L’impeto di ribellarmi!
Potessi mutarmi in te,
prendermi la tua sorte,
gioire del sole…del pane,
Non soffrire più!
Il ricordo di quella promessa
fatta sull’acqua della vita,
come lama tagliente
mi attraversa il cuore!
La mia vita è ormai danza
di giorni malinconici,
di versi freddi, senza passione.
Eppur…avevamo imprigionato
il sole in seno al nostro cuore.
Eppur... nessuna foglia allor cadeva,
benché, tutte morissero...
...non più, non più ora!
.
Potessi mutarmi in te,
prendermi la tua sorte,
gioire del sole…del pane,
Non soffrire più!
Il ricordo di quella promessa
fatta sull’acqua della vita,
come lama tagliente
mi attraversa il cuore!
La mia vita è ormai danza
di giorni malinconici,
di versi freddi, senza passione.
Eppur…avevamo imprigionato
il sole in seno al nostro cuore.
Eppur... nessuna foglia allor cadeva,
benché, tutte morissero...
...non più, non più ora!
.
13 commenti
Acquerello di passioni
son quegli occhi tuoi innamorati,
amache di stelle all’imbrunire,
castagne d’autunno sferzate,
crini d’orizzonti nel vento accoccolati.
Comete di gerani lacrimano alfabeti,
riccioli di luna sciolgon briciole di gelo,
le nuvole zucchero d’ardente grano assaporan,
un solstizio di conchiglie culla la marea silenziosa
ed io stringo felice la tua mano nell’argenteo tempo.
son quegli occhi tuoi innamorati,
amache di stelle all’imbrunire,
castagne d’autunno sferzate,
crini d’orizzonti nel vento accoccolati.
Comete di gerani lacrimano alfabeti,
riccioli di luna sciolgon briciole di gelo,
le nuvole zucchero d’ardente grano assaporan,
un solstizio di conchiglie culla la marea silenziosa
ed io stringo felice la tua mano nell’argenteo tempo.
Ricomincio da capo
ricomincio a guardare
i paesaggi ondulati
forse non ho mai smesso
ma ora mi appaiono
luminosi profumati
luminosi profumati
e danzanti di api.
Intensi frizzanti e pieni di luce.
Mi basta respirare
e mi riprendo
le robinie in fiore
a grappoli bianchi e profumate di miele .
le robinie in fiore
a grappoli bianchi e profumate di miele .
Ovunque spezzano i ricordi.
Un sottile richiamo mi desta
e s'innesta
un rosa striato confetto nel cielo
e mi fa festa.

un rosa striato confetto nel cielo
e mi fa festa.

« Nessun occhio infatti ha mai visto il sole senza diventare simile al sole, né un'anima può vedere la bellezza senza diventare bella. »
(Plotino)
Sottili come il filo di pioggia
che attraversa la nebbia
fino a toccare la terra,
così i tuoi capelli,
fragili e quasi
impercettibili,
si fanno traccia
del tuo passaggio.
E io seguo la tua scia,
e per il corso del tempo
e dentro ai tronchi di cono
di questo smisurato
campo visivo,
diventi tu
tutto lo spazio
di cui ho bisogno.
Sei l’universo come
lo immagino io,
che sono
ancora
pargolo
e innocente:
che sono il tuo
bambino bizzarro.
Lo so che stai a soffrì, sei ‘na lagna
quanno a pupetta grida e nun magna,
quanno je cambi puro er pannolino,
ed hai da sentì er profumino.
‘O so che sono solo finzioni,
nun sono vere ste lamentazioni,
ce fai solo a voler mostrà
tutto l’ amore che voi esternà.
E che nun ce lo so, so nonno anch’io,
de vecchia data e ringrazianno a Dio,
tutto l’amore che j’ho donato,
sembrava veramente esagerato.
E invece no ! E’ er frutto de ‘n amore
che s’esprime co tutto quel calore
de chi è padre e madre pe du’ vorte,
perché cosi decise la su’ sorte.
