Galassie d’anima
graffiano il tramonto
come tempesta d’agosto
e dalle scogliere del tempo
ciondola nettare d’arterie d’universo.
Cristalli di vento salino
son tremuli sguardi di grano,
i miei capelli zampilli di cielo,
le mie mani radici di seta apostrofata.
Il silenzio aggheriglia le mie vesti,
briciole d’incanto favellano desideri,
tace la luna febbricitante d’amarena:
è squarcio d’un sogno di primavera.
graffiano il tramonto
come tempesta d’agosto
e dalle scogliere del tempo
ciondola nettare d’arterie d’universo.
Cristalli di vento salino
son tremuli sguardi di grano,
i miei capelli zampilli di cielo,
le mie mani radici di seta apostrofata.
Il silenzio aggheriglia le mie vesti,
briciole d’incanto favellano desideri,
tace la luna febbricitante d’amarena:
è squarcio d’un sogno di primavera.
6 commenti

Profumo d’aprile,
pioggia sottile,
fili iridescenti
al sapore di vita nascente,
annodati alla tela
di una fitta trama,
che cambia colore
al tocco del nuovo sole.
Sarebbe sbocciata la mia rosa,
oggi, ai primi caldi raggi,
ma la nebbia
frenò il suo corso.
Proiettato in un mondo di odori,
al mio cuore,
il vento portò il profumo
degli alberi in fiore,
foglie tenere pesanti di pioggia,
e giorno grigio e anomalo,
al sapore di aria umida,
stanca e delusa.
Mai nulla però è per sempre,
nel tempo fatto di anelli di attimi,
tutto è mutevole, chiaro e lindo.
Agli occhi esplosione di colori,
le nubi sfilacciate
e l’aria frizzante
d’un tramonto d’Aprile,
aprirono scorci sereni,
e manciate di stelle silenti
brillarono liete.
Pur la mia rosa
si schiuse alla vita,
i petali bagnati d’amore,
gocce, come perle brillanti,
nell’atto di unirsi tra loro,
scivolarono tra l’erba novella,
pari a lacrime di dolce miele.
E' tempo di azzurro
e il cielo generoso e puro
mi ha ridato le rondini
in un giorno cristallino
cerco un raggio di sole
e com'è bello sentirmelo addosso
bonario sulla pelle.
Ombre e nuvole segnano e m'insegnano
di guardare oltre
oltre si oltre
dove le collinette
rifioriscono la Primavera
ci sono i papaveri in silenzio
amati da un alito di vento.
amati da un alito di vento.
E' amore il mio amore
che consola
il mio passeggiare lento
il mio passeggiare lento
fuggo l'inverno
strappo con gli occhi il suo manto
e accarezzo la luce
di quella luna
che tra le tue guance cerca parole nuove e
ricama della notte
il suo colore .

di quella luna
che tra le tue guance cerca parole nuove e
ricama della notte
il suo colore .

Quella torre saracena, sentinella sul mare,
si veste di antichi segreti, stanotte,
e dolce magia si desta
in questa estate appena nata.
Il sole accarezza la luna e,
a malincuore, piano,
va spegnendo la luce.
Lei arrossisce, distratta,
si specchia sull’acqua e mille lucine,
zitte, zitte, restano a guardare.
E’ romantica luna degli innamorati,
sulla spiaggia ammantata di notte.
Incanto veste il paese
che si profuma di mare,
e resta affacciato
sui sussurri calmi delle onde.
S’impasta odore di lieviti
e legna bruciata,
e s’intreccia la brezza
alle alghe d’anfratti.
S’inerpicano,
tra le case dal mare alla collina,
gli aromi del fresco pescato.
Questo paese, stanotte,
risuona di mandolini e “Torna a Surriento”
e,per vicoli e piazzette,
si assaporano “margherite e capricciose”.
La cicala non smette il suo canto,
accompagna la danza di mille ricordi,
sparsi nel vento, volati via dal mare…
E’ notte di luna piena, questa notte,
di sorprese e magia, per chi sa sognare.
