deturpato da canti acuti scoraggiati
dai clamori insulsi
dall'osservare del cuore
si mostra distrutto
già nel pronunciare
uscendo da uno schermo
da un cortile
da un balcone
dalla stazione
dall'aperitivo serale
dal pianerottolo vicino
dalla casa di fronte
dal lavoro
da una festa
anche fra conoscenti
fra parenti
fra amici
fra colleghi
fra pochi
s'infila improvviso
lascia inermi volutamente
creando scompiglio
disagio
non aiuta, complica
non ama
chi lo pratica, chi lo avvicina a sè, chi se lo tiene, chi lo subisce, chi lo innalza
il pericolo del silenzio è il più grande
tutti i giorni s'incontra
in tutti i momenti ci circonda
il pericolo del silenzio è il colpo che stende al tappeto
bruciando anche il più piccolo cenno di salvezza.
Avevo già detto no ieri, basta!
Ma riecco l'immagine del mestolo forato
che sale dal geyser
e porta su dal centro un'altra mia
deformità,
le dita che ai mignoli si gonfiano,
si alzano a parallelismi
incredibilmente d'ottima fattura nello spirito
o sospesi come il silenzio delle teste svuotate di tutto a teatro,
quando finisce Manon Lescaut
e si vorrebbe davvero morire.

di sentire, ascoltare
di vedere l'azzurro che travolge
scompiglia i capelli e sconvolge
l'amara mia realtà;
mi sento come un albero senza foglie
ho radici lunghe come ventose
che mi tengono piantato
su un prato di rose.
Eppure sento agitare le ali
e vorrei staccarmi da questa terra
da pensieri annegati
in un mare di madreperla
nei ritmi del cuore
che come in una danza
perdono il passo
nell'indugio e nel collasso
tra coraggio e amore.
Vorrei che queste spine
impiantate nel viaggio del destino
non siano le corone
ma la salvezza
per arrivare un giorno
a toccare la luna
e le stelle di Dio
nella notte più scura.
Per adesso vivo
in questo piano inclinato
e vedo scivolare il mio io
dentro un vulcano
dove brucia il tempo
nel cratere di un sogno
ai confini tra me e la verità.
che mastichi il silenzio
del dolore
di giorni scolpiti di ruggine
senza tempo,
ascolti una musica
che trasporta i sensi
che si abbandona
a una passione irrangiungibile.
Poeta
che non sai dove potrai
coccolare le tue parole,
dove cercare un nido
per scaldare il cuore.
Si fa sera
e tu vagabondo in cerca
di pensieri e di amori
da ricordare
mentre una lacrima
ti fa compagnia
tra sentieri senza meta.
Eppure il torrente canta la sua canzone,
in cielo s’inseguono candidi cirri
eppure, immutato, vola alto
il richiamo della capinera.
Eppure la terra vive !
Allora, perché questo vento feroce
questa smania di morte.
Perché questi carri urlanti
questi fili spinosi,
queste larve vestite di cenci.
Perché questo fumo che esce
da camini insultanti il cielo.
Perché questi truci aguzzini.
Perché la terra vive ancora
se la pietà è sepolta ?
donatosi nel silenzio
ondeggio come randa
per giungere alla tua spiaggia
di mughetti agitati
di venti arresi
poggiando da nostromo
sorridendo come clown
per non segnare troppo
attento a non sprofondare
allungando la marinaia mano
rovinata dalle cime
dove m'accogli
con quel sale sulle labbra
turchese negli occhi
profumi di datteri
di palme sferzate da soffi bagnati
che il tuo viso raccoglie
dilegua nei miei pensieri
rimuovendo il percorso del patito viaggio
non facendomi ormeggiare
Vorrei essere dentro di te,
in te,
darti la mia forza
Incatenarmi al tuo pensiero.
Stringerti tra le braccia,
contare i tuoi sospiri
per respirare la tua vita,
farla mia.
In questo momento
nella fragilita' di un'assenza,
nostalgia,
paura di perderti.
Giunga a te
il mio pensiero
con tutta l'intensita'
di un vulcano,
che implora alla terra
di aprirsi
Elogio
Donna, della vita sei il cibo,
della buia notte tu sei l’astro,
sei la viva luce d’ogni giorno
ed io ti canto con gioia e libo
all’amore che per me è pilastro
della vita, a cui io giro intorno.
Il tuo cuore ed il tuo intelletto,
sono pronti a tendere la mano;
dea dell’amore e del concetto,
pur egro, tu rendi l’uomo sano.
