nelle strozzature di cupe gole
e, rabbioso, ti apri la strada
tra le rocce, con rumore di vetri infranti.
Il tuo pianto copioso,
con impeto greve,
scorre nella boscaglia,
tra sassi e morge
che rendono dura la vita.
Nascosto da alture silenti
compari all’improvviso
nella brughiera ubertosa,
acquattato come un cervone.
Veloci e fresche
le tue acque
scendono agevolmente al piano
e s’infiltrano nella terra tenera,
alimentando, languidamente,
erbe e radici di piante.
Nei ristagni
rodi la terra scura
ma non ti lordi di limo.
T’allarghi solo in ultimo
in prospere piagge,
riposandoti a valle
quietamente.
Sulle tue sponde
casolari perduti
e ombre di pioppi.
Tutt’intorno
clivi coperti d’ulivi,
dolci e flessuosi,
appollaiati
nel riposo dormiente
del vago orizzonte.
That I don’t see her
But her face is here
In front of me just like you
I feel a bit ashamed
But that’s the truth
Without her I don’t know
How this story will come to
It’s forever love
When the story goes like this one
When the heart is waiting
For another chance
Her wish of freedom
Has taken herself away
She has leaved all her things
And some underwear
It’s looks like mine
This love that you tell
It’s seems the half of
A reality that I dreamed me too
It’s the same love
There is only her that
Can destroy our dreams
And our hopes for the future
Two happiness of a longing
Two tracks for just a train
That now is going away
Without a railway
My secret hidden your
For her whole life
For her stories
For our stories
We are the poems
We are the photos
We are the end
Of the one’s first love
Odori di una cascata di stelle di luce,
Infantile come una donna.
Su di un limpido corteo nebbioso il silenzio tace
la propria corsa che affanna.
Un futuro nebbioso squarciava immagini dorate appese a un filo
Sorprese stropicciate chiuse nel brandello di un offuscato velo.
Passaggi a vuoto nel tempo che fu
All’addio un’agonia spettrale
Il crollo di ogni delirio che fu
Piccola Stella del Paradiso inusuale.
Coronamento di una cascata di stelle di luce
Inondante di profumi e suoni per riposare in pace.
Come vorresti
essere un fiore,
avresti le mani
sarebbero petali profumati,
accarezzerebbero con dolcezza
quel corpo così delicato.
Non vorresti essere banale
dicendo parole sempre uguali
potrebbero stancare…
Dici soltanto di lei.
Dell’amore tuo.
Una stella splendente
la luna tua di notte dà luce
ai tuoi pensieri.
Il sole bello,
ti sveglia al mattino
scaldando il tuo cuore
pronto a riempirla d’amore.
Ecco!
Vorresti essere il suo fiore
particolare.
Un bellissimo fiordaliso
così intenso, profumato
per accarezzarle il viso,
lei lo passerebbe teneramente
nelle sue labbra
chiuderà gli occhi
pensando sia tu a baciarla.
Dormirà tranquilla.
Dell’amore tuo
non dovrà stancarsi…
intorno all’Equatore potremmo fare un girotondo
tutti quanti, mano nella mano,
urlando al Cielo quant’è sì vero
che la Vita della gente veda un mondo così nero!
Popolo d’inventori siam, in questa amata Italia,
d’artisti e musicisti che scrivono sempre nuova un’aria,
poeti estrosi e fantasiosi, tristi e famosi
che scrivon versi per la propria e l’altrui gioia,
ma finiscon talvolta di trasformare i loro versi in noia.
Grandi siam noi dell’Italia il popolo più ricco,
ma non di denaro, perché le quotazioni vanno a picco!
Le menti nostre, intendo tosto,
che non si collocan in auge in nessun posto.
Vorremmo esser dei cuori gli infermieri,
curare i mal d’amor con versi fieri,
vorremmo anche l’altri sorridere mirar
quando una nostra frase ci accingiamo a pubblicar.
Vorremmo, ma lasciate che la fantasia voli fiera,
cambiare il Mondo con la nostra opera vincente,
guardar la Terra dall’alto come da una mongolfiera
e goder de’ risultati conseguiti egregiamente.
Desiderare il bene Signor non è peccato,
fa che ciò s’avveri con noi poeti, in vantaggio
degli abitanti tutti della Terra che avran cercato,
in noi, leggendo i nostri versi, un salvataggio.
seduti sul muretto
occhi azzurri
e gambe penzoloni
sbucciate sul ginocchio.
Le nostre non erano parole
ma urla di gioia
perse nell'aria
e facevano breccia
come tiri di fionda
in un cielo senza ombre
e non pioveva mai.
Ancora oggi
con gambe penzolanti
e occhi neri
guardo il cielo
incupito dal mio passo
imbrattato da me stesso
mentre cerco la scia delle pietre
lanciate in un giorno qualunque
con un tiro di fionda.
Quando guardo i tuoi occhi
Che incrociano i miei,
Se sento un brivido sulla schiena
Quando le tue mani
Mi sfiorano appena,
Se perdo il tempo
Quando sono con te
E in un attimo
Di ieri
Tutto si perde.
Se quella carezza
Accende il fuoco
Della passione
dimmi se questo è
l'amore.
