Lunga è la notte
nella grande casa
che sola mi stringe
fra le sue braccia
Dov'è finito il tempo
dei tuoi passi fra queste mura,
delle cene in giardino
a raccontarci di noi
E' così immenso il vuoto
non bastano i ricordi a colmarlo,
un pozzo senza fine
nel vecchio secchio solo lacrime
Non fioriscono più le rose
solo spine sui piccoli steli,
la mente rifiuta il sonno,
son ore perdute nel tempo,
ore perdute senza pensare a te
Dove sei anima mia,
non è vita questa vita
se non ci sei
è come il mare senza le onde
come il firmamento senza stelle …
è una barca che alla deriva va,
nessun porto in cui gettare l'ancora
Non scrivo versi che fan poesia,
ma epitaffio nel tuo nome,
quel nome ripetuto mille volte
a cui non vi è più risposta,
solo silenzio che profuma di morte
E' primavera ormai
la natura rinasce, il ciclo ricomincia,
pur io rinasco straniera nella mia terra,
insicura nella mia unica certezza
il mio amore per te
unico, primo, grande ed eterno amore ...
nella grande casa
che sola mi stringe
fra le sue braccia
Dov'è finito il tempo
dei tuoi passi fra queste mura,
delle cene in giardino
a raccontarci di noi
E' così immenso il vuoto
non bastano i ricordi a colmarlo,
un pozzo senza fine
nel vecchio secchio solo lacrime
Non fioriscono più le rose
solo spine sui piccoli steli,
la mente rifiuta il sonno,
son ore perdute nel tempo,
ore perdute senza pensare a te
Dove sei anima mia,
non è vita questa vita
se non ci sei
è come il mare senza le onde
come il firmamento senza stelle …
è una barca che alla deriva va,
nessun porto in cui gettare l'ancora
Non scrivo versi che fan poesia,
ma epitaffio nel tuo nome,
quel nome ripetuto mille volte
a cui non vi è più risposta,
solo silenzio che profuma di morte
E' primavera ormai
la natura rinasce, il ciclo ricomincia,
pur io rinasco straniera nella mia terra,
insicura nella mia unica certezza
il mio amore per te
unico, primo, grande ed eterno amore ...
6 commenti
Come è bello il cielo dentro me
mentre tu non tieni il passo e
non mi chiedi che c'è.
Mi perderai
ti perderò
in un fluido di un nuovo amore
o in un abisso di un tremendo no
ma non ci rinuncio
a costo di perder tutto
ma non ci rinuncio
al sapore di un frutto
che mi inebria di essenza
ma non ci rinuncio
a quei riccioli e quella presenza
profonda ed intensa di uno sguardo
l'afferrerò o sarò solo al traguardo
ma non ci rinuncio
ad inseguire un' emozione
a sentire che il cuore
mi frega e mi lascia stregato
sul filo teso ed innamorato
non ci rinunicio
anche se il mio domani non sarà con te
avrò forse perso tutto ma avrò ritrovato me
mentre tu non tieni il passo e
non mi chiedi che c'è.
Mi perderai
ti perderò
in un fluido di un nuovo amore
o in un abisso di un tremendo no
ma non ci rinuncio
a costo di perder tutto
ma non ci rinuncio
al sapore di un frutto
che mi inebria di essenza
ma non ci rinuncio
a quei riccioli e quella presenza
profonda ed intensa di uno sguardo
l'afferrerò o sarò solo al traguardo
ma non ci rinuncio
ad inseguire un' emozione
a sentire che il cuore
mi frega e mi lascia stregato
sul filo teso ed innamorato
non ci rinunicio
anche se il mio domani non sarà con te
avrò forse perso tutto ma avrò ritrovato me
si vive e le cose accadono
è come una giostra questa vita
ci sono giri piacevoli pieni di vento e respiri a bocca spalancata
ci sono giri nauseanti, lunghissimi e noiosi in cui ti sembrerà di girare nel senso contrario
e avrai solo voglia di urlare "basta voglio scendere !!!"
è come una giostra questa vita
giri alla luce del sole
giri al buio più completo
giri violenti che ti strappano la pelle
giri talmente belli che speri non finiscano mai
intanto le cose accadono e la giostra non smette di girare
mai
è come una giostra questa vita
ci sono giri piacevoli pieni di vento e respiri a bocca spalancata
ci sono giri nauseanti, lunghissimi e noiosi in cui ti sembrerà di girare nel senso contrario
e avrai solo voglia di urlare "basta voglio scendere !!!"