E c’è chi lascia i suoi sogni
nascosti tra gli scogli di questa costa!...
… E Buona notte,
a questo mio piccolo paese
che, da sempre,…
…fa un tuffo nel mare…
si veste di antichi segreti, stanotte,
e dolce magia si desta
in questa estate appena nata.
Il sole accarezza la luna e,
a malincuore, piano,
va spegnendo la luce.
Lei arrossisce, distratta,
si specchia sull’acqua e mille lucine,
zitte, zitte, restano a guardare.
E’ romantica luna degli innamorati,
sulla spiaggia ammantata di notte.
Incanto veste il paese
che si profuma di mare,
e resta affacciato
sui sussurri calmi delle onde.
S’impasta odore di lieviti
e legna bruciata,
e s’intreccia la brezza
alle alghe d’anfratti.
S’inerpicano,
tra le case dal mare alla collina,
gli aromi del fresco pescato.
Questo paese, stanotte,
risuona di mandolini e “Torna a Surriento”
e,per vicoli e piazzette,
si assaporano “margherite e capricciose”.
La cicala non smette il suo canto,
accompagna la danza di mille ricordi,
sparsi nel vento, volati via dal mare…
E’ notte di luna piena, questa notte,
di sorprese e magia, per chi sa sognare.
E c’è chi lascia i suoi sogni
nascosti tra gli scogli di questa costa!...
… E Buona notte,
a questo mio piccolo paese
che, da sempre,…
…fa un tuffo nel mare…
Sopra gli ebeti vasi c'è
o il vuoto
o una varietà di glicine agli sgoccioli. C'è
la luna sempre troppo veloce anche sui loti.
Un rumore di coperchio sullo sporco.
La luna sempre troppo veloce.
Ma a volte lascia che si fermino nel viola
delle navi disabitate
e scende contro la violenza un sogno.

La luna sempre troppo veloce.
Ma a volte lascia che si fermino nel viola
delle navi disabitate
e scende contro la violenza un sogno.

... dopo il giallo viene il rosso
e dopo il rosso… il viola
- ed altri arcobaleni -
in un respiro ampio, secolare
ad avvolgere le cime
Fitti sottoboschi
di silenzi schiusi
e riccioli d’intesa
radicati ai rami fini
Sacralità di voci
sommessamente intese
custodite tra punte di grigio
- nell’immensa volta -
mescolate a fuggevoli azzurri
e danzanti macchie di nero
- migrazioni verso aperture generose -
Tepore nostalgico di voci d’autunno
disteso in armonie di erba pigra
non ancora infreddolita
- Cleopatra: "Se è amore davvero, dimmi quant'è".
- Antonio: "È un amore miserabile quello che si può misurare".
- Cleopatra: "Voglio fissare un limite sino al quale essere amata".
- Antonio: "Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra".
William Shakespeare
E chi lo sa
se riuscirò mai,
senza l’aiuto di Dio,
a scardinare la segreta
dove serbi i tuoi desideri:
e se con la punta della matita
o con il feltro umido
del pennarello,
saprò
ridisegnarmi
nell’incerta forma
di ancora un ennesimo
frammento di creatività.
E se, come l’impronta
della mano sinistra
serve alla destra
perché non
si senta
sola,
così anche
il mio negativo
servirà al tuo spirito
come il compagno
di tutta una vita.
Che farai di me?
Che faremo di noi?
Or che abbiamo combattuto fianco a fianco,
respiro con respiro;
or che siam congiunti
come in una mischia,
che nella saliva
abbiam sentito il sapor del nostro sangue.
Che faremo di noi?
Se d’improvviso all’impatto abbiam ceduto
e un desiderio folle ora ci invade
fino a voler scambiarsi l’anima.
Scossi , fino alle radici,
i baci ora, diventano crudeli
-Tu mi scuoti,
e strano impeto mi prende!
