e le guerre stellari provocavano esodi in massa
da Tiffany e PhotoArt agli alimentari
le chimere sovraffolavano le galere.
A questo punto il microchip della scimmia da dopoguerra contaminata
la condusse a sperdersi ove il fuscello resisteva al Sahara globale.
Io riflettevo che pagare l'Australia
era un abuso di migrazione per la rondine da fotogramma
e il gabbiano da discarica.
Se non ti sai perdere dal solco di culo di sedia
al supermercato meno scontato
potrai sempre vincere 3 turista per sempre
e giocare all'InterRail, tra Instagram, Amsterdam
e una sigaretta fumata a sfumare l'alba
di finto polso e mendace modo,
temuto e sempiterno e condannato
sei tu'l presunto manto e godo
nell'ore amene in cui t'immergi
e nuoti e imperi i sette mari
del mio finito oceano. Ergi
imperioso eppure a me più cari
tue parvenze e i tuoi bisbigli,
oh eterno martire sul rogo!
Oh Nero, ti veston e i tuoi figli
gratuito ruolo: fatal giogo,
ma che mai ride a "de' pensieri
la culla". Cromo mio innocente
apprezzaro rari e cuor sinceri
il tuo benevolo e potente,
e furon poi colossi enormi
e del firmamento d'alto Nero
perno, ove lungi par che dormi,
ove lungi s'offre il core mero.
E'l vano velo in Nero enorme
ha sue radici ancor più salde
ed esile stel nell'uman orme
e petali secchi in fiamme calde.
Perché dunque? Perché rinnega'l fior
da cui nacque e seminato pria
la terra? Fratello, perché calor
di seme neghi? Un odio fia
sordo al tempo e al suo brusio
ché spiazzi l'occhio al suo potere,
ché'l fior s'affida ad un rao pio,
alto per non sbattere e cadere.
Son pochi, rari, inesistenti,
e tra quest'ipocriti ignoranti,
i lunari gelsomini ardenti
e dell'immortale Nero amanti.
Oh Nero, papà del tempo e più cantor
di sereno e calma e sì radice
garante li due succhi e non dolor
di cui per fama l'omo è vice,
accogli i miei disiri non espressi,
i sogni mai sfiorati e questi verbi
fragranti di pace e di quiete emessi.
Fa' che dei miei fremiti ti serbi,
d'ogni fidato e furtivo e fervido
segreto. Nel silenzio d'ogni notte
sussurrami sospeso'l tuo perfido
ire, sian onde le paur rotte.
Coglimi come'l padre c'ha in suoi vanni
dolce'l sonno de l'innocenza nova
del mondo e dei suoi malati inganni
e sicurtà più lì che altrove trova.
del mattino
i gelsomini
aspettano il giorno.
Graffia un raggio di sole
il mare increspato,
lontano un forte tuono
rompe il silenzio...come
voce di un Dio adirato,
rimprovera d'inverno
il mese delle rose.
Non sa di terra ma di cielo
questa Domenica.
incoronano la collina,
fondendosi con il paesaggio
e i toni scuri dei maggesi.
Nelle strade la luce meridiana
fruga affettuosamente
le rughe tenebrose del paese
e crea una festa discreta,
domestica,
senza tripudio.
Sulle altane e nei ballatoi
le donne lavorano al tombolo
con un sorriso savio
sulle bocche mute.
E il merletto fiorisce,
come un sortilegio,
dai fuselli e dalle trine
in un moto aereo e
musicale delle dita.
In piazza un gruppo di ragazzi,
con gli occhi fissi
a rappresentarsi mitici misteri.
E i pensieri vagano
oltre le nuvole chiare,
caricandosi di tinte verdognole
nei riverberi del cielo invisibile,
al di là delle colline.
Ritrovarsi all’improvviso
tra l’imbrunire e l’albeggiare
tra l’orizzonte e la terra ferma
tra un miraggio e l’oasi dei sensi
in pensieri folli che trastullano la mente.
Ritrovarsi a non sapere più volare
mentre le ali s’agitano da sole
in voli immaginati
e sogni chiusi in un’ampolla
in un corpo sterile
che pian piano sprofonda
nel liquido del sangue
di un amore immaginato
e di un altro che mai più ritorna.
Pensavo
ai miei di cinquant’anni
a qualcosa che ancora dentro vibra
e su quello che cerco d’ancorarmi
e nell’attimo propizio
per isolarmi
dal frastuono del vento
e del bambù
che vuole il mio scalpo e la mia carne
nell’indaco suono di un tamburo
oltre il cielo e l’infinito
nei gomiti scorticati ad aspettare.
Hai fatto di tutto per non potermi incontrare, oggi,
avevi già tutto previsto,
il n'y a rien de plus à ajouter
le scope al cimitero sgraziate
in un angolo fiorito
rivolte coi ramacci spenti all'insù,
non sono bastate
c'era un sole fastidioso
che mi ha fatto chiudere subito gli occhi.

"Ancora mi chiedi
se c'è silenzio
oltre gli scogli;
se c'è dell'universo
il giudizio sospeso
là dove si posano
le rondini a morire.
Io altro non so
se non che loro
son le piume nostre.
Di quel silenzio,
di quel giaciglio
di suprema assenza,
so solo che è quello
il rifugio dei poeti."
coi suoi consigli metafisici
da riderci fino a rompere il gambo della sedia
Il più pernicioso degli sbadigli
che irrompe in un ricordo
e tutti i ricordati lo guardano male
Umbratili colline nascoste e ritirate fuori
dallo spettacolo a cui assistono gli amici
che senza fiato pretendono soliloqui sull'aria
Recalcitra il cavallo e lo sai il perché
Lo porti in una direzione che non gradisce
non gliene frega niente di moralizzare sulla schiavitù
gli basta l'ordine decente di non far partire il siluro
tanto la Russia la farà fuori lo stesso
inciampando goffamente sul pulsante
e sarà come aver vinto alla lotteria dei ricchi
Foglie secche schiacciate dai passi
si alzano dal suolo
in un mosaico leggero
Dimenticare non è possibile, senza recidere
Impietose incognite
come brutti scherzi
Cade la memoria
su certi momenti
come un sasso dal ponte
Rapidamente s’increspano gli occhi
Rovinosamente si bagna
il giorno
dolci ricordi
riaffiorano nella mente
non sono stanchi
hanno solo lottato
con il mondo
adesso camminano
con le parole del cuore.
Ricordi che non pesano
ma sanno coprire
il tuo giorno
di un sapore indelebile
che non si disperde
con il tenpo che scorre
ma presenti ti cullano
li dove nasce il sole.
ali spezzate di pensieri
inascoltati singhiozzi
vortici esplosi alle pendici
teneramente sanguinanti
ferite di tempi morti
ricamando merletti all’amore
perdono biondo, azzurro volo
in riva diletta vita.
Onde calde commosse di netto
ancora sola la speranza
ancora sola la pietà
a fiotti nella dimenticanza
rese nude dall'insolenza
latte di solitudini parole.
Invisibilità.
che velocemente plissettavi
brillante a quei raggi in sorrisi gettati
ed è li che la rubavi
Profumo di salsedine
di calore e di passione
goccioline che levigavano il corpo
li inerte proteso all’ignoto
Passi leggeri senza orme
tra granelli e il cielo
in muta attesa
pronta a non negarsi
E fu così che la ritrovai
nel tuo plissè blu mare
non la volli indietro
te la regalai
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in una coppa.











