Penso…
l’essenza di lui che non fù mai,
il dannato esercizio del mio cuore,
il mio monologo, il mio vaneggiare.
Io, intollerabile…senza tregua!
Io che sono…
… dove?
Altrove. Qui.
In uno spazio senza ascolto,
dove… incomprensibile è la mia necessità,
dove non ci sei,
e io… ti amo!


12 commenti
Non mentono mai
Lo sanno se sei nei guai
Gli occhi
Di pianto arrossati
Di gioia illuminati
Ti seguono se ti volti
Stregati, sedotti
Gli occhi
Guardali i miei ed i tuoi
Raccontano di noi
Disillusi, arrabbiati
Da questo universo annoiati
Non tradiscono lo sai...
Ridono dei sì, piangono dei mai
Gli occhi
Più sinceri delle parole
Guardano in basso o cercano il sole
Disperati quando li incontri
se non capisci, se non ascolti
Gli occhi
Osservali per un po' i miei
stanno parlando di vorrei
che tu non cogli e vanno a fondo
come l'anima mia, come questo mondo.
Lo sanno se sei nei guai
Gli occhi
Di pianto arrossati
Di gioia illuminati
Ti seguono se ti volti
Stregati, sedotti
Gli occhi
Guardali i miei ed i tuoi
Raccontano di noi
Disillusi, arrabbiati
Da questo universo annoiati
Non tradiscono lo sai...
Ridono dei sì, piangono dei mai
Gli occhi
Più sinceri delle parole
Guardano in basso o cercano il sole
Disperati quando li incontri
se non capisci, se non ascolti
Gli occhi
Osservali per un po' i miei
stanno parlando di vorrei
che tu non cogli e vanno a fondo
come l'anima mia, come questo mondo.
Nessun altro sa che in realtà sono i tuoi soltanto occhi azzurri
con al centro un pianeta abitato d'oscure
orecchie d'elefante dal bordo corroso,
lungo il quale ciò che scrivo si sgretola dalle rupi
come inventato da una cometa insicura.
Nessun altro sa che nella sensibilità
non c'è sereno; vanno gli archi astratti
non c'è sereno; vanno gli archi astratti
d'incantesimo, e il metallo è di un piccolo ragno trasparente
che scende astronavato
da una foglia puntuta - di calla o non di calla -
ed ingiallita al suo destino.
Arcuate linee...
che smussano, addolciscono e leniscono
che smussano, addolciscono e leniscono
il febbrile tocco fresco del graffiante intonaco
e del sinuoso gelido marmo sul palmo della mia mano.
In quell'arte di stucchi,
che racchiudono lo scorrere di silenzi, istanti e pensieri di chi ha plasmato...
e mi trapassa or ora dalle sfumature antiche.
Mi inginocchio in una Luce fiocca,
che insiste sulla superficie lucida del banco sfiorando le ciglia,
nell'orare tacito dell'anima
che s'inchina alla preghiera...
che s'inchina alla preghiera...
un disegno di parole che scorrono
e un vocio sommesso che alberga tra labbra disgiunte.
Il rintocco si fa più distante,
fino a svanire dietro le immagini vetrificate,
fino a non scorgere più quell'ombra seduta accanto a me.
Putti che spiegano le ali nel consolare quella Croce mai finita.
Come quel ricordo,
che ancora mi pugnala la schiena e frantuma il cuore..
Puro i poeti hanno li dolori,
nun è che ‘a vita sia sol rosa e fiori.
Sono momenti di tragica tristezza
che er core infrange e a mente nun apprezza.
Ero ‘n bimbetto scaltro e malandrino,
tu m’affiancasti molto da vicino,
nacque dal nulla e diventò amore,
mi trattenesti in fondo al tuo cuore.
Molti anni dopo quanno ce trovammo
‘ e stesse sensazioni riprovammo,
io dar bisogno ero a te condotto,
tu m’accogliesti come un cucciolotto.
Marito, figli e pur l’abitazione
furono subito a mia disposizione
co n’unico motivo conduttore :
nun famme mai mancà affetto e amore.
Cosa te posso dì, si poi ascortare,
nun te potrò mai più dimenticare ?
E’ poco e la gola s’è inceppata,
te dico solamente sei LA MIA TATA.
nun è che ‘a vita sia sol rosa e fiori.
Sono momenti di tragica tristezza
che er core infrange e a mente nun apprezza.
Ero ‘n bimbetto scaltro e malandrino,
tu m’affiancasti molto da vicino,
nacque dal nulla e diventò amore,
mi trattenesti in fondo al tuo cuore.
Molti anni dopo quanno ce trovammo
‘ e stesse sensazioni riprovammo,
io dar bisogno ero a te condotto,
tu m’accogliesti come un cucciolotto.
