scavo una buca nel giardinetto avanti casa
per seppellire gennariello
non perderò tempo a dirvi che era un gatto
investito nella parallela, vicino la stazione
ma che scritta la decima poesia
più che un bel gesto (parlo dello scrivere una poesia)
sembra una mortificazione, una presa in prestito della vita
sia che fosse una ragazza, mio nonno
o il corpo indurito di gennariello
che tocco cauto con la pala
per farlo entrare in una buca poco profonda
manco fosse vivo
non è il contatto con la morte
a disvelare gli orrori della natura
ma il colpo di zappa
che senza farlo apposta
trancia il verme
mi dissero che un solo uomo sostenne
tutti i pesi della vita. Fu grande
ogni suo sforzo, enorme, tra le blande
luci che ancor sostavano nel cielo,
il quale allor moriva sotto un telo
nero, che cancellava anche la terra.
Ma un uomo solo al mal fece la guerra
Vincendo piano piano ogni battaglia.
E se oggi il sole ancor risplende e abbaglia,
è grazie a un uomo che non ha più voce,
e che tanti anni fà fu messo in croce.
vorrei cancellare quell'ombra
che sfiora i tuoi pensieri,
oltre i sensi,
oltre la luna
e portarti nell'eremo dell'incanto.
Quando me ne andrò,
continua ancora ad osservare il cielo
con i miei occhi, e vedrai....colori
che ti desteranno dall'ombra,
perchè la mia luce
continuerà a brillare
sulle spiagge percorse dal tuo cuore.
Ora potrei sussurrarti parole d'amore,
ma solo l'eco sarà la risposta al mio cuore.

sottili stendardi
colorati,
muovi irrequieta
in arabeschi
che ipnotizzano
i miei sguardi.
Si gettano al mio collo
e stringono le mie spalle.
Sfiori la mia anima
ed io sento il tuo respiro,
come un bisbiglio d’onde
tra rami di corallo.
E tu ridi
guardando nel profondo
dei miei occhi di ragazzo,
lasciandomi andare
ad abbracciare il fondo
dell'abisso
mentre le mie mani,
bianche sponde di sabbia,
tormenterebbero i tuoi capelli.
Arroccato su una collina,
un folletto guarda verso il basso,
e osserva ansiosamente
il paesaggio arido di sotto.
Sussulta,
saltella,
sobbalza,
ondeggia
per evocare
gli elementi.
Poi si lancia,
disperdendo polvere di fata,
portando nuova vita
per questa terra malinconica.
La brezza di gennaio
porta via il fetore stantio
che si è infiltrato nei nostri vestiti
e nel nostro stato d'animo.
Il sole mattutino
scioglie le pozzanghere putride
che penetrano le anime delle nostre scarpe
e dei nostri corpi avvinghiati.
L’ombra di gennaio
raffredda la terra bruciata
che disturba la nostra passeggiata
e la nostra gioia idilliaca.
Raggiante,
ridacchiando,
l'elfo prende il volo
per poi lanciarsi in picchiata
a spiare la riuscita del suo lavoro-
Le coppia passeggia in beatitudine
attraverso un paese ora lussureggiante,
in un abbraccio teso,
assorbendo il terreno fresco
immaginato solo per loro.
Il tuo colore mi ha stregato
ha preso i miei occhi
trascinandoli oltre il vuoto
come ginnasta leggera
il tuo corpo mi ha avvinghiato
portandomi al dolce encore
nella tua sfavillante tranquillità
la mia anima si è adagiata
volando sopra i sogni
nello sguardo della luna
sono scivolato via
per poi riemergere
nel silenzio delle pause
sono nato ancora
per poi rivivere
tra rintocchi di pelle
e origami di respiri
mi sono profumato di te
dietro spazi di labbra
e labirinti di carne
mi sono dissetato
trasparenza diamantata
in mosaico perfetto
Occhi attoniti
sempre doloranti
il cielo affliggono
Ascoltate
questo grido infinito
nel frastuono delle parole
quando la memoria
è scacciata
Dalla decadenza
tutto è attaccato
questi pallidi giorni
stanchi reclamano
filtrando il tramonto
la stessa scena
di tanta bellezza
e si torna
a sognare.
Avevo imparato a nascondermi in te
per non ascoltare antichi richiami.
