in sella ad un cavallo
nero e bianco.
Sento il vento
trapassare
il corpo.
L’odore dei prati
gli alberi quasi spogli
sta per arrivare l’inverno.
Nel silenzio della campagna
solo il rumore degli zoccoli
del cavallo che galoppa.
Sensazione
di libertà
di solitudine.
La pace
dopo tanto rumore
e tante parole.
Ricostruiamo
i colori
del mondo.
Galoppiamo verso la libertà
in questa società
in bianco e nero.
Forse
rivedremo
l’arcobaleno.
un tramonto sfumato di colori
arrugginiti nel tempo
copro i giorni di verità
verità senza ombre
che scaldano le mani
che fredde dell'inverno
si posano su un sole
che risveglia il letargo
e poi tappeti di foglie
trasportate dal vento
un sole, lo stesso sole
che dalla finestra
entrava e tu non ti accorgevi
del calore intenso
che lasciava senza tracce.
né ricorrenze né devoti.
Semplicemente sono:
suono di silenzio,
eco lontano
di vicinanze dimenticate.
Disciolgo pozioni
di sua santità emintessima
nei fondi di caffè di periferie in fiamme.
Abbraccio puramente carnale
alle anime incatenate
agli artefici di elucubrazioni
senza anima.
Sudore di profughi,
sciame di desideri
troppo pesanti per ascendere
verso un qualsiasi cielo,
tela di stelle e sottofondo
di canti di libertà di oppressi.
del nuovo anno
gli occhi ad aprirsi
la sensazione di rinascita
di un Sole
che celebra il suo spazio
L'aria intorno invita a ritrovare
il profumo della mattina
Lo scorrere del tempo
sembrava naturale
in questa clessidra
che non è possibile capovolgere
Ho confidato a te
quello che sono
ho trovato il mio riparo
il dolce conforto
nella tenerezza del tuo sguardo
resta indelebile il ricordo
indefinibile nel suo bene
di sensazioni e vincoli
smarriti nel tempo.
Bohème
Spensierato e senza regole ti vissi,
aurea fase della mia età più bella,
pregna di novelli e puri sentimenti.
Devo a te ciò che un dì io scrissi,
Musa, che mi abbellisti la favella
e il cuore, allor scevro di tormenti.
Il vento allor soffiava in poppa,
e la rotta misconobbe la procella;
la gioia ed il vigore sovrastava,
Ebe, enofora divina della coppa,
fu sempre del nettare l’ancella,
che il dì e la notte m’allietava.
Or sei nei ricordi, mia Bohème;
Ebe non più versa il suo liquore,
je ne reconnais plus moi-même,
ormai vivo in atarassico torpore.
Tutti i miei scritti, inseriti in questo ottimo sito, sono già stati pubblicati da vari Editori dal 1971 al 2014
dentro lo sprofondo
di un fuoco ravvivato
da carne sacrificale
in un altoforno come altare
dove lavorare, piangere
morire spremuti di energie
con fiato solo per pregare
e dall'esterno
qualche sprazzo di luce
di un sole oscurato
tenace nel bagliore
dietro la coltre di nubi grigie
come l'uomo che batte il ferro
bagnato da lacrime
fendenti il disperato schiavo grigiore
di una fabbrica
cimitero di anime
esistenziale respiro urlato
mentre un uomo impassibile
nel dolore di un mondo
che esplode in scintille
batte il suo martello
tenace duro mai umiliato.
No.
No, no.
No, no, no.
Non è vita questa,
non può certo esserla.
Come succhioni e polloni,
come tante gemme latenti,
noi si piange un pianto sottile
interrotto soltanto da un trillo:
dal maliardo canto del cardellino.
Siamo i germogli in attesa del sole
percossi da un vento aspro, cattivo,
che cercano solo rifugio sul tronco:
sulle sequoie di Grant e Sherman,
sul Castagno dei Cento Cavalli,
sul maestoso Albero di Tule,
sul monocono vetusto
dell’Ilice di Carrinu.
E sul Sant’Agata:
l’Arrusbugghiasonnu,
che alcuni addormenta
e altri ancora li risveglia.
Proprio come fa la natura
con noi due povere talee
che un giorno si danza
e poi l’altro si vola.
È così, non può cambiare:
prima il gelo e dopo il contadino,
prima tanta fatica, poi il taglio netto.
Meno male che siamo cresciuti vicini, amore,
e che nessuno, a parte noi, può capire
l’argot del vento e del cardellino,
la fredda lama di una forbice
che non chiude un ciclo,
ma in realtà lo apre.
rovesciandoti sottosopra
anche quando il colore
è sprezzante ed accesso
rimani lì senza nulla
da dire
ed io sono il tuo specchio
mi faccio sferzare
da quel che porta il tempo
rimango inerme
a ciò che le mie forze
vorrebbero fare
chissà se come te
dopo un volo leggero
planerò lontano
e cadrò là dove nessuno vede
A immaginarmi gola di deserto
dove la sabbia si mescola al sole poi ritorna
taglia in due lo sguardo, lo fa pianeta e specola.
