Quando all'improvviso
il muso sbatti contro un muro
invisibile e insormontabile,
obbligandoti a cambiare il tuo cammino
teletrasportato nel labirinto di Teseo,
non c'è Arianna però con il suo filo
Ti senti perso, ed il fiato del Minotauro
avverti forte quasi sul collo,
è metafora di paura, sensazione di
sentirsi in trappola senza via d'uscita
Sognare perchè?
Visto che i sogni intrappolati vengono
nelle nuvolette dei fumetti,
pagina dopo pagina spariscono
scritte con l'inchiostro simpatico
che divertente non è, nasconde
alla vista dell'anima la serenità del sognare
Se verso il cielo li lanci le stelle si spengono
infrangendoli in mille pezzi
Ma una voce nella mente ripete
come un mantra, “non rinunciare a vivere mai”
“non rinunciare a vivere mai”
una mano invisibile docilmente
verso l'alto ti spinge,
dal cielo azzurro uno spettacolo meraviglioso …
Rinunciare a tutto questo?
scegli devi tra il buio e la luce
La luce calda è suadente, come un amante
trabocca amore, continui a sperare, a sognare
perchè all'amore non si rinuncia mai
note arruginite su corde stanche
mai arrese
suonano chitarre
insieme ai gentili lamenti
di un treno mistico infinito
attraverso la pianura
annaffiata da un sole rosso
e tu poeta appassito
ritrovi
l'anima dei giorni gloriosi
affacciandoti
al paesaggio in movimento
pianura di idee e cuori che battono
speranze dissetano
strofe che sgorgano
Prende quel treno
il poeta
va verso un orizzonte
là dove non cala la notte
ed il tempo non opprime
l'anima si riscalda, si incendia
smuove il furore
di parole represse
inutilmente
sa imperi caduti
al sussurar di un verso
al passar d'una stella
sfuggente
iridescente
immanente
poesia.
sono come
questo fiume...non temo la solitudine,
non temo le stagioni,
il cielo mi accompagna
e le stelle
cullano il mio
scorrere placato...
E quando egli
grigio di pioggia
agita il mio percorso,
guardami senza timore,
perchè poi le mie acque
torneranno ad essere
tranquille e silenziose.
Lo senti il fiume??? Immagine vera del fiume "Grizzo" di Montepaone
cerco l'essenza
della mia primavera
e s'illuminano come d'incanto
gli occhi e la pena
in questo giorno di Maggio
dove avverto l'assenza
d'amore e coraggio
e la presenza
della mano di madre
che possa alleviare
questo continuo vagare
nell'atmosfera celeste
d'odori sempre più lievi.
Bollicine blu
vedono i miei occhi!
Acqua
chimica che avvolge il corpo,
alla volta celeste
l’ultimo sguardo,
estremo bacio del sole
e vai!
Oltrepasso la linea blu
immergendomi in me stesso
profondo abisso
del blu umano!
Come pesce
batte il petto
infiltrato meccanico
in questo Marte terrestre!
Vago indotto e quieto
in questo immenso grembo,
fin quando
la meccanica del respiro,
cordone ombelicale tra i mondi,
termina il nutrimento
e vai!
Oltrepasso la linea blu
alla volta celeste
risplende il viso
son rifiorito!
ti sento
dentro di me
come il cielo sente
nel cuore suo
tutte le stelle
e i suoi pianeti,
stretti stretti sulle spalle
perchè mai
potessero cadere
e quando li chiama
ad uno ad uno ,
si accendono e
si spengono,
compaiono e
scompaiono!
Animale sociale
non più restio al mondo!
Non più solo,
temerario nel basaltico letto
del fiume secco!
Come primavera
l’acqua risorge!
Da sopra il sasso
scruto i flutti,
divenire del mondo
che dalle liquide vie
mi diffonde
come verbo al vento!
ballando
le tue mani rimestarono
nel mio segreto essere
toccando la carne in fondo
scaldando la passione
relitto dormiente.
Noi, alberi di rami sciolti e pallide foglie.
Sinuosamente ascoltando
l'oblio soffuso e zuccherino
della musica
dei nostri battiti
ci fondevamo.
Fitti sussurri e voci
intorpidivano le mie parole
già tremanti
mentre preda del momento
ti toccavo incandescente.
Sciolti fra la gente
ci sentivamo unici e forti.
Persi senza paura.
Cercavo le tue labbra
per donarti il mio gelo
saziandomi di te
nell'intimo delirio.
Trovai il senso
il calore
di penetranti movimenti.
Svegliandosi
il gelo si sciolse
io con lui.
Tu mi rapisti
senza condizioni
regole
scadenze.
Oggi ballando
contemplo e riassumo i nostri anni.
Li restituisco a te
perché tu possa farci ricominciare.
che ripara dai dubbi
correndo tra pozzanghere
fatte di se e ma
stando attento
a non essere schizzato
da altri pensieri
mi infilo dentro la tua porta
e aspetto
aspetto che le gocce
diventino arcobaleno
che i tuoi passi
siano più vicini
e che il tuo amore
non passi mai
come l'ombra d'un uccello sull'acqua
che subito sparisce
così
l'eco delle mie parole d'amore
fuggono dalle labbra sfocate
tocco l'invisibile incanto
abbagliata dal colore della luce
del tempo che verrà.
Accerchiata da note senza più suono
vibra il mio canto, quasi attonito
nel disordine di vita
quando arrivano i colori
dell'autunno
scivola su candide rocce convesse
che si stagliano aspre all'orizzonte del mai.