Non esiste niente di più minaccioso
di voci costrette al passato remoto
di voci costrette al silenzio assoluto.
Poi siamo arrivati sull'orlo della fantasia
dove il corpo si esalta e sprofonda
dove gocce d'anima disperse si riuniscono
dove due diventa uno e si moltiplica,
dove vita vissuta diventa vera religione.
E da lì abbiamo aperto un varco
un oltre le righe, un ancora, un dopo
un sempre per sempre maggiore di infinito.
Potremmo chiamare tutto questo passione
se insieme non avessimo perso il vizio
di usare incerte parole appassite.
Se non avessimo scelto,
per i nostri passi sulla terra,
le code delle comete o le impervie salite
di quegli straordinari monumenti montani
dove si partoriscono quei fiori di libertà
che noi chiamiamo figli.
c’è un gioco
di illusioni
nelle viscere
del cuore,
c’è un segno
di distacco
nel profondo
dello sguardo
Probabilmente
c’è un sorriso
che non è mai stato
c’è un velo di passione
nell’altro lato,
scorticando nuova pelle
mi distacco dal
presente
Probabilmente
non riesco
più a sentire
quel sentimento
che è l’amore,
sono morto
al primo bacio
del mio ultimo
bagliore,
l’esterno del mio
cuore
è una ferita
che non sanguina
non piange
e non ha paura
non ha nemmeno
l’ossessione
del pudore
Probabilmente
c’è un battito
che non sento
nell’urlo violento
del sentimento,
c’è uno sguardo
che allontana
la sagoma
del mio opposto,
probabilmente.
continuo questa triste storia,
perchè
non vorrei farti soffrire,
vorrei farti capire
i miei silenzi,
le carezze che non riesco a darti,
l'abbraccio che vorrei
ma non posso farti.
C'è tanta tenerezza
nei miei pensieri,
cè tanta dolcezza
nei tuoi confronti
ma una parola data con sentimento
non riesco a dirla.
Vorrei farti capire
la mia sofferenza,
le mie paure,
e ti lascio lacrime
senza consolarti,
vorresti il mio cuore
il mio amore
ma come posso
avere un cuore,
se non provo niente,
ho solo la paura
che tu ti lasci andare
lentamente.
Armata con spada forgiata col fuoco
da dei che ormai mi hanno abbandonata
combatto mulini a vento,
Don Chisciotte del terzo millennio
per la salvezza di un principe
cosciente che la battaglia
persa è in partenza
Vestita dell'armatura della fede
Come San Giorgio affronto per amore
il drago alato, dal corpo di serpente
le fauci del coccodrillo, i denti del leone,
io non sono santa ed esso mi mangerà
e con me l'illusione di distruggere il male
Senza speranza vago persa e sola
sulla strada in salita
tra una moltitudine che non vedo e non sento
il sudore si muta in sangue
*
Dal cielo cupo una luce mi acceca
aprendo nel contempo il cuore alla speranza,
mi spoglio dell'armatura, getto nel mare la spada
indosso la vera Fede,
sola non sarò mai
Lui mi tende la mano ed io l'afferro sicura,
se questa vita tradisce
la vita che verrà ricompenserà
ogni sofferenza e solo gioia sarà ….
Confusione
ho la testa che mi scoppia
non la reggo quasi più
le parole poi son tante
ingarbugliate perchè no.
Si confondono di qua e di la
non si può più sopportà.
Non si può non si deve
le parole non son niente
vanno e vengono
sono i gesti quelli veri
che ti lasciano un bel segno.
Ho la testa che mi gira
non ne posso proprio più
il silenzio la miglior cosa
nell'attesa di un mare calmo
che le parole inghiottirà.
Confusione
ho la testa che mi scoppia
cuori veri disastrati
il sereno tornerà
e nessuno morirà.
La nostra realizzazione personale,
avvinghiati insieme
come i momenti di un giorno.
La speranza di rugiada del mattino,
la certezza della luce solare,
l'enigma del crepuscolo.
Miscelati come il rosso, il giallo e il blu.
Una splendida ambrosia-
ciliegia,
mirtillo,
miele.
Un’unione radiante-
rubino,
zaffiro,
oro.
La vitalità del nostro amore-
sangue,
pioggia,
sole.
Questo l’estatico risultato creato in due-
la trilogia
della nostra
vita.










