Esternamente si scorge felicità,
oltre il sorriso
si cela il dolore.
Forse ho solo bisogno
che rinasca il sole
e torni a risplendere su di me.
Forse ho solo il bisogno
che qualcuno mi guardi
con la stessa emozione
del primo giorno.
Con gli stessi occhi
che mi coinvolgono
e mi sconvolgono.
Lui, finiti già gli ottanta
scapolone per opzione;
lei, per poco nei sessanta,
vedovella in afflizione.
Me lo disse in amicizia
affidandomi il segreto
per la festa natalizia
lo conobbe lì a Grosseto.
Molto affabile ed arzillo
la convinse a trasgredire,
incollato come un grillo
la portava a rifiorire.
Si rinchiusero in ostello
per l’intera settimana;
lui fu meglio d’un novello,
un batacchio di campana.
Poi, ognuno al suo paese.
per sentirsi al cellulare
a convegno più palese.
Lei provò a telefonare,
due, cinque, dieci volte
ma nessuno rispondeva
poi frasi assai sconvolte:
la sorella che piangeva.
“Mai ti avesse conosciuto,
me l’ha tolto un crepacuore
non ci fosse mai venuto
tu sei viva e lui mi muore.”
La notizia fu agghiacciante,
la mia amica non credeva
all’incognito d’amante
breve amor così nuoceva!
Ripensò a tal beltade:
prestazioni da stallone!
Non sarà che tarda etade
impiegasse l’indurone?!
scapolone per opzione;
lei, per poco nei sessanta,
vedovella in afflizione.
Me lo disse in amicizia
affidandomi il segreto
per la festa natalizia
lo conobbe lì a Grosseto.
Molto affabile ed arzillo
la convinse a trasgredire,
incollato come un grillo
la portava a rifiorire.
Si rinchiusero in ostello
per l’intera settimana;
lui fu meglio d’un novello,
un batacchio di campana.
Poi, ognuno al suo paese.
per sentirsi al cellulare
a convegno più palese.
Lei provò a telefonare,
due, cinque, dieci volte
ma nessuno rispondeva
poi frasi assai sconvolte:
la sorella che piangeva.
“Mai ti avesse conosciuto,
me l’ha tolto un crepacuore
non ci fosse mai venuto
tu sei viva e lui mi muore.”
La notizia fu agghiacciante,
la mia amica non credeva
all’incognito d’amante
breve amor così nuoceva!
Ripensò a tal beltade:
prestazioni da stallone!
Non sarà che tarda etade
impiegasse l’indurone?!
Oh dolce canto, o mia poesia,
che custodisci le brusche epoche di questa vita
e vuoi inseguir l’ebbrezza:
l’anima ordina il proprio stordimento
e finanche del pensare stesso !
Vuol ribadirne l'originario stile
e annunciar di nuovo il (Nuziale Evento)…
…a riecheggiare verità!
Oh ,tu, poesia…
…dolce canto,
che dischiudi la radura dolce,
che disveli il gran nascondimento
sei, come di Van Gogh,
il contadino,
che prepara il dolce campo
a custodirne il seme!

C’è stato un tempo in cui eri tutto
Per me
Onda e schiuma, lutto,
giostra a tre,
alba sul mare e notte a specchio,
luna, vertigine e fiato vecchio.
C’è stato un tempo in cui non eri nulla
Per me
Solo due sillabe morte, una data fasulla,
un perché e un per come
senza risposta, pugni chiusi,
tasche vuote e pensieri confusi.
C’è un tempo qui e ora che sfuma
Per te e per me
Senza la carezza di una piuma
O quel lampo negli occhi che non c’è.
Tutti i fantasmi di una vita intera
Nello scorrere veloce di una sera.
Per me
Onda e schiuma, lutto,
giostra a tre,
alba sul mare e notte a specchio,
luna, vertigine e fiato vecchio.
C’è stato un tempo in cui non eri nulla
Per me
Solo due sillabe morte, una data fasulla,
un perché e un per come
senza risposta, pugni chiusi,
tasche vuote e pensieri confusi.
C’è un tempo qui e ora che sfuma
Per te e per me
Senza la carezza di una piuma
O quel lampo negli occhi che non c’è.
Tutti i fantasmi di una vita intera
Nello scorrere veloce di una sera.
Sei a digiuno dal tempo,
son affanni i tuoi respiri,
non è colpa del fumo di sigaretta,
lo sai per certo, son le braci
dell'anima, sotto pesanti ceneri,
non c'è ossigeno, solo il suo pallido
calore, ma tu sei lontano, in un'altra
stanza. Non aver memoria degli anni,
dei giorni, o delle ore, essi non sono
tuoi amici, considera noi minuti,
sarai il primo a farlo. Alza allora il volto,
nel blu soleggiato del cielo, là dimora
il tempo, lo troverai come l'hai sempre
voluto, abbondante e lento, lì c'è anche
il vento, per le tue braci assopite.
son affanni i tuoi respiri,
non è colpa del fumo di sigaretta,
lo sai per certo, son le braci
dell'anima, sotto pesanti ceneri,
non c'è ossigeno, solo il suo pallido
calore, ma tu sei lontano, in un'altra
stanza. Non aver memoria degli anni,
dei giorni, o delle ore, essi non sono
tuoi amici, considera noi minuti,
sarai il primo a farlo. Alza allora il volto,
nel blu soleggiato del cielo, là dimora
il tempo, lo troverai come l'hai sempre
voluto, abbondante e lento, lì c'è anche
il vento, per le tue braci assopite.








