nel cielo estivo,
gli adamitici si preparano
per il gran ritorno...
Trame bianche
dentro le mie oscurità...
Echi di sventure
e guerre
e respiri
di gente affrettata
nella stradia vuota.
Versi del Corano
si udivano
da un altro mondo lontano.
Asciugherò la fronte
con la mano
e correrò verso
un altro futuro,
un altro ricordo,
immemore
dei silenzi bui
di questo pianeta.
Ad un'ora imprecisa, nei vicoli d'una città
vuota, con l'eco di grovigli di paglia
che si rincorrono, ecco il mio bus:
Omar è l'autista che si riscalda gli zitoni nel microonde.
Se qualcuno gli si posò addosso
adesso è solo polvere rosa
fra i diminutivi in disuso.
Così vaghiamo insieme: in quel vecchio
mini-bus verde pisello con i fiori disegnati
siamo solo io, lui e i caldi racconti
di rivoluzioni fallite delle quali il furgoncino
era figlio, adesso anche lui orfano.
La storia ci parla, parlano i muretti ombreggiati
e prega solitario sulla cima di un campanile
(guardando una miscellanea di morigerate piazze)
un soldato disperso dell'Armata Napoleonica,
della quale sono rimasti solo minuscoli giocattoli.
Si punta un fucile di gomma piuma alla gola trasparente.
Un vecchio abate del '200 salmodia in Piazza Grande
i versi degli eremiti di Cluny abbracciando
la fredda e nuda Minerva, con i suoi lineamenti tanto perfetti
e umani da farla sembrare calda. Omar spergiura
contro quel "Michelangelo" ingannatore.
Facciamo il giro di una città che di notte
non sembra la nostra, sembra una città del tempo.
E, così come tutti gli audaci, Omar sfida
gli acciacchi della vecchiaia indossando
il suo solito camice azzurro da autista
che ignora i promemoria sul cofano.
Come può un adespota sapere tutto
degli uomini di un tempo, se poi
non sa niente del tempo degli uomini?
che ci liberano dal cemento
e ci rendono immortali
facendo sognare il vento
caduto da un'ultima
ciglia bagnata, di acide piogge
innaturali, prese da deserti
straziati, nelle ultime pagine
folli, stordite dalle invenzioni
e dai soliti poemi
ammiriamo la bellezza
e la potenza del mare.
In un attimo
un’onda si scagliò
contro gli scogli.
Il vento
fece arrivare delle goccioline sul viso
facendole sembrare lacrime.
Le tue mani
si allungarono
per asciugarle.
Appena mi sfiorasti il viso
un brivido
mi pervase il corpo.
Pensasti che avevo freddo
mi abbracciasti
stringendomi forte a te.

Dormi con me vicino
dormi, l'inferno è non vederti
farfalle da farina
a barcollare sopra sònar planetari
a girovagare fra i capelli dell'arpa
il violinista dai due orecchini
sa diventare un acciarino d'argento,
sa quel cadere
nella tasca della giacca.

che mi aspetta li
nella casa dietro
la montagna
dove DIO ha dipinto
il prato di bianco
e ne ha fatto ghiaccio
lei ha le labbra come il sole
calde dell'estate
il suo corpo s'offre a me
ogni notte
tenera la donna è GHAEL
bianca in viso
amore puro
il mio cuore si prenderà
o si perderà
tra i miei passi...Gahel
ventilate da aria
fresca di mari
e lidi lontani.
Tremolli di stelle
e fantasie di inizio secolo
sgualciscono
i miei ricordi
che sanno di tabacco stagionato
e vetrate umide.
Giallo limone
e profumo di nostalgia
volteggiano
su verde infinito
di fiori di campo
con geometrie impeccabili
e penetranti.
