carica di silenzi
avvolge l'attesa
Paesaggi d'acqua
dove approdano i sogni
s'appiccicano agli occhi
Brucia il cielo le stelle
mentre il sole al tramonto
s'infila sotto il lenzuolo del mare
Guardando quegli occhi
che aspettavano i fiori
in quell'istante di luce
ciò che vidi erano vele.
all'ombra del mio crepuscolo
un incontro improvviso
e il mondo fermo
non gira più
i suoi sogni
istanti tesi
corpi attesi
e la notte scivola
nell'immenso crine stellato
al galoppo di luce
imbizzarrita
fiacco erotismo dell'alba
spenta esuberanza
del primo attimo
di eccitata speranza
dove termina
la notte
Oh! Mio sogno
ed i fuochi dell'inferno
bruciano amori
eclissandoli
in fatue luci
nella tetra atmosfera
di una dannata
passione
d'inverno.
Quando il nostro intimismo si farà universale,
di certo avremo ancora destini intrecciati:
noi, due anime in viaggio sulla stessa linea d’onda,
due mani pronte a nascondersi sotto la sabbia.
I palmi saranno aperti e la fronte corrugata dalla paura,
quando scopriremo d’essere un’accozzaglia casuale di materia,
quasi completamente inutile, quasi superflua,
e da sempre totalmente priva di senso.
Forse l’inclinazione della luce ci dirà se ci troveremo
sul circolo dell'equatore, fermi sul pianeta blu, oppure no.
Forse ci scopriremo persi, invidiabilmente soli,
in questo spaventoso vuoto cosmico,
in un universo grande, confuso, arbitrario e senza scopo.
Così alla fine, per fari coraggio, berremo il bicchiere della staffa,
per nulla intelligenti, per nulla preparati,
ma fortuitamente vicini alla comprensione completa:
io già lo sogno, sai, il nostro nightcap,
sogno il divenire, la materia, il tempo e lo spazio,
sogno del nostro futuro più remoto,
e mi godo la vista che solo l’upside down sa regalare.
Le parole... L’amore,
così come vengono
non inventando niente.
Lasciar fare al cuore,
sia col freddo o col sole
con la pioggia, la neve,
lo dice dolcemente
non esalta od inganna,
né stagione n’età.
Un bel fiore che nasce
in un prato,
non rimane mai solo
perché intorno c'è l'erba,
così alta, superba
da natura all'amore.
Così nascono le parole
come un soffio di vento,
arrivato in un istante
senza dare preavviso
lasciando col fiato sospeso.
Il cuore batte
un tamburo nel petto,
non è più da solo
perché l'amore riesce a parlare
intorno rinasce la vita
quella cercata,infinita.
L'amore…Le parole,
stasera non piove
intorno alla quiete
dopo tanta tempesta.
Ora dormi ed abbraccia il cuscino
così sogni d’averla vicino...
tra te e me,
tra me e te
che getti le reti?
Tra te e me
che raccolgo i tuoi sguardi
caduti nell'oblio?
Cosa ci fanno le parole
tra un silenzio e l'altro,
i silenzi tra un oblio e l'altro?
gli oblii tra un buio e l'altro,
il buio assoluto
tra i tuoi occhi e i miei?
Che ci fa questa vita
tra due sogni infiniti,
i miei sogni di bambino
tra le crepe di vecchie mura,
questo tenero sole
tra passioni di indifferenza
e caos primordiale?
Che ci faccio qua
tra te e me?
ma dallo scoglio a picco
(soprattutto nel tardo pomeriggio
quando di soppiatto s'avvicinava l'inverno)
udivo i richiami ripetuti
della Sirena del mare di Gardmès
così in calce mi costruii
un bozzolo duro intorno
e sopra vi issai una lucciola
una stella un viaggio di girasole
o forse il mio semplice cercarti
perdonami
se la memoria ora sfiora leggera
le alte onde che furono
finalmente
fammi contare e ricontare
le innumerevoli scaglie azzurre della tua coda
trasportati dai fratelli pìù grandi
della famiglia numerosa
più forti, più vigorosi
si fermano per donarci
vino, funghi, castagne e neve
aspettando davanti al fuoco
che le amiche stagioni
si prendano per il tempo dovuto
quei fratelli
che torneranno dall'ottovolante
del Luna Park dell'anno
davanti ad un foglio
bianco la vita si spegne
non si emoziona più
impassibile restando
con penne che illudono
di poter scrivere ancora
poemi che tracciano il cuore
a grappoli impauriti
di non esser capiti
se tutto marcisce
nelle nostre infermità
l'ultimo rigagnolo
si getta nel canale
dove regna riflesso
l'ultimo barlume
di un crepuscolo serale.
Pittori e poeti
di quel tremolio ne fan versi lieti.
I rami protesi al cielo
stillano l'umida rugiada
stropicciano la luna
rubano l'ultimo soffio imbronciato,
che echeggia e ricorda l'Estate
pietrificata nelle ultime foglie
adagiate
nel crepuscolo autunnale.
inseguito da un poliziotto e poco più
cercava un segno dopo averla combinata grossa
cercava un angelo nella radio
o una via d'uscita nella fossa
Correva dopo aver spinto sua madre contro l'armadio
per i soldi che non gli aveva voluto dare
Correva pensando allo sguardo sfibrato di suo padre
che l'aveva dovuto cacciare
E quella polvere bianca delle fate
ha qualcosa di oscuro come la magia
Quella mancia d'intenti con le scorte finite
in un attimo appena l'aveva portato via
Quegli amici che c'erano sempre
non c'erano a raccogliere le loro tempeste
Dicendo che non si raccoglie a novembre
se ne andavano tagliandosi le creste
Correva la vita in un piccolo istante
Correva quel vuoto dal serbatoio forato
Tanto dicono che ne sono tante
Tanto dicono che è colpa di chi ha sbagliato
Buongiorno fiore,
delizia del mattino,
il sogno della notte
qui dentro le pupille
mi fa sperare ancora
nel lago dell'amore,
nel mare del piacere,
nel fiume che trascina
nei vortici del cielo.
Buongiorno amore,
che sia questa giornata
distesa di magnolie
di bianche margherite
di rose inumidite
da gocce di rugiada.
Buongiorno amore,
che il bene che mi dai
ti sia di ricompensa
per tutta la tua vita.
Grazie Penelope
Quando ero un povero cacciatore raccoglitore,
nomade in un mondo di nomadi,
avevo solo te come amico.
E non era una questione di luce
saperti apprezzare per quello che eri,
vedere o non vedere l’essenza delle cose.
Era la sopravvivenza di una società arcaica,
erano i valori e le doti tipiche dell'età giovane:
l’audacia, la decisione, la forza, la resistenza alla fatica.
Ci capivano, tu ed io, e non eravamo mai soli,
tra gli uomini di un paleolitico al tramonto,
molto prima di Re Salomone ed il suo anello.
Ma ero comunque io, lo sai, il detentore esclusivo
dell'oggetto culturale per eccellenza, l'arma,
che sembrava comparsa per pormi il cruccio dell’inegualità.
Così, mentre io mi rovinavo, tu imparavi a trarre prestigio
dalla tua innata capacità di nutrire gli uomini,
non come me, con le frecce avvelenate, ma con la fedeltà.









