E’ come se il buio trattenuto all’arcano collassasse
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
4 commenti
Vorrei render musicale
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.
Fiocchi, a neve
- nel cuore
fiocca, la neve diventa
fuoco.
Muti frammenti, a nuvola
- nel cielo.
I silenzi si sentono
già alti.
Lo spirito può mutare
le anime delle cose,
se sono "vive"
come i non muti:
battiti taciti, il vento,
la saggezza di tacere.
Fiocca, la neve diventa fuoco...
Così muta, ciò che non è muto,
si mantiene l'intensità.
Gli altri
navigli
immortali nel cielo,
lenti cadono
persi sulla terra.
- nel cuore
fiocca, la neve diventa
fuoco.
Muti frammenti, a nuvola
- nel cielo.
I silenzi si sentono
già alti.
Lo spirito può mutare
le anime delle cose,
se sono "vive"
come i non muti:
battiti taciti, il vento,
la saggezza di tacere.
Fiocca, la neve diventa fuoco...
Così muta, ciò che non è muto,
si mantiene l'intensità.
Gli altri
navigli
immortali nel cielo,
lenti cadono
persi sulla terra.
Di nuovo al pianto apprestati,
anima mia, e al gran dolore
ch’il dì felice, se mai fu, si dilegua,
se pur ancora credesti no,
da quella imago sopra un rialto spinta,
se pur questo sai
che subitaneo e vago si rivela
e ch’il tempo, correndo senza tregua,
l’immenso rende vano,
ma non mai avvezza, o d’illusione,
colore de la vita e speranza,
di nuovo rapita, ancor cadesti.
E consolati, non c’è alcuno,
già che pur tra gli affetti siam soli,
o cosa che lenir ti possa,
se non quello stesso che tutto infossa,
o un poco questo sgualcito foglio,
e queste smorte righe, ov’io
a me stesso confido l’oblio che mi involve.
E se pur forse altri leggerà,
sperdendomi ne l’universo,
pur rinuncerei a queste dolenti note,
a questi umili versi,
rinuncerei a questo specchiarsi
ne l’acque tremule d’uno stagno,
per una sola gioia; o forse no,
benché questa vita mi sia noia
e cagione di ciò che sento,
forse a ragione così qualcuno volle,
forse questa, pur dentro me, è la via
ch’ alla divina armonia volge:
se non forse il dolore,
forse la poesia, benché tale sia.
anima mia, e al gran dolore
ch’il dì felice, se mai fu, si dilegua,
se pur ancora credesti no,
da quella imago sopra un rialto spinta,
se pur questo sai
che subitaneo e vago si rivela
e ch’il tempo, correndo senza tregua,
l’immenso rende vano,
ma non mai avvezza, o d’illusione,
colore de la vita e speranza,
di nuovo rapita, ancor cadesti.
E consolati, non c’è alcuno,
già che pur tra gli affetti siam soli,
o cosa che lenir ti possa,
se non quello stesso che tutto infossa,
o un poco questo sgualcito foglio,
e queste smorte righe, ov’io
a me stesso confido l’oblio che mi involve.
E se pur forse altri leggerà,
sperdendomi ne l’universo,
pur rinuncerei a queste dolenti note,
a questi umili versi,
rinuncerei a questo specchiarsi
ne l’acque tremule d’uno stagno,
per una sola gioia; o forse no,
benché questa vita mi sia noia
e cagione di ciò che sento,
forse a ragione così qualcuno volle,
forse questa, pur dentro me, è la via
ch’ alla divina armonia volge:
se non forse il dolore,
forse la poesia, benché tale sia.
Voltarsi indietro
leggere il tempo
incorporeo, senza dimensione,
non nasce non muore
si ripete in moto perpetuo
nel cerchio della vita
Ci sono volte in cui
vive l'era di una rosa
piccolo bocciolo si apre
nella bellezza
di un balletto classico
per sfiorire come viso di donna
nell'età che avanza,
caduchi i petali sul selciato
sembrano attimi eppur son anni
vissuti, amati, sfuggiti
A volte il tempo è una condanna,
Sisifo spingeva quel sasso
che eternamente ritornava indietro,
mille lune sfilano nel cielo
uno sguardo alle spalle
il ieri è già domani
Rimane il retrogusto del miele,
la scia del profumo,
ed anche l'amaro in bocca
degli attimi infelici
Strana dimensione “il Tempo”
andare avanti sempre
mai perdere l'attimo
senza badare a quel che
si lascia sulla strada ….
non ci apparteneva …
Tratteniamo le emozioni, l'amore
potremo mutarci
in statua di sale
come la moglie di Lot,
la preziosità del tempo non vive
nel materiale ma nell'astratto
del tempo vissuto ...
leggere il tempo
incorporeo, senza dimensione,
non nasce non muore
si ripete in moto perpetuo
nel cerchio della vita
Ci sono volte in cui
vive l'era di una rosa
piccolo bocciolo si apre
nella bellezza
di un balletto classico
per sfiorire come viso di donna
nell'età che avanza,
caduchi i petali sul selciato
sembrano attimi eppur son anni
vissuti, amati, sfuggiti
A volte il tempo è una condanna,
Sisifo spingeva quel sasso
che eternamente ritornava indietro,
mille lune sfilano nel cielo
uno sguardo alle spalle
il ieri è già domani
Rimane il retrogusto del miele,
la scia del profumo,
ed anche l'amaro in bocca
degli attimi infelici
Strana dimensione “il Tempo”
andare avanti sempre
mai perdere l'attimo
senza badare a quel che
si lascia sulla strada ….
non ci apparteneva …
Tratteniamo le emozioni, l'amore
potremo mutarci
in statua di sale
come la moglie di Lot,
la preziosità del tempo non vive
nel materiale ma nell'astratto
del tempo vissuto ...
