Sospiri bagnati
negli occhi velati.
Graffi di piaceri
sul mio corpo
arso dai tuoi pensieri.
Labbra aperte
nel desiderio nato
da un tuo bacio
laddove ti sei soffermato
ad amarmi
nel desiderio di avermi
ti sei tutto donato.
Ora accogli
le mie membra
avide
ti regalo l’esplosione
nei rintocchi
sarò la tua
impazzita visione
e tu che porti gocce
del mio piacere
e profumi
della mia essenza
bevi la mia presenza
plasmando il tuo essere
con l’anima mia
e se deve finire
così sia
ma che finisca
nella più grande e
gagliarda pazzia.
negli occhi velati.
Graffi di piaceri
sul mio corpo
arso dai tuoi pensieri.
Labbra aperte
nel desiderio nato
da un tuo bacio
laddove ti sei soffermato
ad amarmi
nel desiderio di avermi
ti sei tutto donato.
Ora accogli
le mie membra
avide
ti regalo l’esplosione
nei rintocchi
sarò la tua
impazzita visione
e tu che porti gocce
del mio piacere
e profumi
della mia essenza
bevi la mia presenza
plasmando il tuo essere
con l’anima mia
e se deve finire
così sia
ma che finisca
nella più grande e
gagliarda pazzia.
2 commenti
Mi aggrappo a te
come le radici
alla terra armata
fredda, ostile
arida e segnata.
Spunto nel deserto
da una fessura
dentro il tuo cuore
e non mi fermi
e non mi arrendo
finchè ancora
mi chiami amore.
Il sole mi brucia
la notte ruba il sonno
e ride
la luna giocando
con le sue stelle
ma io ho fiducia
e ti respiro
finchè profuma di te
ancora la mia pelle.
come le radici
alla terra armata
fredda, ostile
arida e segnata.
Spunto nel deserto
da una fessura
dentro il tuo cuore
e non mi fermi
e non mi arrendo
finchè ancora
mi chiami amore.
Il sole mi brucia
la notte ruba il sonno
e ride
la luna giocando
con le sue stelle
ma io ho fiducia
e ti respiro
finchè profuma di te
ancora la mia pelle.
Innaffio il giardino
m’aspetto spuntar rami esotici, zampe d’uccelli
forme nuove di vita, exploit di stagione
la calura mi fa riva di sale, ad ogni modo
piango a sprazzi sulle note di “cry me a river”
una lucertola si prende gioco di me,
si tuffa beata nel gorgo
mia madre ha interrato un fagiolo,
salvezza sarà, svanire domani
su una scala di nubi
m’aspetto spuntar rami esotici, zampe d’uccelli
forme nuove di vita, exploit di stagione
la calura mi fa riva di sale, ad ogni modo
piango a sprazzi sulle note di “cry me a river”
una lucertola si prende gioco di me,
si tuffa beata nel gorgo
mia madre ha interrato un fagiolo,
salvezza sarà, svanire domani
su una scala di nubi
Se tu, che sei un respiro mi senti
guidami fuori dal tunnel nero
qui i cuori da tanto sono ormai spenti
ed io vorrei essere un cuore vero.
Se tu, dici di essere la ragione divina
seminata in una lacrima di amore e pietà
sappi amarmi senza giudizio e cammina
al mio fianco portando luce e libertà.
Se tu creatura credi di non aver mai sbagliato
lungo il tuo cammino di albe nell’orizzonte
mura allora il varco della pietà che ti hanno donato
troverò altrove la luce costruendo tra me e Dio un ponte.
+++++++++++++
guidami fuori dal tunnel nero
qui i cuori da tanto sono ormai spenti
ed io vorrei essere un cuore vero.
Se tu, dici di essere la ragione divina
seminata in una lacrima di amore e pietà
sappi amarmi senza giudizio e cammina
al mio fianco portando luce e libertà.
Se tu creatura credi di non aver mai sbagliato
lungo il tuo cammino di albe nell’orizzonte
mura allora il varco della pietà che ti hanno donato
troverò altrove la luce costruendo tra me e Dio un ponte.
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Scoppia la testa
il cervello in fumo
annebbia la vista,
sale la nausea
si ferma in gola
perle di sudore
pungono la pelle
appiccica i capelli,
annaspi nell'aria
ti manca la terra
anche nel letto,
quel malessere
ti uccide...
è
astinenza di te.
il cervello in fumo
annebbia la vista,
sale la nausea
si ferma in gola
perle di sudore
pungono la pelle
appiccica i capelli,
annaspi nell'aria
ti manca la terra
anche nel letto,
quel malessere
ti uccide...
è
astinenza di te.
Manto nero
di
feroce sgualdrina
attende
la sera.
Il dado
sprezzante
è stato lanciato,
rotolando comprime
attimi avviliti
annodati
all’ultimo piangente
rantolo,
pagano tutti
egual misura
i clienti suoi.
Nessuno vincerà
l’ultima partita
ghigno
di nera signora
con ridondante
campana batterà
dadi come
massi
rovinosi
giù dai dirupi
del destino,
solo lacrimanti
implosioni
di grida gelate,
grondanti
da chi non
ha giocato
faran da sfondo.
di
feroce sgualdrina
attende
la sera.
