...e alla fine, mi sento pure fortunato
perchè sul confine, finalmente, ti ho trovato
e se c'è guerra da fare, sperare… sparare
... prima di morire, ti voglio amare
e alla porta, mi sento di aspettare
perchè non importa quanto, io voglio capire
che se c'è da farsi male, colpire… subire
prima di morire, ti voglio amare
... e alla sincerità, fare un monumento
per chi come me non ha capito che il tempo
fa il suo corso lo stesso e da maldestro
inciamperà in qualche passo, caduto… riverso
ma prima che sia perso...ti voglio amare
Nasconderò al mondo del visibile
i nostri pensieri più belli e ritorti,
e nessuno potrà mai accorgersi
del peso sordo della distanza.
Ma continueremo a guardarci, noi,
attraverso il Buco della Serratura:
tu accovacciata su 99942 Apòfi,
io sul Pianeta Blu, in vigile attesa.
Ci siamo avvelenati
intossicati, da una nube che comprimeva il cuore;
non ricordo bene quel giorno dove eravamo
cosa facevamo e in quale filo eravamo sospesi
però ricordo il vuoto sotto i piedi
il precipizio e la terra che franava;
eravamo infettati d'azzurro e contaminati di vita.
Adesso nelle vene scorre veleno
che arriva alle tempie e scortica il cervello
ci siamo rifugiati dentro lo stesso tempio
io testa all'ingiù, tu prostrata a scie senza ritorno
ci siamo scoperti uguali ma pregavamo un Dio diverso.
Ti ricordi com'erano imponenti le querce
tra i prati in fiore e senza trappole intorno?
Ti ricordi quando all'improvviso fece l'alba
ed io mi sono ritrovato nudo al bivio
tra un sogno isterico e l'istinto di volare oltre la palude?
Quel giorno riempimmo ampolle di siero e di carne
strappammo gli occhi agli angeli
e trafugammo luce dal cielo di ghirlande;
quel giorno non volevi farmi andare via
e volevi rapirmi l'anima
ma la mia anima è chiusa a chiave nelle patrie galere
vive nell'abitudine e nelle miserie
e tu hai cercato in tutti i modi di forzare le serrature
per oppormi ti ho morso il collo sette volte
e sette volte sono morto
e ti ho morso i seni sette volte
e sette volte sono risorto.
Adesso che il sangue mio è amaranto
il vento lambisce le ossa
e non distinguo più l'alba dal tramonto
segno il passo
e sotto la lingua ho tracce di cicuta e ragnatele.
Non è facile tenersi estranei
da quest'onta di sabbia che travolge
facile è ritrovarsi ciechi nel deserto delle ostie.
Raggrumo saliva e non ho il sopravvento su me stesso
aspetto solo di essere condannato e giustiziato
per apologia di coscienza.
Chissà se ci sarà il tempo per rimediare
scontare la pena e ritornare pulito più di prima
per guardare le nuvole sfuggite agli itinerari
un attimo prima che si faccia sera.
(il grande schermo rimanda una spietata luce blu)
mai a un bersaglio di cartone
si alza di scatto
infila l'impermeabile
(permesso
chiede)
e s'avvia verso l'uscita
fuori
il cielo
è un tetto di piombo
(dentro il suo cuore diluvia)
dai quadri di Baschenis
a pizzicare liuti capovolti
ombreggiate doghe d'acero e palissandro
Nell'indifferenza mutevole
delle cose morte e mute
l'accordo in re minore
sfugge e si propaga dai taciti spartiti
Tracolla un flauto
dall'equilibrio prestabilito e precario
e.
Se quando batti le ali, è per venire da me,
non mi importa se sarai farfalla o zanzara:
chiederò agli elementi di essere lievi con te,
alla mia mano di accogliere la tua planata;
e ti parlerò, e ti ascolterò con occhi sbronzi,
socchiusi, in balia della magia del momento.