Ho finito la strada - mi disse -
rimangono spine di
qualche verbo
e tra esse le pause desertiche
del credersi perduti.
Ho finito di scrivere - disse ceruleando con la luna dello sfondo -
sono senza ferro dato il pallore della tua sera,
visto il mollissimo silenzio superstite.
Il cielo non è più, tra i fitti
aghi dei pini,
nell'ultimo acquitrino dove
una primula veniva pronunciata,
fra i pianeti rimembranze d'inganni.

sono senza ferro dato il pallore della tua sera,
visto il mollissimo silenzio superstite.
Il cielo non è più, tra i fitti
aghi dei pini,
nell'ultimo acquitrino dove
una primula veniva pronunciata,
fra i pianeti rimembranze d'inganni.
Quasi si raccolse a feto su se stesso
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
Non piangi ma vorresti tanto
e fisso è lo sguardo,
incantato,
mentre la mente
vive i suoi deja vu.
E non respiri per l’emozione,
eppure il cuore ha gli stessi
miei battiti, ti scoppia.
… Li sento se mi stringi al petto…
Non tentare mai di essere una dura,
tanto lo so,
sei pasta di mandorla,
tenerissima, dolce,
quasi quanto me,
direi…
… Eh già, lo vedi che sorridi?!...
… Andiamo, nonna,
prendimi per mano e stiamo vicine.
… Facciamo un bel po’ di strada insieme…
e fisso è lo sguardo,
incantato,
mentre la mente
vive i suoi deja vu.
E non respiri per l’emozione,
eppure il cuore ha gli stessi
miei battiti, ti scoppia.
… Li sento se mi stringi al petto…
Non tentare mai di essere una dura,
tanto lo so,
sei pasta di mandorla,
tenerissima, dolce,
quasi quanto me,
direi…
… Eh già, lo vedi che sorridi?!...
… Andiamo, nonna,
prendimi per mano e stiamo vicine.
… Facciamo un bel po’ di strada insieme…
Settembre schiude i miei passi
fra lenzuola d’aurore dimenticate
e dalle pericolanti grondaie del cuore
lacrima indisturbato un groviglio di stelle.
Brina d’un romantico autunno
scheggia come alveare di vetro
piume di sguardi disegnate dal vento
e nel silenzio d’un prato assolato d’infinito
conversazioni d’animo abbracciano la pelle
come agghiacciante profumo d’amor ribelle.
fra lenzuola d’aurore dimenticate
e dalle pericolanti grondaie del cuore
lacrima indisturbato un groviglio di stelle.
Brina d’un romantico autunno
scheggia come alveare di vetro
piume di sguardi disegnate dal vento
e nel silenzio d’un prato assolato d’infinito
conversazioni d’animo abbracciano la pelle
come agghiacciante profumo d’amor ribelle.
Al tuo tronco appoggio la mia fragilità
la tua corteccia esprime sicurezza
le tue salde radici camminano
dentro la terra ove i miei passi sfiorano
tu cambi con le stagioni
vesti con colori di foglie
doni amore con frutti e fiori
sei la poesia che la terra scrive nel cielo
sotto le tue fronde respiro bellezza
fresco silenzio e vissuta saggezza
vorrei fare il mio nido tra i tuoi rami
ove posarmi dopo la vertigine del volo
sento che hai un cuore
che comprende senza parole
e quando la tua chioma è accarezzata del vento
sorride alla vita e al canto
ogni volta che su te il mio sguardo si posa
trovo la spiritualità che rende la vita più armoniosa
meraviglioso albero accogli il mio pensiero
e innalzalo dai tuoi rami fino al cielo
“In quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli, dove la polvere e il caldo si erano fatti così tenaci che si faceva fatica a respirare, reclusi dalla solitudine e dall'amore e dalla solitudine dell'amore in una casa dove era quasi impossibile dormire per il baccano delle formiche rosse, Aureliano e Amaranta Ursula erano gli unici esseri felici, e i più felici sulla terra.”
Cit. Gabriel Garcia Marquez
Ti ho vista
sciamare via,
fendere il cielo blu
su un proiettile nero,
e sorvolare i ricordi
del tuo vecchio
volo nuziale,
quello
dove
non
c’era
amore.
E ti ho sentita
arrivare qui da me,
nella mia colonia:
e sotto il gambo
del soffione,
trovare
anche
tu
quel
poco
di pace.
La tua felicità
è qui, ora lo sai,
ma fra l'antica
e quotidiana
fatica
delle
stelle
e
la
nuova
immagine
che tu avrai
del mio mondo,
non ti basteranno
ventiquattro ore
per affrancarti
dal dolore
di quel
morso
e
dal
veleno
della tua
prima vita.
“Quando la formica vuol morire, mette le ali.”
Proverbio popolare
immagine
che tu avrai
del mio mondo,
non ti basteranno
ventiquattro ore
per affrancarti
dal dolore
di quel
morso
e
dal
veleno
della tua
prima vita.
“Quando la formica vuol morire, mette le ali.”
Proverbio popolare
E meno male che te ho ringraziato !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘no specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘no specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Solo noi,
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.













