Che vergogna! Se l'avesse visto un bambino...
Questa frase è ambita nel mondo degli adulti.
Infatti, tendiamo a non rendere pubblico il nostro disprezzo per qualcosa che reputiamo osceno.
Preferiamo esternare lo sdegno, giocando la carta di paladini dell'innocenza infantile.
Questa frase è ambita nel mondo degli adulti.
Infatti, tendiamo a non rendere pubblico il nostro disprezzo per qualcosa che reputiamo osceno.
Preferiamo esternare lo sdegno, giocando la carta di paladini dell'innocenza infantile.
2 commenti
Rivisti
dietro le curve dei banchi
dall'odore di chiuso
finanche impregnato nelle porte
facce smorte
capelli arruffati
terminata la Domenica
come dimenticati
12 mesi passati
nelle distanze d'altro mondo
nei verbi al passato
quel che è stato, è stato
invecchiati dentro
c'era un piccolo fuoco, ora spento
nessun biglietto, letto con fervore
nessun saluto, solo quello delle ore
cheti sguardi abbassati
occhi imbarazzati
rumori lenti
trattenuti per rispetto
ritorni a casa, nascosti dal buio
parole senza aprir bocca
segni d'affetto
Rivisti
dietro le curve dei banchi
sembravan vivi
nei saluti tanti
Eran giovani
dai capelli bianchi
dietro le curve dei banchi
dall'odore di chiuso
finanche impregnato nelle porte
facce smorte
capelli arruffati
terminata la Domenica
come dimenticati
12 mesi passati
nelle distanze d'altro mondo
nei verbi al passato
quel che è stato, è stato
invecchiati dentro
c'era un piccolo fuoco, ora spento
nessun biglietto, letto con fervore
nessun saluto, solo quello delle ore
cheti sguardi abbassati
occhi imbarazzati
rumori lenti
trattenuti per rispetto
ritorni a casa, nascosti dal buio
parole senza aprir bocca
segni d'affetto
Rivisti
dietro le curve dei banchi
sembravan vivi
nei saluti tanti
Eran giovani
dai capelli bianchi
Porgo lo sguardo
verso levante,
fin dove, la linea del cielo
bacia l’azzurro mare.
Aria ed acqua
in un eterno abbraccio.
Mare che mi regala
riflessi d’argento di giovane luna
e iridescenti albe,
tra le azzurre aurore.
Ancora ferma come prima,
guardo all’opposto,
medesime intensità di emozioni,
la natura generosa pur di là mi offre.
Fitte le colline di verdeggianti ulivi,
e più su, le fresca montagna,
coi suoi castagni, faggi e secolari abeti.
Filtrano i rossi tramonti tra i rami,
allorchè il sole d’estate,
nei tardi tramonti,
s’incastona,
quale rubino pregiato,
s’incastona,
quale rubino pregiato,
nei tratti più alti, lì dove,
le cime sembran ricamare il cielo.
Giocano così,
il mare e i monti miei,
le mie albe e tramonti,
il caldo e il freddo delle stagioni.
Eterno quadro questo mio
di azzurro e di smeraldo,
di azzurro e di smeraldo,
e ogni nuovo giorno così si spera.
Senza quasi farsi notare
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
Disorientata...smarrita...
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.
Noi,
e lo sfondo spento
di un cosmo ormai invecchiato
nella lenta agonia dell’antica verità.
Noi…
…mossi, da sterili buffoni del disprezzo
che aumentano la forza del declino.
Tranquilli, stanno appollaiati sull’indifferenza,
preoccupati d’inculcarci e confermarci
l’inutilità del Dio,
spegnendone gioia e ilarità.
Sotto insalubri esalazioni
di bollente smalto,
van rubando alla terra
le chiare ed originarie sue sorgenti.
Su enormi macerie nere
i corvi, aspettano bambini,
avvelenati e deformati
da diossine onnipotenti,
che impetuose scatenano oceani di pianto.
Han reso marcio il dolce miele
e la verità è così lontana…
…Siam la fine di noi stessi!
Ma non posso ,
no posso più declamare l’insensato!
Non possiamo più
accompagnar tanta menzogna!
Dobbiam diventare ghiaccio
che resiste al falso fuoco
e ridisegnare il gran progetto!
Oh, miei cari poeti , dolci angeli terreni,
dobbiamo uscire fuori…
…per non perire…per non perire!


senza timone,
senza appigli né ormeggi,
al largo di un mare sconosciuto.
cerco un faro,
senza appigli né ormeggi,
al largo di un mare sconosciuto.
cerco un faro,
cerco un fascio di luce per ritrovare la via,
il porto,
il rientro,
l'attracco...
il porto,
il rientro,
l'attracco...
poi ho capito.
il faro devo essere io,
io e nessun altro.
ho capito che devo fermarmi,
smettere di remare disperatamente,
smettere di affannarmi,
di sprecare fiato.
e piantarla di girare intorno ad onde nulle
e lasciare i remi
e restare immobile...
smettere di affannarmi,
di sprecare fiato.
e piantarla di girare intorno ad onde nulle
e lasciare i remi
e restare immobile...
è necessario fermarmi per capire dove sono
e darmi il tempo di abituare gli occhi a questo buio
fosse anche solo per regalarmi un'altra possibilità...
Pergamene d’aurora
biancheggiano come gabbiani
fioriti in grembo alla marea.
Fragili coriandoli di luce
sporcano d’arena il molo,
sembran onde di riccioli canuti
spuma di gemme del solitario ricordo.
L’animo s’impiglia silenzioso
in pergamene d’aurora,
zagare di vento orchestrale
intrecciano cristalli d’aghi d’abete,
un condominio di conchiglie variopinte
orla le mie vesti tremule d’organza blu
e nell’acquerello d’un fagotto di cuor
abita il canto infinito del dolce universo.
biancheggiano come gabbiani
fioriti in grembo alla marea.
