Potenza di questo Santo! Oggi, dopo anni che non succedeva, sono stato invitato a pranzo dai miei suoceri !Cercavo di capire le motivazioni di questo invito ma mi bastato vedere il menù. Avevano preparato gli Strozzapreti fatti in casa. E fin qui, fintanto ce l’avessero avuta col prete che ha officiato il mio matrimonio, niente da dire. Ho iniziato a preoccuparmi quando hanno cominciato a darmi del “don” al posto di un titolo che in effetti non possiedo…
Che sia il sacro bacio dalle labbra di grano
la dolce camelia ondeggiante all’amore
a invadere promesse di vaghezza aerea
sfioranti il sole nella memoria in sogno.
Timide corolle attorcigliate al chiarore
gaio e fulgido del pensoso folleggiare
sospirano confuse preghiere al mare.
Echi familiari di dondolio dimentico
nomadi sospiri al candore rinato di beltà
malinconie timide intarsiate di preziosi nastri.
Ch’io possa indossarli nel mio istante più caro
e la galassia aleggiare in me vortice di sublime
disegnando ricami alati alla meta del cuore
mutezze decorate di favole narrate
custodite in lacrime nel canto d’una stella.
Indistinto pianto al culmine del nulla
rigonfia bolla di nostalgiche balie
allattate la mente mia d’infantile dolcezza
solitudini rinchiuse in memoria
fino a farle divenire fragili archi
rivolti all’indicibile tenerezza dal desio serrato.
Nel nido l’ultimo usignolo recita il verso
ha la follia d’un volo cullante carezze di cielo.
Fluttua muto il trapasso ad onde dissolte.
C'è una piccola nuvola
in qualche parte del cielo
dove tu vorresti portarla
per cullare i tuoi sogni d'amore
lontano da tutti
e da tutto.
Un bel posto
dove il cuore riposa
e puoi amare senza fatica.
C'è un immenso deserto
di sabbia senza vento
che possa allontanarti.
E ci metti l'amore
in qualsiasi ora del giorno
senza guardare il tempo
perchè il tempo
è soltanto il tuo sentimento...
II
Prendevo riposo
dietro un canneto che solitario
si stava per la via.
Scalzò la brezza il vento
ed ora forte, or leggera,
l’ondeggiar dei fusti seguendo,
sentir mi pareva una voce,
sentir mi pareva un lamento.
“Qui si fermò anch’ella
e qui restò del tempo;
amorevole è il suo fare,
non solo bella”
sembrava la voce dicesse,
“or che se n’è andata,
d’intorno non c’è luce,
tutto pare morto,
tutto pare spento”
veniva poi il lamento.
Fui scosso;
chi sortì quel dire?
Passai da fusto in fusto;
fonte non aveva il proferire.
Segno è, mi chiesi,
ch’il sentier sia quello giusto?
Prendevo riposo
dietro un canneto che solitario
si stava per la via.
Scalzò la brezza il vento
ed ora forte, or leggera,
l’ondeggiar dei fusti seguendo,
sentir mi pareva una voce,
sentir mi pareva un lamento.
“Qui si fermò anch’ella
e qui restò del tempo;
amorevole è il suo fare,
non solo bella”
sembrava la voce dicesse,
“or che se n’è andata,
d’intorno non c’è luce,
tutto pare morto,
tutto pare spento”
veniva poi il lamento.
Fui scosso;
chi sortì quel dire?
Passai da fusto in fusto;
fonte non aveva il proferire.
Segno è, mi chiesi,
ch’il sentier sia quello giusto?
Cinger il capo
fa molta paura
se del passato
hai l anima pura.
Rende indifeso
un umile uomo
ma toglie un peso
per l animo nuovo.
Difficile è farlo
se l orgoglio prevale,
d obbligo sottrarlo
per imparare ad amare.
È meglio scusare
senza essere rei,
che ragionare
e perdere lei.
fa molta paura
se del passato
hai l anima pura.
Rende indifeso
un umile uomo
ma toglie un peso
per l animo nuovo.
Difficile è farlo
se l orgoglio prevale,
d obbligo sottrarlo
per imparare ad amare.
È meglio scusare
senza essere rei,
che ragionare
e perdere lei.
Che ci sia bisogno di
un ulteriore dolore mi chiedo, se
il bracciuolo della mia lente d'ingrandimento
il bracciuolo della mia lente d'ingrandimento
forma una S
che vedo sfioro sposto
di pochi millimetri di
graziosissimi tocchi privi
di senso.
