Sperare perchè?
Quando all'improvviso
il muso sbatti contro un muro
invisibile e insormontabile,
obbligandoti a cambiare il tuo cammino
teletrasportato nel labirinto di Teseo,
non c'è Arianna però con il suo filo
Ti senti perso, ed il fiato del Minotauro
avverti forte quasi sul collo,
è metafora di paura, sensazione di
sentirsi in trappola senza via d'uscita
Sognare perchè?
Visto che i sogni intrappolati vengono
nelle nuvolette dei fumetti,
pagina dopo pagina spariscono
scritte con l'inchiostro simpatico
che divertente non è, nasconde
alla vista dell'anima la serenità del sognare
Se verso il cielo li lanci le stelle si spengono
infrangendoli in mille pezzi
Ma una voce nella mente ripete
come un mantra, “non rinunciare a vivere mai”
“non rinunciare a vivere mai”
una mano invisibile docilmente
verso l'alto ti spinge,
dal cielo azzurro uno spettacolo meraviglioso …
Rinunciare a tutto questo?
scegli devi tra il buio e la luce
La luce calda è suadente, come un amante
trabocca amore, continui a sperare, a sognare
perchè all'amore non si rinuncia mai







 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

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Suonano chitarre
note arruginite su corde stanche
mai arrese
suonano chitarre
insieme ai gentili lamenti
di un treno mistico infinito
attraverso la pianura
annaffiata da un sole rosso
e tu poeta appassito
ritrovi
l'anima dei giorni gloriosi
affacciandoti
al paesaggio in movimento
pianura di idee e cuori che battono
speranze dissetano
strofe che sgorgano 

Prende quel treno
il poeta
va verso un orizzonte
là dove non cala la notte
ed il tempo non opprime
l'anima si riscalda, si incendia
smuove il furore
di parole represse
inutilmente
sa imperi caduti
al sussurar di un verso
al passar d'una stella

sfuggente
iridescente
immanente

poesia.
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Profilo Autore: Enrico Barigazzi  

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Io ora
sono come
questo fiume...
non temo la solitudine,
non temo le stagioni,
il cielo mi accompagna
e le stelle
cullano il mio
scorrere placato...
E quando egli
grigio di pioggia
agita il mio percorso,
guardami senza timore,
perchè poi le mie acque
torneranno ad essere
tranquille e silenziose.

 
                                 Lo senti il fiume???                        Immagine vera del fiume "Grizzo" di Montepaone                                                                                                                           
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Silenzio profumato
punto che lega
un estremo all’altro

equilibrio di nulla
filo di colori
tesse l’ immagine

leggero il vento
che stropiccia
e rimbalza in cielo

solo perfezione
tra realtà e sogno
in quadro delineato
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Profilo Autore: Giuseppe Casazza  

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In un vago profumo di rose
cerco l'essenza
della mia primavera
e s'illuminano come d'incanto
gli occhi e la pena
in questo giorno di Maggio
dove avverto l'assenza
d'amore e coraggio
e la presenza
della mano di madre
che possa alleviare
questo continuo vagare
nell'atmosfera celeste
d'odori sempre più lievi.

 
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Bollicine blu
vedono i miei occhi!
 
Acqua
chimica che avvolge il  corpo,
alla volta celeste
l’ultimo sguardo,
estremo bacio del sole
e vai!
 
Oltrepasso la linea blu
immergendomi in me stesso
profondo abisso
del blu umano!
 
Come pesce
batte il petto
infiltrato meccanico
in questo Marte terrestre!
 
Vago indotto e quieto
in questo immenso grembo,
fin quando
la meccanica del respiro,
cordone ombelicale tra i mondi,
termina il nutrimento
e vai!
 
Oltrepasso la linea blu
alla volta celeste
risplende il viso
son rifiorito!

 
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Profilo Autore: Simone Doria  

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Spazi fino ai confini
superi i limiti
dell’impossibile

Anche se chiudo 
le finestre
come luce filtri
da ogni fessura

Mi confondi
alti e bassi
e mi possiedi
in ogni dove.