è notte, la luce dei locali
in giro solo pochi, i soliti, banali
mi parli, io con le mani nelle tasche
tu hai sempre, un forse, per fermarti
è notte, e noi ci siamo accesi
nel tempo di un'estate, confesso
che era da un pò di tempo
che non parlavo, così tanto, di me stesso...
... poi ti guardo...poi ti guardo
non ci posso credere...hai lo stesso sguardo
di quando mi dicesti, vado
ed io mi stavo... già… innamorando
è notte, la luna fa le facce
e noi con due pezzi di focacce
seduti sulle vecchie scale
sembriamo due piccioni …che hanno fame
è notte, mi parli dei tuoi guai
delle cose che vorresti ma non fai
che era da un pò
che non parlavi con nessuno, di come stai
poi mi guardi...poi ti guardo
non ci posso credere...hai lo stesso sguardo
di quando mi dicesti, stiamo sbagliando
ed io mi stavo... già… innamorando.

Sentirsi così.
Un gran rimpianto
il cuore muore
come una foglia
inizia il freddo
perde il respiro
cade dal ramo
nessuno la prende
soltanto il vento
la può sollevare
ma per portarla
a morire lontano.
Cosi ti senti
foglia indifesa
un’anima immobile
non la prende nessuno.
Resterai nel silenzio
non sentirai più nessuna voce
nemmeno quel vento,
lo aspettavi impaziente.
Non è arrivato a portarti lontano...
dopo il lavoro svolto in ufficio,
facciamo un brindisi noi tutti, cari amici,
acclamiamo Enzo, noi tutti poeti felici,
per i suoi compiuti quarantott’anni,
per questo bel dì e per ancora cent’anni!
Auguri Enzo, amico mio vero,
rimani sempre qual amico sincero,
per tutti noi che festeggiam con te quest’anno
il tuo quarantottesimo compleanno!
Non una lacrima, ti prego, non emozionar!
E' la mia lirica scaturita dal cor che volevo cantar!
Ed io non capisco
Se è meglio chiamarti
Oppure lasciare che
La ferita guarisca da sé
E tu chissà adesso
Tu dove sei
E forse mi starai pensando
O forse sono io che
Mi sto solo illudendo
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al cielo
Un po’ della sua vernice
E lì mi sono fermato
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al mare
Un po’ della sua acqua
E lì sono naufragato
E adesso che
Quell’azzurro senza fine
Riempie di luce i miei occhi
Capisco quanto sia facile
Innamorarsi e non capire niente
E adesso che
Quella ragazza non è con me
Lacrime cadono dagli occhi
E capisco quanto sia difficile
Amarsi veramente fino in fondo
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al cielo
Un po’ della sua vernice
E lì mi sono fermato
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al mare
Un po’ della sua acqua
E lì sono naufragato
E adesso che
L’acqua invade il mio cuore
E adesso che
Sto rischiando di affogare
All’improvviso torno a sognare
Quell’azzurro che
Mi ha fatto innamorare
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al cielo
Un po’ della sua vernice
E lì mi sono fermato
Ho incontrato una ragazza
Che ha rubato al mare
Un po’ della sua acqua
E lì sono naufragato
l’onda del mattino
nel viso di un bambino
che raccoglie
il tuo sorriso
per gettarlo più in alto
che può
scoprirai
il lento tepore
di un viaggi iniziato
nella stretta di mano
tra la notte
ed il giorno
scoprirai
che sei solamente
vestita di niente
vestita di tutto
sulle spalle
uno scialle di arcobaleno
scoprirai
che non sei mai sola
scoprirai
che non esistono specchi
dietro cui celarsi
scoprirai
che il mondo è anche tuo
e non solo del destino
scoprirai
che sei
che sono
che siamo
ed ancora ti amo
Quello che sono lo ha capito poca gente
Ma sei arrivata tu a leggermi dentro
Come un lucchetto, aperto, la mia mente
Tu la chiave di ogni mio sentimento
Sentirsi amato, quando intorno non c’è amore
Ti fa sentire molto più che fortunato
Come uscire da un tunnel e vedere il sole
La forma in vita per sentirsi come rinato
Ma adesso cadi anche tu dal mio firmamento
Unica stella nell’immenso blu della notte
credo non possa esistere la terra e il suo movimento
Se non nell’abbraccio di un cielo che l’avvolge
Così mi lasci vagare senza capire il senso
Di tutte quelle cose che mi porto nel bagaglio
Sorrisi, baci, carezze e candele d’incenso
Che accendevi mentre dicevi… non è uno sbaglio
Forse sono figlio di una sottana
Sono figlio dei fiori o figlio dei colori?
Forse sono il figlio delle picche
Sono figlio dello stato o il figlio di nessuno?
Forse sono figlio delle stelle
Sono figlio di questa terra o figlio della guerra?
Forse sono figlio di mio figlio
Sono figlio dell’amore o figlio di un orgasmo?
Forse sono figlio di un respiro
Sono il figlio di una preghiera o figlio di una chimera?
Forse sono figlio della corrente
Sono figlio del piacere o di un mancato aborto?
Forse sono il figlio della storia
Sono figlio del sole o figlio del vento?
Forse sono il figlio della nebbia
Ma è anche vero che di qualsiasi figlio io sono






