Vorrei tu dormissi, perché fuori piove, perché bussano alla porta, perché ho promesso a chi ti ha sempre amato che avrei vegliato sulle tue notti, consapevole che se gli incubi avessero interrotto i tuoi sogni per noi non ci sarebbe stata speranza.
Mi bastavano le bugie, mi bastava il tuo “sto bene”, mi bastava non vedere le tue lacrime per illudermi che tu non soffrissi. Tu eri appena venuto alla luce quando io mi accorsi di essere uguale agli altri. Vidi dentro me l’ingordigia per le ricchezze, il divertimento per le angherie sul prossimo, gambe rese veloci dalla vigliaccheria , amnesie fittizie per salvarmi dalle mie colpe.
Ero uguale agli altri anche davanti al tuo dolore di cui fui padre.
Volevo chiederti scusa, ma non per medicare il tuo dolore, bensì per trovare la pace, per essere orgoglioso dell’umiltà albergante in me. Gli altri saranno anche tremendi, ma specchiandomi non trovo chi possa ritenersi migliore di loro.

Quando con la tua essenza
E quegli echi di parole
mai state pronunciate
si son dissolti al sole
di una soffocante estate
nella notte galavernosa
e non riesco a prender sonno.
Contemplo la campagna scura e azzurrigna
nel suo riposo rigenerante
dal ballatoio.
Nelle tenebre cerco un cesto
per metterci dentro,
come lucciole nel buio,
tutti i bagliori della vita.
Saltella una faina
sui rami dell’albero,
un topo fugge spaurito
oltre le striature colorate della roccia.
Brillio filiforme in una tela di ragno
tra foglie di eucalipti attraversate da aghi di luce,
iridescenze in una pozza d’acqua,
riflessi di luce nel cielo stellato
e, sulle labbra, strani batticuori.
Come turaccioli liberati
in fondo a un mastello d’acqua
i ricordi riemergono
dalle finestre della coscienza.
“Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev'essere fatto il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta.” Cit. Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Apprendista, compagno o maestro,
cosa importa? Sono solo e profano io,
sono nient’altro che gente comune.
Ma mi intriga la civetta di Minerva:
come simbolo di serenità e saggezza,
di armonia e bellezza, di post-veggenza.
E mentre cerco la mia luce interiore,
trovo sempre e solo lei, la filosofia,
che è come un miraggio e una bugia,
che è un segreto e un mistero invisibile,
la costante di Fidia, il mio ultimo scopo.
Per questo non sarò mai l’Uomo-Re,
la Piramide, ma sarà con il senno del poi,
che mi trascinerò dove batte il tuo cuore,
verso l’amaca, dove la luce filtra soffusa,
dove il mare si vede e si sente, tanto,
come l’eco delle poesie di Montale.
Ha ragione tu, Eugenio, siamo logori,
inanimati e inutili come ossi di seppia.
Il fondo guarda in su
della chicchera rimasta
dei Principi d'Aosta e di Genova
rinsecchito nella cesta
portata sulle spalle
un nastro uscito a morire,
il bottone rosso premuto
quello verde oliva sollevato
e un ricamo di ferro
applicato
due margheritine avvinte
all'ultima foglia del tuo aprile.
del mattino
respiro
essenza d'ambra e
nettare dolciastro
tra foglie di artemisia e
alberelli in fiore...
l'erba
umida di rugiada
appare cristallizzata e pesante,
mentre un raggio di sole
impertinente e ignaro
si affaccia
su un volo di colombe,
ed è subito mattino.
Allora
le nubi imbronciate
si diradano basse sul mare e
annegano silenziose,
lasciando limpido il cielo,
mentre
due farfalle volteggiano
in un turbinio d'ali
un ciclamino rosa.
Pieno di vita
e di freschezza
il giorno inizia !
Trafitto cielo d’oblio tonante
fiamma timida, vuoto suo distante
con lingue ferme a indicar la fame
che sventra l’animo nell’ora del falso niente.
L’attimo si rilassa nel dire io c’ero
e quel che resta roteando nella testa
è giostra d’istanti smarriti in tal tempesta
appoggiando il petto al mondo del bambino.
La vita è tenerezza dalla tomba al grembo
nell’amore il dolore è sempre troppo vicino
vivente paradosso a colmo del suo tempo
madre cinta dall’essere cimelio infetto
rinato morto sul grande suo cuscino.
