Arpia, sfidi i miei sentimenti
donna mia, porti in me l'aurora
e non ti curi dei miei lamenti.
Mentre ti vedo assorta sui monti
dietro i vetri: è la mia ora!
Sussurrano piano i tramonti
forse, io, ti desidero ancora.
Mi sento circondato da serpenti
che mi tormentano dolcemente, ora
tu sorda mi guardi mentre canti.
Come il ritorno alla dimora,
assediata da mille pezzenti,
è reso arduo, da te, Signora.
Vagano gli occhi per la stanza
nel silenzio del primo mattino
quando il respiro
ha un diverso rumore
e l'anima ancora non è stanca
Cambio tana ancora una volta
avrò un giardino di trifoglio vestito
addobbato da fiori colorati
profumato da erbe aromatiche
Già più nulla sento che mi lega
a queste mura
sono piroettata verso
le sere estive che verranno
assaporando la brezza
sollievo dalla calura del giorno
Alla luce della luna
potremo parlare rilassati
sul vecchio dondolo,
mentre sotto il palmo sento
il morbido pelo del nostro cagnolino
tutto da accarezzare
Assaporo il profumo di caffè
bevuto al tavolo bianco del giardino
mentre il primo sole
ci dà il buongiorno
progettando la giornata
o semplicemente perdendosi
nella serenità di noi
Non sono gatta
che si affeziona al luogo
la casa è l'essenza che dentro
si porta attraverso il nostro essere,
i pensieri, le gioie ed i dolori
ma in cima alla lista l'amore ….
è l'amore che di fa di due cuori una casa da vivere
che sia castello, spelonca o sotto il firmamento
l'essenziale
è averti accanto
al dolore di un sogno mattutino.
Solo su uno scoglio, un bimbo
guarda il mare con lo sguardo all'infinito
nel pensiero ripieno di entusiasmo
i delfini saltano le onde in gioco
e le vele sfidano il vento fioco.
Ha capelli bianchi e occhi stanchi
il bimbo, stretta la vita in un pugno
ha dimenticato l'amore e il sogno.
Una signora nera abbraccia il suo tempo
lieve accarezza la sua fronte e il fianco.
Poco distante un'esile bimba
con capelli rossi e lentiggini sul viso
urla il suo nome pregandolo in sorriso
di voltarsi verso di lei e di credere
che non era solo un gioco
il suo amore caduto in volo.
"Ti voglio bene, non mi lasciare sola"
urla la piccina ma il bimbo è già sparito
la nera signora l'ha nel frattempo,
sconfitto e vinto, e portato in paradiso.
È notte e piange il cuscino
mentre la luce del giorno illumina il mattino
c'è qualcosa che luccica, un piccolo bagliore
il bimbo ha lasciato qualcosa sullo scoglio
il suo piccolo grande Amore.
La cupola è
un ragno di stelle
un ragno
di ragni bianchi,
trenta raggi ondulati
vogliono andarsene
insieme a me
e viaggiano, la testa
fuori dal treno.
Ti do il mio dolore te lo infliggo
dalle mie gemme iniziali
che si squarciano piano
all'avvicinarsi dell'alba.
È notte fonda
con tutti i perché del giorno
trascorso nelle rette
di binari immaginari,
pronti a fare compagnia sempre,
senza mai sfiorarsi.
Scivolano negli occhi del buio
le lacrime sognatrici,
che furono belle,
appaganti le fantasie
dell’essere uomo
vicino a lei che amo.
tengo in scacco la vostra sorte.
Tutti son per me uguali
conosco i nomi di voi mortali.
Osservo i vostri volti stupiti,
nel seguirmi lascerete i vestiti.
Nera ho la veste, bianco il viso
Agli arroganti strappo il sorriso.
Il tempo mi è compagno,
la nuda terra il mio giaciglio.
Del peccatore son periglio.
Non ingannate la vostra coscienza,
questa vita è vana apparenza.
Nella vita siete servitori,
seccheranno i vostri allori.
Periranno le vostre ricchezze,
tremate davanti alle mie fattezze.
Copro il vostro riposo col mio manto,
punisco chi degli averi mena vanto.
Il duca e il contadino
trovan per me medesimo destino.
Non bado a titoli e nobili natali,
meschini siete voi mortali.
Nudi eravate e tornerete
nell'eterno della mia quiete,
polvere rendo il vostro sangue
nel vostro volto pallido ed esangue.
