sul vangelo su Dio sulle mie azioni
su tutto quello che ho creduto da bambino
su quello che mi è stato sempre da vicino,
su Eva ed Adamo e la mela ed il serpente
sull’albero dannato e poi la sua gente,
la gente siamo noi disperati e convinti
che siamo suoi fratelli vincenti ma non vinti
perché abbiamo oggi la parola concreta
di un uomo Dio che è anche profeta,
Gesù che sei la fine l’inizio universale
del bene, del mondo e del tempo che vale
aiutaci ti prego a convincere il mondo
che tutto intorno a te è semplice e rotondo
che tu sei verità e vita e sei l’inizio
del mondo della fine e del suo precipizio,
aiutaci a rispondere al male che il demonio
ti sta creando intorno col suo pandemonio
di furti di bugie di astuzie e di malanni
che cerca di diffondere per secoli e per anni
aiutaci davvero perché siamo da soli
in questo mondo triste che sembra che s’involi
in vie disperate infernali e concepite
per essere annientate dal tempo e poi finite
nel nulla dell’eterno perduto e mai creato
inutile senza’anima e a niente mai pensato.
né del silenzio che avvolge
le tue idee,
non sono l'appiglio notturno
delle tue scorrerie d'amore
o la mano che ti afferra
mentre tutto l'universo precipita,
ma ho il talento della fuga
e so quando lasciarti
per impedire che la mia essenza
occupi il tuo spazio.
So essere cenere
quando ti trasformi in fuoco
per farti vivere
la tua inestimabile passione.
Appesa ai vetri
l'aria gelida
rincorre le ultime foglie
che abitano questa Domenica.
Disperse qua e la
tra gli sbuffi del vento
avanzano frenesie.
Io invece cerco la quiete
e mi abbandono
trattenendo il cielo dipinto di nero,
tra le righe conservo un graffio,
un brivido sulla pelle e un pianto
dell'inverno agli occhi.
Vivere, si certo ma fino a che punto
l'anima può sorreggere tutto il male
che pesa, ingannando se stessa
a proseguire per la sua strada
non abbattendosi e non arrabbiandosi
coi bisbigli della gente, se non vuol
solo sognare, ed incontrare la vera realtà
che fa paura ma necessario è
per non imbrogliare la verità
che ogni giorno leggiamo sui giornali.
Non trovo le parole per gli attentati
ormai all’ordine del giorno.
Per le guerre nel mondo
è per i morti che essi ne scaturiscono.
Non capisco
la maleducazione della gente.
Sono felice per la nascita
di una vita.
La gioia di una famiglia attorno ad un tavolo
dopo una lunga attesa per un’adozione.
Non trovo le parole per la tristezza di una donna
per la lontananza del suo uomo.
specie sugli spalti delle metropoli
urlanti,
nei meandri rumorosi
di cuori in fuga,
tra i boati del richiamo
di campanili e minareti
a inevitabili guerre sante,
nel fragore inconcludente
di liturgie d'indifferenza.
Dovremmo calarci
nelle brevi pause di
silenzio siderale
prima di prestare le mani
al frastuono delle attività
e alle orge di energia
che ci catturano la mente.
Ne avremmo veramente bisogno,
per afferrare nel giorno
qualcosa che ancora ci parla nel sogno.
L’acqua limpida
e calda.
Scivola
sul mio corpo
Leggera come una piuma
mi abbracci mi baci.
Le tue mani
mi fanno volteggiare.
Le onde
si agitano.
Il vento le fa alzare infrangendole
sui scogli sulla sabbia.
Vento di passione
e d'amore.
nella tumefazione di gesti arcani.
Uomini imbrattati di virilità,
rozza e umbratile.
Pazienza e rassegnazione
scritte sui loro volti,
foschi e grifagni,
e nella desolazione del paesaggio.
Desiderio d’evasione nell’aria,
disilluso nel miraggio bolso
e nell’eterna speranza.
Sono stata in due o tre negozi
o ho chiamato col pensiero il mio droghiere,
ma nel silenzio è nato il ritrovare,
vibrante di ali tipico dell'estate
sul pelo di un'acqua marcita
dove barcollano impilati i ricordi
e poi, a capo, a pensare a tutt'altro -
a disperazioni di popoli, raccapricciante usura d'emozioni.
Sono stata in due o tre prigioni
e ho chiamato col pensiero l'azzurrità,
per un piccolo aiuto.

Siamo in modalità terroristica
e sono giorni da dimenticare questi,
lo so persino io che sono un dio,
l’ho letto nel profilo dell’Elburz
e fra le pagine di una pietra
che oramai si sfoglia al sole.
Così fra i raggi di quelle ruote
e questo inaccessibile passaparola,
ho trovato che il mistero esiste;
in Giordania come in Siria,
nel paese dei due fiumi
e nella terra dei califfati,
nell’arenaria e nella calcite,
in questo nostro vecchio mondo
come nelle vostre illusioni.
E quante trappole,
quante fosse comuni,
quante truppe su questi confini!!
Tutti uomini, tutti in lacrime,
a comprare l’unica cosa
che si vende ancora,
da queste parti:
lo jihād.
Da perbenisti
Finti intellettuali, colti di un vuoto straziante
Dodici cadaveri muiono dodici volte
Ogni volta
Che pubblicate i vostri inni di libertà
O le vostre perle
Continuate a starnazzare petulanti
Nel vostro stagnetto d'ipocrisia popolare,
Vi prego
Ed io continuerò ad odiare la vostra retorica mediocre e falsa.
Io sono io,
E l'unica guerra
Che varrebbe la pena di vincere
Per me
È questa.