Il dado
sprezzante
è stato lanciato,
rotolando comprime
attimi avviliti
annodati
all’ultimo piangente
rantolo,
pagano tutti
egual misura
i clienti suoi.
Nessuno vincerà
l’ultima partita
ghigno
di nera signora
con ridondante
campana batterà
dadi come
massi
rovinosi
giù dai dirupi
del destino,
solo lacrimanti
implosioni
di grida gelate,
grondanti
da chi non
ha giocato
faran da sfondo.
Ricordi quel bacio mai dato,
in quegli istanti segreti
nell'infinito dei tuoi occhi
...più belli delle stelle
lucidi,
bruni come la tua pelle
con riflessi bollenti
come il caffè del mattino
che riempie il respiro
nell'abbracciare il giorno.
Quel bacio mai dato
sognato fra tende
mosse dal tempo
e dal solletico allegro del vento
che ci sconvolge l'anima
fra raggi di sole, piogge
e brillanti fiocchi di neve?
Quel bacio mai dato
inesploso fra emozioni inebrianti
cosi estasiate da ricoprire
la nudità dell'anima.
Il tempo si era fermato
nell'attesa del brivido
di quel bacio
nel vortice di pensieri
inquieti
su labbra di desiderio.
Ricordi?
Una linea retta divideva la città dalla campagna,,,,
Quante volte il calessino arrivava fino al punto
e i pensieri ossigenati volavano a ritroso
percorrendo quella strada ancora vergine,
respirando aria buona di erba bagnata,
Impossibile valicare quella linea,
solo un pazzo l’avrebbe scavalcata.
Verso destra sfilava il manto dorato del grano,
più all’orizzonte la verde pineta rinfrescava la vista.
Vita mia, solo mia, inviolabile al traffico feroce!!!
Via lo stress dal mio quadro salutare.
Poi un giorno la notizia che più infausta non poteva arrivare:
cubature di cemento assassino
avrebbero violato quella gioia.......
vai gli alberghi, vai i mostri commerciali,
vai la civiltà progresso!!!
Quale mente perversa può ideare
questo scempio di morte naturale,
quale spettro civile può esser questo
se sacrifica la gioia della terra!
Civiltà la chiamano gli inetti,
assassinio del mondo lo chiamo io
Quante volte il calessino arrivava fino al punto
e i pensieri ossigenati volavano a ritroso
percorrendo quella strada ancora vergine,
respirando aria buona di erba bagnata,
Impossibile valicare quella linea,
solo un pazzo l’avrebbe scavalcata.
Verso destra sfilava il manto dorato del grano,
più all’orizzonte la verde pineta rinfrescava la vista.
Vita mia, solo mia, inviolabile al traffico feroce!!!
Via lo stress dal mio quadro salutare.
Poi un giorno la notizia che più infausta non poteva arrivare:
cubature di cemento assassino
avrebbero violato quella gioia.......
vai gli alberghi, vai i mostri commerciali,
vai la civiltà progresso!!!
Quale mente perversa può ideare
questo scempio di morte naturale,
quale spettro civile può esser questo
se sacrifica la gioia della terra!
Civiltà la chiamano gli inetti,
assassinio del mondo lo chiamo io
Oggi, a distanza, ti ho visto
allontanarsi, e senza un suono
il volto scintillante di un ghiacciaio
scivolando in mare.
Una quercia antica
cadde <era stanca>
ci regalò
una manciata di foglie,
e una vecchia
alzò gli occhi
per un istante.
Sul lato opposto
della galassia,
una stella trentacinque volte
le dimensioni del nostro sole è esplosa
e scomparve,
lasciando una piccola macchia verde
sulla retina dell'astronomo
mentre se ne stava sulla grande cupola aperta
del mio cuore,
con nessuno a cui dirlo.
allontanarsi, e senza un suono
il volto scintillante di un ghiacciaio
scivolando in mare.
Una quercia antica
cadde <era stanca>
ci regalò
una manciata di foglie,
e una vecchia
alzò gli occhi
per un istante.
Sul lato opposto
della galassia,
una stella trentacinque volte
le dimensioni del nostro sole è esplosa
e scomparve,
lasciando una piccola macchia verde
sulla retina dell'astronomo
mentre se ne stava sulla grande cupola aperta
del mio cuore,
con nessuno a cui dirlo.
C’era qualcosa che non andava nel mio collo.
quante volte sono morto
prima della volta vera.
Quante volte l’ho sentita sulla pelle.
Percepisco la fine nella lotta.
Eppure sono sempre qui, vivo
Ho paura e sono sempre qui, vivo.
Non mi basta più
pensare di vivere
mi occorre sentire..
..la morte sulla pelle.
quante volte sono morto
prima della volta vera.
Quante volte l’ho sentita sulla pelle.
Percepisco la fine nella lotta.
Eppure sono sempre qui, vivo
Ho paura e sono sempre qui, vivo.
Non mi basta più
pensare di vivere
mi occorre sentire..
..la morte sulla pelle.
Sul lenzuolo blu
dalla schiena sudata
mentre ti parlo
di una strana lampada
una peonia
incartata per un regalo
apparsa ieri in sogno.
Anche noi sembriamo dei fiori
da esperimento mentale
mi soffi il vento fresco sul petto
col tuo becco d'uccello.