Marito, figli e pur l’abitazione
furono subito a mia disposizione
co n’unico motivo conduttore :
nun famme mai mancà affetto e amore.
Cosa te posso dì, si poi ascortare,
nun te potrò mai più dimenticare ?
E’ poco e la gola s’è inceppata,
te dico solamente sei LA MIA TATA.
Nascosto tra due rami
il canto flautato di un merlo rompe
il silenzio del campanile.
il silenzio del campanile.
Sotto ad un cielo cinireo
nessun ombra mi accoglie e si pone in mezzo
a tanti secoli di storia.
nessun ombra mi accoglie e si pone in mezzo
a tanti secoli di storia.
Passi lenti i miei
tra decori antichi
ingoiati da occhi e da pensieri.
Sono istanti, anime
frammenti vissuti e sorretti
da mani congiunti in preghiera
da mani congiunti in preghiera
mentre catturo affreschi forgiati
mescolati da ori e colori .
Forse...
Forse, potrei incantarmi
ammirandone l'arte
ma è una tentazione
carezzare lo sguardo di ogni figura
sciogliermi in una lacrima
tra le navate, gli altari, le colonne ,
fino a sostare li accanto alla Croce
plasmarmi di quegli occhi velati
appassiti e infilati nel petto.
Poso cosi la mia mano
in sacramento.
Un gesto semplice
del corpo e della mente
che riempie e fa nuda l'anima mia.

14 Maggio 2016 "Duomo Di Monza"
Si prepara la notte
arriva questo incanto
qui dove le rose e la pioggia
hanno lo stesso profumo
si fissa il sole
senza dargli
fin troppa importanza
Dio non è una buona novella
anche le streghe qui
hanno gli occhi dolci
e non ci si sente così stretti
tra miliardi di sguardi
Adesso è così forte
questa voglia di urlare
in una travolgente
sensazione di vivere
ma è sempre stata lì
in un angolo
ad osservare in silenzio
mentre rincorrevamo
solo noi stessi
Adesso e' qui
il momento di andare
in questo remoto angolo
di uno spazio senza certezze
dove l'unica variabile è questo tempo
É finito oramai
questo esilio dorato
di un oblio che non è mai stato reale
stammi accanto...
se vuoi
qui non si torna più indietro !
arriva questo incanto
qui dove le rose e la pioggia
hanno lo stesso profumo
si fissa il sole
senza dargli
fin troppa importanza
Dio non è una buona novella
anche le streghe qui
hanno gli occhi dolci
e non ci si sente così stretti
tra miliardi di sguardi
Adesso è così forte
questa voglia di urlare
in una travolgente
sensazione di vivere
ma è sempre stata lì
in un angolo
ad osservare in silenzio
mentre rincorrevamo
solo noi stessi
Adesso e' qui
il momento di andare
in questo remoto angolo
di uno spazio senza certezze
dove l'unica variabile è questo tempo
É finito oramai
questo esilio dorato
di un oblio che non è mai stato reale
stammi accanto...
se vuoi
qui non si torna più indietro !
Ti vengo a cercare negli attimi di silenzio,
laddove brilla nel campo una rosa
E nel tepore di una notte di stelle
ascolto le note di una dolcissima e malinconica “nenia”
Nel cortile risuonano le voci della mia infanzia
Danzano le ore nei meandri dei ricordi
La mia anima,
svegliandosi,
si sta aprendo all'amore,
verso l'infinito.
laddove brilla nel campo una rosa
E nel tepore di una notte di stelle
ascolto le note di una dolcissima e malinconica “nenia”
Nel cortile risuonano le voci della mia infanzia
Danzano le ore nei meandri dei ricordi
La mia anima,
svegliandosi,
si sta aprendo all'amore,
verso l'infinito.
Ti ho vista far fiorire l'autunno,
con macigni sul cuore danzare nel vento;
crollavi prima di me per il sonno,
ma senza tener conto del tempo.
Ti ho vista sorridere durante le crisi,
ti ho vista aspettare la fine dei silenzi,
ti ho vista scordare i denari mal spesi,
ti ho vista sfidare questi sogni tremendi.
E mi tieni in braccio se la terra trema,
mi sollevi se c'è la luna da vedere,
se cade il cielo è soltanto una piuma,
tu dici non c'è nulla da temere.
E non importa se il trono è una sedia,
se ci sei andata soltanto vicina,
in fondo non serve farne una tragedia:
non conta il castello, ma la regina.
E ti ho vista far fiorire l'inverno,
ti ho sentita piangere di nascosto,
quando qui dentro c'era l'inferno,
quando niente restava al suo posto.
