Sedeva sul sagrato del tempio,
c'era la neve a coprire le scale;
in qualche modo capiva lo scempio
e tutto questo gli faceva male.
Era ormai all'ombra del suo allenamento,
entrava in guerra con le gambe stanche;
ma intorno alla guerra c'era il silenzio
di sorrisi affamati e bocche bianche.
Per il maestro era arrivata la fine:
ma ogni fine è figlia di scaramanzie.
Pungevan rose anche senza le spine,
fiorivan le mani di vigliaccherie.
E il maestro era forse troppo vicino,
incollato ad un pezzo d'orizzonte.
Il maestro era quel groviglio lontano,
con solo un bernoccolo sulla fronte.
c'era la neve a coprire le scale;
in qualche modo capiva lo scempio
e tutto questo gli faceva male.
Era ormai all'ombra del suo allenamento,
entrava in guerra con le gambe stanche;
ma intorno alla guerra c'era il silenzio
di sorrisi affamati e bocche bianche.
Per il maestro era arrivata la fine:
ma ogni fine è figlia di scaramanzie.
Pungevan rose anche senza le spine,
fiorivan le mani di vigliaccherie.
E il maestro era forse troppo vicino,
incollato ad un pezzo d'orizzonte.
Il maestro era quel groviglio lontano,
con solo un bernoccolo sulla fronte.
1 commento
Il muto silenzio
nel profondo della notte
mi sveglia
una morsa stringe
la gola asciutta
perchè di te più non bevo
il respiro, il sapore
Voglio sentire il rumore
delle tue mani
sul mio seno,
il piacere si effonde
nelle vene
avvelena il sangue
muoio dolcemente
Rinasco come la fenice
dalle ceneri profumate
dell'orgasmo
del tuo esser uomo
dentro il mio esser donna
carnale incontro
d'amore vestito
Nel silenzio ora
lo strepitio dei nostri corpi
uniti in uno solo,
nell'aria l'aroma del sudore
misto al profumo
dell'erotica danza
coreografia ogni volta
rinnovata
ogni volta ... come fosse
…. l'ultima ….
Solo con te così volo
solo con te così vivo
senza te non sono
Ed ancora di te sogno
nel mio dormire nervoso,
il silenzio muto mi sveglia,
e tu non sei con me ...
TANTI PROFUMI, SUONI E COLORI,
DA VALLE FIN SU ALLA COLLINA
E ALLA STREGUA DI UN BATTER DI CIGLIA,
SALENDO TUTTO SI TRASFORMA.
RUMORE DI BARCHE, DI BIMBI E DI RISACCHE,
PROFUMO DI SALSEDINE, DI PESCA E D’INFUOCATA SABBIA,
E TANTE SFUMATURE DI TURCHESE,
CEDONO LO SPETTRO, SU IN SALITA,
AD ALTRI PROFUMI, SUONI E COLORI.
LA BARCA TRA LE ONDE, L’AMICA TREBBIA SALUTA
INTENTA A TRASFORMARE,
L’ERBA BIONDA IN CURIOSI ROTOLONI.
SI MESCOLA L’ODORE INTENSO DELL’ARANCIO
A QUELLO PIU’ GENTILE DEL GELSOMINO
E SI TINGONO DI VERDE E ROSSO,
ORTI, PRATI E ALBERI DA FRUTTO.
LE ERBE PIU’ AROMATICHE,
L’ORIGANO SELVATICO
TRA I SENTIERI IN PIETRA
E IL BASILICO GENTILE,
NELL’ORTO BEN CURATO.
DIVERSI MA UNITI DAL DESTINO A TAVOLA,
A BRACCETTO SON SERVITI,
QUALI STRETTI AMICI DEL POMODORO ROSSO
E DEL PEPERONCINO.
ANCOR SU SI SALE E ORA PER I TORNANTI,
PESCHI E PERI, DAI CARICHI PESANTI
E TRA I FICHI ORMAI MATURI,
SI ODE IL CANTO IMPLACABILE, ASSORDANTE
DELLE LOGORROICHE CICALE.
FIORI D’AGAVE, SLANCIATI TRA L’AZZURRO CIELO,
MENTRE I FICHI D’INDIA RIEMPIONO
LO SPAZIO AI LORO PIEDI.