L'appartenza lieve si modula
e si dissolve
- io non appartengo a nessuno -
tra conflitti e baci.
Spezzano lance i ricordi
- rammenti tu? -
ed il dolce amore ritorna
- ritorna? -
percorrendo
- cercando di -
a ritroso le lancette del tempo
che ostinatamente s'attardano
nel loro corso all'indietro.
Dall'angolo remoto di una cella oscura
imprimo un'eco di parole e memorie
nel bianco sudicio d'una vita futura
e poco lascio, se non amore e miserie.
A te fratello lascio un breviario stremato,
fiamme sul sudore di muri scalcinati
di un inferno fuori dal mondo conosciuto,
i giustizieri un giorno verranno salvati!
Non serve belare alla triste sentenza,
vi sono carte già macchiate della sorte:
ma il cielo ancora manda aneli di speranza,
solo uomini possono chiamarla "morte".
E gocciola tarli neri un vuoto che tace,
una benedizione spedita lontana;
forse un domani qualcuno sarà capace
di starsene buono in quest'attesa terrena.
Mi chiama la morte nel segno del Leone,
non piangere babbo, e tu mamma lì a casa,
mi vedrete anche nel buio della prigione,
presto non piangeremo su una terra offesa.
Stanotte, nel blu fra le sbarre, sentinelle
zittite passano nuovi fogli ingialliti;
scrivo le ultime notti di fattrici in stalle
sereno come corde d'arpa di poeti.
Ma la notte non si chiede se troppo amore
nutra i banditi assecondando i loro sbagli;
quale la cattiva bontà d'un peccatore,
allora di quale crimine noi siamo figli?
Mi premeva un giovane perso nella follia,
le anime in fiamme di partigiani allo sbando,
voci familiari in una radio tutta mia
che ci teneva in contatto con questo mondo.
M'inabissa la bufera dell'odio umano,
L'unica colpa avere svolto il mio lavoro:
tendere a qualche disperso la mia mano,
Ma i dispersi ora confondono Dio con l'oro!
Ma prego per questo mondo troppo diviso,
settantacinque lire per le mie povere ossa;
prego che si salvi la mano che m'ha ucciso
e porto parole non dette nella fossa.
Cosa dirò ai Ruotesi sul perché morire?
Lasciarsi andare quand'ogni certezza cade,
quand'anche ogni logica deve pur finire,
riunire metà, posare gli elmi e le spade!
Nel buio qualcosa che si spaccia per luce,
accartocciata, e non riluce come l'oro;
su una busta, d'un giallo marcio come pece,
mi scivola qualche pensiero di straforo.
Domani la Madonna, col volto materno,
forse potrò vedere con un po' di fortuna.
Abbia lei pietà di questo mio volto scarno,
di quei nembi estivi che ombreggiano la luna!
Ogni tanto dalla cella ombre di passanti
mi lanciano occhiate, pezzi di pane e rabbia,
m'infrangono gli occhi, mi scrutano coi denti,
mi fanno gli onori con ghirlande di scabbia.
"Dimitte illis!" Loro non sanno quel che fanno!
seguono orme antiche come cani affamati,
da vecchie giare si gettano addosso il ranno
per ripulirsi dal sangue dei condannati!
Ma quale uomo ho tradito come un Caino?
Cosa lavo se il fiume è più sporco dei panni?
Voi in divisa mi considerate assassino
ma ho visto solo sangue divino in questi anni!
Che questo Dio vi ricompensi all'infinito,
sollevatemi amici se mi chiama il Cielo;
dopo il fuoco resterà solo un dolce afflato,
l'anima dissipata in un celeste anelo.
Sta' pur ferma tu, giovane foglia in germoglio,
ché di questa pianta si spezza un altro ramo.
Trova ora il cammino: fermarsi è uno sbaglio,
al marcio tronco ricorda perché esistiamo.
Le leggi del male dicono "ghigliottina",
amare gli scomodi è pena capitale,
piccoli ignavi con al collo una piastrina,
gente che di vivere non avrebbe ragione.
Sul miglio saluto tutto il mio Ministero,
lascio in eredità delle povere vite,
perse in logiche e già lontane dal mistero,
perse in odori acri, terre secche e cordite.
Per qualche foglia cedo pur le mie radici,
Piantate un'altra pianta dov'ero prima io,
adornate giardini dov'essere felici.
Da lassù alla vostra brinderò con Dio!
S'avvicinano, con quei passi di metallo,
le guardie con le loro movenze perfette;
ragazzi col mare negli occhi e corpi a mollo,
biondi come il sole e freddi come lamette.
Libera Nos Domine loro da quei pazzi,
loro che il mare non l'hanno neppure mai visto,
hanno visto solo uomini fatti a pezzi,
se solo sapessero che vi è un altro posto!
La ghigliottina sulla mia povera testa,
ormai non credo che s'incastrerà la lama,
ci sono uomini che così fanno festa,
da una colomba Dio stacca solo una piuma.
Se prete sono stato per qualche ribelle,
abbiamo solo alzato il coraggio in sordina.
Guarda la notte: sono argillose le stelle,
è tutto il rosso che stava sulla collina.
Termina qui il manuale,
vi abbiamo brevemente illustrato le facce delle stanze
gli appendini foderati di Provenza
con le loro tenui varianti di tonalità
dello sfondo ancora morbido
sebbene lo scheletro di legno
un po', sotto, ora
si percepisca
vi siete riconosciuti adulti
in questi aloni?
Dalle lunette scollate
del bordo, ricordatevi sempre, come fuoriusciva
semplice consolazione
una parola.










