maestrali infiorescenze notturne
come champagne di marea d' orizzonte
tra le declinazioni contuse del cuore,
così magma lunare d' iris
e tralicci di papavero arrovellati
acciottolavano un castello di rondini,
acrobatiche principesse solari.
Grafite di foglie ingiallite,
lanterna di nebbia e parole,
tramonti d' aratro e selciato,
magma lunare d' iris
è silenzio d' un vento amareggiato.
che l'autostima,
fa sempre rima,
con l'esaltazione,
non vale il concetto,
riveduto e corretto,
dell'autocommiserazione.
Perchè per noi,
che ci costruiamo limiti,
che esaliamo gemiti,
con rassegnazione,
non sempre vale
l'idea irreale
della realizzazione.
Soffia il vento,
del giudizio,
quello altrui,
pesa il carico,
sulle nostre teste,
strette nella morsa,
dei nostri palmi.
Questo divenire Inverno
riveste le pagine del cuore
fin dove una piccola lacrima cade
e bagna tutto il suo sentire.
Io ora sono come il cielo
spoglia dell'aurora
non ho le rondini che precedono
il volo del mattino ma nuvole
ho la solitudine del mare
carica di argento e di sospiri
scrivo versi muti
pieni di tutto il mio rumore.
Se leggi il mio viso ho il tempo ingrigito
che inganna labbra tiepide di sole
una conchiglia fiorita sui miei passi
voci velate e svelate sotto le stelle
e carezze cadute e nascoste.
Qualche luce sfiora il tramonto
ma è soffice neve che avvolge la nostra stagione
in attesa di una briciola di pane
che fa battito d'ali il davanzale.
E il silenzio si fa voce.
domani
davanti alla Chiesa
ci prenderemo
la mano
per un girotondo
fino alla sera,
fino a che
la maestra vorrà.
Ma ora
portami a casa,
sento tuonare
cannoni
da fondo la valle.
L'alba
al paese
non è mai arrivata
e voi ditemi
quale dio
volle quel sangue.
L'ossario sta sulla collina
se ti scorgi
si vede anche il mare.
E' bella stamani
c'è pace.
Queste lacrime
sono per loro.
Sant'Anna di Stazzema 25 Aprile 2015
A - ALDO MORO
Or piango negli aloni impetuosi
di una Patria mortale;
piango, sugli eventi stolti
che,
nell' aère bella e antica
si diffondon maestosi regni di tenebre.
Muti, tutti intorno gli Italiani,
piangon salme di prima vita,
guardano il cielo nuvoloso e tetro,
tutte le città intonano canti di pace.
Onde di venti distruttive e acri
flagellan il Sacro impero della pace,
allontanando lo sciame fecondo dell' amore,
orgiando nelle notti zampate di belve.
Tu Madre, dal petto in fiamme,
che di passati rauca è la tua voce;
troppi inganni gelan tanti figli tuoi
e muta e sorda l' anima Tua
guarda le pazzie di stolti di Tua polvere,
guarda ancor quanta vita dindinna
nei loro cuori di sangue.
Strette le mani al viso penso il distruggervi,
voi, moscerini dell' ultima uva
andate, uccidete le lealtà della vita
cacciatori di un' età perduta
e la meta di voi Brenni
cadrà, sotto una nuova libera Italia.
Dove cadrete flagellatori di Dio,
quando le avversità sismiche della vita vostra
troveranno lo scontrarsi della morte!
Allora, gli occhi e il viso pallido
percorreranno le tenebre dell' infinito
e di passo, un male precoce e indefinibile
piomberà come un vostro sparo
in presenti di pentimento...!
s’intrecciano tra loro,
regalano emozioni,
offrono in dono fiori.
Accarezzano morbide ciocche,
occhi profondi e rosee guance.
Esplorano, sfiorano labbra
socchiuse a teneri baci.
Le mani dell’amore,
tergono lacrime,
leniscono dolori
e uniti alle parole
aiutano e sollevano
attimi d’ infinita debolezza.
Le mani dell’amore,
scrivono versi nobili, eccelsi,
compongono soave musica,
offrono ali per volare in libertà.
Le mani dell’amore,
non procurano lividi alla pelle,
ne osano graffiare le pieghe dell’anima.
Non affondano pugnali
in petto fino al cuore,
non spengono sorrisi,
ne occludono, per sempre, occhi
con tanta brama ancor d’amare.
Le mani dell’amore Amano.
gli attimi sublimi
che più non torneranno?