COME QUADRI AD ACQUARELLO,
I VARIOPINTI OLEANDRI, INCORNICIANO
LO STILARO ORMAI ASSOPITO
E LE CHIOME DEI PIOPPI,
LUNGO IL SUO LETTO, TREMOLANO
COME MILLE FARFALLE AL VENTICELLO.
ALTRO TORNANTE, ALTRE STORIE.
ORA IL CANNETO, ORA IL GRANTURCO,
CON L’UOMO DI PEZZA IN MEZZO AL SUO CAMPO
E L’ULIVO CHE MAESTOSO SALUTA CHI PASSA.
IL PROFUMO DI FORNI ACCESI, DI PANE APPENA COTTO
E DI CALDE “PITTE” DI OLIO INZUPPATE.
OGNI GIORNO E’ COSI DALLO JONIO A CASA MIA.
PROFUMI, SUONI E COLORI,
OGNI TORNANTE HA IN SERBO UN STORIA.
MA DAL MARE A CASA MIA,
TUTTO IL PERCORSO E’ ACCOMPAGNATO
DAL CANTO FESTOSO DEGLI UCCELLI
DAL PROFUMO E DAL CALORE DELL’AMORE,
CHE I FIGLI SERBONO PER LA VALLE AMATA.
ANCHE LI’, NEL PUNTO IN CUI, L’INCAUTA MANO
DI CHI SI CREDE FURBO,
UN RIFIUTO HA ABBANDONATO,
IGNARO DEL GRAN DANNO,
CHE GIORNO DOPO GIORNO
ANCHE PER SE STESSO EGLI PROCURA.
DA VALLE FIN SU ALLA COLLINA
E ALLA STREGUA DI UN BATTER DI CIGLIA,
SALENDO TUTTO SI TRASFORMA.
RUMORE DI BARCHE, DI BIMBI E DI RISACCHE,
PROFUMO DI SALSEDINE, DI PESCA E D’INFUOCATA SABBIA,
E TANTE SFUMATURE DI TURCHESE,
CEDONO LO SPETTRO, SU IN SALITA,
AD ALTRI PROFUMI, SUONI E COLORI.
LA BARCA TRA LE ONDE, L’AMICA TREBBIA SALUTA
INTENTA A TRASFORMARE,
L’ERBA BIONDA IN CURIOSI ROTOLONI.
SI MESCOLA L’ODORE INTENSO DELL’ARANCIO
A QUELLO PIU’ GENTILE DEL GELSOMINO
E SI TINGONO DI VERDE E ROSSO,
ORTI, PRATI E ALBERI DA FRUTTO.
LE ERBE PIU’ AROMATICHE,
L’ORIGANO SELVATICO
TRA I SENTIERI IN PIETRA
E IL BASILICO GENTILE,
NELL’ORTO BEN CURATO.
DIVERSI MA UNITI DAL DESTINO A TAVOLA,
A BRACCETTO SON SERVITI,
QUALI STRETTI AMICI DEL POMODORO ROSSO
E DEL PEPERONCINO.
ANCOR SU SI SALE E ORA PER I TORNANTI,
PESCHI E PERI, DAI CARICHI PESANTI
E TRA I FICHI ORMAI MATURI,
SI ODE IL CANTO IMPLACABILE, ASSORDANTE
DELLE LOGORROICHE CICALE.
FIORI D’AGAVE, SLANCIATI TRA L’AZZURRO CIELO,
MENTRE I FICHI D’INDIA RIEMPIONO
LO SPAZIO AI LORO PIEDI.
COME QUADRI AD ACQUARELLO,
I VARIOPINTI OLEANDRI, INCORNICIANO
LO STILARO ORMAI ASSOPITO
E LE CHIOME DEI PIOPPI,
LUNGO IL SUO LETTO, TREMOLANO
COME MILLE FARFALLE AL VENTICELLO.
ALTRO TORNANTE, ALTRE STORIE.
ORA IL CANNETO, ORA IL GRANTURCO,
CON L’UOMO DI PEZZA IN MEZZO AL SUO CAMPO
E L’ULIVO CHE MAESTOSO SALUTA CHI PASSA.