Tua!
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Profilo Autore: Paola Pittalis  

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Io
ti sento
dentro di me
come il cielo sente 
nel cuore suo 
tutte le  stelle
e i suoi pianeti,
stretti stretti sulle spalle 
perchè mai
potessero cadere 
 e quando li  chiama  
ad uno ad uno ,
si accendono e
si spengono,
compaiono e
scompaiono!


 

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Animale sociale
non più restio al mondo!

Non più solo,
temerario nel basaltico letto
del fiume secco!

Come primavera
l’acqua risorge!


Da sopra il sasso
scruto i flutti,
divenire del mondo
che dalle liquide vie
mi diffonde
come verbo al vento!

 
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Profilo Autore: Simone Doria  

Questo autore ha pubblicato 25 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
In quei spariti giorni

ballando

le tue mani rimestarono

nel mio segreto essere

toccando la carne in fondo

scaldando la passione

relitto dormiente.

Noi, alberi di rami sciolti e pallide foglie. 

Sinuosamente ascoltando

l'oblio soffuso e zuccherino

della musica

dei nostri battiti

ci fondevamo.

Fitti sussurri e voci

intorpidivano le mie parole

già tremanti

mentre preda del momento

ti toccavo incandescente.

Sciolti fra la gente

ci sentivamo unici e forti.

Persi senza paura.

Cercavo le tue labbra

per donarti il mio gelo

saziandomi di te

nell'intimo delirio.

Trovai il senso

il calore

di penetranti movimenti.

Svegliandosi

il gelo si sciolse

io con lui.

Tu mi rapisti

senza condizioni

regole

scadenze.

Oggi ballando

contemplo e riassumo i nostri anni.

Li restituisco a te

perché tu possa farci ricominciare.

 
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

Questo autore ha pubblicato 319 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Con ombrello di colori
che ripara dai dubbi
correndo tra pozzanghere
fatte di se e ma
stando attento
a non essere schizzato
da altri pensieri
mi infilo dentro la tua porta
e aspetto
aspetto che le gocce
diventino arcobaleno
che i tuoi passi
siano più vicini
e che il tuo amore
non passi mai
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Profilo Autore: Giuseppe Casazza  

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come l'ombra d'un uccello sull'acqua
che subito sparisce
così
l'eco delle mie parole d'amore
fuggono dalle  labbra sfocate
tocco l'invisibile incanto
abbagliata dal colore della luce
del tempo che verrà.
Accerchiata da note senza più suono
vibra il mio canto, quasi attonito
nel disordine di vita
quando arrivano i colori
dell'autunno
 
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Profilo Autore: silvana1  

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L'ottusità d'amare (e di volersi bene)
scivola su candide rocce convesse
che si stagliano aspre all'orizzonte del mai.
L'appartenza lieve si modula
e si dissolve


- io non appartengo a nessuno - 

tra conflitti e baci.
Spezzano lance i ricordi


- rammenti tu? - 

ed il dolce amore ritorna

- ritorna? - 

percorrendo 

- cercando di - 

a ritroso le lancette del tempo
che ostinatamente s'attardano
nel loro corso all'indietro.
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Profilo Autore: Francesco Falconetti  

Questo autore ha pubblicato 27 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

 

Dall'angolo remoto di una cella oscura

imprimo un'eco di parole e memorie

nel bianco sudicio d'una vita futura

e poco lascio, se non amore e miserie.

 

A te fratello lascio un breviario stremato,

fiamme sul sudore di muri scalcinati

di un inferno fuori dal mondo conosciuto,

i giustizieri un giorno verranno salvati!

 

Non serve belare alla triste sentenza,

vi sono carte già macchiate della sorte:

ma il cielo ancora manda aneli di speranza,

solo uomini possono chiamarla "morte".

 

E gocciola tarli neri un vuoto che tace,

una benedizione spedita lontana;

forse un domani qualcuno sarà capace

di starsene buono in quest'attesa terrena.

 

Mi chiama la morte nel segno del Leone,

non piangere babbo, e tu mamma lì a casa,

mi vedrete anche nel buio della prigione,

presto non piangeremo su una terra offesa.

 

 

 

Stanotte, nel blu fra le sbarre, sentinelle

zittite passano nuovi fogli ingialliti;

scrivo le ultime notti di fattrici in stalle

sereno come corde d'arpa di poeti.