...La corrente impetuosa
che ci scorreva dentro,
che implacabile accendeva
i nostri corpi, fiamme deliranti ,
in implacabili e acrobatiche follie .
Noi,
che sol di luce eravam fatti
e tutte le luci, finanche il sole
abbagliavamo…
Gli stretti abbracci,
le frementi mani
impazienti,
in un piacere smisurato
in docili movenze
e complicati intrecci.
La tua bocca
che passava nella mia...
bruciavamo l’un dell’altro
di quei baci d’anima e di carne.
Le tue mani maschie,
sulle braccia mi abbattevano!
Gli occhi brillavan come di cose
che devon brillar per l’ultima volta;
le palpebre si chiudevan come per morire.
L’amore ci copriva entrambi... Illusi!
Il Fato ci tradì!
e per sempre abbiam lasciato
per oscure strade impervie,
quell’amore ebbro
che c’incantava gli occhi.
Ora,
vaga senza nome…
Ormai, non vuol più nomi!
Il bene e il male che ci siamo fatti,
il tempo lo cancella,
il cuore lo dimentica…
Ma quelle ore alte,
quelle ore beate,
nell’etere infiammate
dalla nostra poesia
saran sempre lì, ferme,
sfolgoranti
in tutto il lor splendore!
Dimentica se vuoi…
Se puoi!
son coralli accigliati dal sole,
scampoli d' irrequiete altalene,
maglioni di bianche stagioni,
corolle abbigliate dal gelo,
collane accartocciate dal pensiero,
cortecce ovattate di cielo,
ala d' angelica panchina,
nebulosa vernice del vento,
confettura eterea del meriggio
e nevischio d' uno specchio temporalesco.
d'un tempo
ora patibolo,
ove si consuma
il femminicidio,
ascolta questa voce:
la ferocia
animalesca dell'uomo,
che cavalca
l'onda dell'odio,
della becera violenza
onde soffocar la vita,
fai che non varchi
mai più
la tua soglia.
è l'essenza che scorre sulla mia pelle
mentre le tue mani
accarezzano silenzioso il mio corpo
dove si accende una fiamma
che arde e brucia d'amore
M'avvolge il tuo profumo
dove la luce dei tuoi occhi
illumina la gioia del mio cuore
e insieme ai nostri corpi
uniamo le nostre anime
volando insieme
ai nostri sogni.
Stare qui con lei
che avversa gli animi spinti dall’ira
questo progresso del dubbio andare
ingrati della vita e in un suo giocare
rattristano popoli e alzano la mira
con moderne frecce e nuovo strale.
L’ora focosa di questo moderno soffrire
induce le meticcie ombre dei popoli
alle favelle di svariati costumi,
alle perfide belve, agli onorati lumi,
agli stupidi sogni che corrono a rotoli,
ai crepuscoli di quotidiano morire
Appassiti silenzi di un durevole vanto
coprono queste arene terrose
di sgravi sempre più duri. più fitti,
copiando dai posteri i siti più afflitti
a quei guerrieri di lotte melmose
in triplici urla di funesto canto.
Ancora pianto nei popoli del tormento,
capriccioso sterminio nei libri aperto;
uomini pieni di una fierezza omicida
sperdono l’ odio alla notte suicida,
ai meriggi afosi, a un giostrare certo
di umiliante, di presente momento.
Or si sente ancor il grido a Dio,
strepitosi venti spezzano il costruito bene
il fiato ansante di uomo rinnegato,
colpisce e spezza con animo dannato
e lacrime scorrono in brividi di pene
la Morte celebre cammina un camposanto Pio.
te fumi er narghilè
e m’aspettavo puro
cambiassi anche me !
Vedevo, l’artro giorno,
due omini pe la via
che te giravano attorno
al colmo de…simpatia.
Guardaveno e commentaveno
dai piedi fino a su,
come t’eri conciata
e non smettevano più.
E dire che sei stata
semplice e controllata,
in fonno sei la figlia
de la sana borgata.
Me dico, che ce fanno
due che come noi,
sfoggiavano sortanto
durante e comunioni.
“E che, sempre così
dovemo mantenecce ?
Famo er granne sarto,
volamo un po’ più in arto !”
Ma ‘ndo che voi volà,
risposi co indolenza
che pe migliorà
nun serve l’indecenza.
Semo quello che semo,
che vale cagnà d’abito,
meglio che mantenemo
l’onore e a dignità .
Tornamo a fa li semplici,
lasciare er resto ai nobili,
in fonno nun è n ‘caso
si tieni e dita ar naso!












