ma non c'è via
d'uscita. La cerchi
in una domanda
che sai già
qual è la risposta
tenendoti ad una fune
stretta stretta
cercandone un'altra
se ti dovesse
scappare la prima
Per inseguirla sudi
e nel frattempo speri
di aggrapparti a denti stretti
a quel che non trovi
per mentire senza mete
non avrò mai abbastanza
di sentire il tuo sapore.
Non avrò
mai abbastanza
di sentirmi tua.
Quell’odore
di pelle misto al mio
che rimane nell’aria.
L’intreccio
di corpi
sotto le lenzuola.
La voglia
quasi di urlare
dal piacere.
Mi mordi le labbra
sussurrandomi
“ sarò tuo tutte le volte che mi vorrai ”
e di fragile elegia.
Le foglie cadono lente,
con grazia,
inevitabilmente.
Alcune vanno a terra
e coprono le radici dell’albero,
altre volano più lontano,
sulla roccia,
sulla sabbia
e nell’acqua limpida del ruscello.
Altre ancora,
trasportate da sbuffi imbronciati di vento,
bisbigliano appena
nel gorgo turbolento dell’atmosfera
e si lasciano avvolgere
dalle onde pacate del lago di Occhito,
quasi a volerne rosseggiare
un canto appartato.
L'orizzonte s'abbassa
e raccoglie qualcosa:
la gamba nella nassa
è quella della sposa.
Chi pesca si riposa
davanti alla carcassa
della sua ombra odiosa
che dorme sulla cassa.
Resta un po' lì da solo
con l'ago dentro un dito
e il gelo nelle orecchie:
l'inverno è anche sul molo
e poco si è vestito
se si è vestito a macchie.
avvolgermi in un caldo sentire
rasentando ogni singolo muscolo
e animare questi notturni solitari
avverto il tuo corpo abbracciarmi
mentre tremiti s'arrendono al vento
e ciascuno sospiro libera l'anima
che folle s'abbandona nelle tue mani
anche nel passare lento dei silenzi
io canto a ogni attimo il mio amore
poiché non si schiuderebbero i giorni
se non mi perdessi nei tuoi occhi
Dalle profumate cedraie
il sole tepore fece un'introduzione al mondo
che non venne mai resa pubblica,
messo all'indice
processo
condanna a un esilio
su case squadre di produttori di bicchieri
che robot ne fanno impilare tremila al giorno -
La sua vela conchiglia cono - dalle cedraie
doveva essere un tamburello di gocce
sul letto della barca e sulla balza.
delle bottiglie vuote,
nei sospiri lievi
delle candele di chiesa,
negli ansimare degli amanti
o nel vuoto mare dei sogni urbani.
Dormi tra effluvi ed elisir
dei fabbricanti di vite,
dormi al dolce tepore
delle ciminiere, delle balere.
Dormi tra i rovi, tra rive
di amanti dispersi,
di spose lontane lascive
tra fumi di ebbrezza
e menadri scoscesi
di tardiva bellezza.
Dormi mio odore,
mio amore,
perduto onore,
nei sonni dei fugaci sbadigli
sui campi delle cicogne,
nelle barche sui navigli,
nelle lievi e gravi vergogne
di criminali, tra i baffi sommessi
di fugaci commessi,
prima del kundalini,
prima del risveglio dei postini
o dei vicini.
Dormi mio amore,
mio odore, mio perduto onore,
prima che voli via
questo magico tepore...
anche nel profondo
insegnami
oltre il pensiero
accompagnami
dentro il cammino
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
ascoltami
fino a dentro gli occhi
credimi
dove non ci sei
stringimi
anche nel dolore
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
che vestiranno
cristalli trasparenti di noi
che porteranno
gocce leggere di noi
saranno aria e fuoco
acqua e terra
portati dal vento
di un dolce ricordo
che ci accompagneranno
che ci guideranno
come sole e luna
cielo e stelle
e non avremo paura
una brace di cuori di legno vecchio
arrostiva con macabro gusto
le anime perse e sole
in giro per l'estate
Al barbecue dell'amore
sentimenti ravvivati, gocciolanti e smunti
rosolavano le ultime incertezze, le mille dolcezze
Lacrime di oli profumati e dense
si allungavano in serate di stelle cadenti
conosciute per caso
fra voci rauche e risate forzate
continuando nella selvaggia notte
di bianchi unicorni
Mani legate e corpi stretti
danzavano liberandosi
di sinuosi fuochi
di festose libertà
Nello spreco di fragole e vino
si ubriacavano anche i curiosi
che non ebbero mai nei loro bagagli
la gioia di vere passioni
il calore di un'estate africana
Risuonava ingorda la dinamite
in un cratere nuovo
che forse era diventato un bel covo
per le mani ferite.
Cantavano le gole rinsecchite
in gole a Castelnuovo
come un bambino caduto in un rovo
che poi incolpa l'estate.
A mezzogiorno brillava il carbone
sulle facce africane
rivolte al cielo con poca ambizione;
che lasciavano quelle fronti anziane
se l'astuta illusione
spariva al rintocco delle campane?
in pericoloso eco
cammino
e mi rifletto
tra mille colori
e mille luci
attratto dalla mente
seguo lampi
di memorie alternate
ritorno dove ero ieri
per poi dimenticare
guardo giù
ancora più giù
verso sentieri
mai percorsi
in fondo a valli
che profumano di pace
cerco ancora
e perdo i miei occhi
là dove il mio segreto
si confonde con in vento
in volo ultrablue
mi lascio cadere
sento l’aria
accarezzarmi
il sole
darmi nuova luce
ecco
ci sono
in perfetta armonia
ed in giusto equilibrio
verso il cielo.
Lei bussò per ben due volte
Ma la luna testarda
non volle aprire la porta.
Pianse tanto quel giorno
sentendosi abbandonata,smarrita,
volò lontano,
così lontano.
Nessuno la vide più
non chiesero nemmeno
la fine che abbia fatto.
Lei così dolce quella sera
voleva solamente
sfiorare teneramente la luna,
ma le chiuse la porta
lasciandola da sola
in balia di un vento
molto freddo…
se non ami
ci dev'essere l'amore
a guidarti se vuoi
sentir la felicità
negli occhi
un caldo che ti respira
e t'accarezza dolcemente
la mano, prendendoti
come un bambino smarrito
guidando i tuoi turbolenti respiri
che più lievi sentirai, in quell'animo
freddamente distaccato
dai mali del mondo disperato
Oh mio Dio! L'oblio, com'è soave delle rondini il cinguettio.
E sono disteso in una distesa di vomito e non vedo più niente.
Ma c'è il sole. Sopra di me, alla massima potenza.
Lo percepisco amico, è colpa sua se ho le palpebre consumate e vedo bianco.
Ed'è quiete questo sole caldo che non suda, questa brezza calma che non gela, le rondini delicate cinguettano sofisticate ed io, in estasi, ammiro ad'occhi chiusi, in paralisi : l'infinito.
Sono davanti ai cancelli del paradiso, ma non posso entrare
Starò fuori, a spiare
finchè non mi bruceranno.







