Con il pelo vaporoso
altero, fiero e dignitoso
tu mi scruti dietro i baffi
coll'occhietto dispettoso.
Già sei pronto all'idea
di tuffarti in poltrona
tra il calduccio della lana
a costruire la tua tana.
Tra l'odore delle cose
a me care e più costose
tu impasti le tue zampe
strusci il muso un po' ovunque.
Io ti guardo contrariata
mi avvicino un po' agitata
pronta a dirti "pussa via"
ma rimango estasiata.
Tu mi guardi con quel giallo
degli occhioni tuoi felini
che mi squaglio in un momento
del tuo fascino risento.
Cosi che
imbambolata, disarmata
e innamorata
metto in spalla la sconfitta
t'accarezzo
e ti lascio in meraviglia!
8 commenti
A Natale le luminarie
rischiaravano le vie
restituendo soave armonia al borgo.
Io ero fanciulla ai tempi dei mestieri
ma di quel periodo ne ho un gran bel ricordo.
Lungo la salita pietrata venivano
profumi di agrumi,
mandorle, miele e
sesamo in cottura.
mandorle, miele e
sesamo in cottura.
Cos’era quell’odore buono ?
Era il mastro cupetaru
che mescolava e filava quel torrone.
Oggi è una viva tradizione
la cupeta di Montepaone.
Immagine di Francesco Castanò, il cupetaru.
Immagine di Francesco Castanò, il cupetaru.
Chiunque può farti sorridere o piangere
ma ci vuole una persona speciale per farti ridere
quando hai già le lacrime agli occhi
L'amicizia è quando il cuore ti lascia emozioni
profonda come il mare
è come un arcobaleno di bellissimi colori
e il suo sorriso è come il sole
che illumina le giornate più buie
e la loro allegria sono come ondate di coccole
un amico sa ascoltare
un amico è per sempre dona senza chiedere nulla in cambio
un amico è un angelo accanto sempre dove vai tu lui è con te
e, cercare tra le foglie e il vento
l' infinito dell' amore;
come lieve passa la stagione all' uomo,
è sacra la vita e la morte è celebre;
come buio isolato in un grande egoismo
cela nella carne riflessione,
ingorga l' animo
e fende il cuore, come un brando irato.
Il mio oceano, acqua selvaggia,
un cielo rispecchiato;
e l' anima, la mia anima, giudicate:
ho lottato per vincere, ho vinto,
ho pianto;
lacrimato per cancellare le macchie
dal mio oceano.
E scende ora la tristezza del mio infinito
e mi appoggia sopra rupi misteriose e affaticanti,
dove la vita mia e il nulla mi assomigliano
e il germe che fa brillare la natura
mi si offusca,
sotto lo sguardo inerte del mio spirito.
Il tramonto io amo,
con la sua bisaccia di mille epoche;
non sò quale sia la mia innamorata fioritura,
non odo sentimenti bravi;
quattro regni, quattro stagioni,
ma è sempre natura morta il mio cammino.
l' infinito dell' amore;
come lieve passa la stagione all' uomo,
è sacra la vita e la morte è celebre;
come buio isolato in un grande egoismo
cela nella carne riflessione,
ingorga l' animo
e fende il cuore, come un brando irato.
Il mio oceano, acqua selvaggia,
un cielo rispecchiato;
e l' anima, la mia anima, giudicate:
ho lottato per vincere, ho vinto,
ho pianto;
lacrimato per cancellare le macchie
dal mio oceano.
E scende ora la tristezza del mio infinito
e mi appoggia sopra rupi misteriose e affaticanti,
dove la vita mia e il nulla mi assomigliano
e il germe che fa brillare la natura
mi si offusca,
sotto lo sguardo inerte del mio spirito.
Il tramonto io amo,
con la sua bisaccia di mille epoche;
non sò quale sia la mia innamorata fioritura,
non odo sentimenti bravi;
quattro regni, quattro stagioni,
ma è sempre natura morta il mio cammino.
Nella quiete ti cerco,
nel silenzio t’imploro,
nell’amore ti colgo.
