Sopra il tetto
le tegole rotte
sono state aggiustate.
Così cominciasti.
Il parà
non riesce più
ad atterrare nella mia stanza.
E' giovane e bello
ma io sono
una donna sposata.
La sorella del babbo,
come lui nella vita
attiva in politica
e nell'Azione Cattolica,
adesso era là
in una casa
di riposo di anziani
che per lei si trovava
davanti a quel mare
dove in passato
avevamo abitato in estate.
Ma il mare
purtoppo
non c'era.
Mi disse
non si vede
c'e nebbia
ed io dovrei tornare
per sistemare
il disordine.
Un attimo dopo
mi chiedevi
nuovamente chi ero.
Così mi parlavi
mentre insieme
camminavamo
il lungo viale
che arrivava
al cancello di uscita.
Io non esco,
tanto lo so
l'acqua è fredda
stamani.
Non sono tornato,
perchè la vita
corre veloce,
perchè sono
una cattiva persona,
ma nella memoria
credete
quel viale alberato
l'ho percorso ancora
almeno un milione di volte.
In memoria di Arianna Battini
le tegole rotte
sono state aggiustate.
Così cominciasti.
Il parà
non riesce più
ad atterrare nella mia stanza.
E' giovane e bello
ma io sono
una donna sposata.
La sorella del babbo,
come lui nella vita
attiva in politica
e nell'Azione Cattolica,
adesso era là
in una casa
di riposo di anziani
che per lei si trovava
davanti a quel mare
dove in passato
avevamo abitato in estate.
Ma il mare
purtoppo
non c'era.
Mi disse
non si vede
c'e nebbia
ed io dovrei tornare
per sistemare
il disordine.
Un attimo dopo
mi chiedevi
nuovamente chi ero.
Così mi parlavi
mentre insieme
camminavamo
il lungo viale
che arrivava
al cancello di uscita.
Io non esco,
tanto lo so
l'acqua è fredda
stamani.
Non sono tornato,
perchè la vita
corre veloce,
perchè sono
una cattiva persona,
ma nella memoria
credete
quel viale alberato
l'ho percorso ancora
almeno un milione di volte.
In memoria di Arianna Battini
6 commenti
Sono un poeta notturno,
a cavallo di una scopa da strega,
cammino per sentieri
invisibili,solo miei,
alle porte dell’aurora,
tra la notte e l’alba,
il momento proficuo
per un poeta;
non voglio padroni,
né comandi o regole,
come i gatti randagi,
e ti do quello che ho,
i miei pensieri,
una poesia,
e la mia confusione,
e il cammino difficile,
per la libertà,
che si insegue sempre,
ma non è facile avere;
sono un animale poetico,
notturno.
a cavallo di una scopa da strega,
cammino per sentieri
invisibili,solo miei,
alle porte dell’aurora,
tra la notte e l’alba,
il momento proficuo
per un poeta;
non voglio padroni,
né comandi o regole,
come i gatti randagi,
e ti do quello che ho,
i miei pensieri,
una poesia,
e la mia confusione,
e il cammino difficile,
per la libertà,
che si insegue sempre,
ma non è facile avere;
sono un animale poetico,
notturno.
Precipita il funereo velo
soffocando moltitudini di destini
bolle di sapone
piume d'oca da cuscini
già definiti
d'eventi scritti d'odio
raptus schizofrenici
storie soffocate
Raccolto a pezzi
distribuito alle famiglie
esauste
fuori casa
donato a piccoli altari
fra incensie candele
per le visite di molti
con i fiori in mano
colpevoli
della loro innocenza
soffocando moltitudini di destini
bolle di sapone
piume d'oca da cuscini
già definiti
d'eventi scritti d'odio
raptus schizofrenici
storie soffocate
Raccolto a pezzi
distribuito alle famiglie
esauste
fuori casa
donato a piccoli altari
fra incensie candele
per le visite di molti
con i fiori in mano
colpevoli
della loro innocenza
Uno scarabocchio d' orchidea,
lacrima d' addio parafrasale
e vicolo oceanico scarcerato d' amore,
cadde come grammatica stellata
sul mio petto di luce innevato
tra le tramontane d' un cuore di cotone
ed un piccolo cristallo d' animo imperlato.
lacrima d' addio parafrasale
e vicolo oceanico scarcerato d' amore,
cadde come grammatica stellata
sul mio petto di luce innevato
tra le tramontane d' un cuore di cotone
ed un piccolo cristallo d' animo imperlato.