Se quando batto le palpebre, è per sognare,
non importa se parrò un bambino spaurito:
chiederai a Dio di avere pazienza con me,
e il tuo respiro si farà casa per le mie paure;
e mi parlerai, e mi ascolterai con occhi saggi,
vigili, attenti alla mia disarmante vulnerabilità.
Siamo il vino che scivola sul legno del violino,
io il suonatore Jones e tu il mercante di liquore.
Eccola la vita: la faccia al vento, la gola al vino,
e mai un pensiero al denaro, all'amore, o al cielo.
E così suoniamo ancora, oggi e in questa vita;
che poi tutto finirà, si sa, in un vortice di polvere.
prendemmo il cielo a cento mani
facendo poi… più attenzione
che nuvole non rimanessero domani
sul nostro amore pieno di passione
facemmo poi un grande vento
perchè ci fosse aria dentro
aria nuova senza indugio
senza alcun pallore, grigio
demmo così calci ad un inverno
eppure scoprimmo sul più bello
che era già lì.. un ombrello
appoggiato ad un ricordo
facemmo correndo, passi cento
per non far bagnare questo sogno
sotto un portone, al campanello
suonammo e fuori nacque il sole…
ma pioveva già dentro
di parole e fantasie
scorre lento l’inverno
stretto ad il suo candore
scivola il cielo
misto alla strada
tace l’atmosfera
accesa solo dalle luci
di un sogno ad occhi aperti
ed in lontananza
sbocciano sguardi sinceri
fotogramma dopo fotogramma
sembra sempre più vicino
chiedo se è il mio destino
avvolgendo il sorriso
in mazzi di colori
viaggio dentro il tempo
viaggio con il tempo
viaggio per il tempo
che sarà
Er poeta oggi n'un sa che fà
se fermasse a scrive
du righe pe l'amata
o annà a spasso de qua e de là.
Ce sta a pensà
vorrebbe annà
ma er foglio sta lì
che lo guarda dispettoso.
Ho deciso dice: resto quà
voglio scrive du righe
pe l'amata mia
così stasera ie faccio na sorpresa.
Du versi de quelli che fanno
tremà er core
che te fanno inginocchià
davanti alla luna.
Si du versi pe l'amore mio
de quelli che so bono solo io.
Er poeta si, n'se po negà
sa come se fà!
come fiori d'aprile
per i giorni andati, scomparsi
d' esistenza di giochi e cortile...
Ora il tempo allunga le ombre
e la sera diventa regina
come quando arriva settembre
e l'estate non è come prima.
Io son vecchio e il mio treno è passato
le fermate le ha già fatte tutte
ma ogni volta il biglietto ha pagato
la mia vita, per vittorie o sconfitte.
Oggi libero i sogni rimasti in galera
e li spingo a volare lontano
rondini d' entrata primavera
che ti tengon la mano.
Ora abbracciami fino a farmi male
e intrecciali tu questi stupidi versi,
accarezzo il tuo viso d'aprile
mentre penso ai miei giochi
e al cortile,
ormai persi...
S’appresta calmo
il tuo inceder
occupando spazio e tempo
negli angoli della mia mente
mentre l’agitar di fronde
irrompe e avvelena il cuore
sono barca in balia del vento
che di te
raccoglie gracile ogni attimo
che porta alla notte
fuori
aldilà dei freddi ricordi
che vivono
solitari dentro l’anima
solo nel tuo presente vivo
solo di te, Io vivo
come da un rubinetto rotto
danzando nella sua musicalità ritmica
a scorrere nelle vie
e ingrossa fiumi di tristezza, freddi
smorza colori e luci
Mi spegne
nel grigiore soporifero
col suo ticchettio sui muri e sui davanzali
scivolando giù dai vetri
impantana le emozioni più belle
Catinelle d'acqua noiosa
melodia piovana sonnolenta
di questa giornata uggiosa
in cadenza malinconica
di un costante rumoreggiare continuo
che allaga la mia mente
fradiciando i pensieri
e gocciolanti
se ne vanno a dormire