(Una calma serale dagli occhi bassi)
(Una calma serale dagli occhi bassi)
Che io sappia, orbite rotolanti di ammassi
stellari si incendiano inglobano
curiosità colossali,
e un elmetto forse di Celti
ritrovato in galere
sottoterra a frammenti
in schegge di ossari di denti.
Oggi mi sento come
Edmond Dantès
quando fuggì dal Castello D’If.
Oggi mi sento come
Pollicino
che fece cadere
i sassolini per la strada
e riuscì a tornare a casa.
Oggi mi sento come
quell’impiegato
che viene promosso sul posto di lavoro
e non se lo aspettava!
Oggi mi sento come
quel bambino
a cui gli viene regalato
un sacchetto enorme di caramelle.
Oggi mi sento come
la fata turchina
che viene finalmente ascoltata
da Pinocchio!
Oggi mi sento
come quella figlia unica
a cui le viene data
dopo una lunga attesa
una sorellina con cui giocare.
Oggi mi sento…
Quel che ero allora
non lo dico ancora,
quel che sono adesso
ve lo dico appresso.
Spesso me lo scordo.
a volte lo ricordo.
Ma adesso ve lo dico,
lo chiedo ad un amico
così mi torna mente
e grido allegramente.
Dirò che sono quello
che non ha cervello;
un mezzo l’ho venduto
e l’altro l’ho perduto.
Ma no, mi son sbagliato
un po’ l’ho ritrovato.
Mi serve a presentarvi
chi vuole dilettarvi,
strapparvi una risata,
palese o abbozzata
che serva per scordare
i giorni in alto mare,
che torni a regalarvi
ciò che può appagarvi
e farvi ricordare
quel particolare
che ci tiene in vita
convinto ch’è una gita:
quel certo buonumore
che apre nuove aurore
e rallegra il cuore.
non lo dico ancora,
quel che sono adesso
ve lo dico appresso.
Spesso me lo scordo.
a volte lo ricordo.
Ma adesso ve lo dico,
lo chiedo ad un amico
così mi torna mente
e grido allegramente.
Dirò che sono quello
che non ha cervello;
un mezzo l’ho venduto
e l’altro l’ho perduto.
Ma no, mi son sbagliato
un po’ l’ho ritrovato.
Mi serve a presentarvi
chi vuole dilettarvi,
strapparvi una risata,
palese o abbozzata
che serva per scordare
i giorni in alto mare,
che torni a regalarvi
ciò che può appagarvi
e farvi ricordare
quel particolare
che ci tiene in vita
convinto ch’è una gita:
quel certo buonumore
che apre nuove aurore
e rallegra il cuore.
Attendendo l’attimo in cui credere ai miracoli
si fa sempre più largo la tristezza in me.
Scruto il cielo
è sempre buio.
La vita cosi preziosa
sfugge dalle mani
In queste giornate sconosciute.
La felicità, la gioia erano
il contorno dell’anima
adesso sono solo un lontano ricordo.
Tutto appare
senza colore invisibile.
Una lotta instancabile,
giorni, mesi, anni sconosciuti
Affidati ad un pezzo di carta,
lo sfogo dell’anima.
E allora sogno
un’immensità di fiori profumati,
in attesa di quell’attimo
in cui mi specchierò nel cielo
colmo di stelle.
Pian piano si fa spazio l’aurora,
il sole nascerà,
per cancellare queste giornate sconosciute.
si fa sempre più largo la tristezza in me.
Scruto il cielo
è sempre buio.
La vita cosi preziosa
sfugge dalle mani
In queste giornate sconosciute.
La felicità, la gioia erano
il contorno dell’anima
adesso sono solo un lontano ricordo.
Tutto appare
senza colore invisibile.
Una lotta instancabile,
giorni, mesi, anni sconosciuti
Affidati ad un pezzo di carta,
lo sfogo dell’anima.
E allora sogno
un’immensità di fiori profumati,
in attesa di quell’attimo
in cui mi specchierò nel cielo
colmo di stelle.
Pian piano si fa spazio l’aurora,
il sole nascerà,
per cancellare queste giornate sconosciute.
Sciogli ancora i tuoi lungi capelli,
falli scivolare fluttuanti, come ieri,
sulla tua pelle imbrunita dal sole.
Corri gaia, vai, salta gli alti sentieri,
calpesta l’erba fresca, umida della notte.
