nei baccelli di quell'orto
coltivato a dovere
di calore e giovani germogli
di frutti del ritorno in quantità immense
nei fazzoletti verdi
umidi nelle notti
arsi nei giorni
pettinati ed accarezzati
di profumi altalenanti cosparsi
cruccio del giardiniere
nomade e rugoso, che si sentiva proprietario
felice della loro ebbrezza
Lo sorprese un giorno
il sonno del mezzadro
con un fiore in bocca
ed il suo cappello di paglia
a coprir gli occhi
Non attese nuovi baccelli
non sentì altro calore
affondò nella terra, smossa da poco
che per molto aveva sovrastato.
Di notte
è tutto diverso
nascondo le lacrime
e sono libero.
Di notte
la realtà è un libro senza pagine
ed io non ho età
non ho maschere
sono un gatto che fa le fusa alla luna.
Di notte
ho spasmi d'inconscio
desideri e paure
e il sole è un sogno
che non vorrei mai più vedere.
Di notte
sono un matto
sono io e non lo percepisco
non ho cuore e non ho mente
sono un mago, uno stregone
o forse soltanto un Dio silente
che cerca la luce nel buio inventato.
Di notte
sono una spina impiantata sul labbro
nei giorni d'agosto
sono la morte e la vita
l'ala di un gabbiano
che combatte nell'aria
e cerca quel bacio
rimasto appeso sugli occhi
alle prime luci dell'alba.
un sorriso scaduto,
occhi peni di sabbia
di questo deserto
di ore desolate,
attimi di un treno
che deraglia
sui binari di un'esistenza
grigia e sconsolata.
Ti manderò una rosa
dal colore affievolito
di una passione
annegata nell'oceano
dei dubbi.
Ti manderò una rosa
che ha il colore
della distanza e della solitudine.
Ma con le rose o senza rose,
con il sole o senza sole,
tu
rimani il mio mondo,
che non è mai ieri,
non è mai domani.
Come un ebreo
Ennesimo numero del delirio,
Volto ideale del martirio infinito.
Come un ebreo: impotente.
Con la schiena spezzata
La pelle strozzata
E il sangue agli occhi
La moltitudine delle sue cellule
Disgregate, miste a fumo.
Ombra cenere e lacrime
Tossiche, oltre il camino.
Come un ebreo dovrai essere
Nudo e sofferente.
Per meritare il perdono,
La saliva in faccia o lo sguardo
della mia gente.
passeggia coscientemente
per le strade notturne
della città.
Viuzze e stradicciole
labirinti di sensazioni,
dolorosa nozione d’irrealtà
e finta esistenza.
Lunghe file di lampioni,
finestre illuminate e buie,
portoni chiusi e aperti,
sagome imprecise.
S’imbattono nel mio udito
frammenti verbali d’invidia,
lussuria e trivialità.
Come mormorii sussurrati
spiragli di luce
ondeggiano dentro la mia coscienza.
quando verrò lascerò
sul suolo le mie orme
di animale braccato
dalla vita.
Un'altra primavera
si adagerà
sui davanzali
di finestre socchiuse
all'amore
e tu indosserai
i colori che ho rubato
per te
da queste immani praterie
e cieli sconfinati,
dai ricordi di naufraghi
in cerca d'amore,
dagli astri
di un cosmo in fuga perenne.
Si sgretolano tutte quelle strade
e veloce l'acqua diventa fango,
ma non in tutti i luoghi dove accade:
è trasparente l'acqua con cui piango.
Sacchi di sabbia ai piedi dei negozi
e ragazzini lì sotto a spalare,
e con quegli eroi che urlano negli ozi
nessuno ha idea di dove cominciare.
Vomito nel cielo e urlo marocchino
davanti alla stazione che è bloccata,
strano oggi il mondo e l'acqua nel camino
che ha preso anche una palla e l'ha buttata.
Come farò a spiegare a quel bambino
che forse un altro bimbo l'ha trovata?
E l'immenso pagato sottobanco,
un po' come un soldato mercenario,
oggi pugnala la città su un fianco:
ieri era un panorama straordinario.
Caro diario, ci sono undici gradi latitudine di differenza oggi,
fra il mio voler essere eternamene un bambino,
ed il perverso meccanismo che scandisce il passare del tempo.
La legge del cambiamento, appunto, il ritmo settenario,
lo spazio siderale, l’astrologia araba medioevale;
il piccolo irrilevante e insignificante messaggio
celato nell’inconscio di chi non sa adattarsi.
Abbiamo toccato le note giallo chartreuse,
Brian, Jimi, Janis, Jim ed io,
che fuoriuscivano da uno strano spettro astrale:
e forse era proprio quello che stavo pensando.
Così mi sono girato, e la tua lontananza era vicinanza,
a cospetto di questa quasi immobilità planetaria.
di gocce di rugiada
vestendomi di sole
e di stelle
mi sono incamminato
tra girasoli e vitigni
profumandomi di cielo
e di tramonto
mi sono tuffato
dentro lo sguardo
riflesso dall’argento
delle onde
ti ho aspettato
seduto sotto l’ulivo
sottraendo colori
al mondo
ed ora sei arrivato
coperto di promesse
che solo il disgelo
scioglierà