Fragili coriandoli di luce
sporcano d’arena il molo,
sembran onde di riccioli canuti
spuma di gemme del solitario ricordo.
L’animo s’impiglia silenzioso
in pergamene d’aurora,
zagare di vento orchestrale
intrecciano cristalli d’aghi d’abete,
un condominio di conchiglie variopinte
orla le mie vesti tremule d’organza blu
e nell’acquerello d’un fagotto di cuor
abita il canto infinito del dolce universo.
Arriva il grugnito di un terrestre
tuono. Ha perso le rose bianche del suo grembo,
non può essere altrimenti, è così rude alpestre
nell'abbracciato suono.
E no. No. Troppi gli aggettivi, siamo fronzoli,
ne ho abbastanza del capino reclinato sui cuordalisi.
Cercavi, ginepro mio, del grigio ferro
e sei perciò rimasto nell'aria così poco - tu, sei deluso.
E no. No. Troppi gli aggettivi, siamo fronzoli,
ne ho abbastanza del capino reclinato sui cuordalisi.
Cercavi, ginepro mio, del grigio ferro
e sei perciò rimasto nell'aria così poco - tu, sei deluso.
“Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti / arrivederci fratello mare / mi porto un po' della tua ghiaia / un po' del tuo sale azzurro / un po' della tua infinità / e un pochino della tua luce / e della tua infelicità.”
Nazim Hikmet, 1951
Quando
le onde
del mare
s’infrangono
contro il vento,
e le lacrime ignare
s’innalzano altissime
quasi fino alle nuvole,
la mia paura è di già
densa e grumosa.
Non posso più
vivere
senza
esser
capace
di leggere
le percezioni
degli elementi,
e non voglio più
essere il soggetto
di frasi spezzate.
Lo stato d’animo
di quell’attimo
che sempre
sfuggiva,
ora lo so,
non era
altro
che
il respiro
ansimante
del mare.
Perché
è solo
nell’acqua
che si riesce
a distinguere
il riflesso
del sole.
“Anche se percorri la terra tutta intera, non imparerai mai tante cose quante ne imparerai dal mare. Non troverai mai pace se non sul mare, che da parte sua non ha mai pace.”
Pär Lagerkvist, 1962
‘Nc’avemo manco i sordi pe campà,
semo ‘n Calabria che potemo fa !
Ma nun ce lagnamo, semo contenti
pe le bellezze che sono presenti.
C’avemo er cielo, er sole e er mare,
n’avemo artro da argomentare.
L’alba e er tramonto son da incorniciare,
solo un Maestro le riesce a pitturare.
Celeste e giallo come er cielo e er grano,
so li colori de la prima mano
quanno er sole s’arza ogni matina
e s’adagia tra essi pe dà na sbirciatina.
C’è pure er rosso in tutto questo oro
che è der sangue de tutti coloro
che morirono a causa del lavoro
in terre assai lontane, come tanti,
sto a parlà dei nostri emigranti.
Er mare è er fiore all’occhiello,
che dire solamente che è bello,
vor di esse cecati come Omero
e scrive in modo poco sincero.
La luna poi dipinge le atmosfere
trovando fra le sue mille scogliere,
l’anfratti che l’innamorati,
cercheno come gli assetati.
Io vivo qui, nun me ne vojo annare,
ner regno de Nausicaa rimanere,
me basta poco ! E poi posso giocare
cor cavalluccio, de casa in questo mare.
semo ‘n Calabria che potemo fa !
Ma nun ce lagnamo, semo contenti
pe le bellezze che sono presenti.
C’avemo er cielo, er sole e er mare,
n’avemo artro da argomentare.
L’alba e er tramonto son da incorniciare,
solo un Maestro le riesce a pitturare.
Celeste e giallo come er cielo e er grano,
so li colori de la prima mano
quanno er sole s’arza ogni matina
e s’adagia tra essi pe dà na sbirciatina.
C’è pure er rosso in tutto questo oro
che è der sangue de tutti coloro
che morirono a causa del lavoro
in terre assai lontane, come tanti,
sto a parlà dei nostri emigranti.
Er mare è er fiore all’occhiello,
che dire solamente che è bello,
vor di esse cecati come Omero
e scrive in modo poco sincero.
La luna poi dipinge le atmosfere
trovando fra le sue mille scogliere,
l’anfratti che l’innamorati,
cercheno come gli assetati.
Io vivo qui, nun me ne vojo annare,
ner regno de Nausicaa rimanere,
me basta poco ! E poi posso giocare
cor cavalluccio, de casa in questo mare.
Scava impietosa la lacrima
sua la sorgiva muta sviscerata
malinconia tesa a camelia aperta
su cui posar lieve percezione
tocco mosaico di caduco alare .
Spezza nel dolore l’assenza
pianto riservato al solenne
dolore imperioso e stinto
con gioiosa grida di parto
dalla vita aggrappato al fato
verità che al celato si finge.
Cieca coglie il familiare suono
la riva del divenire ascolto
tintinnio d’universo stravolto
in coro a richiamo d’incolto
mistero gesto inespresso.
Sorride nell’impeto, il verso
lui che non conosce porto,
faro a cimelio risorto
sull’inutilità del morire deposto.
E’ suo il sentire acuito
il tempo gioioso di sé,
l’amore dal dolore richiamo
miracolo a riflesso pieno
nel più intimo appello
flebile fiamma senza coraggio.
Annega nell’anima la scelta,
arduo percorso di svolta
frammento impazzito d’eco
come a dedicar venia al gesto
nel rimanere muto
disperato gelo.











