Io abito qui
tra queste floride colline
e stornelli del vento,
abito qui
tra il rigoglio del fiume
e lo zefiro del mare,
tra gli uliveti che fasciano e ammantano
gli irti sentieri e le montagne,
tra le ascese nel cielo di battiti d'ali
e squittii acuti e striduli
nell'erba dei campi.
Abito qui
tra bicocche, vie serrate e portali di ricordi,
tra nenie di Natale e sussurri di fantasmi.
Abito qui tra la mia gente,
qui la mia casa,
qui la mia vita.
i miei pensieri ti avvolgono come serpenti,
sezioni anime, passioni, gioie e sentimenti,
bivacco solitario sul sentiero dei perdenti.
Bizzarro il breve cammino di questo cuore,
plano sui tuoi sogni come abile aviatore,
sopravvivo ai tuoi silenzi con immane fragore,
ma per conquistarti dovrei essere uno scalatore.
Usami, sono la parola che colora il tuo pensiero,
sono il quasi inizio di una fine incerta.
E poi bevimi, che sono un milione di gocce d’acqua
attraversate dalla forza dell’illusione,
dal brivido che presto imparerai a provare.
Credi a me, alle mie tinte cangianti,
alla rivelazione che può seguire il fenomeno,
e alla rifrazione della mia luce sul tuo contorno.
Così sarò uno spettro, la gloria, la luce di Buddha,
l’arcobaleno che squarcia la notte di Valpurga,
mentre tu, ritrovata strega, mi insegnerai a danzare:
e ci toccheremo fino a confonderci,
per una notte, per un momento,
come solo i colori sanno fare.
Eccole qui le parole che mi mancavano
per descrivere la mia paura:
“sono solo e sono effimero
in questo viaggio fra mente e occhio”
capita di saltare sulle crepe del tempo
nella dissolvente distanza
intensa senza radici
con corpi adulti e
suture di consapevolezza
inspirando l'odore della pioggia
sugli abiti di sconosciuti
rivivendo sguardi a mille
nel bagno di un metrò
ridendo, per vomitarli
perdonandomi assenze
che nulla pesano.
Non chiedermi di amarti:
ho donato il mio cuore
ad un cane randagio solitario
che è volato sulla luna.
Non chiedermi di seguirti:
ho donato le mie gambe
ad un profugo che inseguiva
il suo sogno.
Non chiedermi il sole:
ho donato la sua luce
agli occhi tristi di anziani
prede del buio originale.
Non chiedermi il cielo:
l'ho donato come aquilone
per i giochi distratti
di bimbi vittime del mondo.
Non mi rimane che
un verso vuoto,
un freddo sguardo
di linee geometriche
che solcano irriverenti
questi giorni.
Ti amerò
quando rinascerò
con i colori caldi
di un'altra estate.
Sono le 20.29
e la dovrò raggiungere alle 21.30.
Il panico trafelato, ore di prova, di immaginazione,
di trucchi sciolti dal sudore.
Ore passate a mangiare mentine che provocano gastriti.
Il panico che annoda la gola,
tamburi disertori fuori dalle bande.
Voglia di portare maschere,
voglia di portare maschere.
Respiro:
lo fanno tutti gli esseri umani.
L'aria dentro, l'aria fuori;
l'aria dentro, l'aria fuori.
Alcalosi.
Lo prenderò come viene quello sbadiglio.
Ennesimo piano militare,
ennesima guerra che dura più del previsto.
Non esisto più,
o forse più che mai.
Sono un pezzo di legno
che si gonfia alla deriva,
che si infiamma se il mare è nero.
Il segreto era l'autoironia
ma glielo hanno spifferato:
ecco perché mi vedo passare nel canaletto
mentre aspetto alla ringhiera
a Porta San Pietro.
e quel che ci lega
ai sentimenti
se sono sbagliati
nessuno li potrà
sostituire con quelli
veri, ridarceli indietro
per amore o desiderio
Niente e nessuno
potrà restituirci
quello che a cuore ci stà
che avremmo desiderato
per non sentir parlare
di noi, come persone
sbagliate
Tendere le mani al cielo
perché non hai più niente.
Fagli la carità
ora che ha tanta fame.
Dorme dentro un cartone
morde quel po' di pane
lo chiamano barbone
ma non è il suo vero nome.
Il palmo della mano
tende verso la gente
ad occhi chiusi prega;
Fategli la carità
Dio vi benedirà.
Lui che non ha più niente
seduto a piedi nudi
le scarpe le ha buttate
erano tutte rotte.
E' un povero accattone
scartato e abbandonato
va in giro per le strade
nel freddo della notte
frugando i cassonetti...
si apre il cuore impazzito
fermo nel cassetto
di un tempo lontano.
Baciando
si aprono tutte le porte
anche se chiuse a chiave
da un rubare di parole
sensa senso.
E poi cadere
in un bacio a mezzanotte
che trasporta
nel tango dell'amore
per poi finire in un letto
dove i respiri si incontrano
gli stessi respiri
della vita che scorre.
tra i non amori,
a petali cade sul mio volto
sognante.
E sorride l’autunno
tra i pianti del cielo
togliendomi ogni paura,
ogni timore
del mio domani.
Questo tuo amare,
inconsueto,
inquieto,
profondo,
taciuto,
che dentro mi nasce
e nello sguardo germoglia,
dolce si espande,
violento mi prende
e mi avvolge nella follia
del desiderio appassionato.
Questo tuo amare
in ogni mio respiro
che mi tiene per mano
anche di notte,
quando l’assenza si fa buio
e non mi lascia andare
finché non mi abbraccia la Luna.
Irruente mi torna,
questo tuo amare,
una goccia di eterno
in un mare di indifferenza,
un ricordo che separa il giorno
e unisce le labbra
attraversando il vetro
dell’effimero sogno,
dell’effimera esistenza.
Fu a rigirare la calza
che le parole si spensero,
là dove erano cielo serenità estate
divennero lavata cenere, come
da occhi morti ricondotti al lavoro.
Ma là dove erano tagliate di netto e pronte ormai alla terra
divennero unghie smaltate di ragazze,
uno sberleffo felice all'insù,
ad asciugarsi.










