“E nella luce fredda io vidi diecimila persone, forse più. Persone che parlavano senza dire, persone che sentivano, ma non ascoltavano, persone che scrivevano canzoni che le voci non potevano cantare assieme. Che nessuno osi disturbare il suono del silenzio.”
(Paul Simon)
In questo
collo di bottiglia
che è la mia vita,
la nostra clausura
non mi punisce,
al contrario
mi libera
dalla fretta
e dall’errore.
Per davvero
il suono
del vuoto
non mi annoia,
ma è come se fosse
un nugolo di parole
che esistono
da sole,
per me,
nel buio
sotto scala
della memoria.
Discorsi che
io sento,
e che ti
ripeto,
anche
se tu
sei
sempre
più sorda,
ed il silenzio
non lo vuoi
proprio
ascoltare.
la notte è scesa in me
e come nel primo mattino la nebbia avvolge la pianura
lo stesso accade al mio cuore
quanta tristezza
quanto dolore
sento la sofferenza in ogni cosa che mi circonda
è uno stato che non ho mai vissuto
non so affrontarlo
non capisco cosa accade
il mio dipinto è diventato inreale
mi guardo attorno cerco una via d'uscita
ma più la cerco e più mi accorgo che è tutto inutile
mi trovo in un sogno?
sono morto?
non trovo risposta a nessuna delle mie domande
ora una musica mi circonda, sento delle voci in lontananza
inizio a capire dove sono
o meglio cosa sono
sono il vento che soffia nella valle di lacrime di mille cuori infranti
Corre il mio tempo
come un fiume in piena,
travolge fiori e spine,
illusioni e sogni
della mia giovinezza.
Rotolano i miei giorni,
come granelli di sabbia,
sul fondo di un fiume
che corre all'impazzata.
Guardo le mie mani
e stringo forte i pugni,
carichi di ricordi,
e di tante piccole
ma preziose briciole.
cammina radente,
la testa che muove
in maniera smodata.
Gesticola solo
discute nel vento
chissà con chi parla
chissà dove va.
In paese da sempre
i ragazzi
ne deridono i gesti
non sarà uguale
negli anni a venire,
ma ora
che passa davanti
vorrei si fermasse
per dirmi
puoi sognarmi sereno
io sono felice,
quando cammino
discuto con gli angeli
e ho sempre ragione.
fin dove ti spingerai
fino a quando continuerai
perchè ti definisci evoluto?
perchè dici di essere intelligente?
perchè credi che tutto ciò che ti circonda non conti nulla?
è la Natura che ti parla
uomo cosa sei o meglio cosa sei diventato?
non ti riconosco più
il mio frutto miglioreè diventato il mio aguzzino
perchè? perchè mi deturpi?
mi distruggi?
sono diventata una specie in via d'estinzione
uomo apri gli occhi, cerca nel tuo futuro il tuo destino
lo vedi?
lo sapevo non vedi nulla
la tua indifferenza ed il tuo egoismo
sono l'arma di estinzione della tua specie.
Madre Natura ho ascoltato il tuo pianto
il suono della tua voce è pieno di dolore
di quel male che noi uomini
i tuoi figli
l tuo frutto più complesso
con la nostra errata evoluzione ti abbiamo arrecato
siamo diventati i tuoi aguzzini
i nostri aguzzini
siamo annebbiati dal nostro egoismo, dalla mania di grandezza e potere
ora anche se vediamo ciò che accade e sappiamo ciò che potrà accadere
non facciamo nulla
siamo indifferenti al nostro destino
al destino dei nostri figli
io come uomo chiedo perdono, Natura farò del mio meglio
crescerò i miei figli nel segno del tuo rispetto
ma ti chiedo aiuto
un aiuto che una madre nonpuò rifiutare al proprio figlio
aiutami
aiuta l'umanità a capire
a comprendere il tuo fondamentale ruolo nel film della nostra vita
prendi parte alla battaglia
alla guerra contro un male
un male chè è diventato un marchio dell'uomo
un virus globale
aiutaci a capire l'importanza della tua esistenza
che sono più grandi del sole
Ma io lo credevo il migliore
dalla finestra lo fissavo per ore
farsi bello tra la gente
Un giorno camminando
ad ogni passo era allo zenit
come il capo di una tribù
e stavo litigando con la mia l'ombra
ma l'ombra dopo un attimo non c'era più
Ed un giorno lo vidi sparire
quasi come un padre vigliacco
Lo vidi sciolto come un rifiuto nel mare
e lo ritrovai a specchiarsi in un sasso
Non lo diceva in casa
ma al lavoro lo prendevano in giro
ma per noi valeva ancora qualcosa
lui col sangue cattivo
e noi protetti dal vampiro
Ma il sole da tempo restava a prendere il sole
nella sua macchina per tutto il giorno
per farci credere che fosse a lavorare
e darci quel che non aveva al suo ritorno
Quante cose col tempo ti accorgi
che sono più piccole del sole
per un po' l'ho creduto il peggiore
in quelle notti lo fissavo per ore
farsi forza in mezzo al niente
le mie labbra
come nettare d'ambrosia
per i sensi
gli occhi son golosi
bramano voglie.