IL PROFUMO DI FORNI ACCESI, DI PANE APPENA COTTO
E DI CALDE “PITTE” DI OLIO INZUPPATE.
OGNI GIORNO E’ COSI DALLO JONIO A CASA MIA.
PROFUMI, SUONI E COLORI,
OGNI TORNANTE HA IN SERBO UN STORIA.
MA DAL MARE A CASA MIA,
TUTTO IL PERCORSO E’ ACCOMPAGNATO
DAL CANTO FESTOSO DEGLI UCCELLI
DAL PROFUMO E DAL CALORE DELL’AMORE,
CHE I FIGLI SERBONO PER LA VALLE AMATA.
ANCHE LI’, NEL PUNTO IN CUI, L’INCAUTA MANO
DI CHI SI CREDE FURBO,
UN RIFIUTO HA ABBANDONATO,
IGNARO DEL GRAN DANNO,
CHE GIORNO DOPO GIORNO
ANCHE PER SE STESSO EGLI PROCURA.
Fiocchi di luna e cristalli,
ventagli di sole d' inverno,
coaguli di farfalle e parole,
come topazi d' avena e girasoli
su un tappeto di nuvole ed astri
sfamavano borghi d' autunno sfavillanti.
Piume di latte e fiammiferi
son fiocchi di luna e cristalli,
tralicci di vertebra e giglio,
grano di ghiaccio e farina
collane di specchi e magia
tra rugiada di lana e poesia.
ventagli di sole d' inverno,
coaguli di farfalle e parole,
come topazi d' avena e girasoli
su un tappeto di nuvole ed astri
sfamavano borghi d' autunno sfavillanti.
Piume di latte e fiammiferi
son fiocchi di luna e cristalli,
tralicci di vertebra e giglio,
grano di ghiaccio e farina
collane di specchi e magia
tra rugiada di lana e poesia.
In maniera febbrile
arrivano lampi
nel mio cuore.
Profumi intensi, inebrianti,
che stordiscono!
Poteri magici,
che offrono
baci e rose
nell’ansante ,
insonne, lunga notte.
Cieli di seduzione… Si!
Ma di stelle
come di astri freddi, erranti,
lontani.
Sogni, che non si possono toccare.
Abbracci,
senza il lor calore;
baci,
velocemente rinnegati.
Fiori,
la cui danza malinconica
disperde facilmente i loro petali.
Notte,
che non è notte
senza la sensualità
della sua corona!
Amore,
senza neanche
lacrime, nè incanto.
Solo un lampo,
pre-istante, del prossimo uragano...
arrivano lampi
nel mio cuore.
Profumi intensi, inebrianti,
che stordiscono!
Poteri magici,
che offrono
baci e rose
nell’ansante ,
insonne, lunga notte.
Cieli di seduzione… Si!
Ma di stelle
come di astri freddi, erranti,
lontani.
Sogni, che non si possono toccare.
Abbracci,
senza il lor calore;
baci,
velocemente rinnegati.
Fiori,
la cui danza malinconica
disperde facilmente i loro petali.
Notte,
che non è notte
senza la sensualità
della sua corona!
Amore,
senza neanche
lacrime, nè incanto.
Solo un lampo,
pre-istante, del prossimo uragano...
Me introduco quatto quatto
so' curioso come 'n gatto
me domanno 'ndo so' entranto?
Me risponni benvenuto?
Me rallegra l'iscrizione
la speranza pe me é ispirazione.
Me presento cor mio nome
sò er poeta spicciolo, 'n burlone.
Me rispetti se me leggi
so' contento se me coreggi
ma ricorda, nun commentà da maleducato
così facenno strappi a ogni poeta er suo operato.
Rispetta li sognatori co la penna
perché co loro er monno se 'n penna.
so' curioso come 'n gatto
me domanno 'ndo so' entranto?
Me risponni benvenuto?
Me rallegra l'iscrizione
la speranza pe me é ispirazione.
Me presento cor mio nome
sò er poeta spicciolo, 'n burlone.
Me rispetti se me leggi
so' contento se me coreggi
ma ricorda, nun commentà da maleducato
così facenno strappi a ogni poeta er suo operato.
