questa musica si alza e rimane
un filo sottile nelle orecchie.
Una nota restituisce immagini
e sono troppe queste riflessioni
per un così piccolo passo.
Vorrei riuscire a spezzare ogni
singolo cavo che mi alza
e trattiene al di sopra.
al lounge bar,
un ragazzo vede che il mare di fronte
"è una cartolina".
detto questo, spegne la sigaretta e si allontana.
Nel voltarsi, mi lascia la cartolina
sul tavolino del bar
ci scrivo qualcosa
CRONACA DELL'EMOZIONE INENARRABILE
cielo grigio tinta unica
su
mare chiaro in orizzonte turchese
si toccavano tipo i versi sopra
ad occhio quasi perso una minuscola barca bianca
lui che sfidava i venti e l'acque gelide
visse soltanto nel ritaglio di quella cornice
è lui l'ulisse originario
lui l'eroe
di qualsiasi cosa scriviamo
Rimane sempre rosso il cielo
nell'indietro tornar nel tempo
e quella perpetua fitta al cuore
riporta immagini cariche di viltà
riaprendo amare ferite.
Né vento né tempo
potranno cambiare colore al cielo
e i rumori rimarranno chiari
ad ogni nuova luce
di quei battiti
cessati per mano umana.
Non vi sia amnesia per coloro
che hanno chiuso in gabbia la libertà
bagnando di lacrime e sangue
la terra come fosse pioggia d'inverno.
(Prigionieri in camera da letto)
Svegliarsi,
cercarsi,
guardarsi.
In uno sguardo
leggersi, ascoltarsi
e desiderarsi.
Rubarsi.
Riempirsi e versarsi.
Indossarsi.
Abitarsi e non stupirsi.
Amarsi.
Ancor di più
appartenersi.
Giocarsi
con le mani
a scolpirsi e disegnarsi
e poi scoprirsi
a rincorrersi,
a volarsi intorno
finché stanchi riscindersi
per sdraiarsi,
addormentarsi
per poi sognarsi.
Saprofagi d’arte, spazzini per istinto,
avete tutti il profilo del Gyps Fulvus;
fisionomia rapace e capo ipognato;
e ho paura di voi, della deriva genetica
che vi farà evolvere in blattoidei,
oggi predatori, domani prede.
E non credo più a Dio, alle Scritture,
o al Creazionismo Biblico:
è il libero arbitrio che determina,
fra le altre cose, il vostro aspetto,
come il solo vero riflesso dell’anima.
che gioca a coprirsi
sotto il cappello
di una notte trascorsa
a contare
gocce di porpora
piove
e porta con sé
i segreti di un giorno
passato come un treno
che taglia
prati e fiumi
sferzando i capelli
di primavera
piove
e bagna i vestiti
di piume leggere
come l’aria colorati
come i viaggi intrapresi
nel cuore
piove
e suona come musica
si avvicina
e si disperde
come onda nel mare
piove sulle mani
che non vogliono lasciare
quel viso
che non vuole piangere
quando scappasti da noi senza lasciare orme
senza lasciare addii, senza lasciarci
Ricordo di te, non tutto
ma il bello che davi è ancora qui, dentro,
un grande piccolo fuoco,
per questo eterno, che senza di te, è l'inverno
Ho raccolto ogni lacrima
che il gelido vento della tua assenza
ha ghiacciato quel giorno che ti portò via
la pioggia, il sole ed il tempo sciolgono la neve
l'amore, i ricordi ed il tempo
combattono la malinconia
Per te, piccola, come un fiocco di neve
non c'è stato tempo per divenire ghiaccio,
dal cielo alla terra, gioia e bellezza di vero candore,
un soffio di vento, e via per sempre, così
Ti mando il mio ultimo bacio,
ovunque tu lo possa raccogliere,
ovunque tu possa sentire
che le poche centinaia di giorni che ci hai donato
hanno lasciato piccole orme infinite.
nella luce e nel buio
a conquistare il cielo
il nulla.
Solo
contro un esercito di maschere
contro le mie ombre
nel riflesso lugubre del domani.
Solo
amo e godo
e rincorro il volo
verso l’origine del male.
Solo
varco la porta
e voi che mi guardate
ignorate il deserto nel cuore.
