Credimi
quando ti sussurro amore
quando mi lancio a testa in giù
sulle tue colline
quando le mie lacrime innaffiano la morte
quando prosciugo le pozzanghere del tempo
Credimi
quando striscio come un verme
tra le tue cosce
quando m'inerpico incosciente
e ingoio le tue bellezze
Credimi
e poi dimenticami
ma lascia sulla pelle il mio respiro
sulla lingua il mio sapore
tra le unghie il mio stupore
Credimi
quando domani sarò a vagare tra le scogliere
urlando il tuo nome
e dalla mia bocca usciranno fiamme
che prosciugheranno il mare
naufrago sarò
cuore spento e cantilene
nel deserto della notte
quando ti sussurro amore
quando mi lancio a testa in giù
sulle tue colline
quando le mie lacrime innaffiano la morte
quando prosciugo le pozzanghere del tempo
Credimi
quando striscio come un verme
tra le tue cosce
quando m'inerpico incosciente
e ingoio le tue bellezze
Credimi
e poi dimenticami
ma lascia sulla pelle il mio respiro
sulla lingua il mio sapore
tra le unghie il mio stupore
Credimi
quando domani sarò a vagare tra le scogliere
urlando il tuo nome
e dalla mia bocca usciranno fiamme
che prosciugheranno il mare
naufrago sarò
cuore spento e cantilene
nel deserto della notte
4 commenti
Nell’assenza di prospettiva il cielo alletta
l’idea irretita all’incomprensione desta
d’una coscienza che s'annoia nell’angoscia,
anonima ammissione di involontà scevra
di potenza dell’essere misero d’essenza.
Inerme, la caducità scivola dallo scempio
di flussi d’onde virtuali dal fluire esile
richiamanti al silenzio chi, convinto di sapere
non sa nulla, se non il futile dell’istante
orfano d’idealismo, funambolico relitto
falso buffo d’un credo dal volto tradito.
Sigilla il martirio l’oscura marea impotente
del tempo inesistente al nulla.
Plaude la ragione armata al buio della speranza
e nei suoi lievi volteggi ha nella solitudine
dello spazio cosmico il soliloquio laico
Sole d’intima istanza.
l’idea irretita all’incomprensione desta
d’una coscienza che s'annoia nell’angoscia,
anonima ammissione di involontà scevra
di potenza dell’essere misero d’essenza.
Inerme, la caducità scivola dallo scempio
di flussi d’onde virtuali dal fluire esile
richiamanti al silenzio chi, convinto di sapere
non sa nulla, se non il futile dell’istante
orfano d’idealismo, funambolico relitto
falso buffo d’un credo dal volto tradito.
Sigilla il martirio l’oscura marea impotente
del tempo inesistente al nulla.
Plaude la ragione armata al buio della speranza
e nei suoi lievi volteggi ha nella solitudine
dello spazio cosmico il soliloquio laico
Sole d’intima istanza.
SE MERITARE SARA' LA VIA
STRETTI AL SUO FARE
QUASI IMMOBILI NELL'IMPARARE
CI FAREM COMPAGNIA
ALLA RICERCA E SCOPERTA
DAREMO SICURO IL NOSTRO APPORTO
SENZA ESAGERARE, SENZA TORTO
CI SAZIEREM COME VAMPIRI, DI FERITA APERTA
NON LASCIEREM CHE IL TEMPO MORTO
COLPISCA DURO, COME COSA CERTA
NEMMEN CHE LA GOLA, NEL SUO RITORTO
NASCONDA I SUONI, LE GRIDA DI PASSION INFERTA
MA CHE FACCIAN DA SUPPORTO
A CHI VUOL STAR FUORI AL FREDDO, SENZA COPERTA.
STRETTI AL SUO FARE
QUASI IMMOBILI NELL'IMPARARE
CI FAREM COMPAGNIA
ALLA RICERCA E SCOPERTA
DAREMO SICURO IL NOSTRO APPORTO
SENZA ESAGERARE, SENZA TORTO
CI SAZIEREM COME VAMPIRI, DI FERITA APERTA
NON LASCIEREM CHE IL TEMPO MORTO
COLPISCA DURO, COME COSA CERTA
NEMMEN CHE LA GOLA, NEL SUO RITORTO
NASCONDA I SUONI, LE GRIDA DI PASSION INFERTA
MA CHE FACCIAN DA SUPPORTO
A CHI VUOL STAR FUORI AL FREDDO, SENZA COPERTA.
Candido guanciale di nuvola
è un fragile ventaglio di margherita,
graziosa sillaba del firmamento floreale,
stralcio d’ un lenzuolo di primavera,
sorriso d’ orchestra di petali bianchi
da tenera rugiada cristallina inabissati.