Ti delinei a volte inaspettata,
un attimo e ti impossessi di me,
son tutta tua, mi ispiri, mi dirigi
verso mondi lontani,
e imprimo sentimenti
irraggiungibili, distanti.
Ti cerco tra la gente,
nel volto di un bimbo, tra gli amici,
nella primavera, in un fiore,
negli attimi di vita,
nell’alba di un mattino,
nel calar della sera.
Spunti improvvisa e col vento
aleggi nell’aria,
inebri i miei sensi
e li solletichi come piume d’alato.
La brama di possederti è tenace,
la tua essenza colma la mia anima
che, assetata di te,
prova a raggiungerti,
a stringerti tra i sensi,
a possederti, a farti mia.
Ma a volte, dolce poesia,
ti allontani come acqua di fiume,
e discenti incessante,
verso mari più aperti.
nel silenzio t’imploro,
nell’amore ti colgo.
Ti delinei a volte inaspettata,
un attimo e ti impossessi di me,
son tutta tua, mi ispiri, mi dirigi
verso mondi lontani,
e imprimo sentimenti
irraggiungibili, distanti.
Ti cerco tra la gente,
nel volto di un bimbo, tra gli amici,
nella primavera, in un fiore,
negli attimi di vita,
nell’alba di un mattino,
nel calar della sera.
Spunti improvvisa e col vento
aleggi nell’aria,
inebri i miei sensi
e li solletichi come piume d’alato.
La brama di possederti è tenace,
la tua essenza colma la mia anima
che, assetata di te,
prova a raggiungerti,
a stringerti tra i sensi,
a possederti, a farti mia.
Ma a volte, dolce poesia,
ti allontani come acqua di fiume,
e discenti incessante,
verso mari più aperti.
A lui basta sedere
per veder rifrangersi
onde di convivialità
da ogni attracco.
Seduti dietro
a rintracciar gli schizzi
ci siamo noi
sempre in movimento
il fluttuare
della carena
della vita
è ritmico sussulto
per post-pomeriggi
e after-night
da bar.
Solo risa,
parole scomposte
bottiglie cedevoli,
per maldestre
effusioni caritatevoli.
Ciarle accelerate,
deliri sospinti
dal nettare fluorescente
dei beveraggi d'ordinanza.
Non si vede la fine
di un inutile vociare
volto soltanto ad aprire
il cuore al prossimo,
a dir: ci sono,
considerami!
Stanzini chiusi
o lounge bar,
sgabelli di legno
o poltroncine,
dove siede lui
scorre la vita.
per veder rifrangersi
onde di convivialità
da ogni attracco.
Seduti dietro
a rintracciar gli schizzi
ci siamo noi
sempre in movimento
il fluttuare
della carena
della vita
è ritmico sussulto
per post-pomeriggi
e after-night
da bar.
Solo risa,
parole scomposte
bottiglie cedevoli,
per maldestre
effusioni caritatevoli.
Ciarle accelerate,
deliri sospinti
dal nettare fluorescente
dei beveraggi d'ordinanza.
Non si vede la fine
di un inutile vociare
volto soltanto ad aprire
il cuore al prossimo,
a dir: ci sono,
considerami!
Stanzini chiusi
o lounge bar,
sgabelli di legno
o poltroncine,
dove siede lui
scorre la vita.
Stringimi forte amore
ho tanto freddo
guardami negli occhi
come non hai fatto mai
e dimmi cosa siamo
adesso noi.
Tienimi così accanto a te
fammi sentire il cuore
ed io ti dirò che morirei per te.
Stringimi forte
fa che arrivi l’alba
e ci ritrovi ancora qui
abbracciati e innamorati
ed io che ti dico ancora
sei la vita mia
mentre tu continui a guardarmi negli occhi
senza mai finire
quando nella stanza
entra un po’ di sole
Illuminando ancora il nostro amore.