è come una giostra questa vita
giri alla luce del sole
giri al buio più completo
giri violenti che ti strappano la pelle
giri talmente belli che speri non finiscano mai
intanto le cose accadono e la giostra non smette di girare
mai
Ecco son fuoco,
che divampa sulla vetta!
… Chissa?
Forse, la mia anima lotta
per sfuggir la sua prigione.
Esige, esuberante, estrema bestialità!
Sfogo pagano il suo,
urlo erotico,,, per affermar se stessa.
Vuole imprimere il marchio
del suo ideale amore,
sul regale giaciglio
di paglia argentea e foglie d’oro,
di fiori di giacinto e odor di zafferano,
come a ricordar profumi
di quell ‘ALTO OLIMPO.
Elegante concupiscenza .
di corpo e anima, terra e cielo,
ecco, divento fuoco...
...or che sta per arrivar, la sera!
che divampa sulla vetta!
… Chissa?
Forse, la mia anima lotta
per sfuggir la sua prigione.
Esige, esuberante, estrema bestialità!
Sfogo pagano il suo,
urlo erotico,,, per affermar se stessa.
Vuole imprimere il marchio
del suo ideale amore,
sul regale giaciglio
di paglia argentea e foglie d’oro,
di fiori di giacinto e odor di zafferano,
come a ricordar profumi
di quell ‘ALTO OLIMPO.
Elegante concupiscenza .
di corpo e anima, terra e cielo,
ecco, divento fuoco...
...or che sta per arrivar, la sera!
Si arrampica
sui tuoi rami rinverditi
il vento d'Aprile
ma i tuoi germogli lambiscono l'arsura
e si pettinano di pioggia e di preghiera .
Olmo stretto al petto e al campanile
vegli i campi svuotati e sentierati
dai boccioli delicati della Primavera.
Olmo secolare immerso nel silenzio
corrugato dai pensieri
affacciato alle finestre dei poeti
macchiato dal martirio dei patrioti .
Fiorisci ogni anno novizie
modelli la tua folta chioma estesa
ed io ti vivo cosi come vivo i miei ricordi
in solitudine o in compagnia accanto alla Chiesa.
I secoli passano
passano le stagioni
ma tu resisti e dai rifugio alle anime buone
ondeggiando la tua ombra nella via
sei il ricamo immortale del mio colle
e cosi sia.

e cosi sia.

Raro il bacio eterno
un balzo azzurro
istante sospeso
e la tenerezza accolta
riflessa in un specchio
all'incontro del bimbo
trattenuto al petto.
La manina amorevole
tesa a raggiungere
come a voler fermar la pioggia
nel cuore d'un tramonto
materna melodia
il carillon del tempo.
Immobile e indifesa
al surreal sussurro
la poesia si trattiene attimo
sospeso di soffio vitale
sussulto ferino a ricalcare
contorni cesellati d’estro
sulla scia a lama d’anima
alma appena tremula,
d’acque limpide
sul fondo vivo, cristallino
come fosse culla di sogno
estasi ad occhio di volo,
risuonante acrobazie d’aironi .
Quanta purezza abbagliante
fluttua in tal mondo pio
e quant’amore nascosto
ricamo di pizzi e merletti
è tempo di perdono.
Muta sospesa alla memoria
una vecchia casa,
confortevole dimora cara:
la quieta malinconia
che ama sognar poesia…
A sé versi fioriti alla natura
penduli riccioli d’un silenzio divino
nati dall’amore d’un cuore bambino.
Non veda i raggi dell’aurora
e la luce non sia sulla mia anima.
Ora sarei a riposo dai miei affanni.
Come i bambini che non hanno visto la luce
non sarei più.
I malvagi grazie ad ella smisero di fare danni.
E l’invidia spirò in un sol giorno.
All’ingiustizia le viene chiusa la bocca.
E tutti quando giacciono nella tomba
sono nascosti dalla frusta della lingua.
Quante volte ho pronunciato queste parole!
Quante volte chiamai la Signora Morte
ma ella si tappava gli orecchi
per non sentire i miei lamenti.