Dea dei prati dal sole accigliati,
magmatica tempera d’ oro accaldato
è il tuo polline d’ ambra meringato,
screziata monetina corpuscolare
d’ alveari di scaglie di luce tempestati.
è un fragile ventaglio di margherita,
graziosa sillaba del firmamento floreale,
stralcio d’ un lenzuolo di primavera,
sorriso d’ orchestra di petali bianchi
da tenera rugiada cristallina inabissati.
Dea dei prati dal sole accigliati,
magmatica tempera d’ oro accaldato
è il tuo polline d’ ambra meringato,
screziata monetina corpuscolare
d’ alveari di scaglie di luce tempestati.
E, sorgendo, già ti baciava il sole,
così che di primavera,
papavero, tarassaco, o qual era,
schiudeva presto il fiore,
e ne la fredda stagione la brina,
il raggio riverberando,
la nuda terra sembrava indorare.
Tu, solatia fino al morir dell’ombra,
il tuo aspetto e le tue forme prestando,
al diletto arridevi,
e allegria si spargeva, e chiasso, e risa.
Poi che il diurno tumulto s’assopiva,
e tutto d’intorno pareva che tace,
dei vicini campi la voce
ti recava il vento:
il mormorio delle fronde,
del grano maturo il fermento;
e su quel serale canto t’adagiavi,
e veniva la notte.
Tale ti lasciai,
ma ora che sui tuoi passi torno,
più non ti conosco.
Chi tanto presto ti consunse? Dimmi.
E il giovanile incanto ove smarristi?
Ove la roggia che nei caldi dì,
l’acqua recando ai nascenti germogli
e alle nascenti speranze,
fanciullo m’accolse ?
Ove il roseto, d’onde il passero, posando,
cantava il suo ritorno
e mi rideva il cuore,
mi rideva il nuovo giorno?
E le magnolie, e gli albicocchi,
e il glicine odorato,
e i primi sospiri d’amor?
Ahi viuzza mia, come cambiasti!
Ahi vita, come fuggisti!
Cemento vedo, e ferro, e asfalto,
non le speranze,
or che svelato è l’inganno,
or ch’il tempo è breve,
or che perirono i fecondi campi,
d’onde nutrimento ancora giovani
trassero allora;
non gli ameni giorni,
or ch’il tormento ingombra,
or ch’il pensiero è greve,
or ch’impedito è l’orizzonte,
e il vento tace, e il sole non luce;
non i sussulti del cuor,
or ch’in petto giace inerte,
or che beltà rifugge,
or che ramo non si porge
al musico uccellino.
E lacrimo.
E pur lacrimando, talora sorrido.
Forse perché noverando,
torna la sembianza de la spensierata età,
forse perché la felicità
dimora solo nei perduti anni.
O forse perché al tanto sospirato oblio
vicino son io, e alla fine degli affanni.
così che di primavera,
papavero, tarassaco, o qual era,
schiudeva presto il fiore,
e ne la fredda stagione la brina,
il raggio riverberando,
la nuda terra sembrava indorare.
Tu, solatia fino al morir dell’ombra,
il tuo aspetto e le tue forme prestando,
al diletto arridevi,
e allegria si spargeva, e chiasso, e risa.
Poi che il diurno tumulto s’assopiva,
e tutto d’intorno pareva che tace,
dei vicini campi la voce
ti recava il vento:
il mormorio delle fronde,
del grano maturo il fermento;
e su quel serale canto t’adagiavi,
e veniva la notte.
Tale ti lasciai,
ma ora che sui tuoi passi torno,
più non ti conosco.
Chi tanto presto ti consunse? Dimmi.
E il giovanile incanto ove smarristi?
Ove la roggia che nei caldi dì,
l’acqua recando ai nascenti germogli
e alle nascenti speranze,
fanciullo m’accolse ?
Ove il roseto, d’onde il passero, posando,
cantava il suo ritorno
e mi rideva il cuore,
mi rideva il nuovo giorno?
E le magnolie, e gli albicocchi,
e il glicine odorato,
e i primi sospiri d’amor?
Ahi viuzza mia, come cambiasti!
Ahi vita, come fuggisti!
Cemento vedo, e ferro, e asfalto,
non le speranze,
or che svelato è l’inganno,
or ch’il tempo è breve,
or che perirono i fecondi campi,
d’onde nutrimento ancora giovani
trassero allora;
non gli ameni giorni,
or ch’il tormento ingombra,
or ch’il pensiero è greve,
or ch’impedito è l’orizzonte,
e il vento tace, e il sole non luce;
non i sussulti del cuor,
or ch’in petto giace inerte,
or che beltà rifugge,
or che ramo non si porge
al musico uccellino.