Strada 66 ,
stò seduto
nel sedile dell’auto,
e come Kerouac,
guardo il traffico cittadino;
strada che conduce
all’imbocco autostradale;
movimento continuo di mezzi;
la striscia grigia della strada,
linea bianca in mezzo,
cartelli di ristorazione,
insegne e reclame,
un supermercato in vista;
la cittadina,
come nelle strade 66,
auto di varie forme e cilindrate,
mezzi bisonteschi e massicci,
furgoni frettolosi,
macchine lente di sfaccendati
che vogliono mettersi in mostra;
traffico caotico,
tanta vita che passa,
ognuno verso il suo destino;
strada 66.
stò seduto
nel sedile dell’auto,
e come Kerouac,
guardo il traffico cittadino;
strada che conduce
all’imbocco autostradale;
movimento continuo di mezzi;
la striscia grigia della strada,
linea bianca in mezzo,
cartelli di ristorazione,
insegne e reclame,
un supermercato in vista;
la cittadina,
come nelle strade 66,
auto di varie forme e cilindrate,
mezzi bisonteschi e massicci,
furgoni frettolosi,
macchine lente di sfaccendati
che vogliono mettersi in mostra;
traffico caotico,
tanta vita che passa,
ognuno verso il suo destino;
strada 66.
Primule ferite d' inverno
son polline di mascara ghiacciato,
crepuscoli del giorno ricamato,
sinestesia d' ebano e diamante,
fiocchi di ninfee impolverati di luce
e granelli entusiasmati d' ancora solare.
Primule ferite d' inverno
smeraldi di notte annuvolati,
stelle d' inchiostro di carta,
confetti d' ecchimosi di neve,
particelle d' ombretto di sguardi
son luccichio d' un paesaggio di sale.
son polline di mascara ghiacciato,
crepuscoli del giorno ricamato,
sinestesia d' ebano e diamante,
fiocchi di ninfee impolverati di luce
e granelli entusiasmati d' ancora solare.
Primule ferite d' inverno
smeraldi di notte annuvolati,
stelle d' inchiostro di carta,
confetti d' ecchimosi di neve,
particelle d' ombretto di sguardi
son luccichio d' un paesaggio di sale.
Era tutto cosi bello da bambini
Il Natale era gioia allegria
Non solo per i regali trovati sotto l' albero
ma era bello avere attorno le persone che ti volevano bene
C'era più magia
Il Natale era gioia allegria
Non solo per i regali trovati sotto l' albero
ma era bello avere attorno le persone che ti volevano bene
C'era più magia
Ora è solo tristezza
Perché si vive nel odio e nelle gelosie
nell egoismo si pensa solo nel momento di bisogno
Poi si ricordano di fare auguri a Natale
e durante l 'anno nemmeno un saluto e come stai
Natale non è solo quel giorno per me Natale deve essere tutto l'anno

Perché si vive nel odio e nelle gelosie
nell egoismo si pensa solo nel momento di bisogno
Poi si ricordano di fare auguri a Natale
e durante l 'anno nemmeno un saluto e come stai
Natale non è solo quel giorno per me Natale deve essere tutto l'anno

Rammento quel tempo
fatto di sapori antichi
rammento quegli occhi
intorno ad una sola luce.
Riassaporo il profumo tra le mani
di siero, latte e sale
il tepore
di quella morbida ricotta adagiata
in un canestrino di giunco intrecciato
lasciata li a riposare
per poi cospargerla sul pane
ed essere gustata.
Rammento quelle abili mani
che ardevano il fuoco
"pignate" e calderoni
tra le mura crepolate ed annerite.
Ricordi di un tempo
che ho vissuto.
Ora è un tempo
solo da sfogliare.

Il ricordo mattiniero di quand'ero bambina mia mamma e mio nonno accanto al fuoco
Baciare la tua pelle
Che sa d’infinito
E poi perdermi
Nella bellezza
Del tuo sorriso
Forse sto sognando
Forse sto sbagliando
Ma sono sicuro che
Anche se ti perdessi
Io ti cercherei
Per tutti gli angoli
Di questo mondo
Perché senza la tua luce
Non posso proprio stare
Sfiorare i tuoi capelli
Che profumano d’amore
E poi affogare
Nello stupendo mare
Dei tuoi occhi verdi
Forse sto sognando
Forse sto sbagliando
Ma sono sicuro che
Anche se ti perdessi
Io ti cercherei
Per tutti gli angoli
Di questo mondo
Perché senza la tua luce
Non posso più stare
Tu che sei per me
Come un diamante che
Brilla tutte le notti
Tra le mie mani
Illuminando d’infinita
Bellezza tutta la mia vita
Fisso il mio computer,
ho voglia di scriverti una mail,
dai contenuti molto speciali,
ma come cominciare proprio no so.
