sfiorando l'argine della libidine
io mi masturbavo il cuore
travolto dalla tempesta
di sguardi e carezze
tenerezze
ai confini di un’alba dolciastra.
E tu nuotavi libera
respiravi vento e marea
tra la saliva e il silenzio
sulle dita fluiva
un ruscello d’umore e d’amore;
con le mani impastate
mi toccavi la schiena
ed era unguento
che sanava le ferite del tempo
cancellava parole
frastagliate come le rocce
sulla carne appassita.
Eravamo uno nell’altra
quando nell’attimo di un momento
passarono in sequenza nella mia testa
immagini nefaste e blasfeme
godevo come un animale
un servo nel ventre del suo padrone.
Quando varcammo il limite
ci sorprendemmo nudi
e tra i denti
brandelli d’anima ancora sanguinanti
eravamo persi in una vertigine di sensi
svenuti al piacere
e inginocchiati al peccato.
Il mondo chiuso fuori, sapeva
non osava bussare
per non turbare la quiete
di due cellule impazzite.
Quando varcammo il limite
d’orgasmi e vertigine
ci ritrovammo soli nella voragine
di un’aurora dipinta di rosa.
Rinato da te stesso e chi se ne accorge?
Il pugno di adesso è uguale a prima
ma quando qualcuno risorge
non è in un momento, ma in un panorama!
E questa volta sarà complicato
guardarsi in faccia e rivedere tutto,
chi è rimasto e chi è andato,
ma questo è il momento perfetto.
E questa volta sarà tutto come prima:
è in questa consapevolezza il cambiamento totale;
purché si noti che è smussata la cima,
purché si sappia che una cima è sleale.
decanto la confusione,
la paura, il pianto,
l'illusione....
Decanto la carezza della sera,
il silenzio delle attese,
il cigolare del volo degli uccelli.
Decanto il rumore sordo delle stelle,
il solletico delle nuvole,
il tambureggiare della pioggia sui vetri,
i dardi infuocati duri ed imprevisti.
Decanto il pianto delle spighe di grano,
il tramonto dei papaveri delicati e fragili,
l'estate dorata e torrida
il mio autunno mite e primavera dell'nverno!
Decanto la vita e la rincorro tra vicoli e vallate
e da poeta ti dono i miei versi
e ti avvolgo l'umore del cuore!
Cammini accarezzato
dal pensiero del vento
che cammina con te
nell'immobile di un tempo
ignoto, all'animo tuo
al cieco fiato, che pesa
a portarlo sulla schiena
rattristata
Vorresti liberartene
abbandonando la nave
ed acciuffare cieli migliori
per sentirti migliore
che si attacca al cuore
quando le rondini volano via
ed il sole salutando muore?
E' un sorriso disperso sulle onde,
un ricordo dei tempi felici
che dietro gli occhi si nasconde,
una pianta senza più radici.
Canto che viene dal profondo,
eco di un amore mai nato,
figlio di un sentiero vagabondo,
desiderio di un respiro affannato,
conchiglia dispersa sul bagnasciuga,
memorie di un'origine dimenticata,
succhia la mente come sanguisuga,
fuoco che arde l'anima affamata.
è un respiro
che mette radici...
scrive stagioni
disegnando rami
in un cielo avido di compagnia
..la vita
è un'alchimia
di intarsi
che soffia
colori , profumi
...e come la sinfonia muta
del batter d'ali di una farfalla
incanta i nostri sensi .
delle case
piroettano briose
le ultime rondini.
Nei bricchi della valle,
esce dai meandri
il sole di settembre
ancora forte
e taglia la terra scura,
tra le viti a filari,
come un riverbero di grillaia.
E pennella di giallo
le foglie degli aceri
…e mette il rosso
agli ippocastani.
Odori familiari
aromi e sapori.