Morigerati i respiri
in tramutate onde
scompigliano i capelli
in frammenti animati.
Odori rubati
impregnati
proibiti
ritrovati
e baci baci infiniti.
Ho le vertigini
quando
la tempesta si placa.
Degli allegri venti
rimane la quiete
e l'alba
ci addormenta.

Testardo cuore che rimane infranto,
abbracciato a se stesso
e alla sua solitudine.
… Cuore di pietra, duro e implacabile
che batte il pugno ma poi,
dentro,
chissà se si pente.
E c’è cuore che muore eppure germoglia!...
Se di mamma è d’amore
come cuore, puro, d’amante.
E’ caldo, ti stringe
e ti è sempre vicino.
Se soffre ancora sorride,
poi si gira e s’asciuga il dolore.
Ti dona carezze
con gli occhi e la voce.
E quando, la sera, resta nel buio,
si dice da solo:
mio povero cuore!...
e senza ombre
la pelle scalda
e riflette
specchi d'intenso
e profondo
senza ore
e senza stagioni
il corpo cerca
e snoda
incastri di perfezione
e voluttà
senza legami
e senza restrizioni
la libertà disegna
figure di rispetto
e gioco
senza paure
e senza pesi
i sospiri coprono
respiri di magia
e colori
senza nulla
e con tutto
l'amore
apre le sue ali di farfalla
Gocce di miele
si fondono nel palato
aprendo ai ricordi
sottili righi di pensieri
mescolando l'immaginario
con il reale presente.
Fuse dal calore
scendono al cuore.
Nelle membra ora morbide
affiora la dolcezza
che come materia
di languidi desideri
appare
Domani gli dirai
Al di là dell’idea la verità infetta
ha bocche che ricamano adunanza
il cielo ricuce il temporale
e il pensiero s’alimenta di sole
ridimensionando le proporzioni
con la carezza che nel dolore
è ridotta a dire io son Amore.
Tra parola e parola il silenzio
sbaglia le misure alle intenzioni
non ascolta ignorando l’altro
fantasma anoressico di malumore
fuga che non insegue nessuno
senza giudizio d’ipotesi al muro.
Testardo essere nonostante tutto
ostinato al nulla comprendere
o cedere senza rinunciare al passo.
L’amore colora le sue intemperanze
nell’istante refrattario che trema
e ondeggia propositi indifesi
nella delicatezza dell’invisibile cerchio
giaciglio caldo d’ambiziosi sentieri
violentando le dighe dell’anima
le felicità lasciate arenare sul fondo
le favole dimenticate nelle tasche bucate
attrici in balia del caso mai accaduto.
Morte senza scelta in mancanza d’altro
dove l’attesa è letto d’indifeso oltre.
un piatto sciapo, ahimè poco condito,
ormai di esso se ne fa incetta,
chi più ne ha, più ne accetta.
Er diavolo…l’inferno..
che voi che sia !
Si, moro me confesso bono bono,
tanto otterrò subito er perdono.
Questo è er peccato pure der buon Dio
che sembra dirci a tutti :”fijo mio,
tu pentiti che poi ce penso io !”.
Spiegateme perché, allora, nun debba fare
peccato grande più dell’originale,
perché mi debba sentì peccatore
si, penitente, tutto quanto more.
Ma, nelle more, de sta convinzione,
stamoce attenti, facciamoci attenzione,
se Dio se pente de questo suo “peccato”,
diventa tutto più che complicato.
Se voi far peccato t’è concesso,
ma vestete d’amianto e nun fare er fesso !