Tante le parole tra le pagine del cuore,
cerco ma invano, incapace
di rinvenir quelle più consoni.
Parigi sorella mia cara
son io, Roma che ti scrive,
ogni mio dir, seppur sgorga dal cuore,
lo so per certo, tutto sarà scontato,
bruciano ancor le tue ferite aperte,
provocano fitte all’anima,
attanagliata tutta in una morsa,
e gli occhi tuoi ancor piangono,
la luce spenta di quelle stelle brillarelle.
Anch’io ho in petto la paura,
minacciata dagli attacchi..
Tu hai dimostrato tanto coraggio,
tanta forza, e il mio dire, credimi,
non son parole di mera cortesia.
Sei forte, ricca di straordinarie bellezze,
proprio quanto lo son io, anime gemelle noi,
entrambi ricche di storia, arte e cultura,
è la gente che lo dice, venendoci a trovare,
per questo mai restiamo sole,
circondate sempre ci troviamo di chi,
in immagini perenni ci immortala.
Certo, so bene che non valgono ricchezze,
castelli o antichi monumenti a risanar,
se vivi nello strazio della morte,
alla pari di una madre che ancor
piange quel figliuolo appena perso.
Che sciocca, in questi frangenti
parlar di incantevoli bellezze,
di Torre, Arco, Gioconda o Campi Elisi,
non serve alcun bene materiale
a far rifiorir in volto un caldo sorriso…
Mi scorderei anch’io della Fontana,
Fori, Piazze, Colosseo e storia antica,
di sicuro mi sentirei proprio come te…
Amica mia, sai, ho tanto riflettuto,
c’è qualcuno forse che aiutare ci potrà.
Come ben sai, al centro di me stessa,
c’è tutto un mondo a sé,
e se pur fondato nel cuore del mio cuore,
non è soltanto mio, ma dell’intera umanità.
Lì ci abita Francesco,
anch’Egli non vive un bel momento,
come noi, sta nel medesimo mirino
e sarebbe un colpo d’eco davvero mondiale
attentare alla Sua vita e al Vaticano.
Uniamoci a Lui nelle preghiere,
Egli è il Papa della povertà,
è umile di cuore, in bocca ha la bontà
e semi di pace ovunque sparge, senza distinzione.
Venitelo a trovare, manda i figli tuoi,
le Sue Porte son sempre aperte alla Misericordia.
Seppur non avrà in mano la magica bacchetta,
di certo parlar al cuore lui saprà e di sicuro
con più speranza dentro, a casa ognuno tornerà.
Io t’aspetterò se verrai, son sempre qui
e ci recheremo assieme, quali devoti pellegrini.
Tua sorella e amica Roma.
ho voglia di scriverti una mail,
dai contenuti molto speciali,
ma come cominciare proprio no so.
Tante le parole tra le pagine del cuore,
cerco ma invano, incapace
di rinvenir quelle più consoni.
Parigi sorella mia cara
son io, Roma che ti scrive,
ogni mio dir, seppur sgorga dal cuore,
lo so per certo, tutto sarà scontato,
bruciano ancor le tue ferite aperte,
provocano fitte all’anima,
attanagliata tutta in una morsa,
e gli occhi tuoi ancor piangono,
la luce spenta di quelle stelle brillarelle.
Anch’io ho in petto la paura,
minacciata dagli attacchi..
Tu hai dimostrato tanto coraggio,
tanta forza, e il mio dire, credimi,
non son parole di mera cortesia.
Sei forte, ricca di straordinarie bellezze,
proprio quanto lo son io, anime gemelle noi,
entrambi ricche di storia, arte e cultura,
è la gente che lo dice, venendoci a trovare,
per questo mai restiamo sole,
circondate sempre ci troviamo di chi,
in immagini perenni ci immortala.