La mia richiesta d’aiuto era un semplice scherzo,
non intuiva quanto sul serio io parlassi.
E così la esecravo…
e faticosamente i miei giorni
dietro me trascinavo….
Fintantoché arrivarono quegli anni
in cui gioia provavo
e diletto in tutto ciò che facevo,
entusiasmo da vendere avevo
e mi ripetevo:
“Oggi farai questo,
domani farai quest’altro,
dopodomani terminerai quel lavoretto…”.
Ma una notte mentre giacevo sul mio letto
un essere immondo attraversò la porta,
aveva un grande mantello nero,
grande quanto il mondo,
mi guardò senza pietà,
e disse che con lei dovevo andare
che era giunto il mio momento.
Io la implorai e le dissi:
“Permettimi ancora di assaporare la vita,
a 70 anni non poteva essere già finita!”.
Tuttavia la morte
con la sua forza incommensurabile
mi prese
e mi trascinò via con sé.
e la luce non sia sulla mia anima.
Ora sarei a riposo dai miei affanni.
Come i bambini che non hanno visto la luce
non sarei più.
I malvagi grazie ad ella smisero di fare danni.
E l’invidia spirò in un sol giorno.
All’ingiustizia le viene chiusa la bocca.
E tutti quando giacciono nella tomba
sono nascosti dalla frusta della lingua.
Quante volte ho pronunciato queste parole!
Quante volte chiamai la Signora Morte
ma ella si tappava gli orecchi
per non sentire i miei lamenti.
La mia richiesta d’aiuto era un semplice scherzo,
non intuiva quanto sul serio io parlassi.
E così la esecravo…
e faticosamente i miei giorni
dietro me trascinavo….
Fintantoché arrivarono quegli anni
in cui gioia provavo
e diletto in tutto ciò che facevo,
entusiasmo da vendere avevo
e mi ripetevo:
“Oggi farai questo,
domani farai quest’altro,
dopodomani terminerai quel lavoretto…”.
Ma una notte mentre giacevo sul mio letto
un essere immondo attraversò la porta,
aveva un grande mantello nero,
grande quanto il mondo,
mi guardò senza pietà,
e disse che con lei dovevo andare
che era giunto il mio momento.
Io la implorai e le dissi:
“Permettimi ancora di assaporare la vita,
a 70 anni non poteva essere già finita!”.
Tuttavia la morte
con la sua forza incommensurabile
mi prese
e mi trascinò via con sé.
“Riscriviamo la vita di tutti i giorni.”
Hugo Ball
Seit 1916:
lo dice il cartello,
ma non significa nulla
né per me né per te,
che se tendiamo
a qualcosa,
non è solo
all’entusiasmo
o alla depressione.
Cerchiamo una culla,
tu ed io, il punto
dove nasce
la vita
e
dove
si intrecciano
la mano destra
e quella sinistra,
il polo dell’umore
e i sette sonetti:
quelli che
ho scritto
da pentito,
e
che
non ho mai
voluto attribuirmi.

Non sento amare
se non lo dona il cuore.
Còmpito grato!
Dal pan largito… allegro,
dal pan negato… torto!
*****
Poesia (Forma metrica del tanka 1-4-6) sviluppata leggendo un pensiero della celebre Pearl Sydenstricker Buck, scrittrice statunitense del 1900 e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1938, giustificato da cotanta motivazione “per le sue ricche e veramente epiche descrizioni della vita contadina in Cina e per i suoi capolavori biografici”:
“Non puoi obbligarti a sentire qualcosa che non provi, ma puoi sforzarti a fare il bene, nonostante quello che senti”.
Stringo tra i pugni
i giorni trascorsi e lontani
ma ciò che ora rimane
sono solo pensieri
che mietono lacrime di vita.
Allora spengo la luce
e tra le mie labbra le parole
si fan scure e severe
in attesa dell'ultima sera.
Arriverà, spero dolcemente
ma nel frattempo
raccolgo i tuoi sguardi
che sistemo con ordine nel cuore
per poterli sfogliare in futuro
e ogni volta che il sole
sveglierà le mie stanche membra.
La luna..., Amore
è ancora molto lontana
afferra e stringi le mie mani
accarezza questo sogno
non ascoltare il canto passato
ma raccogli ora i miei ti amo
e ogni mio respiro
finché ne avrò.
i giorni trascorsi e lontani
ma ciò che ora rimane
sono solo pensieri
che mietono lacrime di vita.