E lacrimo.
E pur lacrimando, talora sorrido.
Forse perché noverando,
torna la sembianza de la spensierata età,
forse perché la felicità
dimora solo nei perduti anni.
O forse perché al tanto sospirato oblio
vicino son io, e alla fine degli affanni.
Placido eremo
specchio dell'anima
brama regnante,
melodico cullare
soavi sponde,
brezza solveggiare
crespate onde,
origami spiegati,
lacustre selva
sfiorati, tacito
distogli angoscia
profonda ambrata
divina, in panne lacuale
bellezza trascina, mesto
destare solerte tepore,
nitido risveglio
solitario cuore.
specchio dell'anima
brama regnante,
melodico cullare
soavi sponde,
brezza solveggiare
crespate onde,
origami spiegati,
lacustre selva
sfiorati, tacito
distogli angoscia
profonda ambrata
divina, in panne lacuale
bellezza trascina, mesto
destare solerte tepore,
nitido risveglio
solitario cuore.
IO VORREI ESSERE IL TUO AMANTE PREFERITO
E CON PAROLE SEMPLICI TE LO DICO:
IL TUO VISO VORREI COCCOLARE
IL TUO SENO TOCCARE
LE TUE LABBRA BACIARE
IL TUO CARATTERE AMARE.
UN PO DELUSO OGGI MI SONO SENTITO
PERCHE' INSODDISFATTA TI HO VISTA
E IL TUO SORRISO ERA QUASI SVANITO
E CON PAROLE SEMPLICI TE LO DICO:
IL TUO VISO VORREI COCCOLARE
IL TUO SENO TOCCARE
LE TUE LABBRA BACIARE
IL TUO CARATTERE AMARE.
UN PO DELUSO OGGI MI SONO SENTITO
PERCHE' INSODDISFATTA TI HO VISTA
E IL TUO SORRISO ERA QUASI SVANITO
Le pareti si avvicinano
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale
Lì dove c'è l'inguine dove la seta sdrucciola giapònica,
la fotografia dei lillà è il sognare del sole
nascosto, nascosto dietro un paravento di faraone perlate
nei ricami fra i pioppi del cielo.
Macché poesia, un'alchimia stanca, piuttosto,
quando io ti faccio dire: "- Ma che insistenza questi baci!"
come lo direbbe una vecchia suora.

Giocano al vento
le spighe giallo grano
al tramonto
io e te
con l'ansia mia di volerti
nella tua poesia
voci di bambini
fischia il treno sulla litoranea
con l'età mia
stai volando via
il tuo sorriso lieve
l'accenno di un si
alla sera tu
eri gia mia
fuochi sulla spiaggia
occhi nuovi con i miei
tra la gente noi
non ci cercammo più
cantai a te mille poesie
tra le cinque corde le mie mani
le tue
eri abbracciata a lui
mentre ardeva il fuoco
la notte svaniva
te ne andavi tu...
senza un sorriso senza salutare
senza mai guardarmi
venne l'alba ma non cancellai
il ricordo tuo...
le spighe giallo grano
al tramonto
io e te
con l'ansia mia di volerti
nella tua poesia
voci di bambini
fischia il treno sulla litoranea
con l'età mia
stai volando via
il tuo sorriso lieve
l'accenno di un si
alla sera tu
eri gia mia
fuochi sulla spiaggia
occhi nuovi con i miei
tra la gente noi
non ci cercammo più
cantai a te mille poesie
tra le cinque corde le mie mani
le tue
eri abbracciata a lui
mentre ardeva il fuoco
la notte svaniva
te ne andavi tu...
senza un sorriso senza salutare
senza mai guardarmi
venne l'alba ma non cancellai
il ricordo tuo...
Non pensare, quest’opera
cortissima
è nata per sbaglio
La primavera stava nelle bocche chiuse
un punto solo era specchio
della luce fuggita dal sonno
orefice del sorriso
che cruda e confusa ritagliavo
dal paesaggio che Pegaso
aveva tenuto per sé
PAURA CERCHERAI DI FARE
NON TI SPRECCARE
NON SARA' FACILE LASCIARTI ANDARE
MA SAPIAMO NOI AMARE?
ZOPPICARE
INCORAGGIARE
SCHERZARE
STIMARE
NON SARA MICA COSI DIFFICILE LASCIARSI TRASPORTARE?
BISOGNA PROVARE!
