Vorrei urlare alla vita
tutta la rabbia
racchiusa nell'involto sgualcito
che è ormai il mio cuore,
sputare fuori l'amarezza
come vulcano in eruzione,
che scuotere fa le mia palpebre
rendendomi cieca se pur vedente
Chiudere gli occhi arsi
da tempo lacrime più non ho
da versare,
dormire, dormire, sognare
una favola a lieto fine
perchè solo nell'oblio del sonno
esiste “un lieto fine”
Ma sono muta e fiato non ho più
sul petto un macigno
mi opprime, le spalle atterra
con le sue mani di pietra ….
decido di lasciarmi andare
non ha più senso lottare
In quel cruciale ultimo istante
una voce sussurrare sento
una voce calda, profonda
nasce dal cielo ….
troppo tardi è ormai
una lacrima cade
sulla mano di pietra
agitata da pugni
sopra ring
di scatenate
emozioni
Rabbia sfogata!
Vita colpita!
Una brutale
rivincita
segnata da corde
che delimitano
il campo
di un destino,
con
mani rotte
per spaccare
i tanti ghigni
frantumare impersonali
maschere
che ridevano
di amare
stentate
esperienze
che ora
appaiono
come pallidi
demoni
nei corpi
di avversari
abbattuti
dalla rabbia
di un pugile.
“Non sprecar parole, gesti e sorrisi”
giunse un eco…
"Di sprecato non vi è nulla".
Son regali lanciati all’universo
capace d’accogliere e di rilanciare
La destinazione, la destinazione spesso
è casuale, non mirata
e tu, pacifica ed ingenua forse
continuasti la tua strada
a volte lentamente, a volte di corsa
Tra respiri, lenti e ansimanti
hai attraversato il mondo, quello vero
dove ogni cosa ha il suo giusto nome
Hai toccato con mano la gioia
per poi ributtarla nella gioia
anche il dolore hai toccato
e anche lui lo hai ributtato nel dolore
Hai toccato l’amore, vero forse
oppur sbagliato ma poco t’importava
lo hai toccato per poi ributtarlo nell’universo
Ti piaceva pensare che qualcuno
ne gustasse il sapore, godendo del suo calore
proprio come è successo a te
amazzone ribelle che cavalchi contro corrente
Ti strusci e annusi tutti i sapori
gustando ed elargendo doni
il sorriso sul tuo viso non manca mai
occhi, bocca, guance e persino il nasino
s’inchinano alla vita, quella vera
e non a quella storpiata e
devastata dall’essere umano
Continui a cavalcare intrepida e coraggiosa
tocchi, guardi, gusti…e poi
e poi, sai bene che non esiste il possesso
ogn’uno il proprio cuore
ogn’uno il proprio amore.
Mi manchi
in questi giorni senza sole
nelle parole che dicevi
e riempivano il mio cuore.
Mi manchi al calar della sera
quando cercavi un conforto
e raccontavi di come stavi male
la felicità leggevo sul tuo viso
al mio arrivo e un sorriso
mi donavi anche se sapevi
che un giorno saresti andato via.
Mi manchi lo sento addosso
vorrei vederti anche sofferente
ma vederti.
Mi manchi e solo Dio lo sa.
Il mio uomo
Il mio uomo anche in silenzio
Non mi lascia sola
Divide con me gioia e dolore,
stupido storpio,
tra le travi
un vedovo missile
che versa scintille
tra le coste
dell'infinito...
Traumatico,
traumatico ordigno
si è mosso
tra le rovine
del passato,
con le natiche
su quel che non esiste,
tra la tirannia
di chi prima passò...
E lo fece
così dileguare,
tra poche nebulose
di ciano,
squarciata la miseria,
rinata l'empatia,
ma il missile perì...
Trattò con le intemperie,
mi scoppiò in mente,
forse un attentato,
fottutamente insano...
Forse un reperto,
forse questo mi rimane
con un pezzo di mina;
si dice sia pericoloso:
è l'esplosione più bella,
non sono timoroso...