Ti guardo ora con l'indaco negli occhi,
a maggio per legge il peggio è passato;
non conta più nulla il gioco degli specchi,
c'è solo il meglio non ancora scartato.
con macigni sul cuore danzare nel vento;
crollavi prima di me per il sonno,
ma senza tener conto del tempo.
Ti ho vista sorridere durante le crisi,
ti ho vista aspettare la fine dei silenzi,
ti ho vista scordare i denari mal spesi,
ti ho vista sfidare questi sogni tremendi.
E mi tieni in braccio se la terra trema,
mi sollevi se c'è la luna da vedere,
se cade il cielo è soltanto una piuma,
tu dici non c'è nulla da temere.
E non importa se il trono è una sedia,
se ci sei andata soltanto vicina,
in fondo non serve farne una tragedia:
non conta il castello, ma la regina.
E ti ho vista far fiorire l'inverno,
ti ho sentita piangere di nascosto,
quando qui dentro c'era l'inferno,
quando niente restava al suo posto.
Ti guardo ora con l'indaco negli occhi,
a maggio per legge il peggio è passato;
non conta più nulla il gioco degli specchi,
c'è solo il meglio non ancora scartato.
Voglio conservare parole grandi
per te,per il giorno gaio
del nostro incontro nuovo,
ogni giorno mi risolvo in amarognoli
rivoli di colore che sfumano
entro tutta la parte bianca che non è me
che audacemente si dipinge senza forza
ed io attendo la sera per soddisfarmi
e trovarti di nuovo sillaba
dei miei gracchianti versi.
Poichè sono una donna gettata
sull'ardente scalata della vita,
e voltarmi a raccoglierti direbbe agli oceani
del cuore in cui hai radici
di farti sprofondare
senza memoria.
per te,per il giorno gaio
del nostro incontro nuovo,
ogni giorno mi risolvo in amarognoli
rivoli di colore che sfumano
entro tutta la parte bianca che non è me
che audacemente si dipinge senza forza
ed io attendo la sera per soddisfarmi
e trovarti di nuovo sillaba
dei miei gracchianti versi.
Poichè sono una donna gettata
sull'ardente scalata della vita,
e voltarmi a raccoglierti direbbe agli oceani
del cuore in cui hai radici
di farti sprofondare
senza memoria.
Ti penso...
in una lacrima d'argento,
nel piegarti sul tuo corpo provato,
che racconta una storia.
Ti penso...
e con gli occhi cammino tra le rughe
cercando nel viso il tuo umile sguardo,
per farmi abbracciare
quando il mio cuore si chiude
colmandosi nella morsa del petto.
Mi siedo... nel sentire,
attraverso la corazza del tempo,
mani stanche di ruvida pelle
graffiarmi dolcemente,
per scostare un luccichio.
E ti abbraccio
in questo mio sentirti tra pareti di un ricordo,
annullando distanze e tornare in quel ieri...
per riavere qui accanto ruvide mani,
che graffiano ancora
la mancanza di te.
Granita d’apostrofo di nuvole
fu genesi d’alfabeto solare,
un nastro di nebbia e d’arteria,
corollario di un ricordo di seta.
Il tramonto scaldò merletti di cielo
come aquiloni arruffati sui tetti dal gelo,
una pagina di primavera svernò
ed un cristallo di cuore sul mondo si posò.
fu genesi d’alfabeto solare,
un nastro di nebbia e d’arteria,
corollario di un ricordo di seta.
Il tramonto scaldò merletti di cielo
come aquiloni arruffati sui tetti dal gelo,
una pagina di primavera svernò
ed un cristallo di cuore sul mondo si posò.
Mordo i miei giorni
mentre passa, sul viso,
il tempo che un dì mi fu amico.
Assaporo le ore per poi
lasciarle andare.
E, assorta, forgio un pensiero:
il tempo non esiste!
… Esistiamo noi,
materia che vive il suo stato,
e si trasforma e torna ad essere
quel che un tempo era…
Un granello di sabbia,
fattosi spiaggia, per vivere
lo spazio e le tempeste del mare...
… Vissuto e trasformatosi…
E intanto vola questo tempo,
fra le ali e i respiri del vento,
che accarezza rughe
in questi mie giorni…
mentre passa, sul viso,
il tempo che un dì mi fu amico.
Assaporo le ore per poi
lasciarle andare.
E, assorta, forgio un pensiero:
il tempo non esiste!
… Esistiamo noi,
materia che vive il suo stato,
e si trasforma e torna ad essere
quel che un tempo era…
Un granello di sabbia,
fattosi spiaggia, per vivere
lo spazio e le tempeste del mare...
… Vissuto e trasformatosi…
E intanto vola questo tempo,
fra le ali e i respiri del vento,
che accarezza rughe
in questi mie giorni…