Certo, so bene che non valgono ricchezze,
castelli o antichi monumenti a risanar,
se vivi nello strazio della morte,
alla pari di una madre che ancor
piange quel figliuolo appena perso.
Che sciocca, in questi frangenti
parlar di incantevoli bellezze,
di Torre, Arco, Gioconda o Campi Elisi,
non serve alcun bene materiale
a far rifiorir in volto un caldo sorriso…
Mi scorderei anch’io della Fontana,
Fori, Piazze, Colosseo e storia antica,
di sicuro mi sentirei proprio come te…
Amica mia, sai, ho tanto riflettuto,
c’è qualcuno forse che aiutare ci potrà.
Come ben sai, al centro di me stessa,
c’è tutto un mondo a sé,
e se pur fondato nel cuore del mio cuore,
non è soltanto mio, ma dell’intera umanità.
Lì ci abita Francesco,
anch’Egli non vive un bel momento,
come noi, sta nel medesimo mirino
e sarebbe un colpo d’eco davvero mondiale
attentare alla Sua vita e al Vaticano.
Uniamoci a Lui nelle preghiere,
Egli è il Papa della povertà,
è umile di cuore, in bocca ha la bontà
e semi di pace ovunque sparge, senza distinzione.
Venitelo a trovare, manda i figli tuoi,
le Sue Porte son sempre aperte alla Misericordia.
Seppur non avrà in mano la magica bacchetta,
di certo parlar al cuore lui saprà e di sicuro
con più speranza dentro, a casa ognuno tornerà.
Io t’aspetterò se verrai, son sempre qui
e ci recheremo assieme, quali devoti pellegrini.
Tua sorella e amica Roma.
la luce era immensa
il luogo infinito
e il sole finì
per donarci
il suo primo saluto.
Sconosciuti
ci scattarono
foto
sotto l'atlante.
Avevamo davanti
inarrivabile
il Mare del Nord.
Ci prendemmo
per mano
ti dissi
mi fa paura
questa scogliera
teniamoci forte,
abbiamo ancora
troppe cose da fare.
Incantati
restammo in silenzio
davanti alla forza
di quella natura.
Ripensai
a ciò che credeva
tornai con più dubbi,
stringendoti sempre.
il luogo infinito
e il sole finì
per donarci
il suo primo saluto.
Sconosciuti
ci scattarono
foto
sotto l'atlante.
Avevamo davanti
inarrivabile
il Mare del Nord.
Ci prendemmo
per mano
ti dissi
mi fa paura
questa scogliera
teniamoci forte,
abbiamo ancora
troppe cose da fare.
Incantati
restammo in silenzio
davanti alla forza
di quella natura.
Ripensai
a ciò che credeva
tornai con più dubbi,
stringendoti sempre.
Ella,la dolce fata della novella antica
che il cor brilla tutto
e nel petto un dono di grande amor.
Così, di caro viso e labbra rosee
apparve a la mia fatta vita.
Nullo,stupito e vago il pensier mio
cadea come foglia d’autunno
nel mezzo a un raggio di brillante sol.
Il respiro quasi d’affogo
e attonito l’occhio mirar bellezza vera
che tanto il dì non brilla mai
così com’Ella fa brillar la vita.
Come potrei dir d’aver vissuto invano
or,in questo mio fatato tempo,
favola che nell’animo riveste
e rinverdisce tutto il d’intorno,
come sei cara a questo mio stonato tempo!
Dalle mie labbra scrivo,
quel che il mio cuor non dice.
che il cor brilla tutto
e nel petto un dono di grande amor.
Così, di caro viso e labbra rosee
apparve a la mia fatta vita.
Nullo,stupito e vago il pensier mio
cadea come foglia d’autunno
nel mezzo a un raggio di brillante sol.
Il respiro quasi d’affogo
e attonito l’occhio mirar bellezza vera
che tanto il dì non brilla mai
così com’Ella fa brillar la vita.
Come potrei dir d’aver vissuto invano
or,in questo mio fatato tempo,
favola che nell’animo riveste
e rinverdisce tutto il d’intorno,
come sei cara a questo mio stonato tempo!
Dalle mie labbra scrivo,
quel che il mio cuor non dice.