Mi disse in francese
malinconia
e nel dirlo
apparve un cappello
a falda obliqua,
lunare
ripetutamente le onde
scintillano sollevando
il porticciolo
dal sale sotterrato nelle barche.
I remi massicci e gli anelli
coi polsi di ferro -
eppure -
volare.
L'ombra mia segue la tua
che tremula fiamma di candela avanza
sulla battigia sferzata dal vento,
spegnersi non vuole
lotta muovendosi in una danza propiziatoria,
viva vuol rimanere ancora
I miei passi poso nelle orme
lasciate dai tuoi
munita di una scatola di magici zolfanelli
se dovesse spegnersi quella fiamma
che forza ti da
potrei riaccenderla mille e mille volte,
senza te non posso esistere
sei il nutrimento da cui traggo vita,
la linfa che dolce come miele
stilla dagli alberi
Chiederò alle stelle di farsi amaca
dove stanco possa tu riposare,
dove unire i nostri corpi
nella leggerezza dell'essere
pura essenza d'amore
Sarò l'ancora a cui ti potrai aggrappare,
la fonte d'acqua di vita da cui rinascere
se l'arsura ti dovesse bruciare,
vento soffierò nelle tue labbra
per continuare finchè tempo vivrà
il nostro viaggio terreno,
ritrovandoci nell'eternità
che va oltre questa vita
in questo sogno
dove il vento sfiora
dolcemente la pelle
ed i tuoi occhi
fissano i suoi.
Sorriso.... Sei sole
che fa gioire il cuore.
Tu luna di stelle,
cielo infinito.
Resta così come sei
in questo giorno
dove lui può parlare
dicendoti solamente amore
mentre fissa i tuoi occhi.
Sorriso.... Divina!
Come musa dipinta
nel petto dell' uomo
che un giorno ti disse
d'aspettarti da sempre
Un piccolo lume di cera,
nelle tarde ore della sera,
illumina la triste foschia
dell’inverno. E la malinconia
ridonda in ogni mio pensiero
che si distoglie ora dal vero.
Và esso nei luoghi dove vivi
Voi eravate, ed i raggi estivi
Del sole parevano eterni:
limitarono i tetri inverni
a qualche attimo di buio.
Si guardano emozionandosi
ed un leggero brusio si comprime
negli zigomi ammorbiditi
che si incrociano
in storie già vissute
con rispettivi compagni
persi e mai avuti
nell'anima pentita
ma ritrovata, capendo di amarsi
ritrovandosi al gelo, sotto le coperte
di soffici mani che si toccano
per segnare la traccia di una rinascita
insieme nei passaggi, di notturne brame
L'innocenza di un sorriso..
Il segreto è amarti
partendo dal cuore,
desiderarti da morire,
senza mai
averti ,
scolpirti nello sguardo
senza mai vederti,
sognarti
uccidendo il reale,
soffrire
annullando il respiro,
morire per una voglia
ardente,
soffocare il germoglio
quando già profuma
di amore folle,
gridare verso un cielo
che turbato
mi sotterra
tra piogge di pietà e
compassione condivisa
e in quell’ultimo istante
di perdizione,
uccidere
quel cuore
così testardo,
che ancora piange
e ancora duole.
non curandomi della loro silenziosa complicità,
dedico a me stesso il tempo che prima ero solito donare all’amore…
Da giorni interminabili le nubi ricoprono
quel sereno che perdurava in me ed intorno a me
durante la follia degli istanti trascorsi con la mia dolce metà…
Tanti di quei giorni venivano riempiti da te,
da quel raggio che il sole decise di donarti al principio di te
e che concedeva brillantezza ai tuoi occhi,
i quali quando spesso lucidi,
riflettevano nello specchio del mio cuore
proprio come la luna si specchia nel suo mare in una notte d’estate…
Per tanti questo è uno spettacolo unico,
ma solo perché non conoscono il tuo riflesso dentro me,
che pure unico è, ma lo è solo x me... !