-Dimmi che cos’è?
-Tu mi vinci, tu mi schianti, mi annienti,
mi accechi, e son so più nulla,
non so , non so che sia.
.Io lo so… lo so!
Non tormentarti più,
dimmi ancora il nome tuo,
dimmi ancor cosa ti prende...
...questo è amore, e qui ti amo!
Che faremo di noi?
Or che abbiamo combattuto fianco a fianco,
respiro con respiro;
or che siam congiunti
come in una mischia,
che nella saliva
abbiam sentito il sapor del nostro sangue.
Che faremo di noi?
Se d’improvviso all’impatto abbiam ceduto
e un desiderio folle ora ci invade
fino a voler scambiarsi l’anima.
Scossi , fino alle radici,
i baci ora, diventano crudeli
-Tu mi scuoti,
e strano impeto mi prende!
-Dimmi che cos’è?
-Tu mi vinci, tu mi schianti, mi annienti,
mi accechi, e son so più nulla,
non so , non so che sia.
.Io lo so… lo so!
Non tormentarti più,
dimmi ancora il nome tuo,
dimmi ancor cosa ti prende...
...questo è amore, e qui ti amo!
Chino s’un fianco, sbandato, riposa
preda della notte sbiancata alla luna.
Con lacrime di ruggine striati i sogni.
Sono sogni salati dalle reti da pesca
dai pesci morenti a dibatter la coda
sull’assito lucente di squame argentate.
“Maledetta notte orfana delle tenebre
potesse celarmi allo sguardo del mondo!”
“Maledetta luna accecante ed impietosa
come le bestemmie lanciate alla bonaccia
dai pescatori stanchi di appassire al sole!”.
Ieri possedeva le onde di prua e godeva
delle preghiere del nocchiero alla tempesta
sfilacciate gomene oggi pendono al vento.
Ospita la sorte di un essere immondo
sdraiato s’un fianco, ubriaco, riposa.
Sogna di un fiasco e d’un misero pasto
del volto dei figli, della morte e sorride
sbava vino e memorie, di celarsi trascura.
Scorre rivolo di vomito sul ponte di legno
brilla di nuovo l’assito indurito e riarso
il vecchio peschereccio riflette ancora la luna.
preda della notte sbiancata alla luna.
Con lacrime di ruggine striati i sogni.
Sono sogni salati dalle reti da pesca
dai pesci morenti a dibatter la coda
sull’assito lucente di squame argentate.
“Maledetta notte orfana delle tenebre
potesse celarmi allo sguardo del mondo!”
“Maledetta luna accecante ed impietosa
come le bestemmie lanciate alla bonaccia
dai pescatori stanchi di appassire al sole!”.
Ieri possedeva le onde di prua e godeva
delle preghiere del nocchiero alla tempesta
sfilacciate gomene oggi pendono al vento.
Ospita la sorte di un essere immondo
sdraiato s’un fianco, ubriaco, riposa.
Sogna di un fiasco e d’un misero pasto
del volto dei figli, della morte e sorride
sbava vino e memorie, di celarsi trascura.
Scorre rivolo di vomito sul ponte di legno
brilla di nuovo l’assito indurito e riarso
il vecchio peschereccio riflette ancora la luna.
Le strade piene di polvere
bagnandole
si accendevano i lampioni
non c'era più nessuno
di cui interessava l'ora
quell'orologio era così
fermo
Si schivavano i treni
abbracciati
rimanendo nel mezzo
gridavano i cani
per trovare un po' di affetto
i pipistrelli entravano dalle porte
l'asfalto brillava con la luna
L'edera vestiva gli archi
ancora pieni d'acqua
un po' tutti li sentivano una casa
i poster coprivano
le pareti di quel mondo
Eravamo dello stesso anno
ma lei era già grande
per quel tempo
non c'era l'inganno della gelosia
Nascosti dentro le fontane
il respiro sfiorava le labbra
senza far rumore
ci amavamo
senza voler capire !
