Scesi all’inferno,
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
19 commenti
Non sai che ti farei…
tu sei quello che sei,
accendi sogni erotici
rendi i miei occhi strabici.
Solo a veder il tuo fisico,
già io mi sento in bilico
se fare il gran signore
o mostrarti il lato peggiore!
E non finisce qui !
Hai un caratterino
salato e peperino
mi prendi in giro e poi
mi fai quello che vuoi.
E ancora.
Sei piena di cultura
che mostri a dismisura
ne hai tanta dentro te…
sicuramente una spanna più di me !
Allora ciò che dico mi è più chiaro,
non sono mica diventato baro !
Sei come sei
sei anche troppo per i gusti miei.
Sei donna… e cosa dir di più ?
Quanto sole,quanta beltà nei tuoi occhi,
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
In preda agli ultimi deliri,
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
Tanti inverni già andati,
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
ora non parli, non dici niente
eppure quella bocca e la tua pelle
sono venute a trovarmi
ora sei andata via, hai detto
"non posso farci niente"
sei stata mia…non è importante
eppure quelle mani, quelle labbra
sapevano parlarmi
così è l’amore, cattivo e duro
per chi non fa le sue scelte presto
su quei "ti amo lo giuro"
io ci sono rimasto adesso
con gli occhi aperti
in un silenzio vuoto
poi hai detto "mi aspetti"
ma adesso sono solo
così è l’amore cattivo e duro
ti regala il passato e ti cambia il futuro
Le luminarie si contendono
il silenzio delle stelle
sfogliate le finestre
hanno scambi scomposti di speranza e di allegria.
Ma io respiro accanto all'Inverno
e mi stringi il petto nostalgica festa
arrivi inondando ricordi disfatti
come d'estate dimori
di memoria d'acqua e sale
di memoria d'acqua e sale
sfiori il mio cuore
ricamando sorrisi
anche se sono rose amare.
anche se sono rose amare.
Non dimentico no
e spunto germoglio
le ombre scure diventano chiare
senza pretese mi vesto di luce
accendo cosi
il mio Albero e il mio Natale.

il mio Albero e il mio Natale.

Seduto
dentro la mia postazione
stanotte il rumore
mi esclude dalla vita reale
separando il silenzio
che è dentro di me.
Provo a buttare
giù qualche frase,
il solito verso banale.
Niente,
i ricordi non vengono
nessuna emozione.
Mi chiedo
a cosa possa servire
spremersi
così inutilmente.
Il turno è finito.
Io scrivo per aiutare
i miei occhi,
scrivo perchè sento
la memoria
che mi sta abbandonando
e mi affido allo schermo
affinchè resti
con me
e con te
se mi leggerai.
Sono a casa
vado a dormire.
Non mi interessa
se queste parole
sono senza valore.
dentro la mia postazione
stanotte il rumore
mi esclude dalla vita reale
separando il silenzio
che è dentro di me.
Provo a buttare
giù qualche frase,
il solito verso banale.
Niente,
i ricordi non vengono
nessuna emozione.
Mi chiedo
a cosa possa servire
spremersi
così inutilmente.
Il turno è finito.
Io scrivo per aiutare
i miei occhi,
scrivo perchè sento
la memoria
che mi sta abbandonando
e mi affido allo schermo
affinchè resti
con me
e con te
se mi leggerai.
Sono a casa
vado a dormire.
Non mi interessa
se queste parole
sono senza valore.
Pensavo ai binari del cielo,
da Monaco di Baviera a Oslo
ci vuole tanto poco - Ma
s'attraversano gli spiritelli dei morti
lasciando petali rigonfi d'aria bianca
agli sbuffi d'incenso dei chierichetti;
ce n'è sempre uno con le scarpe sbagliate
e uno pettinato come un angelo.