Percezioni alterate, una realtà fluttuante. Vedo colori caldi rincorrersi l'un l'altro, giocano a nascondino nell'arcobaleno. Questo è ciò che vedo, un intramontabile ed eterno flusso di colore che dona vita al vostro grigiore. Vi vedo fermi ed incupiti, vivete i vostri giorni quasi come se doveste vivere per sempre.
Fatevi pervadere da questa scossa, affiancatevi ai giovani e alla loro voglia di vivere.
Attingete a quel pentolone ribollente di emozioni e passioni, prendetelo e bevetene tutto.
Questo è il sangue che dovrebbe scorrere nelle vostre vene,versato in sacrificio per voi dall'osservatore lungimirante
Fatevi pervadere da questa scossa, affiancatevi ai giovani e alla loro voglia di vivere.
Attingete a quel pentolone ribollente di emozioni e passioni, prendetelo e bevetene tutto.
Questo è il sangue che dovrebbe scorrere nelle vostre vene,versato in sacrificio per voi dall'osservatore lungimirante
Foglie,
strappate alle braccia materne
strappate alle braccia materne
rimaste nude nelle spire del vento,
coprono gli umidi marciapiedi
mentre il sole nasconde i raggi
all’umanità.
Il tetto cambia colore
e l’azzurro si copre di nero,
qualche filamento d’argento
punzecchia la terra.
Là nell’angolo,
una rondine s’è persa,
sola,
non rivedrà un’altra primavera.
non rivedrà un’altra primavera.
Musica araba
passa alla radio.
Amore ricordi
quell'alba a Dendera?
La guida ti mise,
opposta ad un'altra,
ai lati della colonna
all'ingresso del tempio
dedicato
a non so quale dio.
Ricordi le risa?
E' strana l'età,
dimentico
la spesa di ieri
e rammento
episodi lontani.
Però a volte
ti giuro
mi pare sentire
di nuovo quei canti
e a chiudere gli occhi
rivedo i colori
di quella mattina.
Passa il tempo,
sembra
che non sia così.
Era il secolo scorso.
passa alla radio.
Amore ricordi
quell'alba a Dendera?
La guida ti mise,
opposta ad un'altra,
ai lati della colonna
all'ingresso del tempio
dedicato
a non so quale dio.
Ricordi le risa?
E' strana l'età,
dimentico
la spesa di ieri
e rammento
episodi lontani.
Però a volte
ti giuro
mi pare sentire
di nuovo quei canti
e a chiudere gli occhi
rivedo i colori
di quella mattina.
Passa il tempo,
sembra
che non sia così.
Era il secolo scorso.

La falsità?
Prender per mano… e buttar
in un dirupo.
<=> <=> <=>
Considerazione in versi (1-4-6) formulata scorrendo un aforisma del filosofo olandese Baruch Spinoza, del 1600:
“Falso è il vanto di chi pretende di possedere , all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità”.
Alla fine di una grande fiera
vi è un banco che prima non c’era.
Tutti di corsa a caccia di doni
tanti e vari i regali da fare
è quasi festa del Santo Natale.
Nè dolci nè addobbi o sfavillanti luminarie,
esposti in bella vista su tale bancarella,
bensì grandi scatole e pacchettini,
dalle forme più svariate.
Neanche vende la sua merce
quel commesso dietro il banco,
ma tutto quel che c’è, è garantito,
tutto sarà gratuito, tutto regalato.
Ognun si affretta a scegliere, così,
la più gradita scatolina,
la mano lesta, afferra quella più pesante,
sperando di trovare proprio lì,
un dono più importante.
In fondo, ultimo della fila,
appoggiato al suo bastone,
un anziano triste e solo,
anch’egli in attesa sta del suo pacchetto.
L’ultimo, è risaputo, tanta scelta non avrà,
una scatola schiacciata, misera e sbiadita,
per certo a lui toccherà.
Presa tra le mani, com’è grande la sorpresa,
leggera come piuma e tanto calda e profumata…
L’ora è giunta ormai, si aprono quei doni
ma grande delusione sul volto di ciascuno,
in essi solo il vuoto, il nulla, il buio,
ancor più bui e vuoti quelli tanto pesanti,
creduti più importanti.
Ciascuno dentro tuffa lo sguardo
e tra le trame della storia,
mente e cuore si mettono a frugare.
Ogni pensiero come foto di un ricordo
si muta in viva e nuda verità.
Giorni vuoti, non vissuti,
perduti ormai, colmi solo
di odio, violenza e morte,
tempo distrutto che mai potrà tornare.
Quanto è triste ora ogni presente.