Senza scienza cerco una chiave
per uscire dall’opera col fascino del poi
attorno a grani sconosciuti.
Potere una rivolta (potrei) ma tutto è così calmo,
la sete aspetta ancora il bere. Sto attaccata alla luce
come un vegetale aggiungo un altro cerchio.
Ho voglia di lasciare un segno, sia pure una rottura.
Passanu l’anni, li misi e li jorna,
ma lu to pinziri sempri mi torna
nni la menti mia tantu malata
di lu mali ca nun dura ’na jurnata.
La me vita fu chijna di spranzi
a la luci di lu suli e di la cannila,
ma lu distinu cumannà li danzi
e lu me cori ristà ’n cauzi di tila.
La gioia di l’amuri dura picca
e, si si fa quarchi prugettu duci,
già si senti la vucca amara e sicca
e lu iurnu pari notti senza luci.
Di tutti l’ervi nun sinni fa un fasciu,
ma iju parru certu di la me surti,
ca mi detti piaciri e pua lu sfasciu
comu la fimmina prena ca aburti.
Pri tanti peni sufferti nni stu munnu
pua l’omu si scannalia di lu fucu
e ci tira luntanu, sapinnu lu iucu,
ca di spirtu lu fa passari pri tunnu.
Che una rosa rossa può ferire !
Che la parola ti amo
può dare inquietudine ;
che tu in esso ne fai parte .
Mi è stato detto
che ogni cosa ha il suo tempo !
Che tutti i cieli albeggiano nel mondo ,
che con ogni emozione
si può avere spazio tra la gente ,
e l’inteso affetto lega le anime buone .
Quante cose si apprendono dalla vita !
Oh ,se solo tu potessi capirmi …
So che le parole sono sorde
facili da usare ;
ma quello che conta
è il brivido dell’amore .
Mi è stato detto
che c’è attesa
al di là d’ogni aspettativa ,
che azzardare è logico ;
come è logico esprimersi , amarsi .
Che solo con la sincerità
si ottiene il sensibile consenso ,
l’altrui ampiezza ,
nell’anima si apre .
Mi è stato detto
che prima di parlare
bisogna contare le parole ;
che i minuti sono numeri preziosi .
Mi è stato detto
che bisogna restare se stesso ,
che se è amore
l’alba si fa chiara .
corri nel vuoto
filo invisibile
che lega il tuo nome
a quel ricordo
ti immergi e riemergi
in quell’onda
fatta di niente
e di tutto
quasi impalpabile
senza equilibrio
come stella stai
senza equilibrio
come stagione passi
senza equilibrio
puoi lo stesso camminare
sopra e sotto
il mondo sembra uguale
scivoli su sfere
fatte di vetro
e specchi
cadi e ti rialzi
in equilibrio sull’aria
afferri il vento
e riprendi il volo
con ali leggere
senza equilibrio
come stella stai
senza equilibrio
come stagione passi
senza equilibrio
puoi lo stesso camminare
raggiungere luoghi lontani
restare lì
e respirare lentamente
abbracciata all'incanto del belvedere
di nuovi orizzonti
A volte vorrei saper parlare
di parole nuove
al riflesso dell'anima
in questo specchio di vita
che muta intorno
e ingoia volti e nomi
voltando pagine incomplete
A volte vorrei tornare indietro
altre volte
vorrei correre
più veloce del tempo
e fiorire serena
come una nuova rosa profumata
comprese le spine
Vorrei avere coraggio
il più delle volte
di alzarmi da questo giaciglio
che coccola
e frantumare muri
per iniziare a camminare
tenendo stretti per mano
sogni da troppo tempo
polverosi
Come elementi casuali
siamo noi i due codirossi
che cambiano stella,
che cambiano casa
per ricominciare:
dal cavo monogamo
dell’albero di mele
(con cento ramoscelli,
due fili d’erba rossa
e mille foglie blu),
al soffice labello
dell’orchidea.
Sedici anni luce
più in là.
E cantiamo;
che se la selezione
ignorerà l’insuccesso,
almeno preserverà ancora
la mia rara livrea nuziale,
le nostre note alternate
in settima diminuita,
e il dolce strazio
che da la fame.
Sarà che ci sei tu
in quel nido;
e che è di già
pieno di piume,
di uova vulnerabili
e di una storia vetusta:
ma non mi sento imbrigliato
in alcun logos ordinatore con te,
in nessuna invincibile spirale genetica.
Non è accidentale, non succede per caso
che io ti possa amare così tanto.