Un fiore all’innocenza è tutto quel che resta
brivido nell’esser sempre a te destino
in piedi a stringere il tuo addio eterno.
nel corso della tua vita spensierata
che vivesti donando amor
alle persone che ti circondano ancor.
Fai in modo che la tua Vita
sia ricca, serena e mai avvilita
e come un’alta marea sommerga
ogni tristezza e dispiacere terga.
l’Angeli custodi con noi sempre vivono
e la nostra Vita ogni momento condividono
aiutando il nostro destin a correre nella direzione
della felicità, con l’anima nostra in cooperazione.
Sappi di non esser sola, quindi, coraggio
e affronta del male il brigantaggio
colpendolo con forza in mezzo al petto,
sconfiggendolo col bene e con dispetto
ringrazieremo insieme l’Angioletto
che guarire t’ha fatto con affetto.
Un posto così.
Come lei
ed il cuore.
Come le sue labbra
che dicono amore.
Un posto dove il sole
colora i suoi capelli
sanno di sale
profumano di vita
gioia dell’anima infinita.
Un incanto…
Fa calare la luna
in un cielo
immerso dalle stelle
un chiarore armonioso
spicca nel corpo di lei
così dolce da ricordare.
Un posto così.
Come lei e me.
E’ l’amore
per nulla fugace
passione perenne
la senti e colpisce
come un lampo d’estate
una pioggia incessante
un vento che stride.
Un diluvio…
Fa bagnare le labbra
così dolcemente
e le unisci alle sue…
dentro questo tunnel nero,
mai avrei immaginato il miscuglio
di aggettivi che oggi penso di te,
la tua educazione, la serietà, l’umiltà,
non trovo le parole per dirti grazie.
Non so spiegare
come ci si sente
quando qualcuno
si preoccupa per te, ti pensa,
si commuove per te....
Un’amicizia nata in pochi giorni,
in condizioni difficili,
ma diventata grande come una montagna.
Grazie di starmi vicino
di quello che scrivi nei tuoi messaggi
di incoraggiamento, di forza,
dei consigli che mi dai.
Ti sento un fratello maggiore,
manterrò le promesse....
grazie dei sprazzi di sole che mi trasmetti.
A volte chiudo gli occhi e immagino....
di rotolarmi in un prato con l’erba di pochi centimetri,
ricoperto di bellissime margherite bianche,
ed è l’apoteosi della felicità
Dedica ad un caro amico che in questo momento molto difficile mi sta vicino......grazie.
per contenere questo racconto;
non basta un foglio
per scrivere di estati
e inverni...
Non basta un foglio
per quella estate
e per scrivere
del treno
che mi ha portato via...
E non so
se qualcuno
ha pianto
ma un foglio non basta,
e non so
se qualcuno
mi aspetta ancora
ma un foglio non basta...
E non basta un foglio
per scrivere di quando
siete nate voi
perché un foglio
non ha abbastanza spazio
per scrivere
delle mie lacrime
e dei momenti che ho
perso...
Non basta un foglio
per scrivere di tutto
perché non so disegnare
e un foglio solo
non basta...
Per raccontare tutto
e per ricordarmi di tutto
perché tutto è passato
e una sola pagina
non basta...
A volte
Quando viene sera
In balcone a riposare
Gli affanni del giorno
Nel silenzio
Che prende il sopravvento
E lascia spazio ai nostri pensieri
Contiamo una nuova ruga
Una nuova tacca sulla nostra vita
A ricordarci un altro sogno
Perduto in una lacrima
Che scorre via
Discreta
Mentre una canzone alla radio
...occhi verdi
sai come sorprendermi
quelle due pietre...
quei smeraldi..
tu li sai vendere…
incartati in uno sguardo...
sembrano dirmi prendimi...
dal profondo dei tuoi occhi verdi...
promettimi che se non avrò soldi...
tu vorrai ancora...
regalarmeli...
sporco gioco.
Sono sceso dalla giostra
spinto fuori
dalla furia di bestie inferocite.
Ricordo che anch'io m'accalcavo
come le mandrie nei prati secchi
cercando le prime posizioni
tra luci ammalianti
e occhi fosforescenti
che catturavano i perdenti.
Cercavo l'ultimo gradino
che porta alla vittoria
nella piramide di Cheope
tra le baraccapoli.
Mi sono chiamato fuori
per curare i morsi delle larve
spalmando sulle ferite
il fiato dell'amore
ho preferito i baci
alle coltellate al cuore.
Adesso mi accarezzo il sangue
seduto in riva al mare
fuori dal gioco e dal disonore.