Pesante allor quel pacco tra le mani,
seppur vuoto, perché ha il peso del dolore…
E’ dal pacchetto dell’ultimo uomo,
ahimè, sebbene dai colori sbiaditi,
che sorpresa! E' da lì che del Natale,
nasce tutta la fragranza.
Un Natale di bontà, misericordia e amore.
Un Natale di Suoni, colori, nenie e profumi…
Quel Natale degli antichi sentimenti,
genuino, al profumo di cannella,
che viaggiava forte nell’aria
inondando le vie addobbate di poco
e tutti profondamente felici
delle misere ricchezze.
Quel profumo di cannella,
che, tra le pieghe del cuore,
risvegliava il vero senso della festa,
parlando d’amore.
vi è un banco che prima non c’era.
Tutti di corsa a caccia di doni
tanti e vari i regali da fare
è quasi festa del Santo Natale.
Nè dolci nè addobbi o sfavillanti luminarie,
esposti in bella vista su tale bancarella,
bensì grandi scatole e pacchettini,
dalle forme più svariate.
Neanche vende la sua merce
quel commesso dietro il banco,
ma tutto quel che c’è, è garantito,
tutto sarà gratuito, tutto regalato.
Ognun si affretta a scegliere, così,
la più gradita scatolina,
la mano lesta, afferra quella più pesante,
sperando di trovare proprio lì,
un dono più importante.
In fondo, ultimo della fila,
appoggiato al suo bastone,
un anziano triste e solo,
anch’egli in attesa sta del suo pacchetto.
L’ultimo, è risaputo, tanta scelta non avrà,
una scatola schiacciata, misera e sbiadita,
per certo a lui toccherà.
Presa tra le mani, com’è grande la sorpresa,
leggera come piuma e tanto calda e profumata…
L’ora è giunta ormai, si aprono quei doni
ma grande delusione sul volto di ciascuno,
in essi solo il vuoto, il nulla, il buio,
ancor più bui e vuoti quelli tanto pesanti,
creduti più importanti.
Ciascuno dentro tuffa lo sguardo
e tra le trame della storia,
mente e cuore si mettono a frugare.
Ogni pensiero come foto di un ricordo
si muta in viva e nuda verità.
Giorni vuoti, non vissuti,
perduti ormai, colmi solo
di odio, violenza e morte,
tempo distrutto che mai potrà tornare.
Quanto è triste ora ogni presente.
Pesante allor quel pacco tra le mani,
seppur vuoto, perché ha il peso del dolore…
E’ dal pacchetto dell’ultimo uomo,
ahimè, sebbene dai colori sbiaditi,
che sorpresa! E' da lì che del Natale,
nasce tutta la fragranza.
Un Natale di bontà, misericordia e amore.
Un Natale di Suoni, colori, nenie e profumi…
Quel Natale degli antichi sentimenti,
genuino, al profumo di cannella,
che viaggiava forte nell’aria
inondando le vie addobbate di poco
e tutti profondamente felici
delle misere ricchezze.
Quel profumo di cannella,
che, tra le pieghe del cuore,
risvegliava il vero senso della festa,
parlando d’amore.
Scesi all’inferno,
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
Non sai che ti farei…
tu sei quello che sei,
accendi sogni erotici
rendi i miei occhi strabici.
Solo a veder il tuo fisico,
già io mi sento in bilico
se fare il gran signore
o mostrarti il lato peggiore!
E non finisce qui !
Hai un caratterino
salato e peperino
mi prendi in giro e poi
mi fai quello che vuoi.
E ancora.
Sei piena di cultura
che mostri a dismisura
ne hai tanta dentro te…
sicuramente una spanna più di me !
Allora ciò che dico mi è più chiaro,
non sono mica diventato baro !
Sei come sei
sei anche troppo per i gusti miei.
Sei donna… e cosa dir di più ?
Quanto sole,quanta beltà nei tuoi occhi,
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
In preda agli ultimi deliri,
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
Tanti inverni già andati,
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
ora non parli, non dici niente
eppure quella bocca e la tua pelle
sono venute a trovarmi
ora sei andata via, hai detto
"non posso farci niente"
sei stata mia…non è importante
eppure quelle mani, quelle labbra
sapevano parlarmi
così è l’amore, cattivo e duro
per chi non fa le sue scelte presto
su quei "ti amo lo giuro"
io ci sono rimasto adesso
con gli occhi aperti
in un silenzio vuoto
poi hai detto "mi aspetti"
ma adesso sono solo
così è l’amore cattivo e duro
ti regala il passato e ti cambia il futuro












