Come non amarti ancor di più
se nel tuo sguardo
che galeotto fu del nostro amore
vedo il desiderio di tornare indietro,
leggo la sensazione di deserto
lacrime non lasci cadere
ma hai tuoi piedi
è nato un lago salato
Come non amarti ancor di più
non per il tuo corpo
che muta ogni giorno
un cavo del tuo sistema elettrico
brucia, una lampadina si spegne …
oh no non è per questo
ora siamo più intimi che mai
accarezzo il tuo corpo
nel fare la doccia insieme
ed il getto dell'acqua
ci scalda si accende la passione
e fare l'amore e dolce passionale,
unico …
Ridiamo come due bambini
osservando le piastrelle blu
cosparse d'acqua
ma nessuna mamma ci sgriderà ….
siamo solo noi nel nostro paradiso
fatto non di mura
ma di sentimento che ci nutre
ci riposa
Siamo più fortunati della luna e del sole
che solo all'eclissi possono baciarsi
i nostri baci vestono ogni attimo
del nostro tempo ….
Come non amarti ancor di più !!!
hai cinto di clangore un fianco
l’altro sullo sfondo
di luce riversa, giace
illumina -e più mi guardi
mi dici bianca,
come sei candida -e nera
quale contrasto
alle pupille!
oh! cerchi liquidi, asole al collo
affogo d’eutanasia
il lago blu coi cigni
ninfee leccate , onde piccole
ogni cosa aspetta
la foglia cadere -lo schianto
e tu
hai una farfalla
all’angolo della bocca
schiocco morbido di nuvola
pioggerella orizzontale
t’assaporo
-esisti
Vien slegando nella mente il mostro
con appeso il mio cuore a capestro;
e' quell'attimo d'orrore dove sviene
sul foglio ironico, il verso
come appare, quand'e' maldestro.
Vien toccando il pensiero
come il mare, in un bacio sottoterra.
"Non si può vivere senza sognare"
mi sussurra, ne son sicuro.
Serve solo a farlo soffocare
l'angelo, che colora l'arte
con il suo unico occhio di raso
piegando l'ala del tempo
senza perdere di vista il caso.
Il cuore risvegliatosi sul viso
bagna gli occhi all'improvviso
con parole cresciute sotto serra.
Affama l'anima chi, disarmato
di spirito nel buio soffoca
il pudore, orfano d'amore.
Invasioni di campo,
uccidono l'incanto.
Questo e' un mondo segreto,
il mio soltanto.
In punta di piedi
a uno scrigno pian m'accosto,
la mia Itaca con scogli bianchi
e mare dai riflessi color bosco.
In lei, rido e piango,
rintanata tra fragili fogli
simil giunchi
rifugi stanchi
con uno sparo al cuore.
Morto, oh mio Signore!
rivoli d'acqua al di là del fosso.
Il Sole inebria come il vino rosso.
Rosso il sangue scorre nelle vene,
Rosso l'amore risveglia la natura.
Covoni di grano pronti alla coltura.
Caldo scende il sudore dalla fronte,
Il ghiaccio si scioglie sul monte.
Ronzii assordanti di cicale,
vocii di comari in fondo al viale.
Fanciulle ebbre amore
cercano risposte tra i petali di un fiore.
Rossa l'estate infuoca il muro
rosso il cuore batte come un tamburo.
lambiscono i clivi del Molise
e la campagna s’accende
d’un baluginìo argentato.
Foglie d’ulivi sparsi
espongono al sole
la pagina inferiore,
rivoltata dal libeccio,
lucida e brillante
come un metallo prezioso.
Gemme, fiori ermafroditi,
inflorescenze a grappoli.
Frutti drupacei
con bucce verdi,
rossicce, violacee, nere.
In autunno
dai polposi mesacarpi
i frantoi spremono
l’anima espressiva
e dai frutti sgorgano
variegate sfumature,
tenere sapidità,
serbevoli fragranze.
nel mio presente,
per descrivere l’amore
in una notte ideale.
Nel cammino e nella mente
tante stelle,
tanta gente del passato e
il presente cerca te.
Zampilli di lava rossa
nella notte accendono
la vita e al mattino
pensano al futuro.
Lasciando scritto ti amo !!!
angusta prigione a cielo aperto.
Come topi in gabbia,
spietata retorica la verità insabbia.
Mi chiami terrorista,
il mio nome hai scritto
su una lunga lista.
Indignarsi è peccato,
il mio sangue viene sprecato.