Tuffati nelle distese di grano e papaveri,
raccogli fiori di lavanda e margherite,
e fanne una ghirlanda profumata,
a cornice del tuo ancor giovane seno.
Infilza ancora a fili d’ampelodesma,
le more mature dei roveti rigogliosi,
e fanne dolci, composizioni,
per il tuo cestino di vimini intrecciato.
Bevi, placa l’arsura, alla fonte nella grotta,
gioca pure felicemente scalza,
a caccia di viscidi girini, nell’acqua cristallina.
Ridi ancora sensibile e romantica,
e soffiando decisa, le lancette di un tarassaco,
di tra le mani, falli volare via,
innamorata, affida loro sogni e desideri,
vedrai, come leggenda vuole,
volando essi tutti s’avvereranno.
Oggi come ieri, sdraiati all’ombra gigante
del tuo amico e ormai anziano ulivo,
ancora, e sogna ad occhi aperti,
ammira l’infinito e azzurro cielo,
ed accompagnata dal canto
di mille cicale, scrivine poesia.

OGGI COME IERI.
I
Silenti volteggiano ne la stanza
e malinconiche
l’immortali note d’un tempo;
sul freddo giaciglio,
tra freddi muri e scarni, stanco posa
ed esangue il viver mio.
Un altro giorno seguì ai giorni
e d’amor pregno
incontro a la notte m’apprestavo,
manco ormai di speranza;
quel fare a nulla valse
né lasciar l’imposte aperte.
Pareva già ch’il sonno mi rapisse.
D’un alito caldo sospinta
a svolazzar cominciò la tenda
e tenue trapelò, sul volto posandosi,
l’argenteo raggio.
Tu Luna.
Tu, ch’eterna vivi
ed eterna per il mondo vaghi, dimmi:
perché a me che son mortale,
perché d’un tuo raggio son degno?
“Se l’amor è tale,
d’un mistero porta il segno,
non quello ch’al sentir si presta
ma quello ch’in eterno resta;
colei che vai cercando
non ha dimore fisse”
la Luna infin mi disse.
Come quei che smarriti
felici ritrovan la via
così, dopo quel dire,
il sentier che volge al viver suo,
felice andai cercando.
Silenti volteggiano ne la stanza
e malinconiche
l’immortali note d’un tempo;
sul freddo giaciglio,
tra freddi muri e scarni, stanco posa
ed esangue il viver mio.
Un altro giorno seguì ai giorni
e d’amor pregno
incontro a la notte m’apprestavo,
manco ormai di speranza;
quel fare a nulla valse
né lasciar l’imposte aperte.
Pareva già ch’il sonno mi rapisse.
D’un alito caldo sospinta
a svolazzar cominciò la tenda
e tenue trapelò, sul volto posandosi,
l’argenteo raggio.
Tu Luna.
Tu, ch’eterna vivi
ed eterna per il mondo vaghi, dimmi:
perché a me che son mortale,
perché d’un tuo raggio son degno?
“Se l’amor è tale,
d’un mistero porta il segno,
non quello ch’al sentir si presta
ma quello ch’in eterno resta;
colei che vai cercando
non ha dimore fisse”
la Luna infin mi disse.
Come quei che smarriti
felici ritrovan la via
così, dopo quel dire,
il sentier che volge al viver suo,
felice andai cercando.
Alla finestra germinai
un' amaca di sole
e merende di prati in fiore,
pascoli di nuvole celestiali
e merletti di vento orchestrali,
rovi intrecciati d' aprile
e giochi di bimbi in cortile.
Alla finestra germinai
capriole di luce sui tetti
e polline di boschi riflessi,
diamanti d' arena di stelle,
castelli di sale e marachelle,
altalene tra i meli sospese,
briciole temporalesche d' arcobaleno accese.
un' amaca di sole
e merende di prati in fiore,
pascoli di nuvole celestiali
e merletti di vento orchestrali,
rovi intrecciati d' aprile
e giochi di bimbi in cortile.
Alla finestra germinai
capriole di luce sui tetti
e polline di boschi riflessi,
diamanti d' arena di stelle,
castelli di sale e marachelle,
altalene tra i meli sospese,
briciole temporalesche d' arcobaleno accese.
Ed ora stai distesa, immobile,
e ti perdi in quel letto troppo grande
con la morte che ti tiene la mano
fai il punto al tuo passato
di solitudine e tristezza
eppure nessuno sbaglio
per poter giustificare
quanto la tua vita
è stata dura e cruda