Solo
tra le sabbie mobili del miele
mi nutro di solitudine
tra le nuvole di un falso paradiso.
petalo, è il sole malinconico delle cinque
petalo, quando è bianco come una maschera
petalo, e ha confettini di zucchero
che fanno il solletico - e camminano
camminano i miei pensieri per te
come sul gambo di una rosa.
dei pensieri girovaghi
nel silenzio intorno
relitti di parole
tornano a galla
da quel mare increspato
fantomatiche presenze
del passato remoto
che credevo divorate
dal buio dell'abisso
Riemergono sibilando
e cercano linfa vitale
di cui cibarsi, voraci
sottraendo aria
al respiro
per tornare in auge
splendenti e tonanti
Non hanno forza
non trovano sostentamento
da questo sentire
ormai ostile
alla loro afona e atona pronuncia
e affondano esanime
soffocando nella gola
e in quel mare d'oblio
sgretolandosi in pulviscoli di sabbia
che le correnti
traslocheranno verso nuove ugole
e cuori disposti a berne
l'effimera consistenza
lontano
dai miei pensieri riordinati
a questa luce
che per tanto tempo
ha accompagnato le giornate.
Hai chiuso gli occhi
soltanto un minuto
e tutto il mondo
a cambiato colore.
Poi il lungo viaggio
un inferno di ghiaccio
senza valige e un paio di scarpe
comprate un giorno
che ora ricordi...
Era d'ottobre
non c'erano più i saldi
in tasca tenevi
pochissimi soldi
quel viaggio stremante
senza frontiere
era caduta qualunque barriera.
Poi quella donna
parlava straniero
disse era meglio quando c'era quel muro
in braccio un bambino
di pochissimi giorni
l'hai vista sparire
come languida nebbia.
Addio alla luce
il viaggio l'attesa
sei caduto nel buio
non ti sei più rialzato.....
inizio a girare
un po' di vento non può fermarmi
Continuo a muovermi
nella mia testa
tu non puoi vedere cosa accade
Grandi mani mi avvolgono
stringo i piedi in una corsa inutile
mentre mi guardo intorno
Cerco con lo sguardo degli occhi scuri
come quelli che indossi di solito quando sorridi
La luce mi stordisce e la musica mi distrae
non sono più al centro e supero la meta
e poi mi spengo
Aprii le braccia al mondo
e il mondo eri tu
tu, che c'eri fuori e dentro
e da me, non uscivi più.
E adesso...
Adesso devo dirti
che sei ieri e domani
e che oggi,
è il mio futuro
se dentro me rimani...
E al caldo del tuo seno
io mi addormenterò
come se fosse spiaggia
ed anche aperto mare
dove poter nuotare
e perdermi
e ubriacare...
Sulle
curve dolci e sinuose
dei fianchi tuoi perfetti
che prendono per mano
e portano lontano
nei miei tanti fumetti...
dove ogni istante è oro
ed io, le tue labbra d'amare
perle d'oriente,
bacerò ardentemente
Adesso...
nel sottofondo del silenzio diviso
tra le luci irradiate della luna e le stelle
ed un raggio che faceva accapponar la pelle.
D’un tratto il sussurro s’udì ancor più forte
e il raggio di luce in fretta si arrestò,
ci volle coraggio, ma chiusi le porte
perché un oggetto gigante ad atterrar s’apprestò.
Immobile per eterni minuti,
non un segno di Vita si scorse dai venuti,
finché un rumor s’udì ancora,
un essere ignoto uscì dal veicolo spaziale
che s’avvicinò, alla mia casa dalla strada vicinale.
Paura ebbi, ma più curiosità mi pare,
di viver quei momenti in cui non sapevo che fare,
perciò d’audacia mi dotai,
la porta aprii ed a colui m’avvicinai.
Capii, pacifica fu quell’apparizione,
ma dall’intenzione, ancor sconosciuta, fui intimorito.
Gli chiesi chi fosse, usando mie parole
e lui con mia sorpresa mi disse divertito:
siamo gli Alieni o Terrestre spaventato
per far rifornimento abbiamo atterrato,
sapresti per caso, se qua vicino,
ci sia una pompa di benzina, senza fare mattino?
Sì, gli dissi, Alieno burlone
da questa parte potrai passare
ma l’astronave dovrai lasciare!
Inoltre rifornimento tu potrai fare,
ma il benzinaio dovrai pagare,
perché, diversamente dal pianeta vostro
qui si pagan prestazioni ad ogni costo.
Restando qui però tu rischi grosso,
ti spolperanno intero fino all’osso
se ti vedon in tal luogo parcheggiato
ti chiederan balzel anche per l’astronave, alieno sciagurato!
Occupi suolo pubblico, diranno, abusivamente,
quindi se vuoi un consiglio
ti convien ripartir immediatamente!