Chi è giusto non mi tema,
l'iniquo al mio passaggio trema.
Io son sorella morte
mischio le carte della vostra sorte.
dove i sogni sono polvere
e profumo
e nuvola,
occhi di demoni chino sul mondo
respirano nel bianco alfabeto della notte
e tacciono e osservano
i fuochi dell'Est
riprendersi luce e lasciare tenebra
nell'incolore destino degli uomini.
Braccia d'oro scivolano sui mari
come brevi promesse di capitani sepolti
da onde nere e gonfie,
e una rondine
ricordo perduto
lancia alto un grido che ribolla nell'oceano.
Si ritira il giorno dall'orizzonte,
una mano di fiamma a donarci la luna,
sguardo silente sull'antico rumore,
mentre alberi e fiumi e fiori
- respiro della terra tutto
s'inchinano dinanzi alla madre
in un unico, grande saluto.
C'è qualcosa attorno a noi
che nessuno sa ben spiegare;
esser ciechi di fronte alla meraviglia
è morire a poco a poco.
incantata dalle onde
gigantesche.
Mi ero costruita il mio castello di sabbia
in riva al mare.
non calcolando che le onde lo
potevano far crollare, cosi è stato
si è sgretolato davanti ai miei occhi
non potevo far nulla per salvarlo.
Il vento fischiava spettinandomi i capelli
volevo portasse via i pensieri.
Le onde sempre più forti,minacciose
volevo toccarle,contarle,
ma non riuscivo,
m' avvicinavo alla riva
sempre di più, ecco! Ci sono.
L’ultima onda…..
L’ultimo respiro del mare d’inverno.
Incubi svegliano
non mi spaventano
se sei con me
a farmi compagnia
ti accarezzo addormentandomi
al tocco
della tua mano affettuosa
che sfiora la mia
nei tuoi riposi tranquilli
che sembrano non sognare
nel buio avvolgente
di notti coinvolgenti
innamorate, sapendo
tutto dell'altro
dei germogli, di piantine
al sole, sussurrate
| 03:01 A.M. | uno: il bacio che mi diedi, l’inizio, la differenza, l’attributo di un io che solo ora iniziava ad esistere.
| 03:02 A.M. | due: i corpi dentro quella stanza, emblema di perfezione e completezza, il necessario sollievo reciproco.
| 03:03 A.M. | tre: quel sogno “infantile” che custodivamo silenziosamente per il nostro futuro, così fragile, così bisognoso.
| 03:04 A.M. | quattro: le mandate di quella porta che ci escludeva dagli orrori del Mondo, prigionieri della nostra felicità.
| 03:05 A.M. | cinque: le dita di ogni mano, intrecciate le tue nelle mie, in una preghiera che sussurrava “Non lasciarmi”.
| 03:06 A.M. | sei: le ore del giorno che potevamo passar assieme: mai abbastanza, mai sufficienti. Come la mia sete di te.
| 03:07 A.M. | sette: l’ora della sveglia. Lieve, se aprendo gli occhi, vedevo il tuo respiro sereno fra le mie braccia.
| 03:08 A.M. | otto: l’ora del lavoro. Due vite apparentemente separate, unite dal magnetismo eccentrico dell’amore.
| 03:09 A.M. | nove: gli anni passati assieme… No! Non passati… Vissuti assieme! Vissuti per te, con te, grazie a te.
| 03:10 A.M. | dieci: i minuti che ho impiegato per ricordare che ti ho persa per sempre, per rifiutare questi pensieri, per
chiudere gli occhi e costringermi svogliatamente a dormire. Per continuare, domani, un qualcosa che
sarebbe già dovuto finire ieri. Che senza te non ha più senso.
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Notte di Mercoledì, 2 Marzo 2011
su sentieri di ripido cammino
come un'enigma che si specchia
tra sponde poco profonde
di luce penetrante
e disegna punti di domanda
in trasparenze di sorgente
che sanno di montagna
e aria fresca e pungente
e immeritati nuovi mattini
e svogliati silenzi graffianti
come raffiche di vento
la mia discesa aspettando.
amante perfetta
mi guardi e mi sfiori con il tuo alito
M’imprigioni nel tuo bene
soave cantilena fatta di tocchi soffiati
di quell’alito bramato … raspato e … volato
Mi cullo in quell’odore
che sa di buono, di pulito
dove le verità son semplicemente verità
Sorrido, tendo la mano
ti sento … sei viva
serenità.