E nun me fa parlà, poetessa mia,
nun posso ‘nsegnatte quale amore sia,
a te che lo colori ogni giorno, oltre che Viola,
d’arcobalen parabola.
E amore così granne nun se trova,
de quello che te fa sentire nova,
cor fine de sentitte anche tu,
mejo da madre e da sua gioventù.
E qui cominceno però ‘e tue pene
perché devi distribuire il tuo bene,
pe tutta ‘n artra vita ancora
quella che la tua diletta onora.
Io penso che tu c’a poi fa,
a dare amore in tale quantità,
sai descriverlo spesso, ogni mattina,
pe te è quasi quasi ‘na dottrina.
E se te dicono che sei vecchiarella,
nun t’avvilì e pensa ‘a pupazzella
che te se aggrappa ar seno, come su madre
e che sto gesto te farà felice.
quanno a pupetta grida e nun magna,
quanno je cambi puro er pannolino,
ed hai da sentì er profumino.
‘O so che sono solo finzioni,
nun sono vere ste lamentazioni,
ce fai solo a voler mostrà
tutto l’ amore che voi esternà.
E che nun ce lo so, so nonno anch’io,
de vecchia data e ringrazianno a Dio,
tutto l’amore che j’ho donato,
sembrava veramente esagerato.
E invece no ! E’ er frutto de ‘n amore
che s’esprime co tutto quel calore
de chi è padre e madre pe du’ vorte,
perché cosi decise la su’ sorte.
E nun me fa parlà, poetessa mia,
nun posso ‘nsegnatte quale amore sia,
a te che lo colori ogni giorno, oltre che Viola,
d’arcobalen parabola.
E amore così granne nun se trova,
de quello che te fa sentire nova,
cor fine de sentitte anche tu,
mejo da madre e da sua gioventù.
E qui cominceno però ‘e tue pene
perché devi distribuire il tuo bene,
pe tutta ‘n artra vita ancora
quella che la tua diletta onora.
Io penso che tu c’a poi fa,
a dare amore in tale quantità,
sai descriverlo spesso, ogni mattina,
pe te è quasi quasi ‘na dottrina.
E se te dicono che sei vecchiarella,
nun t’avvilì e pensa ‘a pupazzella
che te se aggrappa ar seno, come su madre
e che sto gesto te farà felice.
…E quando ti alzi
e quel che vedi non somiglia
per niente alla tua speranza …
…e svelto devi correre
verso i luoghi
della quotidiana indifferenza,
che non parlano, che son sordi,
che mentono!
E ti senti cenere sulla città…
…senza riuscire a scorgere
nessun gabbiano in volo!

Dall’utero immerso tra i due mari
dove le Cheradi rocciose
a baluardo dei marosi s’ergon
ed in essi si specchian
quando Ionio si placa a Tramontana
e sui prati di gorgonie
i pini marittimi si rifletton
e la costa mossa cela all’occhio
cale di linda sabbia fine
io nacqui.
Non potei allattare alle mammelle
gonfie d’albe consacrate a Clio
che videro i legni Elleni
baciare i raggi obliqui sulla rena
ne’ ai tramonti accesi da Erato cantati
che ispiraron gli animi più puri
ne’ attinsi dalla luna ad Eros tanto cara
più di quella d’altri stellati cieli.
Culla d’erba umida tra i monti m’accolse
lì mi nutrì di bruma e pioggia
di pallidi soli mi scaldai appena.
Torno a volte alla mia amata Madre
tra i seni vuoti il capo porgo
e gli occhi elevo al cielo
le labbra non suggono che il nulla
le iridi non scorgon che grigiore.
La sabbia ora sbiadita più non riluce
dell’isole all’orizzonte non v’è che l’ombra.
