lontana la fanfara dei minuti
i giorni si dondolano
nel ricordo
di una dolce ninna nanna
stonata
ed io sono verbo al passato
ed io sono come larva
incollata
alle lancette del tempo
che cerca di far crescere ali
scrivendo.
Sono tentato di aprire un libro a caso
il primo che scriverò nel cestino
le pagine ovali
di sostantivi soltanto quadrati
ma che comodità se mi ci appoggio -
un gelatino allo champagne
che mi crepa lì lungo le braccia
nell'incavo dove
andavano cercati i tuoi baci.
Ti sento ancora
ora che i miei passi stanchi
sono accarezzati da un cielo di seta
e fa volare la mia poesia
percorrendo senza veli
immagini e parole
abbracciando la poca luce rimasta.
Cavalco le ore
che s’infrangono sul cuore
mentre la pioggia
si alza lieve a lavare il viso
poi asciugato dai riflessi
di un arcobaleno.
Ti sento ancora
e mi perdo nel tuo sorriso
tra le note care di caldi sospiri
e nello sbocciar e avvizzir di rose
spietate come il tempo
che avvolge ogni mio sguardo.
Ti sento ancora
occupare l'anima mia
e spaziare tra le malinconiche sere
prigioniero sol di te.
Sono cresciuti i capelli alla luna
Sento rumori bianchi
decifrabili
in un tempo nuovo
I vetri, assecondano
spesso svaniscono
piumosi
-quanto sarà lungo, dopo la virgola
questo sentire?
di salti d’acqua, e il viso
barattato con l’onda
e il suo rovescio
Si può fare
un viaggio di diottrie
separarsi dall’aria dello stagno
Correre le coste, ritornare
Ma rapire il mare -quello scuro
è troppo
anche per i poeti
ma sei ancora fermo.
Dici di voler volare,
ma riempi le logore
tasche di macigni.
Cos'è che cerchi?
Che cosa aspetti?
Forse hai paura,
forse non credi...
E' coprendo il Sole
con le tue parole
che vivi nel buio.
Se solo ricordassi
di aprire gli occhi...
la piji de getto o de ripicca
a vorte funziona a vorte fa cilecca.
Vivila co 'lle dovute attenzioni
com'oggni medicina cià contrindicazzioni,
tante vorte nun ciavrai spiegazzioni,
si miri in arto attento all'illusioni,
sta vita è come li peperoni
te potrà restà 'ndiggesta
ma ciavemo solo questa.
Vivila colla tua esperienza
tanto qui nisuno cià la scienza
o la ricetta origginale
pe nun passattela male.
Occhio a li predoni,
ai furbi, a li santoni,
tiette puro le tue convinzioni
m'aricordete che pé queste
te poi aritrovà felice si,
ma a dormì su li cartoni.
grondaie aperte scialacquate
da melassa morbida
medicando l'amaro di rabarbaro
depositato da giorni lupi
rimasti chiusi nella soffitta
di polvere e pipistrelli
che il fango affogò.
Tu, che hai guarito
anche la più piccola ferita
di mostri e spaventi
disciolti nell'anima lavata e nuova
ora, pronta.
Tu, che hai rianimato il cuore
rinvigorito i muscoli, aggiustato i tendini
inquilina passante
non abbiamo contratto
nemmeno fatto promesse
vorrei in un fiato inspirarti
per darti il mio posto.
Volava basso l'uccello ormai nero,
tremavano le ali e i caffè all'aperto.
Cacciò il tuono di un temporale fiero
ma la polvere era del deserto.
Il cielo di fumo allora coperto,
il dubbio su chi fosse lo straniero;
le Sorelle a terra col colpo inferto,
degli angeli in fiamme oltre il grattacielo.
Quel giorno si rivelò il Fantabosco
il regno più falso e senza futuro,
ma anche l'America aveva del losco.
Il cielo da intingere era più oscuro,
il mare di Manhattan già più fosco,
la spia scoperta mordeva il cianuro
ma l'altra si muoveva di nascosto.
dalle orecchie, carnivore.
Metallo fuso che si scioglie
Mi percuote, bollente, nelle vene.
Tutto brucia
Le mie lacrime non sono altro che
candidi fiocchi di neve tenera
al centro di un vulcano che tramonta assassino.
Ardono all'uninsono il mio intestino
le ferite, l'orgoglio, gli occhi e la speranza
Fiamme alte come colonne,
Brucia l'inferno in me
Un attimo e sono cenere.
Cenere sputata, cenere dimenticata
cenere calpesta, derisa emarginata:
e sono fuori di nuovo.
Figli di armoniose candele accese
vanno avanti con il borgo che trema;
loro le prime scale le hanno scese
e sul muro non vedono lo schema.
Figli di esperti capi sanguinari
vogliono avere la loro occasione;
con loro gli amici son sempre in pari
anche se non sono stati in prigione.
Figli di eventi messi nel cassetto
cercano qualcuno che abbia la chiave,
ma l'ha ingoiata la gente per bene.
Qualcuno ha al collo ancora le catene
ma d'oro come quelle sulla nave,
mamma sventola ancora il fazzoletto.
Adesso ci arrivo
solo qualche passo
saranno una ventina
centocinque al massimo
ma da deliziarsi cammello in salita -
belline le camicette di erbetta
a separare i deserti
secondo secolare ricetta
incrociare la paglia delle teste
dei padroni della Premiata Fabbrica
di autentici saluti baci sorrisi
liquore che non deve
mi raccomando
mai mancare.
Cordialmente
eccetera eccetera.
e non so se cercarti è ancora giusto,
se tra i cassetti arruffati il profumo di fresco pulito
perdura gelosamente le tue mani,
se il conforto nelle tue fotografie
abbraccia il mio vagare smarrito,
se nelle ombre della stanza ancora il respiro grava
l'imbarazzo, la confusione,
e ancora troppe, troppe lacrime,
sotto questo cielo stellato,
questa luna grande e immobile che mi osserva negli alberelli
e nelle more che rinascono a nuova vita.