Arancione di tramonto
allieta l'azzurro
di un canto lontano.
si sono colmate
le nostre giornate di ubriachi vaganti
in cantine profumate
in osterie luride
in vigneti memori
di sole che non c'era
al vento che non sapeva
che quando giovani eravamo
solo di candida acqua ci dissetammo
con foga perniciosa
convinti fosse
per l'immortalità.
Mi strizza l’occhiolino
Intanto che mi sveglio
All’alba del mattino,
mi trovo a canticchiare
un semplice motivo
felice come mai
nel giorno uguale ad altri
e tutto emozionato
mi sento come in volo
contento della vita
che intorno mi circonda:
non so che mi succede
non so cosa mi prende
ma poi all’improvviso
accendo il cellulare
trovando un tuo messaggio
che dolce mi saluta.
O nuvole del cielo,
O sole del mattino,
O fiori profumati,
la forza del saluto
nel cielo mattutino
mi fa rinvigorire
riemergere e cantare.
l'abbandono.
L'anima è un convento,
dove i ricordi in postulato
pregano il noviziato
senza alcun tradimento.
Annegano distratte le stelle
e la luna come pelle
veste il giorno
del non ritorno.
Salpa il sorriso
di una vita,
mentre la mera sorte invita
a cantar con lacrime sul viso
...la sua gloria
su un'altra storia.
non è provocato dal mondo
il cuore potrebbe gioire
restituirci l'avvalente
armonia, che si forma
addolcendo l'interiore
di quell'essere malvagio
rinchiuso in noi, lui
che non desidera venir fuori
ma fermarsi lì, e sbarrarci
la strada, abbassando le sbarre
e non tirarle più sù
neppure se imploriamo pietà
fino all'ultima nostra ora
ma ogni volta che vi guardava
il rumore dei suoi pensieri ne increspava le acque.
E' il principio di indeterminazione di Heisenberg,
sentenziò un vecchio dai capelli bianchi ed arruffati
che passò di lì un giorno,
divertito dalla scena.
Lui, però, non si arrese:
pensò più in silenzio,
smorzò, nella disperazione, le sue abitudini,
non ascoltò più i suoi dolori,
azzitti le sue speranze,
le silenziò, intangibili al tatto
ma la luna gli si negava.
Così un giorno decise di calarsi nel pozzo,
per raggiungere la luna nel silenzio dei suoi sogni
finì per annegare nella sua solitudine
basta affacciasse alla finestra
dà appena appena 'no sguardo
su sto ber monno così bastardo.
Nun s'ariccontamo st'enorme fregnaccia
puro oggi la civiltà è solo 'na parolaccia.
er passato se sà è stata tutta 'na sventuea
oggi però che l'omo cià la cultura?
Ma l'omo dacché è nato nun cià mai pace
e che te fanno allora co 'na trovata sagace?
pe risorve sto problema basta cambià parola
così aritrova pace l'anima e s'ariconsola.
Nun parlamo pià de guere e de barbarie
mò se chiameno missioni umanitarie,
prima le bombe faceveno straggi d'innocenti
mò sta tranquillo sò bombe intelliggenti.
Ma che sei matto a parlà de rivoluzzione?
ce vò la carta bollata e l'autorizzazzione
e si rubba 'n poroaccio che la fame je rosica li fianchi
dall'arto c'è chi pò fallo: sò li colletti bianchi,
così er primo viè additato come ladrone
pe' 'r potente er reato viè addorcito: concussione.
Vabbè avemo caipto alla fine de sta storia
che tutto sto monno è 'na baldoria
e nun basta appiccicà 'na parola gradita
pe' mette le pezze a sta civiltà fallita!
vestito di lacrime
e dolore
al tempo ha dato
ricordi di stagioni
e pause
come piuma
caduta dalla bellezza
e volata
all’immenso
si è aperto
e inginocchiato
stella amata
in eterna armonia
e dolcezza
eco mai riflesso
abbastanza dentro
anima e cuor
chiede al giorno
di allineare amore e dolore
ancora una volta