Per il tuo dire e fare tanto vali,
perché tu effondi la dolcezza;
pur se il tristo Fato taglia l’ali,
all’uomo allontani la tristezza.
Si vive per te, donna gentile,
s’inneggia a te da mane a sera;
io ti offro un fior primaverile,
finché vivrò in questa geosfera.
guidare la mano a scrivere in rime,
quando ogni anima si deprime
spenta dentro e morsa dalla fame;
è che tutt'intorno c'è un gracidio di rane,
tra mille guerre, vicine e lontane
e ogni vita è un mosaico di pene
e la libertà è minacciata dalle catene.
Se sei depresso, preoccupato e stanco
alza gli occhi e goditi quel lucore bianco
che da lontano t'indica un'altra via,
che esser uomo non significa seguir la scia,
afferra quel bianco di speranza e portalo a valle,
vivi le belle emozioni che fan tremar la pelle,
ogni giorno esci dai guai e diffondi il nettare di stelle!
Chiudo questa musica
stando in piedi sulla sedia del vuoto,
dove a nessuno è dato capire se miracolo d'arancio
o di mandarino a fluire.
Qualcosa strappato precocemente forse,
che a lasciarlo aperto magari,
come un ombrello nero di classe
avrebbe attirato
una pioggia di applausi.
E' un'aquilone
oggi il mio pensiero
edenico giardino incantato
volante e colorato.
Verso i campi sospinto dal vento e
aggrappato ad un filo stretto
che alberga la tua mano
in un turbamento,
per poi librarsi
tra intrecci di foglie
dentro ad un cielo terso
e perdersi
al di là dei sogni
volteggiando il mare
in un volo libero
verso il sole e la volta celeste...
che non ho versato
le lascerei scendere
e sentirne il sapore
Sembra una calma apparente
il tempo non sembra portar via
la sensazione di vuoto
mi manca
stringere le tue mani fredde
Ricordo i Natali le nostre Pasque
vissuti a cercare un significato
in quella casa di altri tempi
di una periferia romana
Qualcuno che chiamano DIO
ti ha destinata così
portando la tua croce
tra mille sofferenze
Sembravi una Santa
destinata al martirio
finche' la forza che avevi
non ti ha lasciata
La notte l'alba
e il suo tramonto
tutto e' oramai chiaro
i pianti sommessi
La tua anima è libera
pura e invisibile
negli occhi di chi resta
La tua epoca densa di storia
la fine di un ideologia
le sue macerie
bisognava crescere in fretta
bambine che erano donne
in case umili
Vorrei sognarti come un tempo
la memoria è labile di ricordi
che sembrano svanire
nello scorrere della vita .
“Speaking strictly for me we both could have died then and there”
(Joan Baez)
Buongiorno amore mio,
eccoti nel nostro primo sogno:
quando la neve si lasciava cadere
sopra i giardini di Villa Melzi
senza un motivo evidente,
ma solo perché tu
lo desideravi
così tanto.
Erano musica cara e sublime
quei cristalli di gragnola
che picchiavano forte
sulla colonna infame,
per poi morire afoni
ai piedi della sequoia;
che barcollavano inermi
sulla statua della dea Pakhet,
per poi impietrire sul tronco
del pino di Montezuma;
che scivolavano
ignari della fine,
sul marmo bianco
di Dante e Beatrice,
sul chiosco moresco,
e sul vecchio ricovero
che un tempo fu
l’orangerie.
Quando invece noi,
dal caldo del chiuso di un bacio,
da sotto la chioma del grande canforo,
non correvamo realmente rischi imminenti
perché nulla, allora, importava davvero.
Tu forse
non puoi ricordarlo,
ma io, come sai, lo sogno spesso.
Io lo sapevo già allora che ti amavo,
mentre assistevo al miracolo,
e col pensiero percorrevo
l’improbabile rotta
che dal cielo
porta giù
al lago.
Sono passati anni,
ma tu presta attenzione:
che io fisso ancora i tuoi occhi
e la geometria del fiocco di neve.
Come se quella meraviglia,
quella precipitazione
e i tuoi mille baci,
non siano altro
che un ciclo:
la nostra
vita.
A gridare una vastità comune e ripetuta
Amore, le sponde si elidono a vicenda
E ci troviamo raccolti in mezzo
come una manciata di olive
L'effervescenza si sta estendendo ovunque
e le turbe esplodono quando vengono sfiorate
Amore, il trenino non ha inizio né fine
e gli angeli custodi gorgogliano sulle nostre teste
Amore, l'urlo che cacci è così forte
che le anatre si girano a malapena