O Taras condotto dal delfino
di questa Genitrice tu per primo
godesti la bellezza ormai smarrita.
dove le Cheradi rocciose
a baluardo dei marosi s’ergon
ed in essi si specchian
quando Ionio si placa a Tramontana
e sui prati di gorgonie
i pini marittimi si rifletton
e la costa mossa cela all’occhio
cale di linda sabbia fine
io nacqui.
Non potei allattare alle mammelle
gonfie d’albe consacrate a Clio
che videro i legni Elleni
baciare i raggi obliqui sulla rena
ne’ ai tramonti accesi da Erato cantati
che ispiraron gli animi più puri
ne’ attinsi dalla luna ad Eros tanto cara
più di quella d’altri stellati cieli.
Culla d’erba umida tra i monti m’accolse
lì mi nutrì di bruma e pioggia
di pallidi soli mi scaldai appena.
Torno a volte alla mia amata Madre
tra i seni vuoti il capo porgo
e gli occhi elevo al cielo
le labbra non suggono che il nulla
le iridi non scorgon che grigiore.
La sabbia ora sbiadita più non riluce
dell’isole all’orizzonte non v’è che l’ombra.
O Taras condotto dal delfino
di questa Genitrice tu per primo
godesti la bellezza ormai smarrita.
Perchè le nostre parole
volano alte
volano alte
e somigliano a coriandoli di carta
leggere viaggiano oltre
umide gonfiano gli occhi
solleticano le orecchie
scompigliano il cuore
assottigliano la voce
rompono il silenzio
fuggono le tempeste.
Sono inchiostro che si annoverano
su fogli e fogli di poesia
Sono inchiostro che si annoverano
su fogli e fogli di poesia
parola è la tua
parola è la mia.
E' un nome che più non torna
una valigia di sogni
catapultata nel cielo pieno di stelle
parola è la mia.
E' un nome che più non torna
una valigia di sogni
catapultata nel cielo pieno di stelle
senza cadere...

Rallegrati sposa,
la parete del mondo si dilegua,
fra poco non sarai più sola
nuova cosa sarà il tuo domani
e sacra con lui ogni fusione.
Vestirai di doni il tuo pudore
senza tregua vivrai la tua missione.
Scolpirà la vita il tuo debutto,
sfoglierai di madre lo splendore.
Nuovo frutto sfamerà tuo seno,
risuonerà di prole la dimora.
Né grandine e pioggia spegneranno
la virginale fonte di calore
che da sempre rigenera e rinnova.
Esigenza del cosmo,
tu fata bambina,
tralcio rigoglioso d’ogni vite,
testimone d’un regno
sua regina,
donna, colonna d’uomo,
sposa, mamma e nonna.
la parete del mondo si dilegua,
fra poco non sarai più sola
nuova cosa sarà il tuo domani
e sacra con lui ogni fusione.
Vestirai di doni il tuo pudore
senza tregua vivrai la tua missione.
Scolpirà la vita il tuo debutto,
sfoglierai di madre lo splendore.
Nuovo frutto sfamerà tuo seno,
risuonerà di prole la dimora.
Né grandine e pioggia spegneranno
la virginale fonte di calore
che da sempre rigenera e rinnova.
Esigenza del cosmo,
tu fata bambina,
tralcio rigoglioso d’ogni vite,
testimone d’un regno
sua regina,
donna, colonna d’uomo,
sposa, mamma e nonna.
Vorresti tanto confidarti
dicendole cento, mille volte
che l'ami.
Ma se poi lei
non ti dorme accanto
fai confusione mentale,
non riesci più a parlare
mettendo il cuore in pausa.
Ti si gela il sangue
se pensi al lungo inverno
che solo freddo sa portare
e ti fa sbattere i denti.
Non puoi dimenticare
quel dolce sguardo
quando la luna
vi stava vicina
che pareva si potesse toccare.
Vorresti tanto rivederla
come quel giorno
che ti si avvicinò pian piano
dicendoti amore,
ritorneremo qui!
Fra cent'anni.