Rispetta li sognatori co la penna
perché co loro er monno se 'n penna.
Nel corridoio profondo
una voragine si spalanca,
il vento scalpita tra i vetri rotti,
la lupa ulula, tra le fronde dei pini, stanca.
Nella corsia del tempo
i feriti giacciono su barelle putride,
i mocciosi piangono
tra i banchi caduti a pezzi;
mentre il mondo, là fuori, lotta,
mentre il custode impreca su una cassa rotta.
I fantasmi dei vivi fuggono tra un piano e l’atro,
inondando di pensieri il nuovo arrivato,
tartassando la mente del vecchio disadattato.
La luce si spegne
dietro l’angolo scultoreo del muro sgargiante,
tra le socchiuse finestre di un legno alettante;
si espande la notte col suo chiarore assassino.
Ogni pensiero soggiace appassito,
la vita per molti trasale e favilla.
Ma tu, ancestrale cittadina,
spietata, lurida, perversa assassina;
dai tuoi palazzi di gas fumanti,
dalle tue siepi morenti,
dai tuoi scaffali pressappoco calanti;
ti incupisci di rado mostrando il cielo
e la tua stupida sostanza
impregnata di un insipido veleno.
L'anima s'è fatta giunco
quella sera
e come giunco
s'è piegata al vento,
(indifferente)
che ha appiattito il cielo,
cancellando luna e stelle.
Ogni fiore
ha perso il suo profumo,
ogni giorno, le ore.
Ho arato la terra
nei lunghi miei silenzi,
durante il gelo bianco
che copre orme di vita.
Ho arato la terra,
dentro me.
Germogli ribelli
ora,
fioriscono ricchi
di rosse bacche,
nate,
dal seme dell'amore.
Mai potrei
stare lontano da te,
lontano da questo canto
dal profumo dei pini,
che svegliano la spiaggia.
Da queste carezze cerulee,
dai riflessi delle albe
che si svegliano
sulla collina.
Mai potrei privarmi
dell' abbeverarmi
d'emozioni
in questa piccola parte
di mondo.
Semplici indocili emozioni
sbriciolate dentro.
E se soffi
sulle rabbie
mi si inteneriscono e
s'accendono i ritmi
dei miei giorni.
M'appaghi,
sei il senso che sazia,
sei gioia , radice,
appartenenza.
Sei volo libero che plana,
atterra in me
e mi trascina via…
stare lontano da te,
lontano da questo canto
dal profumo dei pini,
che svegliano la spiaggia.
Da queste carezze cerulee,
dai riflessi delle albe
che si svegliano
sulla collina.
Mai potrei privarmi
dell' abbeverarmi
d'emozioni
in questa piccola parte
di mondo.
Semplici indocili emozioni
sbriciolate dentro.
E se soffi
sulle rabbie
mi si inteneriscono e
s'accendono i ritmi
dei miei giorni.
M'appaghi,
sei il senso che sazia,
sei gioia , radice,
appartenenza.
Sei volo libero che plana,
atterra in me
e mi trascina via…
Le rughe
le accompagnavano
dolcemente
i tratti del viso.
Gli occhi color mare d'inverno
un po' scavati,
esprimevano amore.
Dal sorriso
traspariva
una leggera nota di paura.
Ogni giorno
la sua mente
viene accompagnata dal buio
ma quei occhi blu
so
che
continueranno a guardare
quella luce
INFINITA
le accompagnavano
dolcemente
i tratti del viso.
Gli occhi color mare d'inverno
un po' scavati,
esprimevano amore.
Dal sorriso
traspariva
una leggera nota di paura.
Ogni giorno
la sua mente
viene accompagnata dal buio
ma quei occhi blu
so
che
continueranno a guardare
quella luce
INFINITA
Sirio
astro lucente
illumina il buio
aiutami ad attraversare
il silenzio,
fammi immaginare
un'altra vita possibile.
Dimmi se esistono
ancora
le buone persone.
Io che vorrei
avere di nuovo fiducia
e forza
e speranza
come quando
scendesti dall'auto
per dirmi
non saremo più soli.
Anche allora,
alta nel cielo
solitaria splendevi
unica stella
astro lucente
illumina il buio
aiutami ad attraversare
il silenzio,
fammi immaginare
un'altra vita possibile.