 

Ma la notte non si chiede se troppo amore

nutra i banditi assecondando i loro sbagli;

quale la cattiva bontà d'un peccatore,

allora di quale crimine noi siamo figli?

 

Mi premeva un giovane perso nella follia,

le anime in fiamme di partigiani allo sbando,

voci familiari in una radio tutta mia

che ci teneva in contatto con questo mondo.

 

M'inabissa la bufera dell'odio umano,

L'unica colpa avere svolto il mio lavoro:

tendere a qualche disperso la mia mano,

Ma i dispersi ora confondono Dio con l'oro!

 

Ma prego per questo mondo troppo diviso,

settantacinque lire per le mie povere ossa;

prego che si salvi la mano che m'ha ucciso

e porto parole non dette nella fossa.

 

Cosa dirò ai Ruotesi sul perché morire?

Lasciarsi andare quand'ogni certezza cade,

quand'anche ogni logica deve pur finire,

riunire metà, posare gli elmi e le spade!

 

 

Nel buio qualcosa che si spaccia per luce,

accartocciata, e non riluce come l'oro;

su una busta, d'un giallo marcio come pece,

mi scivola qualche pensiero di straforo.

 

Domani la Madonna, col volto materno,

forse potrò vedere con un po' di fortuna.

Abbia lei pietà di questo mio volto scarno,

di quei nembi estivi che ombreggiano la luna!

 

Ogni tanto dalla cella ombre di passanti

mi lanciano occhiate, pezzi di pane e rabbia,

m'infrangono gli occhi, mi scrutano coi denti,

mi fanno gli onori con ghirlande di scabbia.

 

"Dimitte illis!" Loro non sanno quel che fanno!

seguono orme antiche come cani affamati,

da vecchie giare si gettano addosso il ranno

per ripulirsi dal sangue dei condannati!

 

Ma quale uomo ho tradito come un Caino?

Cosa lavo se il fiume è più sporco dei panni?

Voi in divisa mi considerate assassino

ma ho visto solo sangue divino in questi anni!

 

Che questo Dio vi ricompensi all'infinito,

sollevatemi amici se mi chiama il Cielo;

dopo il fuoco resterà solo un dolce afflato,

l'anima dissipata in un celeste anelo.

 

Sta' pur ferma tu, giovane foglia in germoglio,

ché di questa pianta si spezza un altro ramo.

Trova ora il cammino: fermarsi è uno sbaglio,

al marcio tronco ricorda perché esistiamo.

 

Le leggi del male dicono "ghigliottina",

amare gli scomodi è pena capitale,

piccoli ignavi con al collo una piastrina,

gente che di vivere non avrebbe ragione.

 

Sul miglio saluto tutto il mio Ministero,

lascio in eredità delle povere vite,

perse in logiche e già lontane dal mistero,

perse in odori acri, terre secche e cordite.

 

Per qualche foglia cedo pur le mie radici,

Piantate un'altra pianta dov'ero prima io,

adornate giardini dov'essere felici.

Da lassù alla vostra brinderò con Dio!

 

S'avvicinano, con quei passi di metallo,

le guardie con le loro movenze perfette;

ragazzi col mare negli occhi e corpi a mollo,

biondi come il sole e freddi come lamette.

 

Libera Nos Domine loro da quei pazzi,

loro che il mare non l'hanno neppure mai visto,

hanno visto solo uomini fatti a pezzi,

se solo sapessero che vi è un altro posto!

 

La ghigliottina sulla mia povera testa,

ormai non credo che s'incastrerà la lama,

ci sono uomini che così fanno festa,

da una colomba Dio stacca solo una piuma.

 

Se prete sono stato per qualche ribelle,

abbiamo solo alzato il coraggio in sordina.

Guarda la notte: sono argillose le stelle,

è tutto il rosso che stava sulla collina.

 

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Termina qui il manuale,
vi abbiamo brevemente illustrato le facce delle stanze
gli appendini foderati di Provenza
con le loro tenui varianti di tonalità
dello sfondo ancora morbido
sebbene lo scheletro di legno 
un po', sotto, ora
si percepisca

vi siete riconosciuti adulti
in questi aloni?
Dalle lunette scollate
del bordo, ricordatevi sempre, come fuoriusciva
semplice consolazione
una parola.




 
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Profilo Autore: Alberto Automa  

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