Vendemmie e fienagioni
che si spandono nell’aria
come flutti rutilanti
sulla linea tenue delle colline.
e mi ritrovo
ti cerco
e non ho paura
ti ascolto
e non mi perdo
tutto hai visto
tutto puoi vedere
nessun colore
nessun vestito
ti può sfuggire
hai letto le mie labbra
hai trafitto il mio sguardo
accarezzando vizi
e pure le virtù
nulla ti può sfuggir
specchio d’argento
raccontami di sogni e dolori
di amori e tristi realtà
amico fedele
prenditi cura
della mia anima
e del mio cuor
dal mare al vento
dal profumo al sapore
mi hai seguito
nell’urlo e nella gioia
ed ancora lo fai
il tempo racconti
ed io non posso sfuggir
stagione dopo stagione
luna dopo luna
ancora qui a rimirar
specchio d’argento
raccontami di sogni e dolori
di amori e tristi realtà
amico fedele
prenditi cura
della mia anima
e del mio cuor
il mio segreto
da te custodito
anche nei frammenti
sopravviverà
le tue nenie antiche
mentre sferruzzavi l'uncinetto
e la tua estate
al filo bianco sbiadito
che tra le dita agitava un nodo al cappio
e una, due, tre catenelle
tra il pollice e il dito,
scandiva pensieri e parole.
Mani pulite che più non sento,
e occhi non raccolgo.
Di sole e di ruggine
adagiato è l'uncinetto...
Le mie lacrime vibrano
tra i tuoi pizzi sul mio comò.
Ora il sole si spegne
e s’accende la luna.
Una buona fortuna
affacciata in un onda
spumeggiante allegria
dentro un sogno d’amore.
Lei è tua:
Insaziabile amante
dopo mille tempeste
si placa anche il vento
e la notte sino a ieri ribelle
si riempie di stelle.
Amor mio dice il cuore
mente un fascio di luce
ricopre il creato.
Ritrovi il sorriso
di un tempo mancato.
Lei è tua:
Sempre attesa
una bella sorpresa….
L'amore degli altri,
l'amore che ti dà consigli;
l'amore per pochi
che agli altri lascia sbadigli.
L'amore degli altri
che nelle crepe non infila nessuno;
l'amore sottile
davanti alle forbici di un bambino.
L'amore degli altri,
l'amore che fa male;
l'amore degli scaltri
e quello inusuale.
L'amore degli altri,
l'amore che va subito al sodo;
l'amore che non so darti,
l'amore che è un colabrodo.
L'amore degli altri,
l'amore esibizionista;
l'amore che ora scarti,
l'amore dall'analista.
L'amore che tengo sospeso,
l'amore che va senza rotelle;
l'amore per tre quarti sotteso,
l'amore tenuto dalle trinelle.
sbirciare una vetrina “Per la donna”;
è come una visione un po’ speciale
diversa inebriante celestiale,
in mezzo a pantaloni e jeans stracciati
a stracci vecchi e nuovi rattoppati
a strane investiture post-moderne
che sembrano tovaglie di taverne,
appare una normale gonnellina
che sa di fiore fresco di mattina
che scopre solo un poco i suoi ginocchi
per mettere l’ardore nei miei occhi
che tuffano nell’attimo fuggente
un sogno ad occhi aperti fra la gente.
È tutta una delizia primordiale
visione di una fata naturale
che ormai non si vede che di raro
la donna con la gonna è sempre un faro;
mi fermo con lo sguardo un po’ estasiato
ad ammirare il tutto senza fiato
fin quando un venticello furbacchione
solleva quella gonna sulle zone
che sono la delizia ed il tormento
o sogno e perdizione di un momento.
Adesso non è permesso, come vedersi
L'abitudine a questo, non è ancora amica
Nei fiati sprecati intorno
si sente di peccati da scontare o già perdonati
Sofferenze che devono transitare, in questo luogo traditore
La fine che verrà, malgrado l'impegno e gli sforzi
di chi lascia segni o di chi ha lasciato solchi
non è una soluzione
ma la peggior punizione per aver tentato
di sopportare garbatamente, senza infastidire
Le speranze prima o poi muoiono
ed il destino furfante ed ingordo
se la ride
Crudele e rapace
Con immutata storia
Senza distinzioni
Capire non è comprendere
Comprendere sta solo alla fine
Fine, come termine d'inizio
I quesiti esplodono
Sono esausto nelle parole
Tradito giorno dopo giorno
Un freno, limita lo scrivere
Adesso mi fa male
Mi sento una pietra
Il mio cuore lo è
Adesso non sono lì
Lì, non vorrei ci fossi tu.
Il viso si specchia
in questo cupo giorno d'autunno
dove il cuore si rannicchia
tra i banchi di alunno
È fuggito veloce il tempo
come uno squarcio nel cielo
e appendo ancora un segnatempo
mentre stendo un altro telo
Raccolgo fra le mani ogni voglia
e le conservo con cura
ammainando la vela sgonfia
in ogni sorriso che mi rassicura
Ed è di nuovo notte