Dimmi se esistono
ancora
le buone persone.
Io che vorrei
avere di nuovo fiducia
e forza
e speranza
come quando
scendesti dall'auto
per dirmi
non saremo più soli.
Anche allora,
alta nel cielo
solitaria splendevi
unica stella
Quando le sere brillavano di raggi stellari
e il d' intorno sembrava asilo d' amanti dipinti,
su labbra cuori incantavano sogni
sopra i divini inconsci delle notti d' autunno.
Erano allor i giorni sempre di rose
e i giardini colorivan le sere agli amori;
erano ancor soavi leggende
e i resti del grano suonavan d' orchestra,
poi,
le notti colme di armoniosa beltà
crescevan pensieri in quelle ore d' amore.
Tacita, dorata la Diva Luna appariva,
ove al rincorrersi di baci il lieve lume portava;
non tardi fu mai amore mio
il nostro incontro, il nostro sospiro;
quante idee crescevan nelle notti al dirsi amore
e la paura ci imprigionava
come un ferro battuto dal fabbro
quell' essenza della nostra incantata età:
due cuori un amore, una carezza e un bacio.
Ed ecco l' alba d' autunno sorride alle foglie
e svela a levante quel rossastro d' incanto;
pochi sanno che la poesia dell' amore
ricopre gli angoli più sottili e vaghi
e la tenerezza gl' investe,
la vita gli è dura, ma l' amore è forte.
Non avrei mai potuto sentire il cuore
piangere nel pensiero
e non sarebbe stato pensiero utile la mia vita
se quei due segni incerti e un po' confusi
non si fossero abbracciati
nel momento giusto, della giusta stagione.
e il d' intorno sembrava asilo d' amanti dipinti,
su labbra cuori incantavano sogni
sopra i divini inconsci delle notti d' autunno.
Erano allor i giorni sempre di rose
e i giardini colorivan le sere agli amori;
erano ancor soavi leggende
e i resti del grano suonavan d' orchestra,
poi,
le notti colme di armoniosa beltà
crescevan pensieri in quelle ore d' amore.
Tacita, dorata la Diva Luna appariva,
ove al rincorrersi di baci il lieve lume portava;
non tardi fu mai amore mio
il nostro incontro, il nostro sospiro;
quante idee crescevan nelle notti al dirsi amore
e la paura ci imprigionava
come un ferro battuto dal fabbro
quell' essenza della nostra incantata età:
due cuori un amore, una carezza e un bacio.
Ed ecco l' alba d' autunno sorride alle foglie
e svela a levante quel rossastro d' incanto;
pochi sanno che la poesia dell' amore
ricopre gli angoli più sottili e vaghi
e la tenerezza gl' investe,
la vita gli è dura, ma l' amore è forte.
Non avrei mai potuto sentire il cuore
piangere nel pensiero
e non sarebbe stato pensiero utile la mia vita
se quei due segni incerti e un po' confusi
non si fossero abbracciati
nel momento giusto, della giusta stagione.
Sono qui,
sono proprio me,
mi sono riconosciuto subito,
un po’ poeta maledetto,
un po’ barbone,
un po’ filosofo
e molto ribelle,
sempre in alto mare,
sempre in rotta,
con la società
fetente che c’è;
soldi pochi e sogni tanti,
e quelli,
ti posso dare,
nelle poesie che scrivo,
e lo farò per te,
se vorrai.
sono proprio me,
mi sono riconosciuto subito,
un po’ poeta maledetto,
un po’ barbone,
un po’ filosofo
e molto ribelle,
sempre in alto mare,
sempre in rotta,
con la società
fetente che c’è;
soldi pochi e sogni tanti,
e quelli,
ti posso dare,
nelle poesie che scrivo,
e lo farò per te,
se vorrai.
