e nella libertà di pensiero
Mi basta un attimo,
col cuor implorante te lo chiedo
conosci la mia determinazione,
facilmente io non cedo.
Manca poco ormai, lo sai anche tu
accontentami e non mi sentirai più.
Apri gli occhi, ti prego,
prima di andare
la mia calda espressione
devi guardare.
Per anni l'hai osservata sul mio viso,
colmo d'amore per te
quando bastava una tua carezza
a soffocare il male dentro di me.
Tra raffreddori e sbucciature,
io piangevo impaziente
con dolce serenità
mi curavi e dicevi: non è niente.
Potevi ben dirlo tu,
che il vero male conoscevi
perché in un lungo cammino infernale
i primi passi muovevi.
Ti stringo la mano,
devi per forza sentire il mio calore
apri gli occhi mamma mia
ho ancora bisogno del tuo amore.
Perdonami figlio mio,
non ci riesco
sento le tue parole
ma da questo gelido buio non esco.
Sono qui, un tubo legato a una macchina
mi fa respirare
è davvero brutto piccolo mio,
non puoi immaginare.
Continua a parlare, non lasciarmi sola
con questa bastarda
nascosta, lentamente negli anni mi ha divorato,
Dio mio che codarda.
Parla più forte figlio mio,
quasi non ti sento più
ho il terrore, Il freddo abisso
comincia a portarmi giù.
Fammi sentire fiera di te
per quello schifoso tempo che mi rimane
non abbandonarmi, ragazzo
sono sola come un cane.
Non mi senti e io non ti vedo,
che destino crudele...
solo una cosa posso fare
poi nell'oceano oscuro
salpare a gonfie vele.
Mio adorato figlio
ormai sono partita,
la tua voce é diventata un eco
ho un regalo da donare,
si fa strada sul mio viso,
coglilo o sarà uno spreco.
La prova del tuo amore me l'hai già data,
ad accontentarti adesso resto solo io
con questa piccola lacrima
prendo congedo e ti dico Addio.
Ho coltivato leggiadra
fugaci ore/ e nei mio
roseto vicino
annodate assai paure/
sogni e follie/
pagine d' inchiostro e
velate manie/
nel fiorito roseto
ammanta il desio/
scompiglia l'essenza
ricama anche l'ombra il mio io/
sfiorando qual foglia che ramo culla/
sento in lontananza un
cinguettio in coro/
sarà la primavera che
vestita di un pallido sole
con qualche rondine già in volo/
ascolto la brezza del vento accarezza
le ali del cuore/ e nel prato
l'essenza di un mite splendore.
e di una casa senza musica e delle notti senza sogni
e non mi piacciono i piatti insipidi, i profumi dolci, le primavere senza sole
e il mare senza tempeste, il largo senza onde e la battigia senza risacca
e mi spaventa il mare scuro, il lago melmoso e l'attesa
sapendo di non avere più nulla da attendere
e temo le notizie senza scampo, le malattie dei miei cari, le gallerie delle quali non vedo il fondo
e l'abisso visto dal bordo di una montagna
ma più di tutto mi fa paura il mio cuore che sbanda da un po'...
E mi sfiora il pensiero
E mi sfiora il pensiero
E mi colpisce il pensiero,
Vago nel buio alla ricerca di te
Come ti chiami bambino?
Perché non rispondi,
hai perso la lingua?
Quanti anni hai?
Niente...
Non risponde
sta rannicchiato
e non ha il coraggio di guardare
o parlare...
Giocava felice quel giorno nel parco...
Sull'altalena il vento tagliava.
Senti bambino! Io non sono del posto,
ho perso la strada, non so più dove sono.
Se vieni con me a darmi una mano
ti regalo dolcetti, caramelle e un giocattolo.
Un nome aveva il bambino felice,
distrutto in un attimo dall'orco cattivo.
Senti bambino come ti chiami?
Lui non risponde, non ricorda...
Ha solo negli occhi
il volto dell'orco feroce,
che come un orso
violava quel tenero corpo...
i papaveri son valigie di sole,
frammenti d’un calice d’amore,
piume d’estate scheggiate
dal silenzio del mattino ricamate.
Nebbia d’aurora imperla la pelle,
dipinge l’orizzonte dalle nuvole incantato,
una rondine solletica l’arcobaleno sui tetti,
amache di vento scarabocchiano il momento,
parafrasi d’arpe accarezzano la terra
sfregiando dolce pioggia di soffici fili d’erba.
trascinati da voglia
ed avvolti nel desiderio
abbiamo specchiato
i nostri corpi
in fiori di primavera
facendone sbocciare uno nuovo
il cielo è diventato azzurro
mentre il sole di novembre
ha diviso il nuovo mondo
da quello solito
pochi centimetri
e tutto è diventato
pieno di sorrisi
tra piccoli gesti
e grandi passi
la fantasia è diventata
piacevole realtà
srotolandosi come
tappeto di scoperte
e campi infiniti
di visi e parole
ed ora dopo sette anni
il mio cuore è cresciuto
il tuo stupore è cambiato
le tue mani quasi
sostengono ogni peso
i tuoi occhi più profondi
accompagnano l’ascolto
di orecchie sempre più fini
un abbraccio a te
lungo sette anni
e che si allungherà
ancora oltre
persino quando sarai lontano
le mie braccia
avvolgeranno le tue parole
in vestito infinito
Che importa se ad annodare i giorni è l’ordito
l’impasto ben lavorato di lubriche bugie al vago.
Che emani il giudizio la ferita scritta
e non contenta, inveisca sul pianto
muto confronto scritto, incontro d’assolo all’inganno.
Il tempo farà il resto e quando avrà finito
non ricorderà più quel che è accaduto!