bagnandole
si accendevano i lampioni
non c'era più nessuno
di cui interessava l'ora
quell'orologio era così
fermo
Si schivavano i treni
abbracciati
rimanendo nel mezzo
gridavano i cani
per trovare un po' di affetto
i pipistrelli entravano dalle porte
l'asfalto brillava con la luna
L'edera vestiva gli archi
ancora pieni d'acqua
un po' tutti li sentivano una casa
i poster coprivano
le pareti di quel mondo
Eravamo dello stesso anno
ma lei era già grande
per quel tempo
non c'era l'inganno della gelosia
Nascosti dentro le fontane
il respiro sfiorava le labbra
senza far rumore
ci amavamo
senza voler capire !
Velluto dentro e fuori
con la tranquillità delle gocce
che tuffano dove capita
aprendo crateri
squarci richiusi
riveste ogni movimento
il pensiero che lo crea
il suo sentimento
strano nel suo essere
a vista
in quel brusco incontrare
caparbio nel proseguire
fumoso per ispirata volontà
innata
con mancato interesse
per i commenti stranieri
onnipresenti
d'importanza assenti
solo pettegolezzi
dei qualunque avvezzi
i colori cambiano all'umore
fendenti nemici paiono in certe ore
lasciano le catene
quei muri stanchi
anche se bendati
vanno comunque avanti
con la tranquillità delle gocce
che tuffano dove capita
aprendo crateri
squarci richiusi
riveste ogni movimento
il pensiero che lo crea
il suo sentimento
strano nel suo essere
a vista
in quel brusco incontrare
caparbio nel proseguire
fumoso per ispirata volontà
innata
con mancato interesse
per i commenti stranieri
onnipresenti
d'importanza assenti
solo pettegolezzi
dei qualunque avvezzi
i colori cambiano all'umore
fendenti nemici paiono in certe ore
lasciano le catene
quei muri stanchi
anche se bendati
vanno comunque avanti
Fra i tralicci dei sogni
albeggia un abisso di viole,
tulle elegante d’un costato di vino,
ed il pensier mio s’infrange sgualcito
fra capigliature di more lucenti
come orizzonte d’edera rabbrividito.
Ghirlande d’anima intarsiate dal vento
son polline d’un mattino riverso,
scoglio baciato dal triste silenzio,
i miei occhi accarezzano le schegge del tempo
come danza d’un gabbiano aggraziata d’inchino
e nell’autunno del sentimento sfinito
impugno il mio cuore come lacrima d’amore.
albeggia un abisso di viole,
tulle elegante d’un costato di vino,
ed il pensier mio s’infrange sgualcito
fra capigliature di more lucenti
come orizzonte d’edera rabbrividito.
Ghirlande d’anima intarsiate dal vento
son polline d’un mattino riverso,
scoglio baciato dal triste silenzio,
i miei occhi accarezzano le schegge del tempo
come danza d’un gabbiano aggraziata d’inchino
e nell’autunno del sentimento sfinito
impugno il mio cuore come lacrima d’amore.
Signor Jorge Mario Bergoglio,
poteva evitare un sì lungo viaggio;
qui c’è il fiore della chiesa onesta,
che naviga da sempre nell’imbroglio,
da cui giorno e notte trae vantaggio
ed il popolo bue plaude la sua festa.
Ma lei gli espedienti li conosce meglio
di questi che chierca più non hanno
e che, girando con baldanza per le calli
ben vestiti, barba e cresta come galli,
spesso alla beffa sommano l’inganno
illudendo gli asserviti al lor risveglio.
Da sempre dei papi la loro storia
contraddice ai precetti di quel Cristo,
che voi allora inchiodaste in croce;
ergo in Argentina torni senza boria,
dal suo insediamento già si è visto
che mai soldo e sfarzo perdon voce.
Lei è un politicante, attore di talento,
la scelta del conclave fu perfetta;
più che il vicario del povero Cristo,
lei è il contrario tra oro e argento,
che l’annoso clero mafioso infetta
da quella cupola, piovra anticristo.