Parlar d’amore non è mai facile. Più facile cadere in luoghi comuni che non concentrare pensieri sul tema. Cuore, amore, stelle, cielo, luna, foglie, vento e quant’altro sia attinente a qualcosa che possa intenerire, viene usato, per non dire abusato, al fine di descrivere i propri stati emozionali. Non critico nessuno. Né poeti o scrittori o artisti vari. Ognuno si esprime come crede. E non sbaglia mai ! Qualche annetto fa, in un aula universitaria colma di giovani, aspettavo l’inizio della lezione giornaliera che tardava. Annoiato, feci scorrere il mio sguardo lungo le file di banchi traboccanti di studenti. Non cercavo niente di particolare, vagavo distratto con lo sguardo. Verso gli ultimi banchi, la mia attenzione fu carpita da una coppia di ragazzi, due fidanzatini, così li gratificai. Sembravano anonimi in tutta quella folla. Mi diedero una particolare stretta al cuore perché quando lui la guardava sembrava che dai suoi occhi si riversasse in modo impetuoso ma tenero, una cascata d’amore negli occhi di lei. Le mani strette, pareva non si fossero mai lasciate da qualche tempo. I volti sempre vicini, a sfiorarsi oltre il lecito. Ebbi l’impressione che una sorta di vuoto li avvolgesse. Che fossero avulsi da tutto ciò che li circondava ma di cui facevano inevitabilmente parte. Non era affettazione la loro, sembrava che tutto fosse spontaneo, che appartenesse al momento che stavano vivendo e nulla avrebbe potuto modificarlo. Erano una punta di spillo di amore vivente in un mare di quotidianità. A guardarli intensamente, facevano innamorare. Tutto questo avveniva tra loro in silenzio assoluto. Passai diversi minuti ad osservarli. Troppi per un istintivo come me, che, in alcuni casi, non riesce a farsi gli affari suoi. Sempre che l’amore sia prerogativa di un singolo. L’amore è di tutti. Allora mi alzai con irruenza e raggiunsi i due la dove erano sistemati. Mi guardarono sorpresi, quando mi sedetti vicino a loro. A lei che mi era più vicina chiesi se potessi farle qualche domanda. Si strinse di più al suo cavaliere e, con dolcezza e la sicurezza dovute a quella vicinanza mi sorrise ed accettò serenamente. Ero sicuro di irrompere nelle loro vite con la dolcezza di un caterpillar, ma questa storia, la loro storia la sentivo quasi mia come tutte le storie d’amore.
o Scusate, vi osservavo, desidererei sapere…se volete…insomma, ma voi due, vi amate sempre così tanto ?
La ragazza sorrise d’un sorriso dolce, accattivante, fiero e guardando lui negli occhi mi rispose positivamente.
o Anche senza dirvi niente, senza parlare… - proseguii io.
Lei mi guardò divertita, quasi dicessi parole banali, scontate.
o Che serve parlare se ogni mia parola è Lui, se ogni mio pensiero è fatto del suo pensiero. Le parole, i paragoni, le similitudini servono a poco. Lui è tutto per me ed io per Lui. Non serve altro all’amore !
Una spiegazione semplice, non leziosa, non ricercata, non impreziosita da immagini melense e stucchevoli. Espresse così, come parla l’amore. Quel giorno seguii la mia lezione accanto a loro. La lezione d’amore, di quello puro, essenziale, senza fronzoli, che non aveva bisogno di cieli, stelle, lune o tramonti, albe o altro, l’avevo già avuta.
o Scusate, vi osservavo, desidererei sapere…se volete…insomma, ma voi due, vi amate sempre così tanto ?
La ragazza sorrise d’un sorriso dolce, accattivante, fiero e guardando lui negli occhi mi rispose positivamente.
o Anche senza dirvi niente, senza parlare… - proseguii io.
Lei mi guardò divertita, quasi dicessi parole banali, scontate.
o Che serve parlare se ogni mia parola è Lui, se ogni mio pensiero è fatto del suo pensiero. Le parole, i paragoni, le similitudini servono a poco. Lui è tutto per me ed io per Lui. Non serve altro all’amore !
Una spiegazione semplice, non leziosa, non ricercata, non impreziosita da immagini melense e stucchevoli. Espresse così, come parla l’amore. Quel giorno seguii la mia lezione accanto a loro. La lezione d’amore, di quello puro, essenziale, senza fronzoli, che non aveva bisogno di cieli, stelle, lune o tramonti, albe o altro, l’avevo già avuta.