Quando l’oblio ingoierà le risa del destino
scivolando con le spalle al muro
costringerà la rabbia al declino
a scolo di cemento indefesso, assecondato
contegno silenzioso in un rimpianto terso
incontro vissuto nell’illusione d’un inno,
testimone nostro di quel che è stato incanto.
L’amore non è forse un miracolo indifeso
dove il dolore stinge l’ultimo verso
nell’assoluzione di chi si è amato e poi arso?
giovane e ventilato
conosco il tuo cammino,
lento e misurato.
Camicetta bianca,
pantaloni fini e spaziosi
comode scarpe ginniche,
sotto i tuoi passi stilosi.
Uno stile raro,
quasi impossibile da imitare
galleggi serena, sola e leggiadra
lungo un sentiero lunare.
Già, non ti accorgi che spingi lo sguardo
fuori dal mondo
rechi una sigaretta alla bocca
e aspiri fino in fondo.
Osservi gli alberi anziani
fedeli compagni e coetanei
scruti gli occhi degli amici più cari
reputandoli estranei.
Una volta mi sono avvicinato,
per fare una chiacchierata
uno strillo di terrore, hai risposto
e rapida ti sei voltata.
Rimani sul viale, ti prego
troppo pericolo lungo la strada
celeri ruote su lamiera,
la disgrazia non voglio che accada.
Per troppi sarebbe giusto che la morte
il buio ti regali
dopo anni secolari, vaghi errante
in gironi infernali.
Non mi riconosci, il declino avanza
molto precocemente
guardi la nostra foto rovinata
non provi più niente!
Non è colpa tua, amata mia,
è Lui l'unico responsabile
strappa i ricordi, offusca il presente
e ti rende impassibile.
Ti fermi, annusi le margherite
poi scoppi in lacrime
subito dopo serri gli occhi e fuggi
nel tuo ego esanime.
Non vi è cura purtroppo,
solo cocci taglienti di vaga memoria
ti prego, sussurra il mio nome
regalami il lusso di un'egoistica gloria.
Non prenderla con la forza...
dissero, i saggi dottori
non servirà a niente...
lei starà bene in natura,
tra immensi prati e fiori...
Morbo, vile carogna
mi arrendo, so che hai vinto tu!
l'hai strappata dal sogno
della vita piena che non avrà più.
Chi va là! Ti ho visto
che buono il profumo di alberi in fiore
vai via, non ti conosco!
salve, come ti chiami, vecchio signore?
Lo so, lo so, silenzio!
mi ricordi qualcuno
ecco, adesso ho capito
il tuo nome è Nessuno.
Non focalizzo bene, mi spiace
insisti nel volermi parlare
aiutatemi, è un maniaco!
ho il terrore e voglio scappare.
Le gambe ansimano,
perdo il fiato
i passanti osservano le mie gesta
ferma, aspetta... devo calmarmi
dove mi trovo,
fulmini di memoria
saettano... dentro la testa.
Quale orrendo destino
chi sono e dov'ero, nel mio passato?
continui caparbio a seguirmi
vaghe reminiscenze, ormai ho appurato.
Chi diavolo sei?!
rugoso e patetico uomo cordiale
il cuore fa male perché ricorda
il cervello invece non trova parole!
E' buio. Fuggenti fanali
vedo brillare
qualcosa in tasca bisbiglia e mi giura:
fissa il mio contenuto, concentrati
stampami in testa e non avrai più paura.
Sagome giovani, di due innamorati
la foto questo mostra e io... sono delusa
testardo signore, sei contento?
lasciami in pace, ritorna a casa.
Il ritratto sgualcito cade a terra
sarà stato il vento o il passar di un'auto?
svolazza, tra due corsie asfaltate
devo fissarlo, ancora un momento.
Folate d'aria sempre più forti
il barrito di un clacson impenitente
raccolgo il ritratto da terra
volo alta per metri, e atterro, morente.
Che botta, Signore! Cosa mi ha urtato?
solo una macchina che andava veloce
troppo pericolo lungo la strada!
socchiudo le palpebre, ma sono felice.
Il motivo è semplice
ti ho riconosciuto, amore mio!
ho il volto adiacente
alla nostra splendida foto
quanto eravamo belli, appena sposati
stringi la mia mano e assistimi
in quest'ultimo viaggio...
verso l'ignoto.
La rosa,
in arte
può essere uno specchio
dal "volto" d'oro,
tra i più rari e belli,
ma nessuno sguardo
si riflette nel sole...
Può tingersi
del colore che pare
eterno,
dopo poco sfiorisce:
come un soffióne
libera i suoi ricordi di piuma.
Se il cosmo perenne, oltre il cielo
sempre in affari di bilanci,
potesse seminare questo vento di passione,
raccoglieremmo i frutti di altri mondi,
Incontrandoli.
Il profumo della libertà
è sempre oltre la necessità.
La nostra esistenza,
è breve e a volte infuocata
con un tocco di rosa.
...fammi star con te, ancora un po’.
Dammi ancor per un istante
la felice tregua!
Un piccolo intervallo
d’incanto e prodi melodie.
Fà sì, che s’interrompa
il ferreo cerchio,
dissipa la mia malinconia!
Fammi sentire il ritmo delle arterie,
il fluttuar delle tue vene nelle mie.
Rimani…
Ho necessità di crear l’opera perfetta,
il mio fine è quello di dar parola alla poesia.
Nessuna sensualità è più ardente della tua:
son qui, in preda all'incanto...
... tremante e vinta!
Adoro la tua anima ellenica,
che esalta ed esaudisce
il mio eccelso sogno
di vittoria e di bellezza.
Rimani.......ancora....un pò!