Polvere si stende,
come a lutto il sudario.
La memoria diventa dolore,
della mia terra non sento più l'odore.!
Frullano le rondini
nella cenere del mezzogiorno;
là un bagliore, un frammento d'onda.
Scalpitii di passi che ridono
giù
per le vie,
fra terrazze inondate
dalla più calda fioritura di luglio
- mentre scorgi l'ape
lì
sul geranio,
al panno bianco steso.
Un pescatore ritira la lenza
e getta a riva un saluto
al giovane che fila veloce in bicicletta.
Poi il pigro sbuffo del battello,
sboccia un fiore di nastri bianchi
- vapore.
Com'è bello, luglio, sul Lago.
E tu sei sveglia: che cos’hai?
La notte ha le scarpe rotte
e tu le indossi e vai.
Negli occhi un po’ assonnati,
il profumo di un caffè
e il suonare di sveglie
tra sbadigli svogliati
e coperte lasciate a metà.
Mi cerchi. Ti sfuggo.
Indaffarato con scuse senza verità,
tu mi leggi dentro e mi richiamerai.
E arriva il mezzogiorno.
Trambusto d’appetiti che suonano forchette
sopra i piatti, tamburi bianchi di spaghetti.
Poi il caffè. Risate e voglia di te
che sfuggi tra bicchieri di amari
e sognanti pensieri distanti.
Il pomeriggio è molle,
ha il sapore della pioggia sull'asfalto caldo
quando il mondo poggia i gomiti al tramonto,
stanco del suo andare tutto il giorno.
Ed arriva la sera
col suo profumo riposante
e il tuo profilo eccitante
tra le sete delle tende.
E, quando la Luna si spoglia dei veli
e fa vedere i suoi seni,
io sento tremare i pensieri
e c’è un brillare d’occhi negli sguardi.
E allungo una mano
a cullare il silenzio lattiginoso
della tua rivelazione.
Respiro profondo di finestre.
davanzali di promesse.
Ed è di nuovo il letto ad averci,
con la brama degli amanti
ed i loro desideri sognanti.
Con le scarpe rotte
arriva un’altra notte.
Per amarci
e non separarci.
dei nostri giorni
indaffarata con mille pensieri
ha le sue regole da rispettare
sa essere madre
anche quando non ha tempo
perché son troppe le cose da fare.
Questa magnifica donna
che soffre in silenzio
per non dare fastidio
quando porta in grembo la sua creatura.
Lei ci regala tante emozioni
che a volte noi uomini non meritiamo
sa perdonare non riesce ad odiare
perché il suo cuore
è tenero dentro.
La donna del nostro tempo
favolosa tanto preziosa
non basta solo chiamarla amore
farle regali o comprare dei fiori
lei vuole rispetto ed un ruolo perfetto
in questo mondo moderno
ma vecchio.....
La mela, la mela, la mela,
non la raggiungo
pungono le foglie del fico lo so,
sporca del pollaio la porta
le unghie hanno le zampe
il becco tiene il verme.
Ma arancioni piccole svolazzanti meste
nuvolette modeste spiccano dai cardi
le farfalle.
So, il girasole stupida hai reciso
per unire un gesto al resto della vita.
tagliava in due il mio cielo
segnalava il giusto percorso
illuminando i miei dubbi
disincantando le false illusioni
proiettava nel mio mare
tutto il suo amare
figura ben delineata
eppure trasparente
era sempre lì
ed ora che il suo cielo
l’ha reclamato
lo cerco dietro le mie nebbie
tra le notti silenziosamente insonni
nelle onde del mio mondo
aspettando ancora la sua luce
I cambiamenti penetrano la vita
come raggio di luna
che illumina la notte
finora sempre buia
o come frecce avvelenate
aprono ferite piangenti sangue
Le scelte di vita
non sono abiti indossati
da manichini inerti
che voce non hanno
sono fermate di un metrò
dove l'obbligo di scendere
se pur non vuoi è irrevocabile
lo impone la vita
Cosciente di trascinare con te
coloro che ami
provocando dolore,
lacrime che nessun fazzoletto
può succhiare
perchè non di carta assorbente
è composto
Stanca, smembrata
da un vecchio treno a vapore
mentre sui binari riposo
mi ricompongo per magia
come in un cartoon network,
lacrime d'acciaio bucano
la pensilina mentre osservo la luna
NON ERA QUESTO IL FINALE
DEL MIO LIBRO










