Con il legno caldo di cera d'ape
la luce elettrica qui si sposa opaca
mentre sul cuscino siamese
l'elefante perde
le frange di seta.
Fuori da questa mia stanza
si uniscono
ai sogni
i rami
nudi sotto il loro tappeto,
la nebbia bagna le loro labbra,
gli zigomi di bambola.
Una globo rosso
la luna stasera
rosso amore,
gocciolano stille
sui cuori
di giovani donne
e giovani uomini
trionfa questo sentimento
Lei galeotta
sorride
Sfera rossa
la luna stasera
rosso sangue
gemme pungenti
lascia cadere
lacrime di tristezza
nel mio cuore
legge
Lei magica
magica sfera di cristallo
Al suo cospetto mi pongo
godendo
quel bagno di luce
mi abbronzo d'argento
la pelle si infrange
in scaglie metalliche
cascando nel vuoto
Muore il clone
bastarda creatura
che non partorì
la mia genitrice
io unica vera
me stessa
sorrido alla luna
che già riposa,
lasciato il trono
al sole
che di raggi dorati
mi veste
lotta con marosi
immensi.
Sbatte l’acqua
contro lo scafo tenta di
scalfire quel groviglio di ferro
ansimante cerca
di scalare le onde.
Occhi aperti
occhi bizzarri si guardano
si scrutano
equipaggio d’angoscia
tenebra della mente cercando di
ingannare sé stessi
alla riunione dei rimorsi
bugie per fuggire
bugie per lenire
bugie per morire.
Mare oscuro minaccioso
trascina la nave
verso gorghi senza fondo
non c’è paura
assenza di speranza uccide sogni
solitudine dannata
si inebria della complicità dei simili
dentro il gorgo più nero
oscurità senza limite
il grande sogno è
il perdono.
che ristagna gli anni caduti dal vento
ancora l’inverno riflesso
nell’ultima nuvola di pensieri
ghiaccio galleggia negli occhi
e rami secchi graffiano
il liscio specchio silenzioso
spengo lo sguardo
ho paura che tu mi veda
ho paura che mi dirai
parole di pietosa memoria
che seppellisce l’ultimo
ramoscello di una
bianca bellissima storia.
ancora
e nonostante,
ma deboli
a fronte
del tuo assoluto
e i suoi responsi,
toccando dimandare
a un dimane migliore
il mio di te sperare,
e nel di mezzo,
cosi,
semplicemente stare,
aspettando di non aspettare.
M'anche non volendo
tra i risvolti
del pensare
come di sorpresa
sempre a te giungere
e a mani giunte
accostare
come a madonnina,
nella preghiera
di un sabato mattina.
Un vagito verginale
teso a te
al tuo unto sudorale,
e come glassa
tenue
si posa
sulla tua spiaggia di pelle
sempiterna,
pura,
di mancata sposa,
cedendo dall'alto
come una nenia antica
che insiste e insiste
ma non stordisce
il tuo raziocinio
che l'attutisce.
Ossidiane
abbagliate dal sole
i miei sogni rilucenti
s'infrangono
per il troppo sentire
nel tuo di bagliore
andando a morire
da sempre come ora
nell'accenno
di un ombelico
che tutto divora.
addio
e non capii i suoi occhi
ma il cuore avvertiva si ruzzolava all'ainterno
leggero il respiro delle sue labbrra
sussurravano dolore
ma non arrivavo a toccare le sue mani
le sue mani
quelle che accarezzavano i miei giorni
i giorni
anteprima di un dolore
non avevo il biglietto
per entrare nella realtà
la baciai la strinsi
scesero le lacrime
lei non riuscì a vederle
io non ero lì
no
si chiuse il cuore a braccetto con gli occhi.
La sua presenza è assoluta,
a volte inquietante, a volte compagna.
Riposa sul ramo incurante del mondo.
Lei è lì e nessuno può rifiutarla.
Quel suo muovere stridulo d’ali
la fa unica in natura, in prepotenza.
Non basta chiudere le orecchie,
non serve immergersi in pensieri,
quel sibilo prepotente diventa parte di te,
assorbe il tuo riposo, la tua quiete.
vorresti rintracciare le sue origini
e con un gesto prepotente soffocarlo,
piccolo esserino arrogante!
E lo cerchi e lo trovi.
La tua rabbia vuole scatenarsi
IL SILENZIO aneli in quel momento,
ma poi…….. eccola lì, davanti a te,
mezzo dito di energia,
e allora ti fermi a riflettere:
come può una minuscola creatura
attirare l’attenzione della gente
quando noi, grandi esseri intelligenti
siamo niente nei confronti dei potenti?
Che strana la natura, gioco crudele.
Vorrei avere anch’io due ali così acute
ed urlare la vergogna in cui viviamo
e costringere i signori prepotenti
a cercare la coscienza abbandonata
unna u mari chianu
suscia paroli duci
intra u cori
unna
u scantu si perdi
intra u sciavuru di cevusi chianchi.
Amuninni
abbrazzati sutta a luna
e spittannu co suli
ngagni a to billizza
t’annacu e t’accarizzu.
Andiamo
dove il mare piano
soffia parole dolci
dentro il cuore
dove
la paura si perde
dentro il profumo di gelsi bianchi.
Andiamo
abbracciati sotto la luna
e aspettando che il sole
afferri la tua bellezza
ti cullo e ti accarezzo.
Non guardarmi così
con tristezza e impotenza
leggo anche rabbia
nei tuoi occhi
Consapevole che dolore
reco al tuo cuore,
aumenta in me
l'idea dell'essere nulla
dell'essere egoista
Se chi abita
quel pozzo maledetto
lancia richiami subdoli
conoscendo la debolezza
che porto nell'anima
nella testa
e stanca confusa
quei bagliori di falsa luce
mi attraggono,
stringimi tra le tue braccia
non lasciarmi andare mai,
legami a te con catene
d'amore e passione
baciami
cancellando così
le paure
le insidie
in cui io debole essere mi perdo
Amiamoci
ancor di più
se possibile
che già immenso è il nostro amore
chiediamo aiuto alla luna
alle stelle al sole
le forze della natura
appartengono a Dio
Egli benedirà di nuovo e per sempre
questa unione
ed io sarò salva …..
Amami, amami
come solo tu sai fare
come solo io voglio
da te essere amata
ed amarti …..








