essere dei tuoi pensieri
l’essenza pura della vita.
Sì vorrei
essere il tuo sangue
scorrerti nelle vene
annidarmi nel tuo cuore.
Sì vorrei,
essere dentro ad ogni respiro
che ti fa mancare il fiato
e rallentare il passo.
Sì vorrei,
essere dentro al tuo sguardo,
regina del tuo spazio
e fino all’orizzonte.
Sì vorrei,
essere tutti i pori della tua pelle,
dai piedi e fino alla testa.
Sì vorrei,
essere la tua lingua,
che inumidisce le labbra
per un bacio.
E sì vorrei,
viverti in ogni istante,
anche quando mi sei distante.
lo chiedono i miei neri tormenti
ti cercano gli occhi silenti
chiudendo le palpebre stanche;
il sole al mattino stupito
aprendo lo scrigno all’aurora
non riesce a comprendere ancora
e s’alza nel cielo incupito,
la luna del buio regina
s’affaccia dai monti lontani
e inizia i suoi circoli arcani
delusa e ritorna piccina,
le stelle da eterne splendenti
che sanno dov’è il paradiso
nascondono il loro sorriso
e sfrecciano tristi e cadenti.
Il cuore pietoso dei miei
turbamenti di lacrime e pianto
si dà disperato ad un canto
perché non sa più dove sei.
Cielo nuvoloso e mobile,
color metallo,
vento fresco,
odori di foglie
macerate e pioggia.
La campagna è offuscata
da una cortina di acquerugiola,
fitta e sonora,
che fa fiorire i fossi
di effimeri tulipani bianchi,
increspandone la superficie lattiginosa.
Nelle vigne l’uva è pronta
e al mattino si vede solo la nebbia.
E’ biancastra, spessa,
con la sua coltre copre ogni cosa,
annulla i rumori.
A tratti, soffia il vento occidentale
ma troppo debolmente
per spingere le nubi
e fugare il sole alto e ciarliero
nell’orizzonte maestoso.
Ho aperto la porta,
lentamente,
dopo nemmeno
vent’anni di polvere;
un colpetto di tosse,
mezza lacrima,
e Dio non c’era.
Ma entrava il sole ora
in quella casa,
e la nostra caducità
era sempre più chiara.
Siamo assorbimento,
siamo rifrazione e trasmissione:
siamo la luce che interagisce
con la materia.
Tutto in un batter di ciglia,
per poi tornare ad essere
polvere di stelle,
e a vagare:
verso la propria anima gemella,
verso l’annichilazione.
Il soffio di questa vita
è leggero,
si sa;
è il bagliore di un riflesso.
come invadenti fumi di cenere, le nuvole
sotto, lo scorrere di torrenti
d'illusioni metropolitane
con l'attesa nelle ossa
in fradici segmenti di carne
mai esibiti, solo accennati
il corpo tuo esile
i polsi filiformi
inondavano
dando ordine al trambusto di un corpo
come punti di rottura
intercapedini nei muri
tutto di noi, era nostalgia
e è di solito dopo quel numero
che accade qualcosa. Stavo immobile
un vellutino bianco-polvere che se ne andrà presto dalle foglie.
Ricoprivi tu le zolle con spaventosi ombrelli marroni.
Saldo io ero già tenuto tra le mani del mattino.
Ti fece sbocciare di verbi un briciolo
poi anche gli occhi, inventati ad est, sorrisero.

faccio fatica ad ammetterlo.
Forse per paura
per debolezza.
La testa impazzisce al pensiero
di quello che provo.
Strano e bizzarro di colpo
sono felice.
Mi ritrovo a sorridere
a persone che prima odiavo.
Mi emoziono
al pensiero di te.
Un brivido parte dal cervello
non mi fa ragionare.
Ci sei solo tu
esisti solo tu.
La fantasia
galoppa.
Ritrovandomi
a camminare canticchiando.
nei campi si cedeva
alla congiura del bianco
e del calendario,
svuotavo l'anima
da foglie illusorie
e ingiallite dall'ansia.
Nei campi bivaccavano
i tronchi carichi di temporali
mentre isolate stelle
accarezzavano i tetti
e i ghiacciai immobili.
Lo sguardo seguiva
i languidi giochi del bianco.
Si cullava nel suo candore
di oceano di quiete
la mia mente,
in fuga perenne
dai tuoi colori.
Nasce un bimbo
allegramente atteso
su strilli di note
melodiose
e con l'andar piano
si increspano mutevoli
pensieri plasmati da tenere
emozioni ed intense canzoncine
che ruotano attorno al festeggiato
lucente, su pergolati mentre l'eco
ribomba, e la festa comincia
insieme alla voglia di vivere
di accettare ferite taglienti
che portano l'io lontano
le mani tremano al sole
il sangue nelle vene si ferma
gli occhi si chiudono al mondo
e l'anima viaggia in paesi diversi
è meglio non vivere
se l'uomo disonora la terra
e disprezza la vita
sopprimendo creature per diletto
parole e fatti che
evolvono nel tempo.
Ma è un movimento ceco
che spesso ti sfugge,
e spesso è il meglio
a sfuggirti di mano...
E' la volontà che
diventa paura,
il rischio di vivere
per un dubbio
comodo.
Chi si siede è savo,
chi corre vive il mondo...
Il cuscino del letto è una panca
e s'infuoca da pallido il viso
e in amarezza una fiamma di cuore,
siete stordimento, o rumori,
negli echi scarsi del camino.
Si arena la camera contro la parete
o è il viola fucsia curioso di bambinetti ben educati
a sembrare lampioncini raccolti chissà quando, a mazzetti,
tu una figura bianca appoggiata al riparo di cuore e di fiamma -
si fermano alla finestra, o silenzi,
e siete stordimento.

Non dirle mai che non è possibile
Falla sognare
Falle credere che sei invincibile
Poi tanto dopo con gli ultimi spiccioli in tasca
le dirai che sei forte come una mosca
La fissereai con quegli occhi tristi
delusi dalla fine della commedia
Ma ti dirà che ne ha passati e visti
e che restare non sarà una tragedia
E quando ti conoscerà nel prodondo
allora dille che è tutto possibile
che non conquisterai il mondo
perché sei forse troppo sensibile
Le ricordi a memoria e le racconterai
delle ragazze passate
di una che incontrasti d'estate
e che forse non tornerà mai
Lei a quel punto sorriderà
come fa il giallo dei frutti maturi
Sarà la sua mano ma non per pietà
e ti ricorderai dei giorni futuri
Non dirle mai che non è possibile
altrimenti sarebbe tutto inutile
o forse la prenderebbe solo sul ridere
perché l'impossibile è accaduto già










