che lascio scivolare
questa penna
sul foglio bianco,
passione che non pesa
al cuore
ma che da sola
ti porta nel mondo
che non sai.
E' solo per passione
che mi ritrovo
a scrivere dei versi
senza sentire
il peso sulla pelle
di versi che incantano le stelle
e la notte
fanno l'amore con la luna.
basta con le spezie
userò la matita per scrivere
sarò le venuzze nello stucco bianco
frantumato lungo quei vetri smerigliati
d'ospedale dei bambini "Umberto I"
chiuso da anni ed anni -
sulla strada rettilinea
certo caro lettore non troveresti un burrone,
le mani scorrono robuste
sulla ringhiera di primule
di un comodo vestito.
dove il tempo
non si cancella
e un deserto
in cui ti perdi
come nel buio della notte.
Un'immensità.....
dove puoi catturare
con le parole
ma non col cuore
se non nè hai.
Un equilibrio statico
di chi ha tempo da perdere
senza indugi, tanti inganni.
Non è l'immensità del cuore
ma solo un punto inutile
che si perde
nel baricentro dell'anima......
un piccolo particolare
che racconterà ancora di te
Tu nell'anima
mi catturi e mi invadi
ancorato ai miei respiri
che tingerò di emozioni
coi colori dell'iride
per parlare del tuo essere
e ammirerò le stelle
per sognare i tuoi occhi
E stringerò forte al petto
il calore della tua anima
che elettrizza i miei sensi
e scioglie il mio cuore
in sospiri d'amore
(Pubblicata nell'antologia del clubpoetico "Signore e Signori: Poesia")
Non mi rimane che il rituale del Seppuku,
per dar spazio ad un’anima che si è fatta
troppo grande per questo ventre piatto.
Non c’è colpa, né l’ombra del disonore,
non c’è dissolutezza, paura, o dubbio:
è la natura del cavaliere, è il Sekura.
Ma tu amore, lascia la tua anima a Dio,
la tua coscienza mai dissoluta al vento,
e in nessun caso prendi la strada per Jigai.
Ricorda i setti principi fondamentali,
i concetti, e per sempre vivrai in me:
Gi, Yu, Jin, Rei, Makoto, Meiyo, Chugi.
“Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero”.
quel pensiero,
quel dolore
in fondo al cuore...
che non ti fa
parlare,
muovere,
pensare,
mangiare,
dormire...
ma solo
spalle curve
e testa china...
per guardar
la punta delle scarpe,
che calpestano
il cammino...
con quel cruccio,
quel pensiero,
quel dolore
in fondo al cuore...

Di paura, dove poter
Con arroganza miscelare
La tua volgarità e la mia
Ignoranza.
Sono folle in un attimo
Nel tuo attimo di follia
Camminando esplicitamente
Nel verso della tua vergogna
Dove assaporare il seme
Della tua voglia.
Sono folle in questo giorno
Maledetto, dove correre
O scappare sarebbe meglio
Pisciare.
Sono folle tutti i giorni
Perche affronto
La monotonia della caccola
E la virgola non mia
Sculacciando il tuo orgasmo
Eccitando il mio istinto.
Sono folle e per follia
Intendo il tuo culo
Nella lingua mia
Assaporare la tua acqua
Bagnata di antica passione
Nella mente e nel tuo
Cuore, malinconico
Di delusione, smarrito
Dall’eccitazione.
Sono folle ad aspettarti
Non sei nuda ma vuoi
Il mio gioco smascherato
In quest' azione dove
Godere non è follia
Ma semplicemente
Voglia…,voglia
Ancora voglia
Ancora voglia……..
Ti ha amato, l'hai amata...
Ora la ami, e lei ... chissà...
Ti guarda con occhi da amante impaurita, ti tocca con mani affettuose ma insicure, cedendo spesso alle lacrime...
E allora tu, fingendo un 'semplice affetto', l'abbracci in silenzio, bagnando la tua giacca e asciugando la sua guancia...
Continuando per chissà quanto ancora
a soffrire per due, pensare per due
e ad amare...solo per te...
E continuando imperterrito a dipingere
quel quadro perennemente incompleto,
sperando di concluderlo
quando amerai per due...
perchè allora vi amerete in due!...
tesseva fili invisibili,
deboli.
Crescendo giorno, dopo giorno.
non essendo soddisfatto,
tesseva sempre più....
nuove ragnatele.
Le trattava tutte allo stesso modo,
non c'era una più curata dell’altra.
Sapeva fare il doppio gioco
ammaliando le sue prede.
Creando devastazione, distruggendo
quello che attirava nella sua tela.
Sapendo che sarebbero caduti
nella trappola.
Un giorno troverà qualcuno più furbo
che non si farà catturare,
avendola costruita molto bene
con tanta falsità
bugie e sotterfugi.
I ragni non vivono in eterno,
arriverà finalmente il giorno
della fine del ragno
e della sua tela.
Una katana vibra
fuoco d'roente
brucia cielo e acqua
dove le isole si perdono
un samurai
continua la sua guerra
del nuovo mondo
non gli importa niente
Ultimo urlo
lanciato al cielo
ultima corsa
verso il nemico
presente
nelle tenebre
della mente
e l'ultimo bagliore
di uno sparo
illumina il presente
Una resa non voluta
alla realtà
ormai arrivata
il corpo di un guerriero
si agita di pianto
e uno spirito antico
solerte difende
quel che era
e non sarà
fermata da un ordine
lama si sgretola
al bagliore
del sole d'oriente.
La pietà, che loro invocarono e dimenticarono.
Loro, che nelle primavere di sangue furono i fendenti e negli inverni di perdono furono inginocchiati.
Non m'importa di stringere le vostre mani, o del premio di consolazione. Non m'importa delle vostre riverenze mentre mi avvicino al trono, o dei vostri sputi che mi battezzano mentre annaspo nella polvere.
Prendete quello che la mia rabbia vi concede. Come in passato avete accettato quello che l'amore vi ha concesso e ordinato.
Non mi resta che ossequiare una venere di cristalli liquidi, pura come il primo pianto di un infante, il quale sgorga pur non viziato dal dolore o da emozione alcuna.
Hai mai provato a stringere i pugni per farti male e, dopo quel male, averne ancora sete?
Lei mi segregava in una stanza triste, lugubre, piena di posti a sedere per ricordarmi la mia solitudine.
Io sono niente! E' chiaro? Niente! Ma vorrei raccontare con favelle perfette la sua rarità. Raccontare ciò che diventerà dopo la sua morte.
Sin d'ora è lungi dall'ambizione di spodestare dalle pareti dei timorati il fregio stantio; a differenza degli altri, che tramano e ordiscono non per dare nuovo corpo alla speranza, bensì maestosa libidine al loro edonismo.
Voglio essere libero. Libero di aspettare un'occasione. Libero di prenderla come di lasciarla andare.
Quanta fretta avevi di cambiare. Tanta da non sapere cosa volessi diventare dopo.
Carillon, suona una melodia, suona lentamente, poichè quando essa sfiorirà mi attende la fine del mondo.
Mi sembri me quando desideravo possedere ogni cosa; la grazia di Dio, l'innocenza dei colpevoli, l'ammirazione degl'uomini.
e il fruscio del mare,
quando vuole essere aspro,
sapeva imbastire ritornelli
senza arrestarsi mai.
Ma allora le strofe
si frangevano in onde di madreperla
e uno smussato protiro di speranza
invadeva i portanti della spiaggia
Non era che l'inizio
di un mondo senza fine