Già le ho scritto ciò che or riscrivo:
dia al mondo dei poveri i tesori
dello Ior e tutti i beni ignoti e noti;
sia del povero Cristo apostol vivo,
vada per le strade ad alleviar dolori,
assolva così al dono dei suoi voti.
Poi decreti la castrazione ai preti,
che, se in pectore han la vocazione,
saranno attratti come dei magneti
dalla fede per la sublimazione.
Sia lei per primo a dar l’esempio
per cancellare il vostro stato empio.
E dopo tante venne lei,
intelligente come non mai,
e la sposai.
E venne Marco:
moretto, occhietti neri,
quasi perfetto;
ed ero padre.
E per secondo venne Luca,
bello, biondo, interessante;
e fui papà due volte.
E venne il brutto e venne il bello
e sopportai di tutto,
anche di quello di cui si muore.
E venne Davide:
capelli d’oro e occhi blu.
Poco passò ed ecco tu,
Ughino, birichino, assai carino.
Belli l’un l’altro, fragili, adorabili.
Così fui nonno.
E amai tutti, figli e nipoti, difetti e doti.
Non passò parecchio
e fui già vecchio.
E fui di troppo e fui di più,
ché non si porge orecchio al padre,
figli, unico scopo,
qualunque sia la sorte
in vita e morte
e dopo.
intelligente come non mai,
e la sposai.
E venne Marco:
moretto, occhietti neri,
quasi perfetto;
ed ero padre.
E per secondo venne Luca,
bello, biondo, interessante;
e fui papà due volte.
E venne il brutto e venne il bello
e sopportai di tutto,
anche di quello di cui si muore.
E venne Davide:
capelli d’oro e occhi blu.
Poco passò ed ecco tu,
Ughino, birichino, assai carino.
Belli l’un l’altro, fragili, adorabili.
Così fui nonno.
E amai tutti, figli e nipoti, difetti e doti.
Non passò parecchio
e fui già vecchio.
E fui di troppo e fui di più,
ché non si porge orecchio al padre,
figli, unico scopo,
qualunque sia la sorte
in vita e morte
e dopo.
All’inizio disperazione e lacrime
poi il sol pensiero che tu più non mi guidavi
che dei tuoi consigli attingere non più potevo
questo mi rattristava.
Poi…
Scoprii che delle ali avevo
ancora incelofanate,
le liberai,
le piume d’esse dolcemente
ad una ad una pettinai
e incominciai a saltellare
poi a volteggiare
facendo piccole acrobazie
e infine spiccai in volo.
Un volo senza ritorno …
Volai per tutto il pianeta,
volai da est
ad ovest
e da sud
a nord.
Conobbi gente e culture,
usanze e linguaggi,
tanti paesaggi,
a volte mi sembravano dei miraggi.
Ma poi mi fermai,
stavo invecchiando
e mi mancavi tu,
mi mancava il tuo sorriso
e non aver potuto con te
tutto questo almeno per un attimo
condiviso.
poi il sol pensiero che tu più non mi guidavi
che dei tuoi consigli attingere non più potevo
questo mi rattristava.
Poi…
Scoprii che delle ali avevo
ancora incelofanate,
le liberai,
le piume d’esse dolcemente
ad una ad una pettinai
e incominciai a saltellare
poi a volteggiare
facendo piccole acrobazie
e infine spiccai in volo.
Un volo senza ritorno …
Volai per tutto il pianeta,
volai da est
ad ovest
e da sud
a nord.
Conobbi gente e culture,
usanze e linguaggi,
tanti paesaggi,
a volte mi sembravano dei miraggi.
Ma poi mi fermai,
stavo invecchiando
e mi mancavi tu,
mi mancava il tuo sorriso
e non aver potuto con te
tutto questo almeno per un attimo
condiviso.













