Non resisto, lo sai bene
Ti guardo arricciando il naso
e non resisto! No!
Mi sorridi sapendo che
non resisto
Ti gonfi come un pavone
s’illumina il tuo volto
E rimani li, fermo
in attesa del mio impeto
Voglio resistere!
Non ce la faccio!
Non resisto…no!
Baciami!
Guarda il cielo cazzo,
come fai a non renderti conto
di quanto illuminata sia la via da seguire?
E le stelle poi?
Sono li per caso
o in piena coscienza di farsi osservare?
Ma tu continua pure a guardarti i piedi,
continua a guardare la terra sotto le tue scarpe.
Che non s'alzi mai della polvere a sporcar l'aria,
a rovinare il respiro a qualcuno dall'altra parte dell'universo,
qualcuno che per vederti, un giorno,
dovrà per forza di cose
Guardare il Cielo.
dondolando il nulla
passeggiando in cielo
senza alcun pensiero
così…leggermente
senza spazi e confini
annusando ogni stagione
senza tempo
da finestre senza vetri
il profumo misto
di aria e terra
in completa mistura
camminando qua e là
improvvisando il momento
senza parole
a occhi chiusi
una pioggia minuta,
querula,
bavosa.
Una pioggia tiepida,
ristoratrice,
generosa,
tra folate di vento anabatico
che frusciano leggere
la gramigna della Carrafella.
D’un tratto il bagliore intenso di un lampo
solca le sfere alte del cielo
e rimbomba nel vallone di Santa Maria.
Seguono altri lampi
e l’aria si fa improvvisamente nera.
Il temporale flagella la campagna
e rode i sentieri.
Tremano gli alberi.
E la massa d’acqua
cade e muggisce.
Energica, superba,
risoluta nel suo fragore
la pioggia riversa sulla collina
la sua tempra satanica.
Dopo il diluvio
un momento di strana solitudine,
quasi di pace e di silenzio.
Nebbie fumanti corrono per la valle
come briganti in assalto.
Salgono dal borgo,
scavalcando i promontori
come schiume bianche
e si buttano verso le falde
del monte Crocella.
E la terra evapora
dai meandri impantanati
come linfa ubertosa
da un anfratto umiliato.
Poi la brezza soffia greve
sulla pioggia bigia
e tormenta l’argilla
gonfiandola di polvere e d’ira.
Nelle forre scompaiono i torrentelli d’acqua,
succhiati dai campi riarsi,
e finiscono all’inferno
a spegnere il fuoco del diavolo.
E i maggesi asciugano
come cenci al sole.
..ti riempirei di poesie
..le scriverei sui tuoi capelli
...tra le tue labbra
...sulla tua pelle morbida che avvolge i seni
...tra le tue gambe...
.le tue caviglie... punti esclamativi....
...ma poi scapperei...lo sai...
non esiste cella che somigli alle tue mani
...e non esiste cielo che io non possa rivedere
…dopo i tuoi occhi....
se l'amor si veste delle tue carni...io mangerò
…ma non per esserne sazio…
…no…
all’intonaco
che si sbriciola sulla mia testa
a questo mondo di cartapesta
a questo cuore
che si sfalda nella tempesta.
Devo insistere
tenermi integro
non cascare nelle trappole
di sogni ruffiani
e affogare nelle pozzanghere
di strade senza itinerari.
Devo resistere
alla notte del sipario
a compiacenze e ammiccamenti
di puttane che cantano l’amore
angeli vestiti d’avvocati
e alle insidie delle litanie nel cielo.
Devo resistere
a tutto questo ed anche a me stesso
mentre mi sporgo
m’inganno e m’attempo
nel precipizio di una misteriosa sera.
nella sera
leggeri quasi aerei sospesi fra cielo e cielo
come i sogni
una danza, li porta lontano.
La linea azzurra dell'orizzonte
sembra indicar loro la via.
I miei piedi affondati nella sabbia
lo sguardo perduto .
Riflessi dorati nell'ora del tramonto
trasformate in briciole laggiù
dove il mare fa l'occhiolino alla luna.
Ricordi riversano il loro peso
sulla sabbia in una brevità protratta
senza voci.
Io giramondo e vagabonda
vorrei vivere come mi va e godere
come voi , la libertà .
Gabbiani, perchè non mi portate
con voi, fendendo l’infinito, questa sera?
vita affannosa
di raggi di polvere
ma adesso è notte
tutto è silenzio
ma se ascolti ancora un po'
un'anima urla
costole larghe
come sbarre in prigione
il cuore evade
ha perso il sole
e rimane il terrore
di non vederti
serotonina
sto aspettando che agisca
con sogni buoni
pare ogni cosa che vorrei
ogni cosa che
questa ragnatela di momenti
imprigiona
Come mistero
pare il mio primo pensiero
irraggiungibile
come soffio
d’acre sapore
Irraggiungibile
il primo
fertile desiderio
che con decisione
si dimena in me
Fuggevole
l’idea che possa
essere diverso
Irraggiungibile
risposta
mi vestirò di azzurro,
indaco blu del cielo o del mare
e un cappello bianco di seta
con un fiore rosso al centro
si farà notare quando per il centro
inizierò a passeggiare!
Mi siederò sulla panchina in piazza
ad osservare il viavai dei passanti,
ascolterò i rumori e le belle parole degli amanti,
mi sazierò dei loro baci .
Le rose e le bianche margherite,
avranno il tempo di tutte le mie giornate!
E quando sarò tanto stanca,
quando della vita ne avrò avuto abbastanza,
vestita d'azzurro indaco
blu del cielo o del mare
ti verrò a cercare!

Caro curioso,
squarcio il cielo dalla Trinacria son sbarcato,
ellenistici impasti trovomi a logicare,
astuto artista di valli zanclee!
Perduto tempo di un ritrovato tesoro
come globuli prolificano sotto il sudato aratro.
Confusione di dei
chiunque voi siate
a noi il responso!
Sacerdoti di sole e profeti del mare
perfetto immaginario di un disegno accademico,
costrutto di ombre lontane
al quale Winckelmann ebbe riparo,
rami bianchi di un sacro carrubo
come fulcro d’Agosto
pioveva sui cocci un' improbabile acqua,
di siculi lavacri
detergente di mani esperte
che storie di uomini
ne fanno narrare
la luce!
Per un sano curiosare
che risposte dà!