s'attraversano gli spiritelli dei morti
lasciando petali rigonfi d'aria bianca
agli sbuffi d'incenso dei chierichetti;
ce n'è sempre uno con le scarpe sbagliate
e uno pettinato come un angelo.
La pazzia di erasmo,
ognuno di noi,
ha in se stesso,
un lato di pazzia e
di follia,
anche se spesso,
lo nascondiamo ;
è necessario per vivere,
essere sempre in bilico,
tra follia e normalità,
e un po’ di pazzia,
aiuta a tirare a vanti,
a sognare,
a staccare,
a non pensare troppo;
molte cose che realizziamo,
sono spesso frutto di pazzie,
di ribellioni,
colpi di testa,
di scelte contro tutto e tutti;
come dice Erasmo,
siamo spesso un po’ pazzi,
e un po’ savi, o tutte e due le cose,
messe insieme.
ognuno di noi,
ha in se stesso,
un lato di pazzia e
di follia,
anche se spesso,
lo nascondiamo ;
è necessario per vivere,
essere sempre in bilico,
tra follia e normalità,
e un po’ di pazzia,
aiuta a tirare a vanti,
a sognare,
a staccare,
a non pensare troppo;
molte cose che realizziamo,
sono spesso frutto di pazzie,
di ribellioni,
colpi di testa,
di scelte contro tutto e tutti;
come dice Erasmo,
siamo spesso un po’ pazzi,
e un po’ savi, o tutte e due le cose,
messe insieme.
Sul monte salimmo con novo disegno
le forti braccia disteser l’impegno,
il Maestro brigliava l’opra legale
al postero ostello universale.
La paura si sciolse sulle tinte dei muri,
lasammo l’antico co’ novi futuri;
imbrattati di polvere di diverse stagioni,
intrisi co’ risa e parol di ragione.
Le donne contente nelle sale canore
diluivan colori co’ anema e core:
il vociare di canti nelle stanze di gelo
portovvi l’opra al decimo cielo.
Costruivvi la casa per vista d’immenso,
per cose grandi,di mistero,sì intenso;
nelle notti profonde del limpido eterno
guardovvi l’enigma del Sommo Paterno.
Co’ novo puntator del Galileo maestro,
oltre lo spazio sinistro e destro,
luci immense e astri allo sconfino
mirovvi co’ pensier d’altrui destino.
Lo firmamento incanta e il capo avvolge
tutto,son passati anni-luce e ancor si svolge
l’opra,che dall’amor del Fattor Divino
contempla e genia l’omo nel so’ cammino.
Ristrutturazione di una vecchia scuola a osservatorio astronomico.
le forti braccia disteser l’impegno,
il Maestro brigliava l’opra legale
al postero ostello universale.
La paura si sciolse sulle tinte dei muri,
lasammo l’antico co’ novi futuri;
imbrattati di polvere di diverse stagioni,
intrisi co’ risa e parol di ragione.
Le donne contente nelle sale canore
diluivan colori co’ anema e core:
il vociare di canti nelle stanze di gelo
portovvi l’opra al decimo cielo.
Costruivvi la casa per vista d’immenso,
per cose grandi,di mistero,sì intenso;
nelle notti profonde del limpido eterno
guardovvi l’enigma del Sommo Paterno.
Co’ novo puntator del Galileo maestro,
oltre lo spazio sinistro e destro,
luci immense e astri allo sconfino
mirovvi co’ pensier d’altrui destino.
Lo firmamento incanta e il capo avvolge
tutto,son passati anni-luce e ancor si svolge
l’opra,che dall’amor del Fattor Divino
contempla e genia l’omo nel so’ cammino.
Ristrutturazione di una vecchia scuola a osservatorio astronomico.
In ciascuno
di noi
v'è un libro
interiore
tuttora sconosciuto;
perché,
non gli abbiamo
dedicato
il tempo dovuto
d'una necessaria
esplorazione;
allora,
avviamoci
nel tortuoso cammino
verso la sua
affascinante conoscenza
leggendo quelle pagine;
portiamogli armonia.
di noi
v'è un libro
interiore
tuttora sconosciuto;
perché,
non gli abbiamo
dedicato
il tempo dovuto
d'una necessaria
esplorazione;
allora,
avviamoci
nel tortuoso cammino
verso la sua
affascinante conoscenza
leggendo quelle pagine;
portiamogli armonia.
Cromosomi d' alba,
magnolie astrali del vento,
son radici del pane del silenzio
e nell' intarsio di viole rammaricate,
giare zodiacali d' un cappotto di sogni,
catrame di diamante è una rondine,
sciarpa d' algebriche frecce arroventate
tra lenzuola cromatiche di cielo
e vertebre abbigliate di rami affusolate.
magnolie astrali del vento,
son radici del pane del silenzio
e nell' intarsio di viole rammaricate,
giare zodiacali d' un cappotto di sogni,
catrame di diamante è una rondine,
sciarpa d' algebriche frecce arroventate
tra lenzuola cromatiche di cielo
e vertebre abbigliate di rami affusolate.
Rinchiuderei tutto il mio amore
in una bottiglia per farla navigare
sulle acque del mare
Ruberei tutte le stelle del cielo
per illuminare le notti più buie
e vedere il tuo viso
Raccogliero' tutti i raggi del sole
per scaldare gli inverni freddi
E aspetterò la pioggia per lavarti via
le lacrime e falle scivolare via nel mare profondo
E ridarti di nuovo un sorriso
vedendo un bellissimo tramonto
in una bottiglia per farla navigare
sulle acque del mare
Ruberei tutte le stelle del cielo
per illuminare le notti più buie
e vedere il tuo viso
Raccogliero' tutti i raggi del sole
per scaldare gli inverni freddi
E aspetterò la pioggia per lavarti via
le lacrime e falle scivolare via nel mare profondo
E ridarti di nuovo un sorriso
vedendo un bellissimo tramonto
io e voi non siamo nulla di uguale;
io sento le vibrazioni di questa vita palpitare
mentre voi da queste maledette onde vi fate trasportare.
Io le mie differenze le faccio ora senza esitare,
prima che i sensi si facciano deboli
e l'unica forza maggiore nel mio dentro
sia il cuore dagli occhi deboli
e le mani scheggiate di vetro,
voi invece siete il risultato di ciò che vi rendono,
buttate parole al vento
che poi non ritornano,
lasciate i vostri cuori chiusi a parte
e non vi preoccupate dei vostri pensieri
perché sono quelli a rendere un uomo grande.
io sento le vibrazioni di questa vita palpitare
mentre voi da queste maledette onde vi fate trasportare.
Io le mie differenze le faccio ora senza esitare,
prima che i sensi si facciano deboli
e l'unica forza maggiore nel mio dentro
sia il cuore dagli occhi deboli
e le mani scheggiate di vetro,
voi invece siete il risultato di ciò che vi rendono,
buttate parole al vento
che poi non ritornano,
lasciate i vostri cuori chiusi a parte
e non vi preoccupate dei vostri pensieri
perché sono quelli a rendere un uomo grande.