Allora spengo la luce
e tra le mie labbra le parole
si fan scure e severe
in attesa dell'ultima sera.
Arriverà, spero dolcemente
ma nel frattempo
raccolgo i tuoi sguardi
che sistemo con ordine nel cuore
per poterli sfogliare in futuro
e ogni volta che il sole
sveglierà le mie stanche membra.
La luna..., Amore
è ancora molto lontana
afferra e stringi le mie mani
accarezza questo sogno
non ascoltare il canto passato
ma raccogli ora i miei ti amo
e ogni mio respiro
finché ne avrò.
C’ho tutto nella vita e che me manca ?
‘A mente, er corpo e l’anima…’n po’ stanca.
Ne ho fatto di tutti li colori,
mi illuminai sotto i riflettori.
So uno che ‘a lingua ‘a sa usà,
tanto che, a vorte, me devo moderà.
Fredda, tagliente, ironica e in complesso,
de certo nun poi dì che sono un fesso !
Ma…ce stà puro un ma, eccome ! !
Davanti a te, sto muto, un salame.
Te guardo in quegli occhi conturbanti,
cinti di stelle e note suadenti,
quella boccuccia che tanti baci scocca
e subito me viè er sorcio ‘mbocca.
Vojo tu sappia quanto te adoro,
che senza te io me ne moro,
ma tutto quello che me viè fora,
er sibilo de serpe quasi sfiora.
Allora taccio, te guardo e te sorrido,
all’occhi mia er messaggio affido,
che, attraverso gli occhi tuoi,
scenda ner core a ditte cosa, per me, sei.
E mò che l’ho scoperta, sta trovata
me serve a fatte pure ‘a serenata,
io che nun so cantare e so stonato
come ‘n tenore sono diventato.
Che sono in fonno tutte ste parole,
usate male son come tagliole,
è mejo mostrà coi fatti quel che è,
e nun dìtte te amo e amor nun c’è.
‘A mente, er corpo e l’anima…’n po’ stanca.
Ne ho fatto di tutti li colori,
mi illuminai sotto i riflettori.
So uno che ‘a lingua ‘a sa usà,
tanto che, a vorte, me devo moderà.
Fredda, tagliente, ironica e in complesso,
de certo nun poi dì che sono un fesso !
Ma…ce stà puro un ma, eccome ! !
Davanti a te, sto muto, un salame.
Te guardo in quegli occhi conturbanti,
cinti di stelle e note suadenti,
quella boccuccia che tanti baci scocca
e subito me viè er sorcio ‘mbocca.
Vojo tu sappia quanto te adoro,
che senza te io me ne moro,
ma tutto quello che me viè fora,
er sibilo de serpe quasi sfiora.
Allora taccio, te guardo e te sorrido,
all’occhi mia er messaggio affido,
che, attraverso gli occhi tuoi,
scenda ner core a ditte cosa, per me, sei.
E mò che l’ho scoperta, sta trovata
me serve a fatte pure ‘a serenata,
io che nun so cantare e so stonato
come ‘n tenore sono diventato.
Che sono in fonno tutte ste parole,
usate male son come tagliole,
è mejo mostrà coi fatti quel che è,
e nun dìtte te amo e amor nun c’è.
In città, da lì dove sta io non la sento,
solo quando c'è vento o al sorgere del sole
ove strade e le piazzole più chiassose non lo son.
Io mi segno egualmente, ma non è la mia campana,
la sua Iode è registrata, inviata giornalmente
a un'ora prefissata e non sa di voce umana.
Era mano paesana a suonar la mia campana
lo faceva con rispetto e con tocco suo nostrano.
Con la messa del mattino,
l'ora prima rammentava il lavoro mattutino
e così all'ora terza augurava la giornata.
Poi suonava l'ora sesta e ancora all'ora nona,
per finire a mo' divino con il tocco vespertino.
Era sempre lì presente fin dal primo tuo vagito
e purtroppo, immantinente, congedava ogni finito.
Non avrò il suo lamento pel' mio ultimo saluto
ne sarei assai contento, ma ormai la mia campana
ha ceduto il suo mandato a quest'altra che lontana
sento quasi ogni mattina quando ancora tutto tace
quando intorno c'è di sveglio solamente la gallina.
solo quando c'è vento o al sorgere del sole
ove strade e le piazzole più chiassose non lo son.