TI VA DI GIOCARE?
DOVE TI POSSO TROVARE?
TRA LE TUE LENZUOLA MI VOREI FICCARE
NON SCAPPARE
VOGLIO SOLO AMARE!
IL PASSATO VUOI LASCIARE?
SONO QUA, PRONTO PER ENTRARE
NON VOGLIO SCHERZARE
VOGLIO VOLARE
TRA LE STELLE RECUPERARE
UNA COSA DIFFICILE DA TE DIMENTICARE
NON TI ARRABBIARE
VOLEVO SOLO UNSUO RICORDO RIPORTARE
ALLUNGO ANDARE,SU QUALCUNO POTRAI CONTARE
E LEI COMUNQUE SOGNARE!
NON TI SPRECCARE
NON SARA' FACILE LASCIARTI ANDARE
MA SAPIAMO NOI AMARE?
ZOPPICARE
INCORAGGIARE
SCHERZARE
STIMARE
NON SARA MICA COSI DIFFICILE LASCIARSI TRASPORTARE?
BISOGNA PROVARE!
TI VA DI GIOCARE?
DOVE TI POSSO TROVARE?
TRA LE TUE LENZUOLA MI VOREI FICCARE
NON SCAPPARE
VOGLIO SOLO AMARE!
IL PASSATO VUOI LASCIARE?
SONO QUA, PRONTO PER ENTRARE
NON VOGLIO SCHERZARE
VOGLIO VOLARE
TRA LE STELLE RECUPERARE
UNA COSA DIFFICILE DA TE DIMENTICARE
NON TI ARRABBIARE
VOLEVO SOLO UNSUO RICORDO RIPORTARE
ALLUNGO ANDARE,SU QUALCUNO POTRAI CONTARE
E LEI COMUNQUE SOGNARE!
Buona fortuna
e ne serve tanta
con questo mondo
che girà così
come un veccchio grammofono
ormai arrugginito.
Buona fortuna a chi viaggia
senza sapere dove andare,
all'amico mio più caro
che ha perso il lavoro
e domani anche la casa.
Ormai gira così,
oggi sei qui
e domani chissà dove.
Buona fortuna a noi
ragazzi un pò cresciuti
con pane e musica
e un pò di fantasia.
Ora provo a mettere un pò d'olio
a quel vecchio grammofono
magari chissà gira bene
e ritorna a suonare,
posso farlo...
Ma col mondo è un pò più difficile,
anzi impossibile.
Allora non resta niente da dire
solo buona fortuna...
Tu che sei donna
in continuo travaglio
familiare
e professionale,
per conciliare
il miraggio agognato
della dignità al femminile
non servile,
onde far crescere
il futuro,
rammenta:
la cultura della condivione
genitoriale
è in gran parte ignorata
dalla società;
sul pianeta dei diritti
v'è ancora un lungo
cammino da percorrere,
credimi,
tu non sei il problema
ma l'opportunità.
in continuo travaglio
familiare
e professionale,
per conciliare
il miraggio agognato
della dignità al femminile
non servile,
onde far crescere
il futuro,
rammenta:
la cultura della condivione
genitoriale
è in gran parte ignorata
dalla società;
sul pianeta dei diritti
v'è ancora un lungo
cammino da percorrere,
credimi,
tu non sei il problema
ma l'opportunità.
Dimmi cos'è
questo rumore
di pioggia battente.
Forse tristezza
o il vino bevuto
o forse chissà.
Sarà che stasera
non trovo la pace,
sarà che non credo
ad una sola parola,
o la certezza
che quello che scrivo
finirà
dimenticato ben prima
della mia naturale scadenza.
Sarà tutto questo
o forse altre cose,
tanto io qui
ho le mie mani sporche,
rotte le unghie
e ferite profonde,
non è importante
se niente rimane.
Ecco cos'è
questo rumore stasera.
Malinconia,
avere capito che è inutile.
Non siamo che scogli
che il mare ricopre,
hai proprio ragione.
questo rumore
di pioggia battente.
Forse tristezza
o il vino bevuto
o forse chissà.
Sarà che stasera
non trovo la pace,
sarà che non credo
ad una sola parola,
o la certezza
che quello che scrivo
finirà
dimenticato ben prima
della mia naturale scadenza.
Sarà tutto questo
o forse altre cose,
tanto io qui
ho le mie mani sporche,
rotte le unghie
e ferite profonde,
non è importante
se niente rimane.
Ecco cos'è
questo rumore stasera.
Malinconia,
avere capito che è inutile.
Non siamo che scogli
che il mare ricopre,
hai proprio ragione.