Io mi segno egualmente, ma non è la mia campana,
la sua Iode è registrata, inviata giornalmente
a un'ora prefissata e non sa di voce umana.
Era mano paesana a suonar la mia campana
lo faceva con rispetto e con tocco suo nostrano.
Con la messa del mattino,
l'ora prima rammentava il lavoro mattutino
e così all'ora terza augurava la giornata.
Poi suonava l'ora sesta e ancora all'ora nona,
per finire a mo' divino con il tocco vespertino.
Era sempre lì presente fin dal primo tuo vagito
e purtroppo, immantinente, congedava ogni finito.
Non avrò il suo lamento pel' mio ultimo saluto
ne sarei assai contento, ma ormai la mia campana
ha ceduto il suo mandato a quest'altra che lontana
sento quasi ogni mattina quando ancora tutto tace
quando intorno c'è di sveglio solamente la gallina.
In questo nostro tempo
della più vile menzogna,
c’è ancora il cuore dei poeti
con le loro notti di martello e chiodi,
a cercar ampolle
con profumi di distillato loto
a sostenere sogni bruciati,
e regger verità.
E anche se,
già tutto è stato detto
da migliaia di versi
ìn migliaia di consunti anni,
i poeti , riescono pur sempre
a trovar canti e dolci incanti.
Scavan sempre nel mistero
e nella complice bellezza!
Fan tesoro di quel
che resta della vita,
del suo supremo fascino,
di una Dafne in osmosi…
…inafferrabile!
Il suo è alloro da donare
solo a chi, sa essere mirabile poesia!
della più vile menzogna,
c’è ancora il cuore dei poeti
con le loro notti di martello e chiodi,
a cercar ampolle
con profumi di distillato loto
a sostenere sogni bruciati,
e regger verità.
E anche se,
già tutto è stato detto
da migliaia di versi
ìn migliaia di consunti anni,
i poeti , riescono pur sempre
a trovar canti e dolci incanti.
Scavan sempre nel mistero
e nella complice bellezza!
Fan tesoro di quel
che resta della vita,
del suo supremo fascino,
di una Dafne in osmosi…
…inafferrabile!
Il suo è alloro da donare
solo a chi, sa essere mirabile poesia!
Denudai il dolore spogliando il cuore
dai finti ritornelli tanto cari al suo pudore
allevato con cura e protetto dalla vista
divenendo contadino di terra vergine incolta
relegando tra le negate balze chiuse a raggiera
i ricuciti miasmi di vomito avvallati dentro
forati dal gioco solito e violento dell’insolito.
Accorse per talento fino a prosciugar il falso
l’Ipocondria dell’arte allevata pian piano per pigrizia
e nulla ecco il nulla dal nulla al nulla irruppe
tacitando le maniere accorte e false
del guardone e ladro tornitore
fino allo scurire delle imposte in cielo
per imitare limitando i limiti dell’altro al mio verso
e dal mio all’altro senza essersi per questo perso.
Dipinsi allora ingenuamente i modi nella confusione
per il gusto d’accecare l’intruso al contrabbando creato
e malmenai così tanto la bugia che si ribellò
dichiarando la verità per non aver commesso il fatto.
dai finti ritornelli tanto cari al suo pudore
allevato con cura e protetto dalla vista
divenendo contadino di terra vergine incolta
relegando tra le negate balze chiuse a raggiera
i ricuciti miasmi di vomito avvallati dentro
forati dal gioco solito e violento dell’insolito.
Accorse per talento fino a prosciugar il falso
l’Ipocondria dell’arte allevata pian piano per pigrizia
e nulla ecco il nulla dal nulla al nulla irruppe
tacitando le maniere accorte e false
del guardone e ladro tornitore
fino allo scurire delle imposte in cielo
per imitare limitando i limiti dell’altro al mio verso
e dal mio all’altro senza essersi per questo perso.
Dipinsi allora ingenuamente i modi nella confusione
per il gusto d’accecare l’intruso al contrabbando creato
e malmenai così tanto la bugia che si ribellò
dichiarando la verità per non aver commesso il fatto.











